BROKEN FLOWERS

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Titolo Originale: Broken Flowers
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: Jim Jarmusch
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Produzione: Bac Films, Focus Features
Durata: 106'
Interpreti: Bill Murray, Jeffrey Wright, Sharon Stone, Francis Conroy, Jessica Lange, Tilda Swinton, Julie Delpy, Alexis Dziena

Don Johnston, ha fatto la sua fortuna con i calcolatori ed è sempre stato un dongiovanni impenitente; ora che ha superato la mezza età, la sua ultima compagna lo ha lasciato (senza troppo rammarico da parte sua) e si ritrova come inerme  a contemplare  il vuoto della sua vita. Una lettera anonima  lo informa che vent'anni prima ha avuto un figlio che e solo per l'insistenza dell' amico e vicino di casa si convince a partire per cercare quella vecchia fiamma che lo avrebbe reso padre....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'incapacità di amare del protagonista trova giustificazione in una visione fatalistica della vita
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di nudo integrale femminile
Giudizio Artistico 
 
Attenta e meticolosa costruzione dei personaggi e delle ambientazioni. Il ritmo lento del film consente di scavare nella psicologia dei personaggi

Bill Murray è ormai diventato una specialista della recitazione minimale. Un atteggiamento già presente nel suo penultimo Lost in translation,  ma qui la  mimica si è ulteriormente scarnificata: il regista indugia con lunghi primi piani sul suo volto,dal quale dobbiamo cogliere appena una ciglia alzata, mentre anche una sua breve frase sembra partorita a fatica. E' la recitazione  più idonea per denunciare disagio nei confronti del mondo che ci circonda nostro malgrado: se in Lost in translation, impersonava  un attore sul viale del tramonto stralunato da una Tokio troppo moderna, qui l'imbarazzo è quello di un "Don Giovanni in decadenza" che si trova di fronte a una notizia che rischia di scuotere  la sua apatia e che lo costringe a portare in vita sentimenti ormai sepolti 20 anni fa.

Il nostro Bill ha raggiunto l'agiatezza lavorando nel settore dei computer  ma in casa non ne ha neanche uno né ne sente la mancanza. E' l'atteggiamento sintomatico di un uomo che non ha cercato di costruire nulla nella sua vita , ma che ha ha afferrato di volta in volta ciò che  riusciva a  cogliere   (nel lavoro come  con le donne) evitando di restarne coinvolto.   I fiori recisi sono quelli che lui porta alle sue ex fiamme ma sono anche i fiori che stanno appassendo nel suo salotto per mancanza di cure. In conclusione  un personaggio alquanto antipatico, se non fosse per quell' algida autoironia  che Bill Murray riesce a conferire  al suo personaggio.

Più simpatico il vicino di casa che ha fatto delle  scelte opposte: si è sposato, ha 5 figli e tre lavori per mantenerli tutti; come se non bastasse, è appassionato di libri gialli e di Internet, secondo la logica che  chi è in grado di appassionarsi  nelle cose, finisce per avere una vita ricca di intressi.  Come purtroppo sappiamo, i personaggi positivi finiscono per essere poco fotogenici  e il regista si concentra unicamente su Bill e le sue ex donne, o meglio di come la dura corteccia del suo animo finisca per restare scalfito dalle sue occasioni perdute.  Dopo qualche istante necessario a noi spettatori per  adattarsi al ritmo lento ma preciso di Jim Jarmus, finiamo per apprezzarne il taglio dei  personaggi, la ricostruzione di ambientazioni così accurata, il dialogo sempre parco e misurato.

In una delle sequenze finali Bill parla con un ragazzo che ha incontrato vicino a casa sua: potrebbe essere il figlio che è venuto a cercarlo. Per l'unica volta nel film, Bill si appassiona, non vuole che il ragazzo scappi via senza avergli detto quella verità che ora aspetta con ansia; sembra quasi che tutta la palude degli episodi precedenti siano serviti come base per l'altorilievo di questa presa di posizione decisa, per questa sua determinazione nel  voler conoscere la verità e forse amare. .Non vogliamo rivelare il finale del film ma c'è una frase sintomatica che Bill pronuncia davanti al ragazzo: "Il passato è passato e il futuro non è ancora arrivato:quindi l'unica cosa che conti è il presente": viene il serio sospetto che l'autore veda le nostre azioni dominate da un fato oscuro e che in fondo avvalli e giustifichi la  passività del protagonista.

Autore: Franco Olearo


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