VOLVER TORNARE

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Titolo Originale: Volver
Paese: Spagna
Anno: 2006
Regia: Pedro Almodóvar
Sceneggiatura: Pedro Almodóvar
Durata: 121'
Interpreti: Penélope Cruz, Carmen Maura, Lola Duenas, Blanca Portillo

Un altro capitolo nell’antologia tutta femminile (e anti-maschile: gli unici uomini in scena o sono inutili o sono traditori e molestatori!) di Pedro Almodóvar, che sceglie le sue attrici più amate (la Cruz e Carmen Maura) per raccontare una storia di drammi, ricordo e perdono (tra donne, ovviamente, perché ai maschi spettano solo disprezzo e vendetta, seppur sull’onda della passione o dell’orrore).

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una esaltazione della femminilità che non riconosce nessun valore alla controparte maschile è una proposta che diventa di assai corto respiro se diviene –come spesso il cinema di Almodóvar- una proposta culturale e sociale.
Pubblico 
Tutti
Qualche scena di tensione; una scena sensuale, indulgenza sul consumo di droghe leggere
Giudizio Artistico 
 
Questo film riesce comunque ad affascinare per la sua capacità affabulatoria e per la straordinaria bravura delle interpreti

Rispetto all’ultimo, fastidioso e sconclusionato La mala educación, qui il regista spagnolo recupera il tono leggero e a tratti fiabesco di alcuni suoi precedenti lavori (tra tutti Che ho fatto per meritare questo?) pur innestandolo su un plot melodrammatico, secondo una formula che gli è da tempo congeniale.

Il risultato è una vicenda in cui protagonisti sono i legami di solidarietà tra donne diversamente provate dalla vita (oggetto di violenza, abbandonate, tradite, sole), ma decise a non arrendersi, né a rinnegare il proprio passato.

Lo sguardo del regista, sempre attentissimo alla messa in scena (colori, costumi e colonna sonora creano un insieme che potenzia gli effetti emotivi e trascina lo spettatore in un mondo con regole, anche morali, proprie), manifesta una sorta di “deificazione” delle figure materne, soprattutto in quella emblematica di Raimunda, una Penélope Cruz efficace ed energica che, forte della ferita subita in passato e sostenuta dall’amore incondizionato per la figlia, non esita a liberasi del cadavere del marito molestatore per evitare alla giovane Paula un trauma simile a quello da lei stessa subito.

Il tornaredel titolo è da intendersi come un’immersione nel passato, in una terra che conserva e trasmette, almeno apparentemente, una sensibilità particolare nei confronti della morte e dell’aldilà. La poesia con cui il regista ritrae la nativa Mancha, terra materna in senso non solo figurato, non deve far credere, però, che egli abbracci una dimensione metafisica autentica.

I fantasmi evocati dal non credente Almodóvar sono tali solo per le beghine del paese (amorevoli vicine, ma anche rapaci visitatrici delle case dei defunti…) e diventano ben presto, per personaggi e spettatori, presenze in carne ed ossa (non a caso la protagonista Raimunda non li crede mai tali), desiderose di ristabilire i rapporti rotti dalla violenza e dalla menzogna.

La dimensione, dunque, è e resta totalmente terrena, anche se culmina in una naturale pietas per chi si avvia verso la morte.

Con questo film, che riesce comunque ad affascinare per la sua capacità affabulatoria e per la straordinaria bravura delle interpreti, Almodóvar prosegue il suo percorso di esaltazione delle donne, condannante, tuttavia a poter godere della compagnia e della solidarietà solo delle loro simili e a faticare per sopravvivere in un mondo in cui gli uomini (a parte quando, si suppone, contribuiscono alla nascita di nuove bambine…) sembrano mettere (o essere!) solo ostacoli.

L’arte di arrangiarsi e l’indomabile energia di madri e figlie eccezionali (plasmate, non solo fisicamente, sui modelli delle attrici italiane dei film degli anni ’50) sono i motori di azioni a volte estreme, che le protagoniste compiono senza apparente rimorso (al defunto marito Paco Raimunda regala solo una rudimentale epigrafe). E’ un mondo che può affascinare gli spettatori (probabilmente soprattutto il pubblico femminile), ma di fronte al quale occorre come minimo qualche cautela culturale. Questo film conferma la radicale assenza – che non è casuale, ma fa parte in modo profondo della visione del mondo del regista - nella proposta di Almodóvar, del mondo maschile. Una esaltazione della femminilità che non riconosce nessun valore (culturale, psicologico, affettivo) alla controparte maschile è una proposta che può essere anche commovente, a breve termine, ma diventa di assai corto respiro se diviene –come spesso il cinema di Almodóvar- una proposta culturale e sociale.

 

La recensione sarà inclusa  nel libro: Scegli un film 2006

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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