RESURREZIONE

 
Titolo Originale: We Live Again
Paese: USA
Anno: 1934
Regia: Rouben Mamoulian
Sceneggiatura: Preston Sturges, Leonard Praskins
Produzione: Artisti associati
Durata: 83
Interpreti: Fredric March, Anna Sten, Jane Baxter

Il principe Dimitri Nechljudov, che si sposta continuamente come richiede la sua carriera da ufficiale, ritorna, dopo anni di assenza, alla sua casa natale. Qui incontra Katjuša, sua compagna d’infanzia che ora ha 16 anni e ne scopre tutta la bellezza. Lui è un principe, lei un’orfana che svolge servizi domestici ma entrambi si sentono uniti da un forte legame. Una notte lui bussa alla sua finestra e lei non riesce a digli di no. La mattina dopo Katjuša scopre che lui è partito e che le ha lasciato una busta con null’altro che una banconota da cento rubli. Dopo qualche tempo la ragazza si accorge di essere incinta; non ha modo di avvisare il principe e viene cacciata di casa. Anni dopo, Dimitri ha abbandonato i suoi ideali di uguaglianza sociale coltivate in giovinezza, ha finito per accettare gli agi e i privilegi che gli sono consentiti dal suo rango, è in procinto di sposarsi e accetta a malincuore la richiesta del suo futuro genero di fare parte della giuria popolare in un processo per omicidio. Con orrore Dimitri scopre che fra gli imputati si trova Katjuša che nel frattempo, per sopravvivere, è diventata una prostituta e si accorge di colpo di tutto il male che ha fatto a quella donna. Katjuša è ingiustamente condannata ai lavori forzati e da quel momento Dimitri si assegna il compito: fare di tutto il possibile per scagionarla e si offre di sposarla per espiare la colpa passata …

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista, presa coscienza del male compiuto in giovinezza, si impegna a riparare il male compiuto e si adopera perché la giustizia verso il suo prossimo più debole venga sempre applicata
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
La sceneggiatura compie una buona sintesi del libro di Lev Tolstoj enfatizzando la componente romantica senza trascurare le istanze di giustizia e di fede presenti nell’originale

Fra le molte versioni cinematografiche che sono ispirate all’ultimo romanzo di Lev Tolstoj, questa, del 1934, è forse la migliore. La necessaria sintesi che è stata fatta dal romanzo non ha tralasciato nessun elemento essenziale allo sviluppo della componente romantica del racconto, il rapporto fra i due protagonisti, Dimitri e Katiuša, che può beneficiare delle acute analisi psicologiche con cui Tolstoi tratteggia sempre i suoi personaggi.  Passano inevitabilmente in sott’ordine, ma non vengono affatto trascurate, le riflessioni dell’autore sulle ingiustizie sociali nella Russia del tempo e la forza del messaggio evangelico, che porterà il protagonista a un radicale cambiamento di vita.

In tutta la prima metà del film viene lasciato spazio all’idillio che si sviluppa fra i due giovani, legati non solo dai loro ricordi d’infanzia ma da un’intesa crescente che per il principe appare in perfetta armonia con i suoi ideali di uguaglianza fra gli uomini. Un idillio che però resta sospeso nel vuoto, legato a un contesto particolare, troppo lontano dai concreti impegni professionali e sociali del principe. In questa prima fase del racconto Dimitri appare come un superficiale: si appassiona alle teorie egualitarie del tempo ma poi non disdegna di inseguire i piaceri e le mollezze che gli offre la sua privilegiata condizione sociale. Riempie di complimenti e di gesti affettuosi Katjuša incurante dei sentimenti che quelle attenzioni provocano in lei. Solo a metà del film inizia la parte meno romantica, quella più morale che comporta la loro progressiva trasformazione interiore. Già dal primo incontro in prigione, di fronte alla reazione di lei, lui si accorge del rischio che il suo impegno a riparare, pur sincero, possa essere dettato dal desiderio di purificare se stesso e non da sincero altruismo.

