ALLIED - UN'OMBRA NASCOSTA

Titolo Originale: Allied
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: Steven Knight
Produzione: GK FILMS, PARAMOUNT PICTURES
Interpreti: Brad Pitt, Marion Cotillard, Daniel Betts, Josh Dylan

1942. Il comandante di aviazione franco-canadese Max Vatan atterra con il paracadute nel deserto marocchino. Ad attenderlo c’è una macchina della resistenza antinazista che lo porta in un lussuoso albergo al centro di Casablanca: lì incontra Marianne Beausejour, anch’essa della resistenza. Il piano è quello di fingersi marito e moglie, per poi, in una festa organizzata dall’ambasciata tedesca, uccidere l’ambasciatore. Il piano ha successo e i due si ritrovano a Londra dove si sposano, coronando un’intesa che era già sbocciata a Casablanca. Nonostante i continui bombardamenti a cui è sottoposta la città, la coppia riesce a condurre una vita relativamente serena, allietata dall’arrivo d una figlia. Un giorno però, si insinua nella mente di Max un terribile sospetto…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film di puro intrattenimento dove la licenza di uccidere di uomini e donne spia viene usata con molta disinvoltura
Pubblico 
Maggiorenni
Molte situazioni di tensione e due incontri amorosi senza nudità. Una rapida nudità nel contesto di un festino.
Il regista Robert Zemeckis è molto bravo nell’imbastire un racconto fatto di suspense e di sospetti. Buona professionalità di Brad Pitt e di Marion Cotillard, senza punte di eccezionalità

Fin dall’inizio, i riferimenti al famosissimo Casablanca non mancano: stesse date, stessi ambienti; se a questo aggiungiamo che il film si risolve con un scena che si svolge all’aeroporto, non ci sono più dubbi. Anche la presenza di due divi del calibro di Brad Pitt e Marion Cotillard nelle vesti di spie rimanda ad altri tipi di film, più glamour, e in particolare a un’altra coppia di avventurieri, quella di Mr & Mrs Smith. Il film sembra quindi configurarsi come un furba operazione commerciale, intesa ad attirare il pubblico con facili richiami. In questo modo però non si sono fatti i conti con un regista del calibro di Robert Zemeckis ( A Christmas Carol, Polar Express, Cast Away, La leggenda di Beowulf) e dello sceneggiatore Steven Knight (Locke, Il sapore del successo) che hanno imbastito un meccanismo rigoroso, senza sbavature, per raccontarci una storia appassionante.

Se i richiami a gloriosi film del passato ci sono, scopriamo però subito che costituiscono un riferimento di pura cornice e che nello sviluppo del racconto vengono presto traditi. Le azioni di guerra, così spudoratamente vittoriose, appartengono più al genere atletico di  Mission Impossible, che all’impegno di ricostruire realisticamente il 1942; le esternazioni affettuose, in un bar di Londra ,di due lesbiche, stridono con i tempi a cui si rifà il racconto, soprattutto se pensiamo al film Imitation Game, sulla triste vicenda del  matematico Alan Turing, accaduta appena dieci anni dopo i fatti narrati. A questo si aggiunge un gusto specifico per l’abito elegante, sia per lui che per lei, sia in tempo di guerra che di pace e che ci allontanano definitivamente da ogni riferimento al reale.

La capacità di Zemeckis è consistita proprio nel cercare liberamente i vari componenti di un suo linguaggio narrativo (un po’ come ha fatto con Christmas Carol o la La leggenda di Beowulf dove non aveva esitato ad utilizzare la tecnica della performance capture) per costruire un mondo di finzione, che rimanda a sentimenti, a emozioni molto umane ma trasferite in un contesto non reale, in una sorta di mito moderno.

Lo spettatore resta intrappolato in questa simil-realtà perché Zemeckis imbastisce una rigorosa struttura hitchockiana (il riferimento più prossimo è La donna che visse due volte) carica di sospetti, di deboli segni che vanno interpretati, dell’emozione dell’attesa che qualcosa accada. Soprattutto la seconda parte vive di questi stati d’animo (la prima è, in fondo, solo preparatoria) e il colpo di scena finale porta all’acme il coinvolgimento emotivo dello spettatore.

Film impostati in questo modo hanno il grande pregio di costituire un buona forma di intrattenimento ma hanno anche un grosso difetto: non avendo messaggi o valori da trasmettere, esauriscono la loro funzione nel momento stesso in cui l’intrattenimento termina e lo spettatore lo dimentica presto. Il classico Casablanca, realizzato nel 1942, aveva lo scopo, pur concedendo molto al divismo dell’epoca, di sollevare gli animi contro la prepotenza nazista ed era tutta un’altra cosa.

Autore: Franco Olearo


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