CARDIOFITNESS

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Titolo Originale: CARDIOFITNESS
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Fabio Tagliavia
Sceneggiatura: Marco Ponti, Lucia Moisio, Barbara Frandino
Produzione: Carlo Degli Esposti con Giorgio Magliulo e Andrea Costantini
Durata: 82'
Interpreti: Nicoletta Romanoff, Federico Costantini, Giulia Bevilacqua, Sarah Felberbaum

La ventisettenne Stefania, aspirante scrittrice fresca di laurea, passa le sue giornate tra il telefono del call center dove lavora e lunghe sedute in palestra, che frequenta abitualmente insieme alle amiche Ilaria e Cecilia. Proprio in palestra incontra Stefano, di cui si innamora a prima vista. Grande è il suo sconcerto quando scopre che Stefano ha soltanto quindici anni…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L' ossessione per la cura del corpo, l' attenzione maniacale per l’estetica è la chiave di lettura più adeguata a una pellicola costruita interamente sulla confezione, che sembra volutamente tenersi alla larga da ogni problematicità o tentativo di scavo nell’interiorità dei personaggi. L'amore di una ventisettenne per un quindicenne
Pubblico 
Maggiorenni
Linguaggio scurrile, qualche scena sensuale. Ritratto di una gioventù senza riferimenti forti
Giudizio Artistico 
 
Un’accorta operazione commerciale, studiata per catturare due target più redditizi al box office cinematografico: i trentenni dal futuro incerto e gli adolescenti in piena tempesta sentimental-ormonale Il vero punto debole del film è la sconcertante mancanza di un “perché”, una ragazza di 27 anni debba innamorarsi di un ragazzino con la passione del baseball

Più che un film, Cardiofitness sembra un’accorta operazione commerciale, studiata per catturare contemporaneamente i due target più redditizi al box office cinematografico: i trentenni dal futuro incerto e gli adolescenti in piena tempesta sentimental-ormonale. Poco importa, poi, che la differenza tra le due categorie sia nella pellicola a malapena percettibile: anzi, non solo i due protagonisti, ma proprio tutti i personaggi della storia, dalle amiche di lei al padre di lui, sembrano avere un’età mentale non superiore ai quindici anni.

In questo clima generale di “festa delle medie” si consuma la storia d’amore impossibile (si fa per dire) tra la ventisettenne Stefania, aspirante scrittrice momentaneamente parcheggiata in un call center, e il quindicenne Stefano, viso efebico, fisico di tutto rispetto e niente più. Il luogo deputato all’incontro fatale è la palestra, dove Stefania sembra trascorrere tutte le sue (non poche) ore libere, insieme alle amiche del cuore Ilaria e Cecilia. Un trio alla Sex and the city “de’ noantri”, che passa il tempo a raccontarsi i rispettivi aneddoti sentimental-sessuali, tra una lezione di spinning, un idromassaggio rilassante e una seduta dalla manicure.

Proprio questa ossessione per la cura del corpo, questa attenzione maniacale per l’estetica e la “carrozzeria” è la chiave di lettura più adeguata a una pellicola costruita interamente sulla confezione, che sembra volutamente tenersi alla larga da ogni problematicità o tentativo di scavo nell’interiorità dei personaggi. L’amore raccontato da Cardiofitness, del resto, non ha nessuna profondità psicologica, ma è solo un rincorrere i propri ormoni, riempiendosi la bocca di sentimentalismo posticcio.

L’esca della differenza di età, su cui i produttori hanno puntato per catturare l’interesse del pubblico, ormai più che abituato a queste storie d’amore usa e getta, è in fondo solo un pretesto per esibire gli addominali tonici della Romanoff, i vestiti neo hippy che la fanno sembrare più giovane del suo “Romeo”, e una sfilza di luoghi comuni sull’amore che sembrano tratti da riviste per teen ager (“Non puoi dire che non lo ami finché non l’hai baciato”, è il consiglio delle sue amiche). Il tutto condito dalle note di vecchi successi remixati in chiave giovanilista e servito da una regia dinamica, che sfrutta dialoghi alla Cosmopolitan e un ritmo frizzante per impedire al pubblico di pensare alla totale risibilità della storia.

È sempre più difficile trovare qualcosa che costituisca un vero “ostacolo” allo sbocciare dell’amore tra due persone (soprattutto se l’amore scatta unicamente sull’attrazione fisica, legge a cui Cardiofitness non si sottrae): e anche in questo caso,  il dislivello anagrafico tra i due protagonisti non costituisce mai una vera, insormontabile barriera. Nessuno sembra davvero osteggiare questa love story, né gli scrupoli morali della protagonista (che si dissolvono prestissimo), né le prediche dell’amica più acida (che dopo aver saputo della prima notte di sesso tra i due dimentica ogni critica e abbraccia l’amica), né i genitori (è lo stesso padre di Stefano a incoraggiare Stefania a non lasciarlo, mentre la madre di Stefania si trincera dietro un’ironia che non ha alcuna pretesa di giudizio).

Se l’impedimento intorno a cui dovevano ruotare i conflitti della storia è presto aggirato, tutti gli altri spunti della sceneggiatura (il precariato, la latitanza e l’immaturità degli adulti) muoiono sul nascere, usati solo per ricreare uno sfondo “di colore” totalmente acritico.

Ma il vero punto debole del film è qualcosa di ancora più banale, e cioè la sconcertante mancanza di un “perché”, che la sceneggiatura non si dà nemmeno la pena di provare ad azzardare. Perché Stefania si innamora di Stefano? Che un teen ager si invaghisca di una trentenne in gran forma fisica è qualcosa di più immediatamente comprensibile. Ma perché una ragazza come Stefania, che certamente non ha bisogno di ulteriori regressioni all’adolescenza (come ben dimostrano la sua personalità e il suo look) dovrebbe “innamorarsi” (parola che lei usa dopo il secondo incontro con Stefano) di un ragazzino con la passione del baseball e dei graffiti, che non ha praticamente nulla da insegnarle o da farle scoprire di se stessa? E che c’entra in fondo Stefano con le sue aspirazioni di scrittrice? Ci si sarebbe aspettato perlomeno un minimo di sforzo da parte degli sceneggiatori, per giustificare un amore tanto improbabile.

Ma qualcuno deve aver pensato che non ce n’era bisogno, e che in un mondo in cui siamo tutti un po’ adolescenti in fondo ci basta provare attrazione per uno sconosciuto per proclamare, tra lacrime e isterismi, “sono innamorata”.

Autore: Franco Olearo


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