SHREK

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Titolo Originale: SHREK
Paese: USA
Anno: 2001
Regia: Andrew Adamson, Vicky Jenson
Sceneggiatura: Ted Elliott, Terry Rossio, Roger Schulman, Joe Stillman
Durata: 90'

La computer grafica è entrata nel mondo del film d'animazione come in un crescendo, man mano che le sue potenzialità espressive aumentavano. All'inizio questa tecnica veniva utilizzata solo per realizzare fondali sui quali si muovevano i personaggi disegnati (si pensi a "la bella e la bestia" (1991) prodotto dalla Disney e al famoso ballo nel salone). Arrivò poi Toy Story (1995), il primo lungometraggio realizzato interamente in computer grafica, dove i personaggi erano però dei "semplici" giocattoli. Seguono film ambientati nel mondo animalesco (si pensi a "Z la formica"(1998) "A bugs life"(1998) e ai "Dinosauri"(2000) .

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il valore degli esseri emarginati, l'importanza di accettare se stessi senza complessi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per il linguaggio ed il crudo umorismo
Giudizio Artistico 
 
Ottima tecnica di animazione. Personaggi realistici e disegnati a tutto tondo. Sceneggiatura originale e dissacrante della sacralità delle favole

Si stava come girando intorno al problema principale, senza ancora osare di affrontarlo direttamente: l'animazione delle persone umane.
Ora con "Shreck" il passo decisivo: una storia a contenuto favolistico, con un misto di personaggi di fantasia e personaggi umani, da paragonarsi direttamente ai classici della Disney, da "La bella addormentata nel bosco" a "Cenerentola".

In "Shrek" gli animatori della Dreamworks, casa produttrice concorrente della Disney, sono riusciti ad inserire in un film d'animazione una creatura umana: la principessa Fiona. La sfida è pienamente riuscita: ma non perchè la principessa sembra una creatura reale (notate la luce sui capelli ramati, i nei e le imperfezioni della pelle, i riflessi sul vestito che sembra realmente di velluto) ma piuttosto perché è un personaggio ben tratteggiato, vivace e spiritoso. Hanno inoltre dimostrato che non solo è possibile animare gli esseri umani, ma anche i personaggi di pura fantasia, come l'orco Shrek ed il ciuchino parlante, non sembrano più dei "pupazzi di plastica", tipico effetto della computer grafica delle realizzazioni precedenti.La mobilità, l'espressività dei volti, le movenze realistiche ma al contempo fantasiose, non ingenerano nessuna melanconica nostalgia nei confronti della tecnica a disegni, ma lasciano chiaramente intravedere dove sta andando il film d'animazione

Fin qui la tecnica. Ma la storia?
Torniamo di nuovo a "La bella addormentata nel bosco": sicuramente ricorderete quella scena dove la principessa Aurora ingaggia con un usignolo del bosco un lezioso duetto. Orbene anche nel film "Shrek" la principessa (Fiona in questo caso) gareggia con un usignolo nell' emettere l'acuto più alto; ma l'uccello finisce per gonfiarsi il petto fino a scoppiare. Nessun rimpianto da parte di Fiona, che anzi ne approfitta e si impossessa di tre uova rimaste nel nido incustodito per cucinare tre colorite frittate per se, per Shrek ed il Ciuchino.

Questo è solo un esempio dei tanti atteggiamenti dissacranti di cui è disseminato il film: esso lavora sull'immenso immaginario del mondo delle fiabe, patrimonio di qualunque spettatore, per illuminarlo con l'irriverenza di un atteggiamento ironico che ne modifica la funzione, orientandolo un pò meno verso i bambini ed un pò più verso gli adulti, facendolo scendere dal piedistallo di un magnifico mondo che non c'è per portarlo ad essere immagine critica del nostro mondo , nel quale vengono costruiti fin troppi falsi miti e favole di comodo.

Il film esalta infatti la vittoria degli esseri emarginati, di quelli che sono diversi, fuori norma. Ci stimola a non adagiarsi in un mondo troppo normale e tranquillizzante: e' l'orribile orco Shrek che ha più cuore di tutti; perfino il terribile drago (anzi draghessa) è in realtà una tenerona in cerca di affetto mentre la stessa principessa Fiona, dopo una metamorfosi, si adatterà alla sua forma non perfetta.

Il messaggio è chiaro: tutti possono e debbono cercare la felicità, accettando di essere se stessi e facendosi accettare dagli altri.
Scusate se non è poco, in un mondo dove il culto del fisico, la bellezza e la forma a tutti i costi, vengono assunti come miti (appunto come fiabe) intoccabili.

Autore: Franco Olearo


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