GGG- IL GRANDE GIGANTE GENTILE

Titolo Originale: The Big Friendly Giant
Paese: GRAN BRETAGNA, USA
Anno: 2016
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Melissa Mathison
Produzione: AMBLIN ENTERTAINMENT, DREAMWORKS SKG, WALDEN MEDIA
Durata: 115
Interpreti: Mark Rylance, Ruby Barnhill, Penelope Wilton

Sophie è una bambina che vive in un orfanatrofio di Londra. Soffre di insonnia e una notte scorge dalla finestra un uomo altissimo che attraversa silenziosamente la strada. Il gigante si accorge di essere stato scoperto e porta la bambina nella sua tana. Dopo i primi, comprensibili, timori, Sophie comprende che si tratta di un gigante buono che svolge un particolarissimo lavoro: immettere nei piccoli e nei grandi che dormono i sogni da lui stesso confezionati. Ora questo gigante gentile, chiamato dalla bambina GGG, ha un problema: nascondere Sophie dagli sguardi degli altri nove giganti che abitano l’isola: sono carnivori e non esiterebbero a fare della bambina un solo boccone… 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’amicizia e la solidarietà fra due persone a modo loro sole; la generosità della regina che mette subito a disposizione le risorse del regno per proteggere la bambina e il gigante buono
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Eccezionale realismo delle immagini in CG, abbinata all’estetica, molto curata di ogi singola inquadratura. Qualche eccesso di parole e la ripetizione di situazioni che non riescono più a stupire

La mano di un grande regista si percepisce sempre. Lo si vede nella cura con cui vengono impostate tutte le sequenze, nello stupore di immagini che riproducono un  mondo di fantasia ma anche nella perfetta armonia dei chiari e dei scuri di una Londra notturna, simile, nella cura dei dettagli a un’altra grande città ritratta da un altro grande regista: la Parigi realizzata da Martin Scorsese in Hugo Cabret.  La perfezione della tecnica della performance capture che rendono il Gigante Gentile assolutamente credibile (grazie anche alla recitazione sensibile di Mark Rylance, già visto come protagonista nel precedente film di Spielberg: Il ponte delle spie). Eppure qui Spielberg non è più lo Spielberg che conosciamo: quell’abilissimo misuratore dei tempi del racconto, capace di stupire, emozionare al momento giusto.

Forse condizionato dall’impegno di restare aderente all’autore del libro da cui è tratto il film (si tratta di Roald Dahl, autore di opere famose come La Fabbrica di cioccolato, I Gremlin, Matilda, considerato uno dei più importanti scrittori per ragazzi del secolo scorso), il regista sviluppa la storia con ritmo tranquillo e trattenuto, quasi a rassicurare lo spettatore più piccolo che nulla di violentemente imprevisto o di drammatico potrà accadere. Il film gioca all’inizio sui timori che possono scaturire dall’ambiguità del comportamento del gigante rispetto alla bambina, ma quando si viene presto a scoprire che GGG è assolutamente innocuo e per di più vegetariano, le incursioni del giganti carnivori nella sua casa (situazione ripetuta due volte) non destano preoccupazione più di tanto perché sono troppo stupidi. Anche la seconda parte del film, che ha il suo baricentro nel pranzo di GGG e della piccola Sophie con la regina, gioca troppo sulle conseguenze delle dimensioni e delle consuetudini alimentari del gigante, quando ormai lo spettatore non le considera più delle novità.

Pur con questi difetti, il film ha pieno successo nel disegnare il rapporto fra i due protagonisti. Non certo nuovo a raccontare storie di ragazzi, Spielberg aveva già espresso la solitudine di E.T. – L’estraterrestre o di Jim, alla disperata ricerca dei suoi genitori in L’impero del sole; ora nell’orfana Sophie e in GGG, campione unico della sua specie, la malinconia della solitudine traspare e impernia di se tutto il film. Due esseri così diversi riescono, in un paio di sequenze, a parlarsi a cuore aperto e a rinsaldare progressivamente la loro amicizia. In un contesto così rassicurante non poteva che risultare assolutamente positiva la figura della Regina d’Inghilterra, una simpatica signora che non ha timore di incontrare un gigante, preoccupata solo che altri bambini non si facciano male.

Alla fine resta incerta la destinazione di questo lavoro: per dei ragazzi che vorrebbero soprattutto ridere o spaventarsi o stupirsi, il film ha pochi momenti di ilarità, le figure dei giganti sono più buffe che spaventose, ma soprattutto manca la magia di E.T. – L’extraterrestre.  Per i grandi resta comunque da ammirare, grazie alla perfetta confezione di tante immagini fantasiose, l’inesauribile potere incantatore del cinema.

 

Autore: Franco Olearo


Share |