C'E' CHI DICE NO

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Titolo Originale: C'E' CHI DICE NO
Paese: ITALIA
Anno: 2010
Regia: Giambattista Avellino
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci, Giambattista Avellino
Produzione: CATTLEYA
Durata: 95
Interpreti: Luca Argentero, Paola Cortellesi, Paolo Ruffini, Giorgio Albertazzi

Max, giornalista precario di un quotidiano di Firenze, sogna da 8 anni un'assunzione definitiva ma è scavalcato dalla figlia di un potente dell'editoria; Irma è dottoressa che lavora grazie a una borsa di studio ma quando si affaccia la possibilità concreta di un lavoro stabile viene scavalcata dalla convivente del primario; Samuele, che da anni fa l'assistente universitario, viene scavalcato al concorso da ricercatore dal marito della figlia del Rettore di facoltà. I tre, che si incontrano a una cena di ex compagni di scuola, decidono di organizzare una tremenda vendetta: renderanno la vita difficile ai tre raccomandati finché loro stessi non decideranno di andarsene...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
<p>Il film denuncia ridendo ma con forte senso civico certe&quot;malattie etiche&quot; della nostra societ&agrave; ma mostra anche il progresso interiore dei tre protagonisti che scoprono la bellezza di un comportamento corretto onesto</p>
Pubblico 
Adolescenti
<p>Frequente turpiloquio</p>
Giudizio Artistico 
 
<p>Sceneggiatura e regia sono di buona fattura anche non sempre riescono ad evitare di scivolare nella denuncia detta pi&ugrave; che mostrata</p>

Film recenti come Generazione mille euro, Tutta la vita davanti, Riprendimi hanno portato alla ribalta degli schermi il doppio precariato dei giovani, quello lavorativo e quello sentimentale. Il loro vivere un'esistenza resa fragile dall'insicurezza sul domani spesso affievolisce lo slancio dei loro sentimenti.

Ora questo film si sofferma su un'altra piaga, non inferiore alla prima: la raccomandazione che porta avanti i figli di papà o più chiaramente, come viene definito, il “furto del merito”.

Il film, che può contare sulla regia di Giambattista Avellino (Il 7 e l'8, La matassa) e la sceneggiatura di Fabio Bonifacci (Si può fare, Lezioni di cioccolato, Oggi sposi) colpisce nel segno e in contrasto con la modesta produzione corrente che vorrebbe richiamarsi alla commedia all'italiana, C'è chi dice no riesce proprio a far ridere facendo riflettere: peculiarità di una lunga serie di film che avevano visto Sordi, Tognazzi e Gassman come protagonisti.

 

Luca Argentero, Paola Cortellesi e Paolo Ruffini sono tre laureati continuamente scavalcati, nella ricerca del posto fisso, da qualcuno che è stato raccomandato. Quale idea migliore, pensano i tre, per non subire più passivamente tale sopruso, che “convincere” (con molestie e piccole vendette) i raccomandati a lasciare quel posto così immeritatamente conquistato?
Questo primo tempo sarebbe la parte più delicata del film (non si limitano a fare burle come altri tre amici toscani come loro in contemporanea nelle sale, ma incendiano anche le macchine) se il racconto non fosse trattato con ironia surreale. Per loro fortuna i molestati sono tutt'altro che angioletti e basta quel minimo di destabilizzazione nelle loro vite prodotto dal terribile trio per far affiorare magagne ben più gravi.

L'idea di per sé è non è originale (in un film del 1977- Non rubare se non strettamente necessario Jane Fonda e George Segal operavano un furto nella cassaforte dell'azienda che li aveva ingiustamente licenziati: si trattava di soldi in nero e nessuno li avrebbe denunciati..) ma il film allarga il campo ad altre denunce e affonda il coltello anche sui ricavi illeciti ottenuti nel settore medico e sulla preparazione di “articoli pilotati” nel mondo della stampa, satira di un mondo che ha ormai perso i propri riferimenti etici.

L'impegno civile del film, anche se costituisce la nota dominante, lascia il giusto spazio alle sviluppo della storia umana dei tre protagonisti e al loro influenzarsi a vicenda.

Se il più timido acquista coraggio, se gli altri due ritrovano il vero amore, c'è una lezione morale anche per loro: il confine fra il raccomandato e la vittima è molto labile e le parti si possono invertire appena si presenta l'occasione giusta.

Non vogliamo rivelare il finale ma il momento più appassionante è quando la battaglia da esterna si trasforma in interna: i tre smettono di operare di nascosto, esternano fieramente la loro ribellione ai soprusi, incuranti delle possibili conseguenze. Anche se le cose non andranno come avrebbero sperato, provano la gioia intima di aver detto ciò che era giusto dire , senza secondi fini né manovre occulte troppo simili a quelle dei loro antagonisti e sentono ” una strana, misteriosa soddisfazione”.

Purtroppo il film si allinea a un vezzo molto diffuso nell'ultima produzione cinematografica: quello di impiegare un turpiloquio continuo.

 

Autore: Franco Olearo


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