CHI E' SENZA COLPA

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Titolo Originale: The Drop
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Michaël R. Roskam
Sceneggiatura: Dennis Lehane
Produzione: CHERNIN ENTERTAINMENT, FOX SEARCHLIGHT PICTURES
Durata: 107
Interpreti: Tom Hardy, Noomi Rapace, James Gandolfini, Matthias Schoenaerts, John Ortiz

Nel quartiere di Brooklyn Bob lavora come barman nel locale del cugino Marv. Il suo unico desiderio è vivere tranquillo, facendo finta di non sapere che il bar è controllato dalla mafia che lo usa per il riciclaggio del denaro sporco. Ben presto scoprirà che non sarà possibile: suo cugino sta cercando un modo per sfuggire dal controllo della mafia, mentre il semplice fatto di aver trovato per strada un pitt bull abbandonato e averlo voluto portare a casa, costituisce per lui un potenziale rischio..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La mafia è in grado, con grande efficacia, di governare le attività sottoposte al suo dominio e di modificare le coscienze delle persone. La polizia è impotente
Pubblico 
Maggiorenni
Scene con dettagli raccapriccianti. La polizia risulta impotente contro il potere della mafia
Giudizio Artistico 
 
Il regista di origine belga Michaël R. Roskam è molto abile nello sviluppare racconti dark di sopraffazione e violenza ma la storia e i personaggi sembrano costruiti a tavolino, allo scopo di impressionare lo spettatore

Una voice-over all’inizio del film spiega che cosa è il drop. La mafia locale (nel quartiere di New York dove si svolge la vicenda, è cecena) sceglie ogni sera un bar diverso fra quelli che sono sotto il suo controllo come deposito temporaneo dei suoi “guadagni”, in modo da ridurre il rischio di una retata della polizia. La mafia costituisce un vero “governo” delle attività del quartiere: ogni persona è misurata in riferimento alla sua obbedienza o meno all’istituzione. Quasi sguardo metafisico onnipresente, la mafia sa ciò che gli altri non sanno e vede ciò che gli altri non vedono. Ogni azione delinquenziale fuori del suo dominio, è subito individuata e punita. La mafia è giusta a modo suo:. chi si mostra fedele viene premiato, chi cerca di ribellarsi viene torturato e poi ucciso.

Non si poteva iniziare a parlare delle vicende che si incrociano intorno al bar di Mav, nel nuovo film di Michaël R. Roskam, già autore di Bullhead, senza chiarire che i personaggi si muovono in un ambiente claustrofobico che limita e condiziona le loro coscienze. Lo percepisce molto bene il protagonista Bob, che pur andando ogni domenica a messa (come fa anche il detective Torres), non ha altro modo di trovare una riconciliazione fra il qui e l’aldilà se non nel concludere che ci si trova di fronte a un Dio che ci ha predestinato a un crudele destino.

Ogni personaggio è costretto a vivere due vite: quella che mostra all’esterno e quella, , gelosamente custodita, del suo reale essere.. Mav, il cugino di Bob (un bravissimo James  Gandolfini alla sua ultima interpretazione) gestisce un bar della mafia e verso di essa è formalmente rispettoso ma in realtà sta tramando per riprendere possesso di quel bar di famiglia che gli era stato sottratto. Nadia (Noomi  Rapace) sembra una donna fragile e sensibile ma anche lei ha un passato da dover dimenticare; Eric (Matthias  Schoenaerts , il protagonista di Bullheads) fa il gradasso e minaccia ma è solo uno psicopatico; il finale ci riserverà la sorpresa di conoscere chi è veramente Bob (Tom  Hardy, che abbiamo già conosciuto in Locke), che per tutto il film appare  gentile, controllato, ragionevole. Solo il mafioso-filosofo Chovka, resta sempre coerente con se stesso come è giusto che sia, espressione “rassicurante” di una autorità che deve costituire un saldo riferimento per tutti. Anche l’ispettore ispano-americano Torres (John  Ortiz ), onesto e scrupoloso, è un personaggio trasparente ma può fare ben poco perché non dispone neanche un centesimo della capacità che ha la mafia di “guardare dentro” i fatti e le persone.

Il film è carico di tensione (c’è violenza sia espressa che minacciata e un senso generale di pericolo incombente) e il regista sviluppa molto bene le relazioni interpersonali, di alleanza fra Bob e il cugino Marv, di scontro fra Bob ed Eric o di fragile intesa, fra Nadia e Bob.  La storia si sviluppa inesorabile come un meccanismo ben oliato ma forse è proprio questo il problema. Si tratta di un meccanismo realizzato molto bene ma appare costruito a tavolino, per dare allo spettatore quello stile dark che è più proprio delle graphic novel. Non ci sono messaggi particolari da percepire, né studi sociologici intorno ad ambienti corrotti: il vivere, il sopravvivere o il morire dipendono solo dall’abilità di gestire a proprio vantaggio il potere orwelliano della mafia. L’unica conclusione che si può trarre e che la mafia costituisce un potere particolarmente efficiente, capace anche di trasformare le coscienze delle persone.

Autore: Franco Olearo


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