MANCHESTER BY THE SEA (Franco Olearo)

Titolo Originale: Manchester by the Sea
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Kenneth Lonergan
Sceneggiatura: Kenneth Lonergan
Produzione: K PERIOD MEDIA, PEARL STREET FILMS, THE MEDIA FARM, AFFLECK MIDDLETON PROJECT, B STORY
Durata: 135
Interpreti: Casey Affleck, Kyle Chandler, Michelle Williams, Lucas Hedges, Gretchen Mol, Matthew Broderick

Lee Chandler conduce una vita solitaria a Boston.  Esercita con scrupolo il suo lavoro, che è quello di fare lavori di manutenzione in quattro grossi condomini ma i suoi modi sono bruschi e scostanti. Un giorno riceve una telefonata: deve recarsi subito a Manchester, un paesino del Massachussetts sull’oceano, dove è nato e vissuto fino a pochi anni prima. E’ morto suo fratello Joe, ammalato di cuore da tempo.  Lui è l’unico in grado di occuparsi dell’organizzazione dei funerali: la moglie di Joe ha lasciato la casa da tempo e suo figlio Patrick, di sedici anni,  è rimasto solo. Il ritorno a Manchester costituisce una sofferenza per Lee: è ancora vivo in lui il ricordo della terribile tragedia familiare che aveva causato la separazione da sua moglie Randi. Grande quindi è la sua sorpresa quando scopre che il fratello, nel suo testamento, lo ha nominato tutore del nipote fino alla maggiore età…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una coppia di persone semplici e umili, con la loro generosità riesce a risolvere i problemi dei loro amici; uno zio non sa educare affettivamente il nipote rimasto orfano, che diventa complice delle sue prime esperienze sessuali
Pubblico 
Maggiorenni
Una situazione altamente drammatica. Turpiloquio. Scene drammatiche di violenza come effetto dell’alccoolismo, riferimenti all’uso di droghe
Giudizio Tecnico 
 
Una sceneggiatura di alto livello, sostenuta da attori tutti nella parte. Sei candidature all'Oscar

Il film è la storia di un dolore lacerante. Un dolore causato da un tragedia che ha privato il protagonista Lee di coloro che gli erano più cari, reso più acuto dal fatto che l’uomo si considera responsabile di quanto è accaduto. Candidato  a sei Oscar, Manchester by sea . è  una storia tutta al maschile. Lee, come maschio, non piange; si tiene tutto dentro e quando ha bevuto troppo si scarica prendendo a pugni qualcuno nel locale e finendo come sempre per soccombere, pieno di lividi. E’ un modo per auto-punirsi.

All’inizio si resta disorientati per la lentezza dello sviluppo (Lee, arrivato a Manchester, trascorre più di una giornata a organizzare i funerali del fratello). Il ritmo del racconto è però funzionale per seguire i lenti mutamenti dell’animo del protagonista, che rivive le gioie ma anche i tanti dolori (noi li percepiamo con lui tramite numerosi flashback) del tempo trascorso nel piccolo paese sull’Oceano dove è nato e ha vissuto a lungo. Il fatto che il regista e lo sceneggiatore coincidano garantisce al film un’insolita unità di sviluppo.

Determinante è l’incontro di Lee con il nipote. Se Lee si sente un morto vivente, il trovarsi di fronte a un giovane così desideroso di crescere e di aprirsi alla vita ma ancora così fragile, determina in lui un taglio nella cortina di autoprotezione che si è creato e che progressivamente finirà per allentarsi. Non c’è nessuna suspence nell’attesa di qualche imprevisto in questo film ma solo una dettagliata analisi, quasi anatomica, della progressiva maturazione, dalla terra umida e nera del dolore dell’animo di Lee, di un piccolo fiore di speranza.

Il film è sorretto, oltre che dall’ottima interpretazione di tutti i protagonisti, dalla sceneggiatura innovativa di Kenneth Lonergan, che farà sicuramente scuola. Il suo modo di sviluppare il racconto può essere assimilato a quello del gioco di biliardo, dove le palle si urtano, per reazione si spostano fino a incontrare altre palle e magari a tornare indietro. Lee, nel suo mutismo scontroso, finisce per litigare con il nipote Patrick. L’evento determina, nell’animo di Lee, una riflessione e quando zio e nipote si incontrano di nuovo, il loro animo si è modificato e ora sono pronti ad affrontare lo stesso problema con un animo mutato. In questo modo i protagonisti sono come monadi fra loro indipendenti ma  che si scontrano e che si modificano quando scoprono la loro interdipendenza.

Per un’analisi così accurata dell’animo dei personaggi, la storia non può che essere minima, riferita a persone semplici così come elementare è l’ambientazione in un tranquillo paese di pescatori. 

Il film non manca di sottolineare i terribili effetti dell’alcool e dell’uso di droghe: Lee deve continuamente lottare per non ricadere nelle debolezze del suo passato recente mentre la famiglia del fratello resta devastata dall’alcoolismo della moglie.

Non ci sono accenni nel film a tematiche di fede, ma si intravede, in modo indiretto, la sua forza che può sprigionare per affrontare difficili casi umani. Lee e il nipote vanno a trovare la madre del ragazzo, che ora ha un nuovo compagno. In casa ci sono chiari segni di una fede cattolica e prima di pranzo tutti si fanno il segno della croce. C’è una certa ironia, da parte del regista, nel ritrarre questa scena ma al contempo manifesta un dato di fatto inippugnabile: un uomo di fede si è impegnato a recuperare la donna dall’alcolismo.

Il film è interessante sotto un’altro aspetto: se certe situazioni sembrano irrimnediabili, se la capacità di perdonarsi sembra impossibile, la salvezza può venire solo grazie alla generosità e al sacrificio degli altri. Da questo punto di vista il compagno di barca di Joe e di sua moglie, tecnicamente dei personaggi secondari, sono in realtà quelli determinanti  nella storia: sono loro che si impegneranno ad adottare il ragazzo fino alla sua maggiore età. 

Autore: Franco Olearo


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