IL GIOVANE KARL MARX

Titolo Originale: Le jeune Karl Marx
Paese: FRANCIA, GERMANIA, BELGIO
Anno: 2017
Regia: Raoul Peck
Sceneggiatura: Pascal Bonitzer, Raoul Peck
Produzione: AGAT FILMS & CIE, VELVET FILM, IN COPRODUZIONE CON BENNY DRECHSEL PER ROHFILM, PATRICK QUINET
Durata: 112
Interpreti: August Diehl, Stefan Konarske, Vicky Krieps, Hannah Steele, Olivier Gourmet

Nel 1843, il giovane Karl Marx, giornalista e scrittore, è costretto a lasciare la Germania e si rifugia a Parigi assieme a sua moglie Jenny. Qui conosce un suo coetaneo, Friedrich Engels, figlio di un ricco industriale di Brema e tra di loro si stabilisce una salda unità d’intenti che ha l’obiettivo di costituire una base ideologica solida per le nascenti organizzazioni che cercano di sostenere le classi operaie d’Europa che vengono sfruttate in quel tumultuoso periodo della prima industrializzazione.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il regista ha compiuto un lavoro onesto, di valore didattico, sulla ricostruzione della formazione del partito comunista, riuscendo anche ad accennare alle conseguenze nefaste di una impostazione materialista della vita
Pubblico 
Adolescenti
Si può avere un Interesse scolastico per questo film a partire dagli adolescenti
Giudizio Tecnico 
 
Il regista riesce a ricostruire con efficacia didattica il progresso delle idee comuniste a metà ottocento: è meno dettagliato nel disegnare le tensioni della società del tempo e nell’approfondire la vita privata e sentimentale dei due protagonisti

Apparso solo come personaggio secondario in qualche sceneggiato, Karl Marx diventa il protagonista in questo film del regista tahitiano Raoul Peck, nel bicentenario della sua nascita. Peck ci presenta un Marx giovane, innamorato della moglie Jenny, di nobili origini, con la quale condivide gli stessi ideali e assieme, nonostante i due figli, si spostano continuamente per le capitali europee, inseguiti dalla polizia dei regimi assolutistici del tempo. Appare ben presto chiaro come la vita privata del pensatore sia solo un subplot di alleggerimento, rispetto all’interesse primario del regista, che è quello di seguire la progressiva conquista da parte di Marx, con le sue idee, dei principali movimenti del tempo fautori di una rivoluzione a favore della classe operaia e lo fa con una ricostruzione rigorosa dei tempi e degli avvenimenti  che accaddero realmente.

Ecco quindi Marx al Rheinishe Zeitung nel 1843 che litiga con i suoi colleghi giornalisti,  appartenenti al movimento dei giovani hegeliani perché secondo lui parlano solo di vaghi aneliti alla rivoluzione senza il sostegno di una base solida di principi ispiratori. Bauer (hegeliano di destra) gli risponde che é un arrogante e in effetti Marx non risulterà molto simpatico, anche a noi, per tutto il film. Lo vediamo impegnato a discutere con i massimi pensatori di sinistra del tempo e lui è abile a dare colpi di fioretto, punzecchiature argute e pungenti, secondo i modi tipici di un intellettuale ma alla fine la conclusione è una sola: lui è l’unico ad aver ragione mentre gli altri sono solo dei teorici velleitari.

Il regista riproduce con rigore l’incontro-scontro che avvenne a Bruxelles nel 1846 fra Marx, fiancheggiato dall’amico Engels, e Weitling, l’ideologo della Lega dei Giusti, che proponeva una sollevazione generalizzata del proletariato per abbattere la tirannia borghese (il dialogo riproduce con fedeltà quanto annotato dal russo Pavel Annekov, che fu presente alla riunione). Mark risponde accusandolo di velleitarismo pericoloso, perché sollevare i lavoratori senza le basi di una dottrina solida, sarebbe stato disonesto. Marx fronteggia anche Prudhon, verso il quale ha un atteggiamento di rispetto (di vent’anni più vecchio, si era ormai guadagnato fama e rispetto) ma anche con lui non riesce a trovare un accordo non condividendo il suo approccio anarchico e idelista, che non tiene conto delle forze in campo. Si arriva così al  1° giugno 1847, quando al congresso londinese della Lega dei Giusti, viene scelto un nuovo nome: Lega dei Comunisti. Marx riesce così a spostare i membri della Lega, la più importante organizzazione multinazionale di lavoratori del tempo, da una visione di giustizia e di uguaglianza universale al brutale concetto di lotta di classe, vista come unica soluzione realistica per il riscatto dei lavoratori. La guida dottrinale, necessaria a dare l’inquadramento teorico necessario a dare lucidità d’azione ai comunisti europei viene pubblicata nel 1848, con il nome di: Manifesto del Partito Comunista. Marx aveva 29 anni. Qui si ferma il racconto del film, un momento prima  dell’inizio, lo stesso anno, di quella  rivoluzione che sconvolgerà tutta l’Europa.

Se il film è rigoroso nella ricostruzione dei incontri, delle riunioni che portarono Marx ad avere il primato delle idee rispetto alle altre correnti di ispirazione comunista, è più  frettoloso nel tratteggiare la situazione dei lavoratori del tempo (vi sono brevi sequenze di operai che lavorano nelle fabbriche) e la classe degli industriali è tipizzata grossolanamente: sono tutti carnefici senz’anima, che riconoscono lecito far lavorare anche i bambini di giorno e di notte.

Il regista è stato invece onesto nel tratteggiare anche i risvolti più fanatici della rivoluzione materialista. In un colloquio con Jenny, Mary, la donna che vive con Engels, ritiene del tutto naturale non desiderare avere figli perché vuole essere libera di combattere; se Friedrich vorrà dei figli, potrà procurarglieli la sorella stessa di Mary, che ormai ha già 16 anni.

Anche lo stesso Prudhon, nell’allontanarsi dalle posizioni di Marx, gli da’ un avvertimento che risulta particolarmente profetico, sia pur nella sua visione atea: “non fate come Lutero che dopo aver distrutto i dogmi cattolici, ha istituito una religione ancora più  intollerante”

Occorre attendere il 1891 per la pubblicazione della Rerum Novarum di Leone XIII e molti altri decenni ancora, prima che il comunismo reale finisca per mostrare il suo vero volto.

Autore: Franco Olearo


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