20 ANNI DI MENO

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Titolo Originale: 20 ans d’écart
Paese: FRANCIA
Anno: 2013
Regia: David Moreau
Sceneggiatura: David Moreau, Amro Hamzawi
Produzione: Echo Films/ Europacorp/ TF1 Films Production
Durata: 92
Interpreti: Virginie Efira, Pierre Niney, Gilles Cohen

Alice Lantins, 38 anni, un ex marito e una figlia piccola, vive per il suo lavoro di redattrice di una rivista di moda. Il suo capo, in partenza per gli Stati Uniti e in cerca di una sostituta, favorisce, però, una collega più brillante e disinibita… Sulla via del ritorno da un viaggio di lavoro in Brasile Alice conosce Balthazar, un simpatico ventenne studente di architettura. Complice un equivoco, i suoi colleghi credono che lei abbia una relazione con il ragazzo e, visto che la cosa sembra finalmente aprirle la strade per la promozione, Alice decide di continuare a fingere…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’etica appare ormai cosa superata e gettato al vento ogni scrupolo, anche solo di rispettabilità borghese, il discorso si sposta addirittura sulle tiranniche categorizzazioni amorose dettate ormai da certi siti Internet
Pubblico 
Maggiorenni
Scene sensuali e di nudo, turpiloquio, uso di droghe
Giudizio Artistico 
 
Come spesso accade oltralpe, una buona idea finisce per essere preda di un plot frenetico che vira volentieri nella farsa e nella macchietta, a discapito dell’approfondimento di temi e caratteri. Anche così 20 anni di meno resta un prodotto ben fatto

Questa leggera commedia francese, ambientata nel mondo frivolo ma spietato del giornalismo di moda (c’è pure un direttore che sembra la caricatura di Yves Saint Laurent e una proprietaria che fa il verso sia alla direttrice di Vogue Anna Wintour che al suo avatar cinematografico Miranda Priestley de Il diavolo veste Prada) vive soprattutto della simpatia dei suoi due protagonisti, la bella “matura” Virginie Efira e il brillante e simpaticissimo Pierre Niney (che a breve incarnerà proprio Yves Saint Laurent in una biografia cinematografica).

Il tema, quello dell’improbabile relazione tra una donna quasi quarantenne (Alice, con un ex abbastanza odioso, ma sincero e una figlia decenne sovrappeso) ma ancora piacente e un uomo molto più giovane di lei (un ventenne studente di architettura) è ormai cinematograficamente e televisivamente sdoganato (ci hanno fatto pure una serie statunitense, Cougar Town) quasi quanto l’ormai superato cliché a sessi scambiati.

Gettato al vento ogni scrupolo, anche solo di rispettabilità borghese (perché il criterio morale rischierebbe di sembrare bigotto e obsoleto) qui il discorso, ad un certo punto, si sposta addirittura sulle tiranniche categorizzazioni dettate ormai da internet e nella fattispecie da certi siti Internet  diventati il galateo di un certo smaliziato modo di intendere le relazioni tra i sessi.

L’etica, appunto, appare ormai cosa superata, e al massimo si discetta su cosa “si porti di più” in termini di relazioni sentimentali (che, cela va sans dire, devono essere anche sessuali), e quanto possa giovare alla solitamente ingessata e super-efficiente Alice, abituata a sgobbare senza ottenere riconoscimenti, l’esibizione di un amante con i famosi “vent’anni di meno”.

Specie se si tratta di un giovanotto carino, amabile e così ben educato da alzarsi per soccorrere una modella inciampata a una sfilata e che, è vero, forse fa le tre di notte in discoteca, ma ha in testa soprattutto i suoi studi di architettura (per un appuntamento porta Alice a brindare in un edificio progettato da Niemeyer).

Detto fatto, l’accoppiata, frutto inizialmente di un equivoco (pure quello veicolato da Twitter), proseguita per finta e per ottenere l’agognata promozione, si trasforma in realtà, per poi complicarsi come tutti i rapporti reali, qualunque sia l’età dei personaggi coinvolti.

Vero è che nel mondo amorale e francamente detestabile della protagonista, la spontaneità e l’amore sincero del giovane Bathazar (che, sorpreso in casa dopo una notte d’amore, è disposto a fingersi uno stagista per non sconvolgere la figlia piccola di Alice) è una boccata d’ossigeno (e forse, aggiungiamo noi, anche un po’ un sogno ad occhi aperti). Così il pubblico ci mette poco a tifare perché la differenza d’età (derubricata a falso problema prodotto da una cultura che accetta senza problemi ricchi di mezza età con amanti poco più che maggiorenni) e qualche equivoco non siano d’ostacolo al grande amore.

In tutto questo si salta a piè pari l’eventuale disagio di una figlia piccola (eppure lo stesso Bathazar fa fatica ad accettare che la nuova fidanzata del padre sia una sua vecchia compagna di liceo) e il fatto che la prospettiva a lungo termine, qui gioiosamente accettata, potrebbe rivelarsi più complicata di quanto l’impeto della passione suggerisca. Perché il divario generazionale non è solamente questione di rughe intorno agli occhi o di fisico che non regge più, ma anche di progetti, necessità e desideri che cambiano ed evolvono.

Lo suggerisce il confronto con una commedia americana d’argomento affine, Prime, che la contraddizione del divario generazionale decideva invece di affrontarla sì con le risate, ma anche con un certa profondità.

Sarà che nella sofisticata Francia si teme di passare per bigotti a suggerire un po’ di buon senso o che, come spesso accade oltralpe, una buona idea finisce per essere preda di un plot  frenetico che vira volentieri nella farsa e nella macchietta, a discapito dell’approfondimento di temi e caratteri. Anche così 20 anni di meno resta un prodotto piacevole, ameno due spanne sopra, almeno per brillantezza e ritmo, ad equivalenti italiani tipo Viaggio sola.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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