AD ASTRA

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Titolo Originale: Ad Astra
Paese: USA, BRASILE, CINA
Anno: 2019
Regia: James Gra
Sceneggiatura: James Gray, Ethan Gross
Produzione: Regency Enterprises, Plan B Entertainment, Keep Your Head, RT Features, MadRiver Pictures
Durata: 124
Interpreti: Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Donald Sutherland, • Liv Tyler:

Il maggiore Roy McBridge porta un cognome importante: su padre Clifford è un famoso astronauta che si trova attualmente sul pianeta Nettuno per indagare sull’esistenza di altri esseri viventi nel sistema solare. Ma è proprio da Nettuno che stanno arrivando misteriosi picchi di energia che minacciano la vita sulla terra e Roy viene incaricato dallo Stato Maggiore di recarsi alla base sotterranea di Marte (quindi protetta dalle radiazioni) per stabilire un contatto con suo padre che si trova nello spazio da ormai sedici anni e si teme che non sia più in vita...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un figlio si pone alla ricerca di un padre che forse ha smarrito il significato del suo esistere, desideroso di riportarlo a casa
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il regista e sceneggiatore James Gray riesce a renderci la suggestione della navigazione fra i pianeti del sistema solare ma i risvolti umani della storia restano come soffocati, diluiti proprio dalla vastità degli spazi

L’apertura allo spazio infinito si riverbera nell’intimità del cuore umano. Dai tempi di 2001 Odissea nello spazio, è questo il fascino che ci hanno regalato i film che si sono proiettati in un futuro dove  l’esplorazione dello spazio è considerato un fatto compiuto ( Gravity, Interstellar, Lost in space, Sopravvissuto – The Martian,…). In questo film diretto e sceneggiato da James Gray  si alternano il nero profondo dello spazio ai primi piani di Roy (Brad Pitt) che riflette su se stesso e cerca di comprendere ciò che sente realmente in quest’avventura che dopo sedici anni lo sta riavvicinando al padre. E’ il vuoto che ha dentro di sè (sente di non sentire) che lo angoscia.ma il suo dilemma è rigorosamente gestito in solitudine perché i suoi rapporti sono solo quelli strettamente professionali con i componenti dell’equipaggio oppure sono frutto della sua memoria e rivede sua moglie, una sbiadita icona silenziosa. A rendere più acuto il suo disagio, è costretto  periodicamente sottomettersi a un check sul suo stato psicologico (evidentemente nel futuro si farà così) e ciò lo costringe a ostentare calma e sicurezza tenendo per sé tutte le sue domande senza risposta. Lo stesso rapporto con il padre è ambiguo: nutre per lui una sincera ammirazione per le sue prodezze e sa di somigliargli molto: condividono lo stesso sangue freddo nelle situazioni rischiose e la passione per l’esplorazione dello spazio. Al contempo ha un atteggiamento meno radicale: se Roy resta legato al pianeta terra e alle dolcezze che lo invitano a tornare (il ricordo della moglie), Clifford ha fatto della sua missione spaziale un credo assoluto per la quale vivere e morire. Questi nodi nel loro rapporto spingono Roy a superare ogni ostacolo (e ce ne saranno molti) per raggiungere Nettuno: è proprio nel ritrovare il padre e nel confrontarsi con lui che Roy spera di ritrovare se stesso.

Ad Astra è un film complesso e parzialmente riuscito. Ci troviamo Kubrick, Malik e il Conrad di Cuore di tenebra. Le sequenze nello spazio e all’interno delle astronavi sono molto belle e curate nei dettagli (frutto delle consulenze ricevute dalla NASA, dalla Jet Propulsion Laboratory e dalla SpaceX) ma quando poi vediamo Roy nella sua tuta spaziale, prendere una lamina divelta dall’astronave per avanzare usandola come scudo contro le pietre che formano l’anello di Saturno, non possiamo che rimpiangere il rigore delle immagini di Kubrik. Al contempo tutto il film è guidato da una voce fuori campo, espressione dei moti interiori di Roy che ricorda molto le riflessioni di The Tree of life ma in quel caso Malick aveva voluto sviluppare una meditazione dal respiro universale, dove aveva congiunto il destino di una famiglia con quello dell’intero universo. In questo Ad Astra è troppo debole il riferimento all’amore coniugale mentre il rapporto figlio-padre risulta pudicamente trattenuto non solo per il troppo tempo passato lontani ma per la difficoltà a comprendere l’atteggiamento del padre.

L’accostamento di Clifford al  Kurtz di Cuore di tenebra è più evidente e quel lungo cammino dalla Terra a Nettuno alla ricerca di un padre del quale si hanno poche notizie ma molti misteri ricorda la navigazione lungo il fiume Congo dove la scoperta di delitti e di atroci misfatti getta ancora più sospetti sul misterioso commerciante di avorio.

E’ innegabile l’alta qualità della fattura del film che ci restituisce i freddi brividi dell’esplorazione spaziale ma forse il progetto è stato troppo ambizioso e si percepisce qualcosa di inespresso, di pudicamente trattenuto.

Autore: Franco Olearo


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