Anche lei, superata la sorpresa dell’incontro inaspettato, reagisce rabbiosa perché si accorge che quell’evento ha rotto un equilibrio faticosamente raggiunto e la getta di nuovo nella sofferenza della speranza, nel tornare a provare i sentimenti di un tempo. E’ a questo punto che il film colloca la conversione di Dimitri. Prega il Signore per avere la forza necessaria per compiere quegli atti di giustizia e espiazione che ritiene necessari: donare le sue terre ai contadini e seguire Katjuša in Siberia, offrendosi di sposarla. Il loro incontro successivo è di perdono reciproco. Lei confessa che da tempo lo ha perdonato mentre lui non ha niente da perdonarle perché la ritiene innocente; l’ingiustizia proviene da coloro che l’hanno costretta, per necessità, a vivere in quel modo.

Il confronto del film con il libro comporta non poche difficoltà.

La sceneggiatura propone con sufficiente fedeltà il rapporto fra i due protagonisti anche se si chiude con un finale aperto (nel libro Katjuša sposa un altro prigioniero, proprio perché ama Dimitri e lo vuole libero da un  obbligo d’onore nei suoi confronti). Il film inoltre sottolinea il senso di ingiustizia che l’autore percepiva nei confronti delle istituzioni del tempo: essere un proletario o essere un nobile voleva dire venir trattati diversamente nei tribunali. Per semplicità narrativa, il film evita di mostrare che Dimitri, come nel libro, si si prende cura dell’infelice sorte di altri prigionieri, non solo di lei.

Più complessa la situazione riguardo ai rapporti con la religione e nei confronti della stessa virtù della giustizia. Nelle ultime pagine del libro, Dimitri legge il vangelo secondo S Matteo e trova finalmente la risposta che stava cercando alle tante ingiustizie che aveva visto: “ora, gli parve chiaro donde venisse tutto quell’orrore che aveva veduto e quel che si dovesse fare per farlo scomparire. La risposta, che era  stato incapace di trovare da sé, era precisamente quella che Cristo aveva dato a Pietro: consisteva nel perdonare sempre, a tutti, un numero infinito di volte, perché non esiste un sol uomo che sia libero da peccato ed a cui sia perciò lecito di punire e di correggere”. Dimitri riesce, in questo modo, a ritrovare un senso soprannaturale a una giustizia che non punisce ma che si tramuta in perdono e  correzione. In altre pagine, Tolstoj, in occasione della descrizione di una celebrazione liturgica, non manca di mandare accuse alla Chiesa russa, colpevole di mostrare indifferenza per le sorti degli ultimi e manifesta la sua incredulità nei confronti del mistero della transustanziazione. Si tratta quindi di una fede positiva nelle sue conclusioni pratiche ma costruita su misura sulla sensibilità dello scrittore.

Anche nei confronti dei suoi impegni di giustizia Tolstoj è stato accusato di applicare un giudizio morale elaborato mediante categorie rigide e disincarnate che sarebbero effetto dell’influsso dei programmi di stampo illuministico e deista che dei circoli massonici avevano diffuso nella Russia dell’800 (Giuseppe Ghini, Anime Russe, Edizioni Ares). Il tema è affrontato anche nel film durante il colloquio di commiato fra Dimitri e la sua fidanzata ma il problema è risolto con l’affermazione che è soprattutto l’amore per Katjuša che sta spingendo al sacrificio il principe. In realtà, alcune frasi del romanzo, sembrano mostrare un corretto approccio di fede: di fronte alle tante ingiustizie presenti nel mondo, Dimitri si rivolge al Signore perché non è suo compito capire ma fare solo la sua volontà: non è in poter mio capir tutto ciò, è l’opera del Signore. Ma fare la sua volontà, come è scritto nella mia coscienza, questo posso, e so che lo debbo, e non sarò tranquillo che quando l’avrò menato a termine”.

Autore: Franco Olearo


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