IN AMORE, NIENTE REGOLE

 
Titolo Originale: Leatherheads
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: George Clooney
Sceneggiatura: Duncan Brantley, Rick Reilly
Durata: 114'
Interpreti: George Clooney, Renée Zellweger, John Krasinski, Jonathan Pryce

Nel 1925 il football americano professionale è ancora agli albori: vengono seguite più le squadre dei college universitari che quelle degli stadi. Ma Jimmy 'Dodge' ormai giocatore sulla via del tramonto ha un'idea: reclutare per la sua squadra proprio Carter, l'idolo delle partite nei college e per di più eroe della I guerra mondiale. Tutto sembra andare per il meglio quando tra loro si intromette l'intraprendente giornalista Lexie, rendendoli rivali in amore. Come se non bastasse, scopriranno presto che Lexie    è stata mandata dal suo giornale per investigare sul probabilmente falso eroismo di Carter...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Cloney idealizza un mondo che probabilmente non è mai esistito, dove anche gli avversari nello sport e nell'amore sanno apprezzarsi a vicenda
Pubblico 
Adolescenti
Le schermaglie amorose potrebbero annoiare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima ricostruzione degli anni '20, sempre simpatico Cloney; la sceneggiatura non riesce a raggiungere la brillantezza dei film a cui si vuole ispirare

George Cloney non fa mistero di amare  il ventennio '40 - '50 e i film di quell'epoca. Lo ha già dimostrato raccontando l'epoca  del macchartismo in  Good Night, e Good Luck   e la Berlino del primo dopoguerra in Intrigo a Berlino (come protagonista) in pieno stile Terzo uomo. Anche Renée Zellweger si era prestata ad operazioni nostalgia riesumando le commedie alla Doris Day anni '60 di Abbasso l'amore.

Questa volta  Cloney regista-attore ha deciso di riesumare le romantic comedy, dove lui stesso  riveste i panni che furono di Gary Grant, elegante simpaticone  e Renée quelli di Rosalind Russel intraprendente giornalista ma sempre molto femminile in La signora del venerdì-1940 . A questo è stato aggiunto, per il piacere degli sportivi americani, il ricordo, ormai rivestito di leggenda, degli albori del football americano (tema molto meno interessante per un pubblico europeo).

Lo sviluppo contemporaneo delle vicende sportive della squadra con il dinamismo delle partite sempre incerte e le vicissitudini romantiche dei protagonisti costituiscono un cocktail ormai consolidato.  L'operazione si può dire riuscita? Forse a metà. Molto bella e rigorosa l'ambientazione d'epoca e sempre simpatico perché autoironico il nostro George (per fortuna il suo personaggio dichiara di avere 43 anni; sarebbe stato imbarazzante ormai ipotizzarlo più giovane). Meno riuscita la parte della Zellweger: le sue smorfiette non riescono a ricostruire il piglio volitivo e (occorre dirlo) la seduzione che sprigionava da Rosalind Russell  in La signora del venerdì.  I meno riusciti sono proprio i battibecchi fra i due, colpa anche di una difficile traduzione, che poco hanno a che fare con i dialoghi delle commedie di  George Cukor.  In alcune situazioni, sopratutto la scazzottata al bar con tanto di pianista che suona imperterrito e l'irruzione della polizia per ricordare che siamo nel periodo proibizionista, sembra  un modo un po' calligrafico di voler riesumare  gli anni venti-trenta.

La seconda domanda è più impegnativa: che senso ha e perché rifarsi a  quel periodo e a quelle commedie? Le commedie dell'epoca graffiavano certi vizi della società che le era contemporanea, ora questo effetto si è completamente dissolto; prevale il gusto favolistico del bel tempo che fu, un rifugiarsi nel passato ora che il presente appare così sgradevole.  L'epoca era d'oro perché bastavano poche buone idee per avere successo in un mondo pieno di opportunità, perché non "c'erano regole" e si era liberi di esprimersi con spontaneità e slancio in uno sport non ancora inquinato dal dollaro, ma sopratutto perché i cattivi non esistevano: se si faceva a cazzotti fra squadre avversarie era solo per apprezzarsi meglio; se si era rivali in amore ognuno in fondo non perdeva la stima dell'altro e la schermaglia era cavalleresca. Se infine ti chiedevano  di sposarti, anche la "dura" Lexie, finiva per sciogliersi come burro al sole. Inutile dire che si tratta di un passato che non è mai esistito. Questo modo un po' melanconico di vedere la nostra vita attraverso il filtro di un sostanziale fiducia nell'umanità, proiettandola in una dimensione che non è l'oggi ma non è neanche un reale passato, è forse la vena poetica più genuina dell'opera di Cloney.

Autore: Franco Olearo


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