CLASSE Z

Titolo Originale: Classe Z
Paese: Italia
Anno: 2017
Regia: Guido Chiesa
Sceneggiatura: Renato Sannio, Alessandro Aronadio, Guido Chiesa
Produzione: COLORADO FILM, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM, SCUOLAZOO
Durata: 92
Interpreti: Andrea Pisani, Greta Menchi, Enrico Oetiker, Alice Pagani, Antonio Catania,Alessandro Preziosi

Al primo giorno dell'ultimo anno di un liceo scientifico, alcuni ragazzi scoprono una novità: è stata creata una nuova sezione, la H, apposta per loro. I ragazzi non tardano a scoprire la verità: il preside ha costituito questa nuova sezione al solo scopo di isolare i ragazzi più problematici e più svogliati, in modo che non “inquinino” le altre classi.
Tra loro c'è Ricky, il cui principale divertimento è fare scherzi al bidello e ai professori per poi mettere le sue gesta su Youtube; Stella, che ci tiene a essere sempre la più elegante e provocante del gruppo; Viola, una ragazza intelligente ma sempre in guerra con il mondo. I professori non hanno nessun interesse a perder tempo con loro e vengono in aula per leggere il giornale. Solo un giovane professore, appena arrivato, Marco Andreoli  cerca di scuoterli dalla loro apatia. Il suo riferimento è il professor Keating de L'Attimo fuggente. Cerca di introdurre metodi didattici innovativi per avvicinarsi ai ragazzi ma resta ben presto deluso….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un gruppo di ragazzi riesce a risalire dalla loro condizione di ultimi della scuola grazie all’aiuto reciproco
Pubblico 
Adolescenti
Giudizio Tecnico 
 
Il film tradisce schemi narrativi smaccatamente televisivi ma riesce a esprimere bene la freschezza spensierata dei protagonisti

E’ indubbio che la volontà di entrare dentro la mente di ragazzi dell’ultimo anno di liceo c’è stata. Basti pensare alla stessa scelta dei protagonisti: ben tre (Greta Menchi, Andrea Pisani e Il Pancho) hanno “fatto carriera” su Youtube e garantiscono un’empatia giovanile all’ultima moda. Anche l’incipit è accattivante: Stella ritorna a scuola dopo le vacanze e ai suoi occhi tutti gli altri, che giudica irrimediabilmente omologati dentro il branco, come tanti zombi. Inoltre il tema stesso del film, il recupero umano e professionale di ragazzi sbandati, è nelle corde del regista Guido Chiesa, che nel suo ultimo Belli di papà aveva mostrato come un padre imprenditore riuscisse, grazie a una terapia d’urto, a convertire all’impegno sul lavoro tre figli viziati e inconcludenti.

Nonostante queste ottime premesse, il film appare da subito terribilmente televisivo: i ragazzi della classe Z vengono tipizzati secondo stereotipi abusati. Stella, che pensa solo a vestirsi all’ultima moda, sembra esser stata presa di peso dal serial Che Dio ci aiuti; Ricky pensa solo a fare scherzi; Yuri è disilluso perennemente arrabbiato con il mondo, come lo è anche Viola. Per ognuno di loro è pronta la motivazione familiare che li ha resi disadattati e abulici: a Viola il padre è andato via di casa, Stella si vergogna di sua madre, Yuri ha un padre-padrone che vuole per forza farlo studiare come ingegnere, nonostante le sue vocazioni artistiche.

La trasformazione non avviene grazie all’amore, com’era accaduto al sedicenne Leo di Bianca come il latte, rossa come il sangue, né dallo scoprire che vicende del passato sono lo specchio della condizione presente, com’era accaduto in Freedom Writers,  ma all’impegno collettivo di uscire dallo stallo creato dalla loro condizione di sfigati attraverso uno strumento molto potente: quello di aiutarsi a vicenda. Pigmalione della loro trasformazione è il professore alle prime armi Marco Andreoli, l’unico disposto seriamente ad aiutarli. Anche in questa seconda parte del film viene troppo allo scoperto il meccanismo narrativo: ed ecco che come d’incanto il gruppo scopre che uno di loro è bravo in matematica, l’altro in letteratura e così possono studiare insieme per affrontare l’esame di maturità.

Complessivamente il messaggio trasmesso dal film è positivo: viene proposto un modello di scuola che vuole comprendere i ragazzi e cerca di valorizzarli tutti, pur nei limiti delle loro possibilità. Nell’impegno di costruire un’apologia della solidarietà fra gli ultimi e di catturare la simpatia degli spettatori giovani, il racconto finisce per risultare ben poco realistico: è difficile pensare che un professore si allontani dalla scuola senza avvisare le autorità scolastiche rischiando un provvedimento disciplinare e che dei ragazzi possano disseminare la scuola di telecamere senza incorrere in una denuncia. Se i protagonisti mancano di profondità, almeno il gruppo nel suo complesso manifesta una sua originale e divertente vivacità. 

Autore: Franco Olearo


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