TATA MATILDA E IL GRANDE BOTTO

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Titolo Originale: Nanny McPhee and the big bang
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2010
Regia: Susanna White
Sceneggiatura: Emma Thompson ispirata ai romanzi di Christianna Brandt
Produzione: Universal Pictures/ Studiocanal/ Relativity Media/Working Title
Durata: 109'
Interpreti: Emma Thompson, Meggie Gyllenhaal, Rhys Ifans, Maggie Smith, Ralph Fiennes, Ewan McGregor

Inghilterra anni Quaranta. Isabel Green, rimasta sola dopo la partenza del marito per la guerra, lotta per far andare avanti la fattoria di famiglia mentre i suoi bambini, anche se pieni di buona volontà, finiscono spesso per azzuffarsi ed esasperarla ancora di più e il cognato pieno di debiti macchina per farle vendere la proprietà. La situazione peggiora ulteriormente con l’arrivo di due cuginetti viziati in fuga dai bombardamenti su Londra. Per sistemare le cose ci vuole l’intervento di Tata Matilda e delle sue lezioni…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le cinque semplici lezioni su cui si articola il “programma educativo” di Tata Matilda comprendono anche coraggio e fede, e investono come sempre anche il mondo adulto. L’ultimo insegnamento di questa straordinaria educatrice è proprio l’invito a proseguire da soli il proprio cammino di crescita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Emma Thompson, brava come attrice, qui è straordinaria anche come sceneggiatrice per una deliziosa storia per ragazzi

Nel primo episodio delle sue avventure (Nanny Mcphee - Tata Matilda) Tata Matilda, misteriosa governante dai poteri sovrannaturali, meno canterina e più inquietante di Mary Poppins, metteva in riga i sette rampolli di un padre vedovo e come bonus ristabiliva anche l’integrità familiare regalando loro una nuova mamma. Il lieto fine non impediva che nel frattempo lo stile di intervento, per così dire, un po’ estremo della tata regalasse parentesi quasi gotiche (con una bambina che rischiava di finire bollita in pentola) mentre l’aspetto ributtante (almeno all’inizio) di Tata Matilda la faceva sembrare più una strega che una fatina buona. Qui, per non tradirsi, lei si fa accompagnare da un corvo, animale con una brutta fama letteraria che qui diventa lo spunto, con la propria golosità per lo stucco delle finestre, per una serie di divertenti siparietti.

In questo secondo episodio (spostato nel tempo di quasi un secolo, ma la magica tata può questo e altro) ritroviamo una famiglia privata di un genitore (in questo caso il padre lontano per la guerra) che rischia di collassare irrimediabilmente. La signora Green, che riesce a tirare avanti in una situazione improba solo grazie alla fede nel ritorno del marito, è però chiaramente ai limiti e non riesce più a dare ai suoi figli una bussola per crescere, mentre i due cuginetti cittadini, scopriremo ben presto, vengono allontanati, più che dalle bombe, da genitori anaffettivi e in procinto di divorziare.

C’è molto da fare e come al solito Tata Matilda, più che a psicologismi sterili e a teorie di libera espressione infantile di marca contemporanea, ricorre alle maniere forti e alla disciplina, iniziando fin da subito a porre i pargoli di fronte alle conseguenze estreme delle proprie azioni e parole. Si picchiano e allora si ritrovano a picchiare se stessi e a mettere in pericolo le lettere del padre, il loro bene più prezioso; preferiscono dormire con gli animali del cortile piuttosto che condividere gli spazi con i cugini, ed è proprio questo che faranno.

I bambini di casa Green e i loro cugini paiono meno pestiferi dei loro predecessori (anche perché investiti, dalla situazione di guerra, di responsabilità apparentemente sproporzionate alla loro età) ma hanno anche loro tanto da imparare per poter convivere e allearsi in una incredibile impresa.

Le cinque semplici lezioni su cui si articola il “programma educativo” questa volta comprendono anche coraggio e fede, e investono come sempre anche il mondo adulto. Di fronte alla notizia (per fortuna falsa) della morte del padre, infatti, anche la signora Green si lascia andare e solo la fede assoluta del piccolo Norman, il figlio maggiore, che riesce a credere perché “se lo sente nelle ossa” sarà la molla che spingerà tutti a lottare ancora.

Questo “salto della fede” che è l’ultimo atto del percorso di crescita di questa famigliola, una specie di “virtù” (infatti viene premiato con una medaglia oltre che da un inatteso miracolo), e anche se si oppone alle prove fisiche (come fa notare l’austero padre militare del cuginetto Cyril) non è però un cieco abbandonarsi, ma una fiducia non irragionevole in qualcosa che va oltre ciò che è fisicamente dimostrabile ed è strettamente connesso con la speranza.

Nel mezzo, oltre che a numerose prove, c’è lo spazio per una caccia ai porcellini di casa (per l’occasione resi capaci di arrampicarsi sugli alberi ma anche di darsi al nuoto sincronizzato), una spedizione a Londra su un sidecar molto particolare,  il disinnesco di una bomba con comodo libretto di istruzioni e un magico raccolto nei campi che lascia tutti soddisfatti.

Al solito nel finale la tata trasfigurata nell’aspetto dall’amore e dall’obbedienza dei suoi pupilli (a ogni lezione imparata il suo viso si fa più bello), se ne va perché “quando avrete bisogno di me e non mi vorrete io resterò, e quando mi vorrete ma non avrete più bisogno di me io me ne andrò”. L’ultimo insegnamento di questa straordinaria educatrice è proprio l’invito a proseguire da soli il proprio cammino di crescita: quello di cui la famiglia ha bisogno non è più un aiuto esterno che segni la via, ma il ritorno del pezzo mancante, il padre.

Insieme a lui la signora Green e i suoi bambini potranno accogliere nel loro cuore e nella loro casa altri “figli”, in un abbraccio collettivo che è il più soddisfacente dei finali.

Non resta che aspettare una nuova avventura di Tata Matilda per imparare qualcuna delle sue lezioni e, in qualunque tempo arrivi, siamo certi che almeno per un po’ non vorremo vederla andare via.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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