QUO VADO?

Titolo Originale: Quo Vado?
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Gennaro Nunziante
Sceneggiatura: Gennaro Nunziante, Checco Zalone
Produzione: TAODUE FILM
Interpreti: Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli, Lino Banfi

Checco ha raggiunto la felicità: ha un posto fisso presso la Provincia, vive in casa dei suoi genitori servito e riverito, ha una fidanzata che non ha nessuna intenzione di sposare. Poi il tracollo: la Provincia deve ridurre l’organico e viene invitato a scegliere: o una generosa buonuscita o il trasferimento in una località impervia. Per Ceccho il posto fisso è sacro e accetta di raggiungere il centro di ricerca italiano dislocato nel polo artico. La situazione ben presto non appare troppo drammatica perché Checco finisce per conoscere un’affascinante ricercatrice….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un gesto generoso finale a favore di un ospedale africano recupera i valori di un film che si mostra indifferente di fronte alle nuove mode sull’amore libero
Pubblico 
Adolescenti
Alcune allusioni volgari a sfondo sessuale
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura sfilacciata che si perde fra contesti geografici molto diversi, che rallenta e poi riparte

Ormai al suo quarto lungometraggio come attore e come sceneggiatore, Checco Zalone finisce per far trapelare la trama che sostiene le sue sceneggiature. La vis comica principale scaturisce dal contrasto tra un comportamento tipicamente meridionale, spontaneo ed esuberante, e uno “nordico” più controllato ma anche più freddo. Se in Cado dalle nubi e in Sole a catinelle il contrasto si sviluppava fra Sud e Nord Italia, con questo Quo Vado Checco va in trasferta e il riferimento “nordico” diviene addirittura la Norvegia. La fatica di trovare un lavoro è l’altro tema ricorrente e se in Che bella giornata aspirava a diventare carabiniere e, in Cado dalle nubi, voleva diventare un cantante di successo, qui l’ossessione di Checco è del tipo generico fisso: avere un incarico statale a tempo indeterminato. Non si tratta di un semplice desiderio ma della ragione unica possibile per la propria vita: al di fuori del posto fisso c’è solo caos, il baratro. Ancora una volta è una ragazza il motore che spingerà Checco al cambiamento di prospettiva. Un incontro che è, ancora una volta, lo spunto per mostrare stupore verso il mondo che cambia (in Cado dalle nubi erano le unioni omosessuali, qui, nella freddo Norvegia, l’amore libero). Sono situazioni dove Checco fa dell’ironia ma evita di esprimere giudizi.

Il nostro autore si trova quindi a un punto pericoloso della sua carriera, finora alquanto brillante: non si tratta di allargare sempre di più gli spazi da esplorare (fino alla Norvegia in questo caso) di trovare nuove tematiche da cui ricavare spunti per una comicità che sia anche critica della società in cui viviamo, pregio indiscusso della classica commedia all’italiana. Oltretutto, la sua voglia di toccare “temi caldi” (in questo film il miraggio del posto fisso o, in Che bella giornata, il terrorismo islamico, i prelati che elargiscono raccomandazioni, il fanatismo dei Leghisti), il suo approccio rischia di diventare qualunquistico e poco originale: si tratta di riferimenti alla cronaca attuale che diventano solo fonte di situazioni comiche. Perfino l’Africa, qui vista in toccata e fuga, appare da cartolina, privata di tutti i drammi di cui soffre.  La sceneggiatura inoltre è alquanto sfilacciata, con continui rilasci e riprese, e dislocamenti geografici che non aiutano.

Solamente Sole a catilelle costituisce finora un’eccezione a questo panorama, dove Checco è riuscito, oltre a fare dell’ironia, anche a costruire una storia di valori: un bel rapporto padre-figlio e l’importanza della fedeltà coniugale, nonostante le insidie che può subire. 

Autore: Franco Olearo


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