AMICI MIEI - COME TUTTO EBBE INIZIO

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Titolo Originale: AMICI MIEI - COME TUTTO EBBE INIZIO
Paese: ITALIA
Anno: 2011
Regia: Neri Parenti
Sceneggiatura: Piero De Bernardi, Tullio Pinelli, Neri Parenti, Fausto Brizzi e Marco Martani
Produzione: Aurelio e Luigi Delaurentiis Jr. per Filmauro
Durata: 108
Interpreti: Christian De Sica, Michele Placido, Giorgio Panariello, Massimo Ghini, Paolo Hendel, Massimo Ceccherini

Firenze del ‘400. Un notabile, un aristocratico, un padre di famiglia, un oste e un medico ingannano il tempo organizzando burle. Così, capita che le monache del convento trovino nella culla, al posto d’un orfanello, un nano di spiccata virilità, e che il figlio adolescente di uno dei cinque mattacchioni sia spedito a bottega da quello che si sa esser “buco”, cioè “sodomita”… Tutto per fugare il pensiero della morte, come faranno secoli dopo gli Amici Miei di Monicelli.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le burle sono caratterizzate da volgarità simil-boccaccesche
Pubblico 
Adolescenti
Turpiloquio, volgarità, scene di sesso
Giudizio Artistico 
 
Come tutto ebbe inizio è un cinepanettone un po’ più pensato del solito perché, senza venir meno alle sue scarse prerogative, ha l’intento di omaggiare un classico. Operazione riuscita? No, perché si ride poco. Un prodotto senza pretese, con scurrilità e volgarità.

Il cinepanettone è come la gramigna: cresce dappertutto, anche alla corte dei Medici. Un po’ come un virus mutante che non conosce frontiere. Non di spazio: Natale in India, sul Nilo, in Sudafrica… Non di tempo: all’uscita sotto l’albero si aggiunge adesso quella primaverile (e il Rinascimento!). Questo il messaggio (preoccupante?) di un film che mantiene le promesse. Nel senso: visti gli ingredienti (casa di produzione, regia e attori) nessuno può aver davvero creduto possibile che il prequel fosse confrontabile con il film del 1975, con “il capitolo finale della commedia all’italiana”.

L’inchiostro versato per dire l’abissale distanza tra le due pellicole nasce dal gusto di ricordare l’originale, un film che ha fatto epoca inventando l’archetipo dei cinque amici in là con gli anni che reagiscono alla gioventù perduta sublimando la disperazione in “zingarate”, scherzi pregni di cinismo. E’ d’altra parte un merito degli autori del prequel: hanno avuto l’idea giusta per solleticare pubblico senza pretese e stampa (lo sceneggiatore Brizzi dichiara di cercare prima di tutto un buon titolo, che attragga gli spettatori, e solo di conseguenza la storia da metterci sotto).

Come tutto ebbe inizioè un cinepanettone un po’ più pensato del solito perché, senza venir meno alle sue scarse prerogative, ha l’intento di omaggiare un classico. Operazione riuscita? No, perché si ride poco. Al termine delle burle la risata è ancora in pancia che aspetta un buon motivo per farsi sentire. Spesso si ha la fastidiosa impressione che i protagonisti stiano provando a convincerti che devi ridere. Ci si sente tirati per la camicia dai continui piani stretti sui personaggi che si guardano complici prima dello scherzo e che, al suo termine, se ne compiacciono ilari, puntando al contagio emotivo dello spettatore.

Solo qualche spunto è buono: il coinvolgimento di Lorenzo de’ Medici nell’ultima zingarata, e la chiusura sull’invenzione della prima “supercazzola” (ma il personaggio di Ceccherini a far da vittima serve male allo scopo: è un grullo, e perciò la verve iconoclastica del nonsense turpiloquente che fu del Mascetti va a vuoto).

Valgono dunque a monito per il futuro le parole del Perozzi, dal primo Amici Miei: “Il bello della zingarata è proprio questo: la libertà, l’estro, il desiderio… Nasce quando nasce e, quando non c’è più, è inutile insistere: non c’è più”. 

Autore: Paolo Braga


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