HUGO CABRET

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Titolo Originale: The Invention of Hugo Cabret
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: John Logan dal romanzo The Invention of Hugo Cabret di Brian Selznick
Produzione: GKFILMS, INFINITUM NIHIL
Durata: 125
Interpreti: Asa Butterfield, Ben Kingsley, Sasha Baron Coen, Jude Law, Chloë Grace Moretz, Emily Mortimer

Dopo la morte del padre orologiaio, il piccolo Hugo Cabret vive nascosto tra passaggi e stanze segrete di una delle grandi stazioni di Parigi, occupandosi dei molti orologi dell’edificio. Un giorno la sua strada si incrocia con quella di un anziano venditore di giocattoli meccanici; quello che Hugo ancora non sa è che si tratta del dimenticato maestro del cinema delle origini Georges Méliès. Mosso dalla volontà di svelare un mistero lasciato da suo padre, Hugo finirà per riportare alla vita il vecchio maestro e i suoi capolavori…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Dal dolore, profondo, sincero, straziante come solo quello di un bambino che ha perso tutto può provare, da quel dolore può sbocciare la domanda più vera sul senso della propria vita e sul proprio compito.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Per Scorsese questo film è stata l'occasione per rimettersi in gioco nel proprio modo di raccontare, cambiando genere e tipo di personaggi, e dimostrando proprio in questo una vitalità e un genio che il pubblico come i critici hanno premiato.

 Dal dolore, profondo, sincero, straziante come solo quello di un bambino che ha perso tutto può provare, da quel dolore può sbocciare la domanda più vera sul senso della propria vita e sul proprio compito.

È questo il cuore dell’ultimo capolavoro di Martin Scorsese, apparentemente così diverso dal resto della sua cinematografia, ma in realtà intessuto della storia e delle passioni del regista italoamericano.

Girato in un 3D che non è solo una tecnica (per quanto ben usata e per una volta davvero funzionale al racconto), ma anche il modo di riportare lo spettatore all’emozione potente degli albori del cinema che qui è omaggiato nella figura di Georges Méliès, Hugo  è un racconto sul potere del sogno, della speranza e dell’amore.

Un amore che in qualche misura, attraverso meccanismi, immagini, fotogrammi e invenzioni, tiene attaccato il giovane protagonista al padre defunto. La vocazione a riparare ciò che è rotto (sia esso un orologio, un automa, o il cuore di un vecchio artista dimenticato) è ciò che riscalda la difficile vita quotidiana di un giovane eroe che, nonostante tutto, non ha perso la voglia di guardare il mondo con stupore e curiosità.

La stessa curiosità con cui Scorsese esplora il mondo della stazione ferroviaria (in una continua e immaginifica citazione dei film dell’epoca del muto, ma anche di tanta letteratura europea) e i suoi “abitanti”, legati da mille fragili relazioni in perenne evoluzione.

Si potrebbe obiettare che, soprattutto nella prima parte, il racconto si perde talvolta in troppe seppur interessanti digressioni, e che forse nella seconda metà della pellicola lo sbilanciamento a favore della vicenda sfortunata di Méliès sembra ridimensionare troppo quella di Hugo. Resta il fatto che questo straordinario omaggio a un mondo e un modo di fare cinema che era il trionfo della fantasia (prima e oltre la tecnica che ne è il mezzo di realizzazione) è evidentemente un fatto molto personale per Scorsese, autore di documentari sulla storia del cinema e da anni impegnato nel recupero delle pellicole storiche.  Pellicole che qui rivivono sul grande schermo in una straordinaria e apparentemente impossibile integrazione con il più moderno dei sistemi visivi, il 3D.

Così mentre Scorsese ci ricorda che la cosa più importante (per un orfano come Hugo, ma allo stesso modo per ciascuno di noi) è scoprire il proprio posto e il proprio compito nel mondo, viene da pensare che per il regista questa sia stata l’occasione per rimettersi in gioco nel proprio modo di raccontare, cambiando genere e tipo di personaggi, e dimostrando proprio in questo una vitalità e un genio che il pubblico come i critici hanno premiato.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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