IN BRUGES LA COSCIENZA DELL'ASSASSINO

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Titolo Originale: In Bruges
Paese: Gran Bretagna/ Belgio
Anno: 2007
Regia: Martin McDonagh
Sceneggiatura: Martin McDonagh
Produzione: Blueprint Pictures/Film Four/Focus Features/Scion Films Limited
Durata: 101'
Interpreti: olin Farrell, Brendan Gleeson, Ralph Fiennes, Clémence Poesy

Dopo che la loro ultima missione si è complicata con la morte non prevista di un bambino, Ray e Ken, due killer a pagamento londinesi, vengono allontanati dal loro capo, Harry, in modo da far calmare le acque e catapultati nella bella città medievale di Bruges, in Belgio, dove devono attendere nuovi sviluppi e nel frattempo sono invitati a “fare i turisti”. Ma mentre Ken sembra soddisfatto di dedicarsi alle visite culturali, Ray è inquieto e non riesce a smettere di pensare alla giovane vita che ha spezzato. E proprio quando l’incontro con una bella e misteriosa ragazza del luogo sembra poter dare una svolta alla sua vita, ecco giungere la telefonata di Harry. Che ha deciso di rimettere a posto le cose a modo suo, ma non ha fatto i conti con la coscienza di Ken, né con gli imprevisti che la città e i suoi abitanti metteranno sulla sua strada…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film invita lo spettatore a una interessante riflessione sulla colpa e la punizione ma mette in ombra la questione più importante (il valore assoluto della vita) e rischia di ridurre il film a un gioco surreale e tragico
Pubblico 
Maggiorenni
Diverse situazioni di tensione e violenza, linguaggio volgare, allusioni sessuali e uso di droghe.
Giudizio Artistico 
 
Un ottimo Farrell nei panni del killer tormentato dai sensi di colpa ma la violenza si trasforma in gioco di stile, la suggestività delle immagini prevale sul loro senso profondo

Martin McDonagh nasce come drammaturgo e regista teatrale (da alcuni accostato addirittura a Pinter e Mamet) e molto deve a questa formazione il suo debutto cinematografico, una pellicola che è appunto dichiaratamente “teatrale”, ma, fortunatamente, nel senso migliore del termine.

Le suggestive immagini della bella cittadina medievale di Bruges, luogo dello spirito e dell’anima che può essere di volta in volta paese da fiaba, ma anche Purgatorio e Inferno (come nei quadri fiamminghi che i due killer ammirano nei suoi musei), sono lo sfondo di azioni e situazioni che troverebbero facilmente posto su un palcoscenico, mentre lo stile di recitazione degli interpreti (in particolare l’ottimo Farrell nei panni del killer tormentato dai sensi di colpa) risulta spesso antinaturalistico, e volutamente caricato. L’intento sembra essere quello di costringere lo spettatore a cogliere la vicenda soprattutto in termini di racconto morale e metaforico, in cui non mancano situazioni volutamente grottesche a fare da contrappunto alle domande esistenziali.

La galleria bizzarra dei personaggi (dal nano attore razzista e vizioso al fornitore di armi russo, passando per la bella misteriosa che spaccia droga fino al picchiatore naziskin e al turista canadese con cui si scontra il bizzoso Ray), i loro incroci e l’attenta scansione di movimenti e situazioni suggeriscono un lavorio intellettuale che vuole nobilitare un mondo che ha qualche debito anche con l’immaginario tarantiniano di criminali filosofi dal grilletto facile.

La crisi di coscienza di Ray, così come la malinconica perdita di fiducia di Ken offrono allo spettatore una riflessione sulla colpa e la punizione che rende il film qualcosa di più e qualcosa di meglio degli ormai fin troppo diffusi divertissementda cinefili a corto di idee.

Tuttavia anche qui a tratti a prevalere è il gusto per la forma pura e semplice del racconto, che mette in ombra la questione più importante (il valore assoluto della vita, non solo quella di un bambino vittima collaterale) e rischia di ridurre il film a un gioco surreale e tragico in cui la violenza si trasforma in gioco di stile, la suggestività delle immagini prevale sul loro senso profondo e la prospettiva della morte conserva il suo giusto valore solo nella voice over del protagonista giunto alla resa dei conti.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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