AMERICAN DREAMZ

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Titolo Originale: AMERICAN DREAMZ
Paese: Usa
Anno: 2006
Regia: Paul Weitz
Sceneggiatura: Paul Weitz
Produzione: NBC Universal Television, Depth of Field
Durata: 107'
Interpreti: Hugh Grant, Dennis Quaid, Mandy Moore, Marcia Gay Harden, Willem Dafoe, Sam Golzari

 Il presidente degli Stati Uniti (Dennis Quaid) è stato eletto per la seconda volta. Una mattina decide di restare a letto e di mettersi a leggere i giornali: si è accorto che ci sono tante notizie interessanti che non gli vengono riferite nei briefing settimanali.   Il Capo dello Staff (Willem Dafoe), è preoccupato perché il Presidente non si fa vedere in pubblico da troppo tempo e  i sondaggi sono in picchiata; decide quindi di farlo apparire come giudice al concorso per nuovi talenti  American Dreamz, la trasmissione più popolare del momento. Intanto il conduttore della trasmissione Martin Tweed (Hugh Grant) ha selezionato Sally, una ragazza dell'Ohio (Mandy Moore) molto ambiziosa e Omer (Sam Golzari), un giovane irakeno. Quest'ultimo in realtà è un terrorista che ha pianificato di darsi esplodere appena stringerà la mano al presidente....

 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'intento iniziale di Weitz è quello di mettere alla berlina la vocazione di una certa America volta a cercare di apparire più che di essere, ma alla fine lascia trasparire una forma di cinismo rassegnato
Pubblico 
Adolescenti
Atteggiamenti graffianti che virano al cinismo
Giudizio Artistico 
 
Paul Weitz mette questa volta troppa carne al fuoco; la sua satira diverte comunque anche se manca di cattiveria e di originalità

Paul Weitz ha raggiunto con relativa facilità il successo se non di critica, almeno di pubblico, con film scanzonati del tipo American Pie o più  seri come About a Boy e In Good Company. Se nei film precedenti, in modo a volte serio  a volte canzonatorio  aveva trattato il tema dell'amore e della famiglia e con In good Company aveva tratteggiato certe tendenze troppo disinvolte nel modo con cui certe aziende vengono gestite, ora con American Dreamz il nostro regista/sceneggiatore punta direttamente alla satira politica e di costume.
Sulla satira politica Weitz non scherza: il presidente degli Stati Uniti è emotivamente instabile, deve venir costantemente imbeccato dal segretario di Stato (che gli passa le battute attraverso un microapparecchio nascosto nell'orecchio) e con sua grande sorpresa si è accorto (finalmente) che  l'Irak è conteso fra curdi, sciti e sunniti: Una completa macchietta insomma.

E' Sicuramente più puntuale e mordace nel tratteggiare il mondo fatuo dei reality show: quel  loro costruire una competizione artificiale utile solo a rendere celebre tante mediocrità, quello scatenarsi del desiderio collettivo di apparire in TV a qualunque costo , non importa in che modo.   Nel film anche i terribili terroristi islamici interrompono le loro esercitazioni per sedersi sotto la tenda davanti al televisore mentre  Sally, una anonima  ragazza dell'Ohio, farebbe di tutto per diventare famosa, perfino di accettare in diretta TV la proposta di matrimonio di William, un ragazzo che non ama per il solo scopo di far aumentare l'audience.

Il personaggio meglio costruito è quello del conduttore Martin Tweed: sa far bene il suo  mestiere perché  conosce le debolezze del suo pubblico; il suo stesso cinismo a volte lo atterrisce, a volte  gli da un'ebbrezza  di un potere cui non saprebbe rinunciare.
In un dialogo a tu per tu con Sally che manifesta un certo ripensamento nell'accettare di sposare  William per il solo scopo di accattivarsi il pubblico, Martin esterna un vero manifesto dell'apparire al posto dell'essere: "penso che tutti vogliono qualcosa: William vuole te perchè ha in testa un'idea di come sei tu. Non che che gli interessi se sia la verità,  almeno  finché terrà in vita la sua illusione. Perciò credo che meriti quello che desidera".

Il film scivola via leggero e riesce a inanellare varie situazioni comicamente surreali ma ha il difetto di aver messo troppa carne al fuoco (la satira politica, il mondo della televisione, i rapporti fra l'Occidente e il mondo islamico) e di averlo fatto impiegando troppi stereotipi, senza un pizzico di originalità. E' un film intelligente ma poco graffiante. Le luci artificiali dello studio televisivo sembrano estendersi su  tutto il film rendendo fatuo l'intero contesto.

Autore: Franco Olearo


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