50 volte il primo bacio

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Titolo Originale: (50 First Dates
Paese: Usa
Anno: 2004
Regia: Peter Segal
Sceneggiatura: Peter Segal
Produzione: Drew Barrymoore, Adam Sandler
Durata: 99'
Interpreti: Drew Barrymoore, Adam Sandler

Henry Roth, che lavora in un acquario alle Hawaii, ma sogna di veleggiare per l’Alaska e studiare le abitudini dei trichechi, corteggia le turiste perché sa di non doversi impegnare. Ma poi incontra Lucy, che per un incidente ha perso la memoria a breve termine e dunque ogni giorno dimentica quello precedente. E così quella che era iniziata come una piacevole sfida (conquistare la ragazza tutti i giorni) diventa un’atipica storia d’amore capace di superare, senza cancellarlo, anche l’handicap più grave.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ognuno desidera essere felice ed essere amato e l’unico modo per esserlo davvero è affrontare ogni giorno la verità di noi stessi,
Pubblico 
Adolescenti
Per il crudo umorismo a sfondo sessuale e riferimenti alla droga
Giudizio Artistico 
 
Commedia rivolta al grande pubblico ma sviluppata con grande coerenza stilistica

“Amor omnia vincit”: questa massima virgiliana si adatta molto bene alla morale, semplice, ma toccante, di questa commedia a tratti surreale. La storia comincia come un gioco: un improbabile seduttore “da spiaggia” (il divo americano Adam Sandler, da noi meno noto, ma già protagonista l’anno scorso di Terapia d’urto), abituato a scaricare le complici turiste al termine delle vacanze settimanali, incappa nella “donna dei suoi sogni”, una che addirittura dimentica di averlo conosciuto nello spazio di una notte. Cosa c’è di meglio per un uomo che ha il terrore di impegnarsi e che vive di una sorta di utopia (abbandonare la terra ferma per una vita di ricerca sul mare dell’Alaska)?

La malattia di Lucy (un’ottima Drew Barrymoore, attualmente sugli schermi anche con il cinico Duplex) sarà pure un ottimo spunto di commedia - con i reiterati tentativi di Henry di attirare la sua attenzione ogni mattina-però rivela anche un sottofondo drammatico.

Fino all’incontro con Henry, infatti, il padre e il fratello di Lucy hanno fatto di tutto per creare attorno alla ragazza una “rete di sicurezza”che le impedisca di rendersi conto della sua situazione e così Lucy è condannata a vivere in un presente sempre identico a se stesso, che non la fa soffrire, ma nemmeno le lascia lo spazio di crescere. Lo stesso blocco, di fatto, coinvolge i suoi familiari, un padre affaticato e mortificato dal dolore e un fratello perennemente adolescente.

Sarà Henry, più o meno consapevolmente, a rompere questo circolo vizioso; e non perché lui più degli altri possa guarire Lucy, ma perché si prende il rischio di portare nella vita della donna che ama la verità, per quanto dolorosa essa possa essere.

Da quel momento in poi la vita di Lucy inizia ogni mattina con una videocassetta che rompe l’illusione della normalità, ma le dà la possibilità di vivere con autenticità le ore che le sono concesse: una vita compressa, limitata, ma pur sempre una vita.

Chi si aspettasse il classico finale hollywoodiano (paralizzati che ricominciano a camminare, ciechi guariti da miracolose operazioni), resterà stupito della coerenza con cui questa pellicola niente affatto seriosa (abbondano, specie nella parte iniziale, i riferimenti escatologici e le battute un po’ grevi) porta a compimento la parabola dei protagonisti, costringendo anche noi a fare i conti con il limite più o meno grande che può ostacolare ogni rapporto.

La curiosa malattia di Lucy (che non è nemmeno la più grave, ci dice il confronto con gli altri pazienti della clinica dove la ragazza ad un certo punto si rinchiude) vale come qualsiasi handicap, fisico o psicologico, che non deve e non può essere un ostacolo alla felicità e al compimento umano (Lucy diventerà moglie e madre, anche se a modo suo).

Nonostante una partenza che sembra preannunciare uno svolgimento più banale e superficiale (un po’ nella linea di E alla fine arriva Polly) e qualche indulgenza sul versante della volgarità e della comicità più grossolana (il personaggio della mascolina assistente di Henry, il fratello di Lucy), i personaggi di questa storia si fanno amare per la loro spontaneità e sincerità, che emerge in un contesto solo apparentemente ripetitivo.

50 volte il primo bacio (che in qualche misura ricorda un’altra geniale commedia di “ripetizione”, Ricomincio da capo) è una commedia rivolta ad un grande pubblico e forse proprio per questo, senza pretendere di fare grandi discorsi esistenziali, riesce a comunicare attraverso una storia “estrema” una semplice verità: che ognuno desidera essere felice ed essere amato e l’unico modo per esserlo davvero, pur con tutti gli ostacoli, è affrontare ogni giorno la verità di noi stessi, godendo del tempo che ci è dato per costruire qualcosa di buono.

Autore: Franco Olearo


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