DOGMAN

Titolo Originale: Dogman
Paese: Italia, Francia
Anno: 2018
Regia: Matteo Garrone
Sceneggiatura: Ugo Chiti, Massimo Gaudioso, Matteo Garrone
Produzione: RCHIMEDE FILM, LE PACTE, CON RAI CINEMA
Durata: 102
Interpreti: Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Adamo Dionisi

In uno squallido quartiere periferico posto davanti al mare, vive una piccola comunità che si raccoglie intorno all’unico bar, nei fine settimana si sfida in una partita di calcio e non disdegna arrotondare i propri guadagni con lavoretti sporchi. . Fra loro c’è Marcello, un uomo minuto e gentile che sa farsi amare da tutti e che vive di due passioni: i cani che accudisce nel suo negozio di toelettatura e sua figlia Sofia, con la quale riesce a trascorrere alcuni weekend (Marcello è separato) condividendo con lei la passione per le immersioni subacquee. L’unico elemento di disturbo di questa comunità è Simone, un ex pugile, che sfrutta la sua forza fisica per imporre a tutti continui prestiti, che non restituirà mai, per continuare ad alimentare la sua dipendenza dalla droga. Marcello ha nei suoi confronti un atteggiamento prudente. Cerca di non contrarialo acconsentendo alle sue richieste e quando l’energumeno sta per arrabbiarsi, l’unica soluzione è distrarlo dandogli un po’ di polverina bianca.....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
E’ quasi difficile inquadrare il film in categorie morali perché si tratta di un racconto di lotta per la pura sopravvivenza dove vige solo la legge del taglione. Il perdono, la convivenza pacifica sono fuori contesto.
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza. Uso frequente di droga. In Italia: VM14
Giudizio Artistico 
 
Matteo Garrone realizza un opera potente e compatta che racconta ciò che l’autore vuole esprimere: una storia cupa di forza bruta e di istinti primordiali. Premio a Marcello Fonte come miglior attore protagonista al 71mo Festival di Cannes.

Matteo Garrone delimita da subito lo spazio del dramma: il mare, un gruppo di negozi che si susseguono lungo la stessa strada: il negozio per cani, il compro-oro, il bar, il locale notturno. Anche i principali protagonisti del racconto ci vengono presentati tutti subito, riuniti a chicchierare intorno ai tavoli del bar. Da quel momento la storia si sviluppa intorno ai questi pochi elementi, conferendo al racconto una solida, prodigiosa compattezza. A questo occorre aggiungere i colori ferrosi della stupenda fotografia di Nicolaj Bruel che sottolineano il degrado urbano in cui si svolge la storia. 
La costruzione di un mondo chiuso in se stesso (ad eccezione di alcune brevi sequenze in un carcere) lascia spazio a interpretare ciò che accade secondo molteplici prospettive: ciò che viene narrato potrebbe esssere assimilabile a un racconto di fantascienza e quel paesino potrebbe esser localizzato anche in un altro pianeta. E’ vero che il regista si è ispirato a un fatto di cronaca nera realmente accaduto alla Magliana trent’anni fa, ma ciò ha ben poche conseguenze, perché Garrone trascende completamente il materiale originario costruendo categorie generali e conflitti universali. Come si può classificare ad esempio Simone, l’antagonista di Marcello, così brutale nell’imporre agli altri sempre ciò che vuole e sempre pronto, quando non viene ascoltato, a imporsi con la potenza dei suoi pugni? Non ha mai dubbi, non cambia mai idea e più che un essere umano può esser meglio assimilato a una cieca forza della natura.  E’ questo il problema che Marcello si trova a fronteggiare: non un antagonista ma un elemento che irrompe come un tempesta a distruggere i suoi piccoli angoli di paradiso (il rapporto con suoi i cani, con la figlia, con il resto di quella piccola comunità) fino a imporgli, con le minacce e la forza, di violare la fiducia che gli altri hanno sempre riposto in lui. Marcello sa che per compensare la sua fragilità fisica ed emotiva deve vivere di compromessi e noi assistiamo, all’inizio del film, a uno strano rapporto fra il piccolo e il grosso, un forma  di vita in simbiosi parassitaria come succede spesso fra le specie animali. E quando Marcello deciderà di ribellarsi usando l’unica arma di cui dispone, la furbizia, per portare a compimento l’atroce omicidio del gigante, ecco che anche lui diventa espressione di un’altra forza bruta, magari più sottile, ma che non mostra alcuna pietà che possa consentirci di assimilarlo a un comportamento umano. 
E’ questo l’universo che Garrone ha costruito, un pianeta dove non possiamo dire che esistono degli esseri umami, ma quasi delle forse naturali oppure animali, simboleggiate dal primo piano del ringhio minaccioso di un molossoide rivolto allo spettatore, all’inizio del film.

Gli attori sono tutti bravi ma in particolare è giusto citare, oltre a Marcello Forte, vincitore al 71mo Festival di Cannes come migliore protagonista, anche Edoardo Pesce (pesantemente modificato nel fisico) che riesce a trasmetterci il timore della sua prepotente forza fisica.

Autore: Franco Olearo


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