X-MEN: L'INIZIO

 
Titolo Originale: X_MEN: FIRST CLASS
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Matthew Vaughn
Sceneggiatura: Ashley Miller, Zack Stentz
Produzione: Bad Hat Harry Productions, Donners' Company, Marv Films
Durata: 132
Interpreti: James McAvoy, Michael Fassbender, Kevin Bacon, Jennifer Lawrence

Il giovane ebreo Erik Lensherr scopre il suo potere di controllare il metallo in un campo di concentramento, dove il misterioso dottor Schmidt decide di usare le sue capacità a suo vantaggio. Intanto in America Charles Xavier, telepate potentissimo, è entusiasta di incontrare la piccola Raven, a cui una mutazione permette di “imitare” qualunque forma umana. Anni più tardi i cammini di Charles ed Erik si incontrano quando anche la CIA comincia ad accorgersi della presenza dei Mutanti nel mondo e in particolare delle manovre del malvagio Sebastian Show (che altri non è che il dottor Schmidt) anche lui un mutante, deciso a far scoppiare la terza guerra mondiale per assorbire l’energia scatenata dalle bombe nucleari. Per fermarlo Charles ed Erik si alleano e reclutano alcuni giovani mutanti dagli straordinari poteri…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I nocciolo tematico di questa pellicola sta nella riflessione sull’identità dei Mutanti e nel loro rapporto con il resto dell’umanità, giocato in termini di difesa dei loro diritti fondamentali, ma anche come responsabilità nei confronti dei loro “fratelli minori”.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza nei limiti del genere.
Giudizio Tecnico 
 
La pellicola, estremamente godibile nonostante la sua lunghezza, è stata costruita per essere fruita sia dai fan più accaniti sia da un pubblico meno esperto, ottenendo un ottimo bilanciamento tra il realismo delle psicologie e le invenzioni visive

 

Comincia con un’immagine di grande impatto già vista in X-Men – Il film questo riuscitissimo prequel del franchise Marvel dedicato ai Mutanti. Lo scatenarsi dei poteri del piccolo Erik (che un giorno sarà il temibile Magneto) di fronte alla violenza dei campi nazisti salda in modo potente e suggestivo la saga a un evento storico che ne dà una delle possibili chiavi di lettura.

Legato al leitmotiv (pseudo)scientifico della mutazione come chiave dell’evoluzione, qui cavalcato ancora di più grazie al personaggio del giovane Charles Xavier, studioso di genetica, il nocciolo tematico di questa pellicola come dell’intera saga sta nella riflessione sull’identità dei Mutanti e nel loro rapporto con il resto dell’umanità, di volta in volta giocato in termini di difesa dei diritti fondamentali (con gli X-Men identificati come una minoranza perseguitata) o di potenziale conflitto evolutivo (in cui i Mutanti, specie superiore e dominante, sono posti di fronte al dilemma della responsabilità nei confronti dei loro “fratelli minori”).

In questo senso il rapporto profondo e complesso che si crea tra Charles ed Erik (che non è venuto meno neppure nei film già realizzati, dove i due personaggi, a distanza didecenni, sono sì nemici, ma spesso e volentieri si trovano a stabilire alleanze provvisorie contro antagonisti senza scrupoli) fa da spina dorsale all’intera pellicola, anche grazie alle ottime interpretazioni di McAvoy e soprattutto di Fassbender.

Bryan Singer, autore del soggetto e nume tutelare dell’intera saga, non nasconde di aver modellato i suoi eroi su due figure fondamentali della storia americana, Martin Luther King e Malcom X, in sostanza mossi da ideali comuni, ma lontani nei metodi e nella Weltanschauungpiù profonda. Questa è solo una, del resto, dei possibili rimandi storici e culturali (non manca quello al Dottor Jackill e Mister Hyde di Stevenson, perfetto per Hank McCoy-Bestia), di un racconto che non perde mai di vista il dramma umano dei suoi personaggi, anche quando questo si incarna in azioni spettacolari come il sollevamento di un sommergibile.

Nel suo inconsolabile pessimismo Erik, spietato nel dare la caccia ai nazisti e poi a Show dalla Svizzera all’Argentina, non riesce a vedere lapossibilità di un’integrazione dei Mutanti in un’America spaventata dalla Guerra Fredda, mentre il giovane Xavier, cresciuto privilegiato e con una mutazione potente, ma discreta, è decisamente della scuola per cui “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. La sua stessa capacità di telepate, del resto, gli dà una naturale (ma non scontata) empatia nei confronti non solo dei suoi “fratelli mutanti”, ma anche dell’umanità da cui non si sente alieno.

Queste differenze non impediscono che tra i due si crei un’amicizia vera, che ha numerose sfumature, spesso commoventi (quella in cui Charles “estrae” dalla mente ferita dell’amico la sua memoria più luminosa), ma anche più leggere (molto riuscita in questo senso la sequenza in cui i due vanno a reclutare i giovani mutanti), un rapporto in evoluzione intorno al quale si articolano anche i percorsi degli altri personaggi, in particolare quello della sorella “adottiva” Raven. La mutante blu (che sarà Mystica) fatica ad accettarsi e, dopo il rifiuto di Charles a trasformare il loro legame fraterno in qualcosa di più, trova in Erik un mentore affascinante ed esigente.

Come già accaduto negli altri film degli X-Men  il racconto è costruito sfruttando da una parte la tensione tra Charles e Erik (qui in qualche modo antagonisti anche quando sono alleati), dall’altra la presenza di un nemico comune decisamente spietato, capace di incarnare e promuovere il fanatismo e la conflittualità esasperata pur di raggiungere i propri scopi, con un notevole dispiego di violenza e la chiaraconvinzione che gli altri (mutanti o meno) siano solo mezzi per raggiungere i propri fini…

Perfetta in questo senso, la scelta di agganciarsi all’episodio storico della crisi dei missili cubani, (qui risolta grazie all’intervento della neo formata squadra degli X-Men) che rappresenta il teatro perfetto sia per esibire i poteri dei vari personaggi, sia per consumare il distacco tra i due amici, divisi da una fondamentale differenza nel concepire se stessi e il mondo che li circonda.

La pellicola, estremamente godibile nonostante la sua lunghezza, è stata costruita per essere fruita sia dai fan più accaniti (grazie ai numerosissimi riferimenti all’universo dei comics da cui i film della saga derivano e alle pellicole già realizzate) sia da un pubblico meno esperto e si giova di un look vintage che ben si sposa con l’aspetto “fantascientifico”, ottenendo un ottimo bilanciamento tra il realismo delle psicologie e le invenzioni visive, a partire daltrucco dei vari personaggi, che non impedisce mai di coglierne l’umanità.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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