WIDOWS – EREDITA’ CRIMINALE

Titolo Originale: Widows
Paese: Regno Unito, USA
Anno: 2018
Regia: Steve McQueen
Sceneggiatura: Steve McQueen e Gillian Flynn
Produzione: SEE-SAW FILMS, FILM 4, NEW REGENCY PICTURES
Durata: 128
Interpreti: Viola Davis, Michelle Rodriguez, Elisabeth Debicki, Cynthia Erivo, Liam Neeson

Chicago. Durante la campagna elettorale per la presidenza del distretto, quattro criminali perdono la vita durante una rapina. Nemmeno il tempo per elaborare il lutto e le vedove si ritrovano a fare i conti con i debiti lasciati dai rispettivi mariti. In particolare Veronica (Viola Davis), moglie di Harry (Liam Neeson), il capo della banda, deve risarcire con due milioni di dollari la vittima della rapina, Jamal Manning, gangster afroamericano candidato alle elezioni. Veronica allora convince le altre vedove a formare una banda per mettere in atto il piano elaborato dal marito (e appuntato su un quadernino) per un colpo da cinque milioni di dollari. Questa volta il bersaglio del progetto criminale è l’altro candidato al distretto, il corrotto Jack Mulligan…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film sembra affermare che quando la posta è sufficientemente alta, il fine giustifica i mezzi e il potere sembra corrompere tutti, bianchi come afroamericani
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza, nudità, linguaggio scurrile. In U.S.A. è stato qualificato Restricted, dall’US Bishops Movie Review come Morally Offensive
Giudizio Artistico 
 
Il film non è banale: emotivo ma asciutto, nel giudizio complessivo paga l’avvio estremamente lento (sono tanti i personaggi e le dinamiche da presentare) e una certa ripetitività un po’ troppo elementare nelle motivazioni che muovono le quattro protagoniste.

Dopo Hunger, Shame, e 12 anni schiavo (Oscar come miglior film), il regista Steve McQueen sceglie un’altra storia fortemente sociale, immersa profondamente nella realtà che racconta, e ne esce fuori un thriller atipico con poca tensione e molto dramma, quello di quattro famiglie dilaniate dalla scomparsa della figura paterna, punto di riferimento nonché principale fonte di reddito (anche se, nei loro casi, derivante da attività illecite). Anche la struttura drammaturgica di Widows (libero adattamento dell’omonima serie TV britannica andata in onda negli anni Ottanta) sembra sottolineare questo aspetto: i preparativi per il “colpo del secolo” infatti  - che cominciano dopo un’ora circa di film - sembrano solo il pretesto per raccontare il riscatto di quattro vedove (idealmente all’ultimo posto nella scala sociale) che devono imparare a sbrigarsela da sole in un mondo dominato da uomini e per di più quasi tutti malvagi (l’unica figura maschile positiva infatti è l’autista di Veronica e fa abbastanza presto una brutta fine). In tal senso, non è casuale la scelta di intrecciare le peripezie di questa banda criminale decisamente atipica, con le tappe di avvicinamento alle elezioni del presidente del diciottesimo distretto (quello di Chicago, appunto), in cui si fronteggiano un gangster di colore, spalleggiato da loschi individui avvezzi ad atti di inaudita violenza per estorcere denaro e favori, contro l’ultimo rampollo, ipocrita e moralista, di una dinastia di politici corrotti che da svariate generazioni detiene a vario titolo il potere nel distretto. Il messaggio del regista è chiaro: dopo i vari colpi di scena si capisce che in fondo cambia l’estrazione sociale, cambiano i metodi, cambia il colore della pelle, ma alla fine il potere rende tutti uguali (sarà un caso ma i due candidati hanno le stesse iniziali e nomi assonanti).

In questo scenario alienante e a dir poco ostico, si deve muovere la protagonista, apparentemente predestinata vittima sacrificale, ma che poi attingendo a risorse inaspettate, fa prevalere all’istinto di sopravvivenza il desiderio di rivalsa contro quella società violenta e ingiusta che dopo il figlio le ha portato via anche il marito. Per farlo chiede l’aiuto delle altre donne, che si trovano come lei sole e sull’orlo del lastrico: quattro situazioni molto diverse da loro, che in qualche modo sembrano essere rappresentanti dell’intero genere femminile. Ma nel corso della storia si capisce che le cose non stanno proprio come sembrano: allora cambiano le motivazioni e la voglia di riscatto si trasforma in qualcos’altro, che forse è solo bisogno di colmare un vuoto affettivo creato dai lutti e da un benessere che era solo di facciata.

Per concludere, Widows non è un film banale: emotivo ma asciutto, nel giudizio complessivo paga l’avvio estremamente lento (sono tanti i personaggi e le dinamiche da presentare) e una certa ripetitività un po’ troppo elementare nelle motivazioni che muovono le quattro protagoniste.

Autore: Gabriele Cheli


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