BUONGIORNO MAMMA

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Titolo Originale: Buongiorno mamma
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Giulio Manfredonia, Matteo Mandelli, Giovanni Paolucci
Sceneggiatura: Giacomo Centola, Leonardo Valenti
Durata: 6 puntate di 115'
Interpreti: Raoul Bova, Beatrice Arnera, Stella Egitto, Matteo Oscar Giuggioli, Ginevra Francesconi

La famiglia Borghi era ed è una famiglia felice: Guido è sposato con Anna e hanno quattro figli: Francesca, la più grande, Jacopo all’ultimo anno di liceo, Sole, di 16 anni e infine il piccolo Michele. Vivono in un’ampia villa che guarda il lago di Bracciano (la madre di lei, Lucrezia, è benestante) ma la loro vita ha qualcosa di speciale: Anna è sul suo letto, in coma profondo, da ormai 17 anni. Tutti a turno si prendono cura di lei, passano a salutarla quando escono o ritornano a casa, festeggiano i suoi compleanni. Si presenta alla loro casa loro Agata, un’operatrice sanitaria, per aiutarli. In realtà Agata è un’orfana che volutamente ha deciso di introdursi in casa Borghi perché deve far luce sulla misteriosa morte di sua madre, grande amica di Anna…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial trasmette un forte messaggio sul valore della vita in qualsiasi stato si trovi e lo dimostra nella “banalità” di una vita quotidiana. L’amore coniugale (quello per sempre) e gli affetti familiari ne sono il giusto corollario. Peccato che la definizione dell’amore coniugale non vada oltre un romantico sentimentalismo.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per tutti salvo per i più piccoli, nel vedere una mamma inerme nel letto e certe persone sotto gli effetti della droga
Giudizio Artistico 
 
La regia tiene bene il ritmo della suspense anche se lo stile soap-opera porta ad abbondare con frasi solenni sul senso da dare alla vita e con i tanti abbracci

Il film esprime un no netto all’eutanasia, alla morte procurata per chi sta in coma da vari anni, senza se e senza ma, senza appigli a ipotesi contrarie. In modo del tutto nuovo, non si limita a dire un no ma ci mostra come vivere quando si è detto sì alla vita che continua. Lei è sempre la moglie di Guido, la madre dei suoi quattro figli, funzione che continua ancora a esercitare: “Anna è al centro della nostra famiglia e i nostri figli hanno bisogno di lei”: dice Guido, contrastando la madre di Anna che vuol porre fine a quello che ritiene solo una sofferenza per Anna e per tutta la famiglia. Il marito, i figli e le figlie, vanno da lei quando hanno delle gravi decisioni da prendere, come facevano quando lei poteva rispondere ma lo fanno anche ora perché stando lì, al capezzale del suo letto, come in un confessionale, ne colgono ancora lo spirito. E’ sufficiente la sua presenza per far loro ricordare ancora quei in momenti nei quali ha potuto dare una giusta risposta affettuosa a tutti. L’amore alla vita, in qualunque condizione, diventa tutt’uno con l’amore che circola all’interno della famiglia Borghi. Di fronte alle figlie e ai figli che crescono, a volte papà Guido si sente impreparato e così si confessa: “temo di non farcela senza vostra madre ma se restiamo uniti, se ci diciamo la verità, allora ce la faremo tutti insieme perché si fanno in sacco di cavolate quando si dicono le bugie”. In effetti durante le sei puntate di 115 minuti a episodio, si sviluppano spesso contrasti, incomprensioni ma poi un abbraccio suggella l’unità ritrovata. Il sì alla vita si rende manifesto anche in riferimento alla vita nascente. La sedicenne Sole ha commesso una leggerezza durante un festino dove ha bevuto troppo ed è rimasta incinta. L’incertezza è tanta ma poi, ancora una volta, abbracciare la mamma per chiederle consiglio, diventa risolutivo: “Quando ho poggiato la testa sul petto della mamma, l’ho sentito battere e ho capito che batteva per me. Anche se piccolo piccolo, il suo cuore ha incominciato a battere dentro di me”.

