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Titolo Originale: 10.000 B. C.
Paese: USA/ Nuova Zelanda
Anno: 2008
Regia: Roland Emmerich
Sceneggiatura: Roland Emmerich, Harald Kloser
Produzione: Warner Bros. Pictures/ Legendary Pictures /Mark Gordon Productions / Centropolis Enterteinment / The Mark Gordon Company
Durata: 108'
Interpreti: Steven Strait, Camilla Belle, Cliff Curtis

Presso gli Yaghall, una tribù di cacciatori di mammut, giunge una bambina dagli occhi azzurri unica superstite di una razzia di misteriosi “demoni a quattro zampe” presso una tribù vicina. Subito l’anziana sciamana profetizza che alla fanciulla, ribattezzata Evolet, e al guerriero a cui è destinata, è legata la sopravvivenza del gruppo. Quando Evolet e altri sono vittima di un’altra razzia, D’Leh, che la ama da sempre, si impegna in un inseguimento testardo e disperato che lo condurrà ai confini del mondo e ad abbattere un impero.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I buoni e i belli trionferanno
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di violenza nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
Il film si riduce ad una serie di episodi più o meno inverosimili, annodati da una voce fuori campo, che sopperisce come può all’evidente confusione che regna nella trama

Il regista e sceneggiature Emmerich, abbonato a filmoni spettacolari e fracassoni senza grande profondità (sono suoi Independence day e Stargate), si rivolge stavolta all’antichità e, sdegnando la più frequentata classicità, si proietta in una preistoria ricostruita con molta fantasia e poco rispetto, non solo per i dati storici ma anche per una più banale logica narrativa e geografica (montagne innevate che co

nfinano con giungle rigogliose, a loro volta confinanti con deserti riarsi, come in un gioco da tavolo o in un videogame).

La storia, che aspira all’epica senza mai intravederla nemmeno da lontano, dopo un inizio confuso e complicato, si riduce invece ad una serie di episodi più o meno inverosimili, vanamente annodati da un’invadente voce fuori campo, che sopperisce come può all’evidente confusione che regna nella trama e che offre in abbondanza momenti di involontaria comicità.

Colpa forse anche della mancanza di carisma del protagonista, il cacciatore guerriero D’Leh, capelli stile rasta e petto depilato da modello, capo riluttante di un’armata di guerrieri di colore che conoscono un sacco di lingue ma parlano come gli schiavi di Via col vento. Come lui, anche tutti gli altri personaggi mostrano una psicologia che riesce ad essere contemporaneamente troppo moderna e straordinariamente rozza.

I cacciatori yaghall si dimostrano, fin dal principio, talmente sprovveduti da meritarsi tutte le disgrazie che li colpiscono, dalla carestia (i mammuth, non si sa perché, hanno cominciato a scarseggiare e i nostri, invece che migrare alla loro ricerca, come qualunque popolo di cacciatori - sono i contadini ad essere, per evidente necessità, stanziali - stanno ad aspettare sotto la neve) alle razzie (e anche qui ci sarebbe da discutere sul rapporto costi benefici, dato che gli schiavisti vanno a cercare le loro vittime in luoghi scomodi e lontanissimi, quando ne avrebbero a disposizione in abbondanza più vicini).

La geografia preistorica di Emmerich passa dai primitivi cacciatori in pelliccia, ai coltivatori africani esperti in pittogrammi che sembrano fumetti, per finire con un impero pseudo-egizio (ci sono le piramidi, i sacrifici umani e un re-dio invisibile e onnipotente). Il tutto senza coinvolgere l’emozione né dire nulla di interessante né sul passato né sul presente. È decisamente imbarazzante il confronto tra questo colossal digitale pretenzioso e l’avventura sanguinaria e piena di emozione di Apocalypto di Mel Gibson, di cui il film di Emmerich sembra per certi versi l’involontaria e goffa parodia e da cui, al di là della scelta ardita della lingua originale sottotitolata, spirava un’aria di autentica passione che qui manca del tutto.

A parziale soddisfazione del pubblico più giovane (e maschile) qualche sequenza d’azione e un profluvio di animali preistorici poco storicamente verosimili (gli struzzi giganti carnivori della giungla sono da antologia) ma piuttosto ad effetto.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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