MOLLY'S GAME (F. Olearo)

Titolo Originale: Molly's Game
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Aaron Sorkin
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Produzione: THE MARK GORDON COMPANY
Durata: 140
Interpreti: Jessica Chastain, Idris Elba, Kevin Costner, Michael Cera

Il film è basato sulla storia vera di Molly Bloom, una ragazza che, spinta da un padre esigente e severo a eccellere nello studio e nello sport, stava per essere selezionata, a 22 anni, come campionessa di sci alle Olimpiadi ma una brutta caduta aveva dissolto il suo sogno. Decisa a concedersi un anno di pausa prima di iscriversi all’università di legge, si trasferisce a Los Angeles dove, dopo un primo lavoro come cameriera di cocktail in un bar di prestigio, entra nel giro delle scommesse clandestine di alto livello. Mentre lei è la discreta segretaria dei tavoli da gioco, vede passare attori famosi, campioni dello sport e altre persone in grado di giocarsi migliaia di dollari per serata. Molly si rivela ben presto molto dotata per gestire questo tipo di serate e si mette in proprio, trasferendosi a New York e diventando ben presto la direttrice della più famosa sala da gioco clandestina degli Stati Uniti e forse del mondo. A 26 anni viene arrestata dall’FBI perché accusata di aver accolto ai suoi tavoli componenti della mafia russa che avevano trovato, con il gioco, un modo per riciclare denaro sporco…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film, raccontando nei dettagli la vita di giocatori d’azzardo, sembra volerci trasmettere il piacere sinistro di una vita giocata in un solo istante
Pubblico 
Maggiorenni
Il tema trattato è adatto a persone mature. Uso di droga, vizio del gioco, una scena violenta.
Giudizio Artistico 
 
Una Jessica Chastain mette i suoi talenti al servizio di una storia raccontata con ritmo impeccabile da un Aaron Sorkin per la prima volta anche alla regia

“Possiede la più grande collezione privata di quadri del mondo, valutata tre miliardi di dollari”: così Molly descrive uno dei clienti del suo tavolo da gioco. Non dice quali fossero le firme di prestigio collezionate: sintetizza il tutto con il valore in dollari dei quadri. “Ero stata cresciuta per diventare campionessa il mio obiettivo era vincere. In cosa e contro chi? Era solo un dettaglio”: è la descrizione che Molly fa di se stessa. Da questi due esempi si può chiaramente comprendere che la storia che Aaron Sorkin ha voluto raccontare, poteva svolgersi solo negli Stati Uniti e in nessun’altra parte del mondo. Per la prima volta nelle vesti di regista oltre che di sceneggiatore, Aaron ci introduce nel mondo del gioco d’azzardo dei super ricchi, entra nei dettagli di quali carte ha un giocatore e quale l’altro, quanto puntano e a quanto rilanciano, anche quando sono indebitati fino al collo. In perfetta coerenza con la storia e con l’ambiente, veniamo informati dell’aumento progressivo del conto in banca di Molly, almeno fino al suo sequestro da parte dell’FBI.

Ci sono uomini che le fanno la corte ma il film non approfondisce la sua vita privata perché, in effetti, l’“essere Molly” corrisponde a una sola cosa: l’aumento progressivo dei guadagni e della sua fama.

Conosciamo, con un po’ più di dettaglio, solo i suoi rapporti con il padre, uno psichiatra di fama, con il quale è in perenne conflitto: gli è riconoscente per come l’ha portata a pretendere il massimo da se stessa ma al contempo in perenne ricerca di un modo per affrancarsi dalla sua influenza. Un colloquio fra loro due che si svolge verso la fine del film, dovrebbe spiegare il perché Molly, con tutto il suo talento, non aveva cercato di avere successo come avvocato e di costituirsi una famiglia. Una spiegazione tutta impostata sulla psicologia che convince molto poco perché non possiamo accettare che una persona adulta non sia in grado di distinguere liberamente il bene dal male ma sia solo condizionata da come ha trascorso l’infanzia.

Il film porta il tratto inconfondibile di Aaron Sorkin, uno dei più bravi sceneggiatori (ora anche regista) disponibili sul mercato, che abbiamo già conosciuto in  fiction Tv come The West Wing e The Newsroom e in film del calibro di The Social Network o Steve Jobs. Ancora una volta il piatto forte sono i dialoghi che lo sceneggiatore riesce a imbastire, serrati, rivelatori delle personalità che ne sono coinvolte mentre Jessica Chastain aggiunge un’altra notevole performance attoriale alla sua carriera. Il film è stato infatti candidato ai Golden Globes 2018 per la migliore attrice protagonista e la sceneggiatura e all’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale.

Come giudicare la persona Molly? Il film cerca di riscattare la donna con la sua correttezza durante il processo (la condanna fu in effetti mite) ma non dobbiamo dimenticare il suo mestiere è consistito proprio nell’alimentare e portare all’esasperazione la dipendenza dal gioco. Oppure, come Sorkin fa dire a uno dei giocatori: “non mi piace giocare: mi piace distruggere vite”. Il film non sorvola su situazioni estreme di famiglie rovinate e di suicidi. Anche la sua correttezza finale davanti ai giudici ci lascia dubbiosi perché dopo due ore di proiezione abbiamo imparato a conoscere Molly sappiamo che lei era abile a spremere dollari da qualsiasi situazione. Aveva già scritto un libro sui suoi successi “insoliti”, intitolato "Molly's Game: The True Story of the 26-Year-Old Woman Behind the Most Exclusive, High-Stakes Underground Poker Game in the World” ed anche ora che è uscito il film, è stata proprio lei a suggerire al regista che fosse la Chastain a interpretare se stessa, c’è il sospetto che la sua “industria” non cessi di generare dollari.

In fondo lo stesso Sorkin, nel raccontarci i brividi di partite definitive quasi fossero una sfida all’OK Corral, sembra esser anche lui affascinato da quel principio, molto americano, di vincere e guadagnare soldi. “In cosa e contro chi? E’ solo un dettaglio”

Autore: Franco Olearo


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