HEART OF THE SEA / LE ORIGINI DI MOBY DICK

Titolo Originale: In the Heart of the Sea
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Charles Leavitt
Produzione: COTT PRODUCTIONS-ENELMAR PRODUCTIONS A.I.E., IN CO-PRODUZIONE CON ROTH FILMS, SPRING CREEK, IMAGINE ENTERTAINMENT PRODUCTION
Durata: 121
Interpreti: Chris Hemsworth, Cillian Murphy, Ben Whishaw, Tom Holland (II)

Inverno 1820, New England. La nave baleniera Essex viene assalita da qualcosa di incredibile: una balena di dimensioni gigantesche, dominata da un senso quasi umano di vendetta. L'episodio diventa fonte di ispirazione per il celebre romanzo "Moby Dick" di Herman Melville. Nel libro, però, solo parte della storia è stata raccontata: all'indomani del drammatico evento, infatti, l'equipaggio superstite della nave viene spinto oltre i propri limiti e costretto a compiere una incredibile impresa per sopravvivere: sfidando le tempeste, la fame, il panico e la disperazione, il capitano della nave cercherà di ritrovare la rotta in mare aperto. E mentre la caccia alla balena continua, gli uomini a bordo si troveranno costretti a mettere in discussione le loro convinzioni più profonde e a riflettere sui propri valori morali.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film difende con chiarezza valori morali come il coraggio, l’onestà, l’amicizia, la sincerità, la solidarietà; mentre condanna disvalori e vizi come il carrierismo, il classismo e l’avidità, incarnati dagli impresari delle navi baleniere e anche in parte dai balenieri imbarcati (che però la furia di Moby Dick induce al ravvedimento), troppo sensibili ai profitti economici.
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena impressionante, con riferimenti verbali all’antropofagia
Giudizio Artistico 
 
In questo film il difetto maggiore sono le scene patinate, le immagini e le soluzioni prevedibili e convenzionali

L’ultimo film di Ron Howard (che stranamente uscirà prima in Italia, il 3 dicembre, e poi negli Usa, l’11) porta il simpatico ”roscetto” di Happy days e la sua troupe – e in certo senso pure il suo pubblico, ovviamente – a solcare i due più grandi oceani, l’Atlantico e il Pacifico. E’ una storia marinara, di capitani (più o meno coraggiosi) e di nostromi, di mozzi e di balene. Chi pensa a Hermann Melville e a Moby Dick fa benissimo, perché la storia che ci racconta il “piccolo Spielberg” di Hollywood (sia detto senza ironia!) non è altro che l’antefatto storico del romanzo melvilliano, nel senso che la vicenda narrata nel film, e realmente accaduta nel 1820, è quella che ha ispirato allo scrittore newyorchese episodi e temi, inventati, del suo romanzo migliore, Moby Dick. Quindi il film non è un remake di quello, indimenticabile, diretto (da par suo) da John Houston e magistralmente interpretato da Gregory Peck. Però è chiaro che il legame tra le due pellicole è forte, si sente e va a tutto danno del lavoro di Howard. Scene, locations, tipi umani, spunti, atmosfere, suggestioni e quant’altro di In the heart of the sea “riproducono” in larghissima misura quelli del Moby Dick houstoniano: dal peschereccio alla caccia alle balene, dalla solitudine del capitano ai suoi scontri col secondo e col resto dell’equipaggio, e soprattutto lui, il cetaceo bianco e gigantesco che domina (e distrugge) tutto e tutti sia nel classico del 1956 sia nell’ultimo nato della filmografia howardiana. Ma Howard non è Houston, non ha la grinta né la classe del regista di Giungla d’asfalto e di altre pietre miliari del cinema americano del secondo ‘900. L’ex Richie della tv al massimo si può vedere come il volto nobile del cinema commerciale e hollywoodiano nel senso meno impegnato del temine. Ha vocazione, esperienza, mestiere, fiuto e anche furbizia nel proporre storie-ambienti-personaggi popolari, di presa sul pubblico; ma è un cinema comunque di cassetta, che non arricchisce culturalmente il pubblico, non dà vere emozioni e non appaga sul piano artistico. In questo film il difetto maggiore sono le scene patinate, le immagini e le soluzioni prevedibili, convenzionali, persino durante le tempeste, le distruzioni e i cataclismi causati dal mostro invincibile e dalla non meno invincibile forza dell’oceano. Comunque il film è consigliabile per ragazzi e famiglie, non è volgare, non ci sono scene erotiche né turpiloquio, si iscrive in pieno tra le pellicole d’avventura (ma i ragazzi di oggi le amano ancora?) e difende con chiarezza dei valori morali degnissimi: il coraggio, l’onestà, l’amicizia, la sincerità, la solidarietà; mentre condanna disvalori e vizi come il carrierismo, il classismo e l’avidità, incarnati dagli impresari delle navi baleniere e anche in parte dai balenieri imbarcati (che però la furia di Moby Dick induce al ravvedimento), troppo sensibili ai profitti economici. Abbiamo detto che il film è per ragazzi e famiglie; a condizione però che genitori o insegnanti introducano e/o commentino insieme ai minori il significato profondo (umano, etico, spirituale ecc.) dell’episodio di antropofagia narrato nell’ultima parte.   

Autore: Mario Spinelli


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