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Titolo Originale: Body of lies
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: William Monahan dal romanzo di David Ignatius
Produzione: Ridley Scott e Donald De Line per Scott Free Productions/De Line Pictures
Durata: 128'
Interpreti: Russell Crowe, Leonardo Di Caprio, Mark Strong

Roger Ferris, agente della CIA, dopo una difficile operazione in Iraq in cui è andato di mezzo il suo contatto locale, viene inviato ad Amman, in Giordania, sulle tracce di un pericoloso terrorista legato ad  Al Qaeda che sta dietro numerosi attentati in Europa e forse, in un futuro prossimo, negli Stati Uniti. Ferris si mette in contatto con il capo dell'Intelligence locale, Hani, un uomo duro, ma leale, che non va molto d’accordo con il superiore di Feris, Ed Hoffman. Proprio Hoffman, che crede poco alla collaborazione con i locali e considera sua unica priorità la sicurezza degli interessi Usa, rischia di far fallire il pianto ideato da Ferris per stanare il terrorista. Poi, però, gli eventi precipitano quando viene rapita Aisha, la giovane infermiera di origine iraniana che Ferris ha iniziato a frequentare...ma anche in questo caso le cose non stanno come sembrano.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una visione pessimistica di come vanno le cose in Medio Oriente, con uso spietato della tortura da entrambi i fronti, quello dei terroristi e della CIA.
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza e tortura.
Giudizio Artistico 
 
La pellicola di Scott, pur con la giusta dose di adrenalina che fa perdonare alcune lungaggini, pecca tuttavia di una certa ingenuità nel costruire il percorso dei due protagonisti

Inganni, bugie, spietate esecuzioni, ma anche un’incomprensione di fondo nei confronti dei propri nemici, i terroristi, tanto più imprendibili perché guidati da logiche troppo diverse da quelle occidentali.

Anche Ridley Scott, dopo Syriana , Rendition e, in parte, The Kingdom, decide di dire la sua sul fallimentare (?) bilancio dell’intelligence americano in Medio Oriente.

Meno complesso di Syriana (ma allo stesso modo, a tratti, didascalico), meno spettacolare di The Kingdom, l’ultimo lavoro del regista de Il Gladiatore (ma anche di Black Hawk Down) recluta Leonardo Di Caprio nel ruolo della spia tormentata dai sensi di colpa e mossa da una sorta di ingenuo idealismo (a tratti anche poco credibile), mentre regala all’ormai abituale sodale Russell Crowe il ruolo dello sgradevole Ed Hoffman, un personaggio che sembra costruito apposta per enunciare verità (?) scomode e rovinare i piani architettati dal suo stesso sottoposto non si sa se per imporre la propria visione o per reale ottusità.

Sta di fatto che a tirare le somme di questo film viene da gridare al miracolo se le nostre strade non sono ricoperte dei cadaveri delle vittime degli attentati che, e questa purtroppo è senza dubbio una realtà che va ben oltre la finzione, gli estremisti islamici mescolati ai tanti immigrati che popolano tutti i paesi d’Europa sono pronti a realizzare con poche risorse e comunicando in modo arcaico, ma efficace.

Ma chi salverà il mondo, allora, se delle spie americane ci si può fidare poco mentre i fondamentalisti continuano a spuntare come funghi sull’onda delle guerre e delle sofferenze patite dai popoli del Medio Oriente?

Sembra di capire che la speranza sia risposta nei metodi lungimiranti (ma all’occorrenza pure spicci...) dei servizi segreti giordani, guidati con mano di ferro e guanto di velluto dal signorile Hani (l’ottimo attore inglese di origine italiana Mark Strong), mise impeccabili e idee molto chiare sul modo di gestire informatori e colleghi stranieri, pretendendo sincerità e fiducia in un mondo che sembra l’antitesi di questi due valori.

La pellicola di Scott, con la giusta dose di adrenalina che fa perdonare alcune lungaggini nei tormenti esistenziali di Ferris, pecca tuttavia di una certa ingenuità nel costruire il percorso del suo protagonista, la cui “conversione” appare solo debolmente motivata (dalla morte del suo compagno iracheno e dall’incontro con l’infermiera iraniana, nonché dalla collaborazione con lo spietato ma a suo modo retto Hani), mentre la sua controparte negativa, l’odioso e ottuso Hoffman, è privo delle sfumature che avrebbero reso decisamente più interessante il racconto.

Neppure l’interessante spunto che contrappone l’idealizzazione esasperata della tecnologia come strumento di guerra (con le immagini dei satelliti dalla risoluzione così perfetta da dare l’illusione di poter controllare ogni cosa) all’efficacia di strategie molto più semplici è sfruttato fino in fondo (mentre l’uso spietato della tortura viene un po’ ingenuamente equiparato nei due fronti).

Il risultato è una narrazione che lascia delusi, solo appena virtuosamente indignati, ma con pochi strumenti in più per comprendere la sfida del terrorismo islamico con tutte le sue implicazioni morali e culturali prima ancora che spionistiche o militari.

 

Elementi problematici per la visione: numerose scene di violenza e tortura.

Autore: Franco Olearo


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