QUESTI SONO I 40

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Titolo Originale: This is 40
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Judd Apatow
Sceneggiatura: Judd Apatow
Produzione: APATOW PRODUCTIONS, FORTY PRODUCTIONS
Durata: 134
Interpreti: Paul Rudd, Leslie Mann, John Lithgow, Megan Fox, Albert Brooks, Maude Apatow, Iris Apatow

Pete e Debbie sono sposati, hanno due simpatiche figlie adolescenti, vivono in una bella casa in un quartiere residenziale di Los Angeles ma il loro affari non stanno andando bene e, quel che è peggio, stanno per compiere quarant’anni. Per entrambi sembra un punto di svolta: Debbie ha deciso che tutta la famiglia deve vivere una vita più sana (cibi senza condimento) e più austera (niente iPhon, iPad, iPod, Wifi..); Pete dovrebbe smettere di fare il bambino mai cresciuto e prendersi delle responsabilità sul lavoro; alla fine la domanda cuciale sarà: ci amiamo ancora come una volta?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questa volta a fatica diamo una freccia positiva perché a dispetto di una comicità basata pesantemente e continuamente su allusioni sessuali, i film è una ottimo elogio all’amore coniugale
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio continuo. Comicità basata su pesanti allusioni sessuali. Uso di stupefacenti. Nudità parziali o intraviste
Giudizio Artistico 
 
Il regista-sceneggiatore Judd Apatow ha i sui punti di forza nei dialoghi vivaci, spiritosi e nella guida degli attori. Tutti bravi sia i protagonisti che i comprimari. Ottima Leslie Mann

I film di Judd Apatow fanno venire molta rabbia perché  si finisce per  odiarli ed amarli allo stesso tempo. Come era già accaduto in Molto incinta, anche questa commedia del regista-sceneggiatore avanza attraverso  una rigogliosa serie di battute incentrate (solo verbalmente, si intense) su una sessualità molto esplicita che sfocia nella coprolalia e a questa si aggiungono bambinesche battute su varie funzioni corporali. Nonostante la prevalenza ingombrante di questa tematica il film, in più di due ore, riesce, con  ritmo sostenuto a trabordare ironicamente sui serial Tv (amore appassionato per Lost, disprezzo per Mad Men), sugli ebrei, sul mito del Viagra, sull’influenza perniciosa degli psicologi, sui genitori anziani che alla loro età si prendono una seconda moglie e si debbono trastullare tre bambini gemelli avuti con la fecondazione artificiale. Judd Apatow è una versione più volgare di Woodi Allen ma è ugualmente arguto (in effetti entrambi sono di origine ebrea ed entrambi sembrano ispirarsi all’umorismo yiddish).

Superato l’ostacolo della forma, il messaggio è interessante e positivo. Il film è uno dei pochi  disponibili oggi sull’amore coniugale e lo descrive molto bene. Il tema del film non riguarda il primo incontro e l’innamoramento, la trama non si appoggia sui soliti triangoli amorosi, ma ci troviamo di fronte una coppia di mezza età, già con due figlie adolescenti, dove lui e lei sono molto diversi (lei è più propositiva e decisionista, lui è un bambinone inconcludente come era già accaduto in Molto incinta), con tante debolezze, sempre pronti a discutere e a confrontarsi animatamente su tutto. Ma poi, ogni volta che sembrano stiano per raggiungere il punto di non ritorno, scoprono che non possono fare a meno l’uno dell’altra: basta un week end passato insieme, lui e lei da soli e l’intesa si riconferma pienamente. Il confronto continuo è l’anima della loro relazione: se una giusta critica dell’altro all’inizio urta, sanno anche riconoscere subito dopo di aver sbagliato  e sono pronti a chiedersi reciprocamente perdono. Il film semba volerci dire che un rapporto che non si adagia sulla rassegnata accondiscendenza ai difetti dell’altro è molto più costruttivo e profondo. “Noi non siamo soci in affari, non siamo come fratello e sorella” esclama lei in un momento di crisi: Debbie pretende qualcosa di più e di esclusivo. La risposta si avrà nella sequenza finale, per la quale non riveliamo i dettagli ma quando Pete manifesta i tanti motivi profondi che hanno per stare insieme, conclude semplicemente: “perché sei mia moglie”.

Il film sembra avere molti spunti autobiografici ricavati dalla vita matrimoniale di Apatow (le figlie del protagonista sono realmente le figlie del regista e Leslie Mann è sua moglie e madre delle ragazze) e lo si vede dalla ricchezza con cui vengono tratteggiati i due protagonisti, complessi e contraddittori come si è in realtà: Debbie è tenera con i suoi figli ma sa essere inflessibile quando si costruisce un ideale di famiglia perfetta; disposta a fare lei in primo passo verso un padre che non vede da sette anni ma acida e vendicativa verso un tredicenne che ha osato parlar male di sua figlia su Facebook.  Anche Pete non è da meno e se è incapace di smettere di dare dei soldi per il sostentamento di suo padre nonostante i suoi affari vadano male, ogni tanto si immagina di riuscire ad uccidere la moglie perché sa che è lei che guida la famiglia.

Il film avanza in modo piacevolmente disordinato  privilegiando la parola sull’azione ed è proprio nei dialoghi che Apatow esprime tutto se stesso in questo film che è al momento il migliore della sua carriera. 

Autore: Franco Olearo


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