IL GIORNO E LA NOTTE

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Titolo Originale: Il giorno e la notte
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Daniele Vicari
Sceneggiatura: Andrea Cedrola, Daniele Vicari
Produzione: Kon-Tiki Film
Durata: 98
Interpreti: Isabella Ragonese e Francesco Acquaroli, Vinicio Marchioni, Elena Gigliotti,

A Roma, la radio e la televisione informano che è in atto un attacco chimico-batteriologico e tutti i romani hanno l‘obbligo di restare in casa. Ida riporta indietro la valigia che aveva preparato per raggiungere Luca, un ricercatore universitario che si trova in un agriturismo nel Veneto, con il quale ha avviato da poco una relazione. Marco sta lavorando nel suo laboratorio di falegnameria quando viene raggiunto da Marcella che ha deciso di lasciare Sergio, suo marito infedele per rifugiarsi da lui. La situazione che si crea è carica di ambiguità perché Marco è da tanto tempo innamorato di lei. Anna fa l’attrice e vive con il fidanzato Manfredi, anche lui attore ma già affermato e ciò crea in Anna un’ansiosa ricerca di affermazione. Andrea e Beatrice vivono separati in casa perché dopo la morte del figlio non hanno più trovato la serenità e l’affiatamento di un tempo….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Cinque personaggi hanno problemi sentimentali da risolvere e il dovere affrontare, tutti insieme una situazione di pericolo non sviluppa nessuna solidarietà fra loro ma rende solo più difficile la situazione che stanno affrontando
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di un nudo integrale femminile
Giudizio Artistico 
 
Tutti bravi gli attori coinvolti in problemi/conflitti di coppia, un tema che finisce per diventare predominante, venendo meno l’obiettivo di ricostruire le trasformazione che tutti abbiamo subito durante la pandemia

Il cinema non può cessare di essere un osservatorio, un momento di riflessione su ciò che è accaduto e su ciò che sta accadendo anche quando, come in questo lungo tempo di Covid 19, la sala cinematografica è stata così pesantemente penalizzata. Ecco che il regista Daniele Vicari, che si è sempre mostrato pronto a cercare di interpretare   l’attualità italiana, come aveva fatto in Diaz – Non pulire questo sanguenon si è spaventato delle difficoltà che doveva superare per girare un film in piena pandemia e ha realizzato questo Il giorno e la notte,  dove si intrecciano quattro storie che si svolgono, inevitabilmente, solo all’interno di quattro case. Cosa accade ai nostri sentimenti, se viviamo in cattività? Come ci comportiamo se non ci troviamo di fronte a chi amiamo o a chi odiamo? Daniele Vicari ha messo in piedi una sorta di laboratorio umano (ogni attore, chiuso nella sua stanza con un cellulare trasformato in telecamera, veniva diretto a distanza dal regista) che finisce per toccarci molto da vicino. Il film risulta essere soprattutto una prova attoriale perché i protagonisti sono sicuramente bravi ma anche perché, nel chiuso di una stanza, non ci sono moltealtre meraviglie della settima arte da mettere in campo. Molto brava innanzitutto Isabella Ragonese, nella sofferta situazione di vivere un amore appena nato e che adesso si può alimentare solo comunicando con un telefonino, un mezzo ben poco adatto per dire ciò che è molto difficile da dire. Marco, al contrario, si trova troppo vicino a chi non avrebbe voluto esserci, visto che Marcella è la moglie del suo migliore amico e ha deciso di passare con lui i giorni di isolamento forzato. Andrea, in piena depressione (da due mesi non va a lavorare) e sua moglie Beatrice si trovano ora a dover affrontare ciò che hanno rinviato da troppo tempo, a causa della sofferenza che creava: avere la forza di accettare ciò che è accaduto e il coraggio di dare un senso al loro futuro. I giovani Anna e Manfredi sviluppano il racconto più debole: il loro rapporto è già fragile fin dall’inizio, quasi una vicinanza conveniente solo per affinità lavorative e inevitabilmente  il loro rapporto finisce per esplodere in modi fin troppo teatrali.

E’ riuscito, Daniele Vicari,  a riprodurre l’atmosfera della pandemia, che tutti abbiamo vissuto? Naturalmente non si parla di Covid 19; non si voleva, come ha commentato il regista, che ci fossero riferimenti troppo diretti a una realtà che faceva ancora soffrire tanta gente, proprio in quei momenti ancora insicuri nei quali si realizzavano le riprese. Sono state indubbiamente ben sviluppate le relazioni di coppia, pronte a esplodere o a confermarsi di fronte a una prova così claustrofobica ma indubbiamente, rispetto al clima che abbiamo vissuto, mancano tante altre realtà che avrebbero potuto venir esplorate: mi riferisco soprattutto alla prova che hanno affrontato i  ragazzi e le ragazze, per i quali restare in casa, senza interagire con i propri compagni e compagne è stata una vera tortura. Ma anche l’alienazione del lavoro a distanza, che ha pesantemente trasformato il modo di vivere in famiglia. Alla fine, l’ipotizzare una forma di attacco terroristico è risultata una soluzione posticcia, che non fa giustizia delle trasformazioni psicologiche che tanta gente ha subito. Qualcuno ha parlato di “sindrome della grotta”: il timore di uscire dal proprio rifugio dopo tanto tempo, che si è manifestato anche nel modo con cui ancora tanti indossano ancora adesso la mascherina all’aperto nonostante  non sia più vietato.

Tutti bravi gli attori ma forse il fatto di aver insistito soprattutto sui rapporti di coppia ha fatto ricordare qualcosa di antico, come i racconti a episodi della classica commedia italiana

Autore: Franco Olearo


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