OPERAZIONE VALCHIRIA (Claudio Siniscalchi)

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Titolo Originale: Valkyrie Regia: Bryan Singer
Paese: USA, GERMANIA
Anno: 2009
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Christofer McQuarrie
Produzione: Bryan Singer, Christopher Mcquarrie, Gilbert Adler, Nathan Alexander, Henning Molfenter, Jeffrey Wetzel, Charlie Woebcken, per United Artists, Bad hat Harry Productions, Hache Babelsberg Film
Durata: 120'
Interpreti: Tom Cruise, Kenneth Branagh, Bill Nighy, Tom Wilkinson

Il colonnello della Wermacht Claus von Stauffenberg, di nobile famiglia e cattolico bavarese, è convinto che Hitler vada fermato. Si unisce a un gruppo di cospiratori militari ma anche politici  che stanno cercano di riportare la democrazia in Germania. Dopo che il colonnello riesce a far esplodere una bomba nella sala riunioni dove si trova anche Hitler, l'operazione Valchiria sembra all'inizio avere successo ma realtà Hitler è rimasto illeso...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una bella testimonianza di resistenza alla dittatura hitleriana a cui non furono estranee le motivazioni cattoliche del protagonista
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione e violenza
Giudizio Artistico 
 
Il film è di una potenza visiva straordinaria, di una precisione storica notevole . Ottima interpretazione di Tom Cruise

«Possiamo continuare a servire la Germania o il Führer. Non possiamo più continuare a servirli entrambi» riflette all’inizio di “Operazione Valchiria” il colonnello della Wermacht Claus von Stauffenberg, interpretato da Tom Cruise. L’aristocratico soldato si trova sul fronte africano. Il sole cocente e le cannonate degli inglesi non gli hanno annebbiato i pensieri: davanti a sé vede un futuro nitido. Un futuro però disastroso per la Germania. La guerra ai suoi occhi è irrimediabilmente persa. Resta solo da salvare, nella catastrofe finale, l’onore di soldato, visto che dove arrivano le armate tedesche si macchiano di crimini orribili. E la battaglia finale non si combatterà nel deserto africano, ma a Berlino.
Mentre sta illustrando questi gravosi pensieri al comandante di una divisone, gli inglesi attaccano dal cielo, centrando la jeep sulla quale si trova Stauffenberg. Il risultato è devastante: perde interamente un braccio, un occhio e alcune dita della mano. Tornato in Germania è un altro uomo. Un sopravvissuto fortemente menomato nel fisico, ma non nelle intenzioni. Bisogna chiudere la guerra, e solo un gesto gli appare sensato: uccidere Adolf Hitler e dar vita ad un nuovo governo per trattare la pace. Parte da qui il tentativo più serio di eliminare il Führer, andato a male. Il troppo caldo fece spostare la riunione dal bunker ad una sala più grande, e la borsa contenente l’esplosivo per l’attentato fu incidentalmente allontanata dal bersaglio. È storia abbastanza nota. Molto meno nota è la successiva “operazione Valchiria”: un tentativo di occupare i punti nevralgici del potere a Berlino e bloccare gli uomini più vicini ad Hitler.
Naturalmente lo spettatore conosce l’esito finale degli eventi: Hitler sopravvive e  l’operazione fallisce. Ma poco importa, poiché “Operazione Valchiria” è un film straordinariamente avvincente. Una macchina narrativa perfetta. I congiurati potevano farcela. Tutto giocò contro di loro. In pochi attimi  passarono dall’euforia della riuscita alla disperazione del fallimento. Sapevano di rischiare grosso. Da modello di eroe del nazismo, si diventava traditori della Germania, come nel caso di Claus von Stauffenberg, morto fucilato. “Operazione Valchiria”, diretto da un giovane veterano del cinema hollywoodiano, Bryan Singer (nato nel 1965), regista de “I soliti sospetti” (1995), “L’allievo” (1998), “X-Man” (2000) e “X-Man II” (2002) e “Superman Returns” (2005), si regge tutto su Tom Cruise. Le innumerevoli polemiche suscitate dopo l’uscita tedesca del film, come la denuncia di minacce ricevute da parte dell’attore per la sua appartenenza a Scientology, con “Operazione Valchiria” non c’entrano nulla. Il film è di una potenza visiva straordinaria, di una precisione storica notevole (non tanto nei dettagli, ma nella ricostruzione degli atteggiamenti  mentali dell’epoca) e di una grande tensione emotiva. L’enfasi, quasi sempre scontata in film del genere, è debolissima.
La storiografia ufficiale ha deliberatamente offuscato il coraggio degli attentatori ritenuti, a partire dal giudizio sferzante di Wiston Churchill, una cricca di astuti militari desiderosi di liberarsi del passato nazista. Nella stragrande maggioranza avevano invece  motivazioni realistiche. Volevano evitare alla Germania l’immane tragedia che gli sarebbe toccata. Alcuni cospirarono contro Hitler per calcolo, altri per vanità personale o per desiderio del potere. Claus von Stauffenberg lo fece anche per motivazioni religiose, essendo un cattolico convinto. Particolare non secondario, poiché nell’immaginario collettivo contemporaneo, ripetuto all’infinito dai mezzi di comunicazione, la connivenza  con i nazisti della Chiesa cattolica nel suo insieme, dai pontefici ai singoli fedeli, è un elemento dato sempre per scontato. Invece non è scontato per nulla. Anzi, film come “Operazione Valchiria” dimostrano l’esatto contrario. I cattolici tedeschi furono molto meno appiattiti sul nazismo dei luterani, che addirittura diedero vita ad una Chiesa nazionale (e nazionalsocialista) e crearono nel 1939 un Istituto teologico, con sede a Jena, per depurare le tracce giudaiche nella vita religiosa tedesca, il cui compito finale fu la pubblicazione di una versione (manipolata) del Nuovo Testamento per far emergere con chiarezza la figura del “Gesù ariano”.  Davanti al plotone d’esecuzione il conte Claus von Stauffenberg prima di essere abbattuto grida: «Viva la Santa Germania». Ormai era troppo tardi e l’Apocalisse non si poteva più fermare.  

Autore: Claudio Siniscalchi


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