Ovviamente le leggi dell’entertainment vanno rispettate e quanto detto finora costituisce solo lo sfondo emotivo del racconto. Puntata dopo puntata, dobbiamo capire se Agata riesce a scoprire il mistero della morte della madre, se l’ispettore che sta indagando sullo stesso delitto abbia in realtà un secondo fine, su come mai tutti i risparmi della famiglia Borghi siano stati prelevati dalla stessa Anna prima della sua malattia per un fine misterioso e infine: i quattro ragazzi Borghi sono in realtà tutti figli di Anna? Un meccanismo di sospetti e di relative rivelazioni, forse un po’ troppi ma che garantiscono l’attenzione del pubblico.

A nostro avviso ci sono tre osservazioni da fare su questo serial che resta comunque unico per il suo modo schietto e senza tentennamenti, di essere pro-vita e pro-famiglia naturale.

La prima riguarda la relazione che sussiste fra il forte amore espresso verso la vita, in qualunque forma si trovi, e l’amore coniugale. Seguiamo la storia di varie coppie in formazione (di Guido verso Anna avvenuta anni prima, della figlia Francesca verso un simpatico ragazzo). E’ lecito ritenere che un atteggiamento così convinto a favore della vita sia originato da forti personalità che hanno maturato con la mente e con il cuore, una convinta filosofia di vita che fa loro affrontare serenamente le non poche difficoltà che una tale scelta comporta. Il serial invece, in termini di amore coniugale è iper-sentimentale. Una scena risulta significativa: Anna e Guido giovani sono seduti su un prato e Guido si esprime in modo diretto: “sposami!”. Lei ha una risposta molto logica: “ma tu neanche mi conosci!”. Guido ribatte: “Non è che ci si deve conoscere per sposarsi; non basteranno cent' anni per conoscerti bene ma ci si sposa per momenti come questo:  per il sole, per l'acqua, per l' aranciata che stiamo bevendo..”. Si tratta di una risposta che fa tremare i polsi perché in questo modo si rischierebbe di cambiare partner ogni volta che ci si trova a contemplare insieme un romantico tramonto. Lo sviluppo della storia contraddirà in seguito le premesse perché il loro amore si mostrerà solido, pronto ad affrontare qualsiasi difficoltà ma stranamente tutto fa perno su di un iper-romantico sentimentalismo.

La seconda perplessità nasce dal fatto che noi conosciamo la storia vera a cui la fiction si è ispirata: quella di Nazzareno e Angela Moroni, genitori felici di cinque figlie. Quando, nel 1988, Angela, viene colta da un sonno profondo, Nazzareno, d’accordo con le figlie, decide di accudirla in casa, circondata dall’amore della sua famiglia, per 29 anni. Nazzareno, un diacono neocatecumenale, ha commentato in un’intervista, riguardo al tema dell’eutanasia: “non l’ho mai pensato un minuto in vita mia. Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Il funerale di Angela è stata una festa perché Angela non è sparita nel nulla, ha iniziato una nuova vita, una vita senza fine, una vita eterna”.

E’ sicuramente molto bello che il serial abbia espresso un forte collegamento fra l’amore per la vita e l’amore per la famiglia naturale: valori che sono naturali ancor prima che soprannaturali ma dispiace un poco che in nessun momento delle sei puntare si faccia cenno al fatto che quei valori naturali sono perfettamente in sintonia con la fede nel Dio dei cristiani.

Infine bisogna riconoscere che il gentil sesso, in questa fiction, non ci fa una bella figura (ad eccezione della generosa Anna) soprattutto in termini di capacità di badare a sé stesse e gestire la loro vita, temi su cui c’è oggi, giustamente, molta sensibilità. La sedicenne Sole, alla sua prima festa importante, dove si beve un po’ troppo, resa incinta; Anna da giovane e in seguito la figlia Francesca, non hanno le idee molto chiare su quale possa essere l’uomo della loro vita: arrivano al punto di indossare (Anna) o di comperare (Francesca) l’abito nuziale salvo poi decidere all’ultimo minuto che a loro piace un altro uomo. Il serial sorvola (meno male) su cosa abbiano provato i fidanzati traditi ma si tratta di situazioni dove viene ancora confermato che l’amore è la sensazione irrazionale di un attimo, il cuore che batte in un momento molto particolare ma non si sa bene perché.

Tutti gli attori sono nella parte ma una menzione speciale va data a Matteo Oscar Giuggioli nella parte di un Jacopo sensibile e ribelle e a Stella Egitto in quella della fidanzata tradita da Guido, metà maliarda e metà strega. Raoul Bova appare un po’ troppo melanconico e meditativo.

Autore: Franco Olearo


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