IL PIU' BEL GIORNO DELLA MIA VITA(Franco Olearo)

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Titolo Originale: "IL PIU' BEL GIORNO DELLA MIA VITA"
Paese: Italia
Anno: 2002
Regia: Cristina Comencini
Sceneggiatura: Cristina Comencini
Durata: 102'
Interpreti: Virna Lisi (Irene), Sandra Ceccarelli (Rita), Margherita Buy (Sara), Luigi Lo Cascio (Claudio).

Il  "personaggio" che ci viene presentato in apertura del film è una villa di campagna appena fuori Roma. La vediamo, attraverso una rapida carrellata di immagini, come essa si è trasformata nell'arco di una generazione: il suo grande parco, un tempo animato da carrozzine di neonati, poi degli strilli di bambini che eccitati, sono stati i protagonisti di grandi feste , fra genitori nonni e zii, in occasione delle loro prime comunioni o compleanni.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La regista/sceneggiatrice teorizza la "liberazione sessuale" La sessualità vista come valore a sé stante, svincolato dall'amore e dalle promesse già fatte
Pubblico 
Sconsigliato
Per le scene di sesso esplicito e l'atteggiamento nichilista dell'autrice
Giudizio Artistico 
 
Troppo complessa e ambiziosa la sceneggiatura

Passati  altri anni, il giardino è diventato incolto; unica sua abitante è Irene, rimasta vedova; i tre figli, ormai grandi, vivono tutti in città ma hanno conservato l'abitudine di ritornare nella casa della loro infanzia almeno di domenica, per realizzare, assieme ai nipoti ormai adolescenti, una grande tavolata intorno alla nonna. Questo rituale domenicale costituisce il punto di convergenza delle vite dei tre figli, che andiamo progressivamente conoscendo  man mano che la storia avanza: la sceneggiatura sembra quasi aver una forma "horror vacui" a giudicare da quanto complicate sono le loro storie, degne di un serial televisivo: Rita ama suo marito, ma si sente fisicamente attratta dall'amico veterinario (forse traumatizzata da un aborto giovanile) e non sa decidersi. Sua figlia ha turbe adolescenziali ed affronta la sua "prima volta" con allegra disinvoltura. Claudio è omosessuale e non osa dichiararlo a sua madre. Sara, rimasta vedova ancora giovane, si deve preoccupare di un figlio che "nasconde qualche cosa".

Indubbiamente il film appare sessuocentrico, perché è questo è il tema, quasi angoscioso, che scuote e preoccupa tutti i personaggi. Le teorie della regista (che è anche sceneggiatrice) sono chiare e apertamente manifestate in più di un passaggio: l'importante é  valorizzare il corpo come una realtà a se stante, dissociata dal resto della persona, un sesso visto separato dall'amore, con le sue proprie regole ed esigenze.

Perfino la madre Irene, che si presuppone essere la testimonianza vivente di una famiglia unita ed armoniosa, si lamenta, confidandosi con sua figlia, che in tanti anni il marito non gli ha mai fatto provare "quelle le cose" che si vedono nei film pornografici.

Invano i protagonisti cercano una soluzione ai loro problemi: è la premessa che è sbagliata in questa visione disintegrata di chi non ha la forza ed il coraggio di cercare con passione la propria unità. Anche la famiglia è la grande sconfitta; il tradimento sembra una forma di male necessario e l'educazione dei figli sembra limitarsi a  garantire loro delle tappe formali. come la prima comunione, in cui però nessuno crede né riesce a trasferirne il significato. Chiara, la piccola figlia di Rita, guarda questo mondo di grandi e capisce tutto, nonostante i patetici tentativi dei "grandi"  di tenerla fuori e nel giorno della sua prima comunione prega   perché i suoi  genitori riescano restare uniti. Inevitabilmente questo "American Beauty "italiano si conclude in modo pessimistico mostrandoci Chiara che medita sul suo futuro:  non sa se avrà voglia di  sposarsi; unico suo auspicio è quello di potersi sentire  "madre" per sempre.

Il film è sconsigliabile per il nichilismo dei valori sia umani che familiari.

Un'ultima osservazione; nel film indiano "Monsoon Wedding" vincitore Festival di Venezia del 2001 , veniva rappresentata una famiglia borghese, nella quale non venivano certo nascoste le difficoltà della convivenza (s'inserisce perfino l'episodio di uno zio pedofilo) ma alla fine il valore della famiglia ne usciva chiaro, solare. Nel  film francese "Tanguy", il giovane protagonista non riconosce la sua donna ideale nelle fin troppo facili coetanee parigine, ma la trova finalmente nella lontana Cina. Sembra quasi che questo nostro mondo occidentale così avanzato tecnicamente ma ormai così puerile nella gestione degli affetti sembra dover ricorrere ad altre civiltà per ritrovare quei valori forti che lei stessa aveva ben radicati fino a qualche decennio fa.

Autore: Franco Olearo


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