GIORNI E NUVOLE

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Titolo Originale: "GIORNI E NUVOLE"
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Silvio Soldini
Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli,, Silvio Soldini
Produzione: Lionello Cerri per la Lumière & Co., Tiziana Soudani per Amka Films
Durata: 116'
Interpreti: Margherita Buy, Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Alba Rohrwacher, Fabio Troiano

Elsa presenta la sua tesi di laurea con successo. Michele suo marito, gli ha preparato una sorpresa: tornando a casa (una bella casa con vista sul golfo di Genova) tutti i suoi amici le sono intorno per festeggiarla. C'è anche Alice, la figlia ventenne con il suo ragazzo Riki, non molto ben visto perché lavora in un piccolo ristorante che gestisce assieme alla stessa Alice. La mattina dopo Elsa si stupisce nel vedere il marito ancora a casa: ora che lei si è laureata, le spiega Michele, può anche dirle la verità: lui, dirigente di cinquant'anni è stato estromesso  dalla società da lui stesso cofondata: da due mesi non ha un lavoro. Elsa si arrabbia molto per non essere stata informata prima e insieme si mettono a controllare quanti soldi sono loro rimasti.....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Di fronte a una disoccupazione prolungata, l'unico antidoto è chiedere la solidarietà degli amici e dei propri cari
Pubblico 
Maggiorenni
Due giovani iniziano a convivere, dopo una litigata della ragazza con il padre. La protagonista si concede una parentesi sessuale di una sola notte
Giudizio Artistico 
 
La tematica del film è tutto sommato semplice e per arrivare, dopo 116 minuti a una svolta positiva, si percepisce una certa ripetitività nel modo in cui Michele si arrabbia, si deprime, litiga con i suoi cari. Molto brava Margherita Buy

Dopo Pane e tulipani e Agata e la tempesta  potevamo essere indotti a pensare che Silvio Soldini si stava preoccupando  di costruire uno stile narrativo suo proprio: uno stile che puntava sulla levità e umanità dei personaggi arricchita,  nell'ultimo lavoro,   di una coloritura surreale. Con Giorni e nuvole il cambiamento di stile è radicale: ci troviamo di fronte a una sorta di cinema-verità dove la cinepresa sta addosso ai personaggi  e nessun dettaglio ci viene risparmiato di come, giorno per giorno, debbono fronteggiare la mancanza di soldi. Lei, amante dell'arte e restauratrice per hobby ma anche donna pratica, non esita ad accettare di lavorare in un call center e poi come segretaria, abbandonando tutti gli altri impegni. Lui reagisce in modo negativo: per puro orgoglio non vuole rivelare a nessuno dei suoi conoscenti né a sua figlia  la sua caduta , rifiuta un lavoro che gli avrebbe fatto guadagnare la metà della sua precedente posizione salvo poi, preso dallo sconforto, mettersi a fare il Pony Express. Unico diversivo è il trasloco in una casa più piccola aiutato da due suoi ex operai disoccupati come lui. Parentesi di breve durata perché i due uomini vengono assunti in  cantiere e lui torna a restare solo.  Insorge ben presto l'abulia: non pulisce casa quando la mattina resta solo; più si sente inutile e più è pronto a litigare  con la moglie e la figlia. Dal fondo su cui si è adagiato, Michele inizia a scoprire che non può fare a meno di vivere con l'affetto dei suoi cari: si riavvicina a sua figlia, prende finalmente l'iniziativa di fare uscire suo padre, bloccato su di una sedia a rotelle, per una visita all'acquario di Genova. Ritorna a vedere l'affresco che con tanta cura sua moglie aveva restaurato e le confessa di non poter vivere senza di lei.

Il film ha come due facce: una è quella sociale, che ci pone di fronte a una realtà ormai così comune a tante famiglie: quella del precariato e della disoccupazione, molto dettagliata in quelle che sono le opportunità più accessibile sul mercato del lavoro : è l'aspetto più prosaico e documentaristico del film. L'altra è la sfera privata, dove si confrontano due modi di reagire: quello di Elsa (una bravissima Margherita Buy) che affronta la realtà senza troppo recriminare sul passato e dopo un primo tentativo di nascondere il suo umiliante lavoro, decide di confidarsi con chi è per lei una vera amica. Infine la posizione di Michele, arroccata su una dignità schiva, orgogliosa e testarda che pretende di non aver bisogno di nessuno salvo poi ricredersi nel finale. Antonio Albanese rende il suo personaggio molto cupo e decisamente meno attraente, bloccato in una certa fissità espressiva. Una raltà a se stante è quella della figlia Alice (una  brava Alba Rohrwacher) e di Riki, che hanno fin dall'inizio fatto la scelta di non essere ambiziosi e si prestano serenamente alle molte fatiche che comporta la gestione di una trattoria. La tematica del film è tutto sommato semplice e per arrivare, dopo 116 minuti a una svolta positiva, si percepisce una certa ripetitività nel modo in cui Michele si arrabbia, si deprime, litiga con i suoi cari. Fanno da cornice alla storia belle inquadrature di una Genova invernale  e anche noi ci prendiamo una pausa dalle avversità, con i due protagonisti, in una gita in barca a vela fuori del porto.

Autore: Franco Olearo


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