BRIDGET JONES'S BABY

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Titolo Originale: Bridget Jones's Baby
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2016
Regia: Sharon Maguire
Sceneggiatura: Helen Fielding, Dan Mazer, Emma Thompson
Produzione: WORKING TITLE FILMS
Durata: 122
Interpreti: Renée Zellweger, Colin Firth, Patrick Dempsey, Emma Thompson

Bridget festeggia tutta sola i suoi 43 anni. Il suo eterno fidanzato Daniel Cleaver è dato per morto in seguito a un incidente aereo mentre l’altro importante uomo della sua vita, Mark Darcy, si è sposato. Per fortuna ottiene importanti soddisfazioni professionali dal suo lavoro di produttrice televisiva ed è proprio una sua collega che le propone di concedersi un week end di follia partecipando a un festival canoro dove gli incontri con l’altro sesso saranno più facili. In effetti Bridget fa, in quell’occasione, la conoscenza con un prestante e ricco americano, Jack Quant con il quale trascorre una notte insieme. Alcuni giorni dopo Bridget si trova in un albergo dove partecipa al battesimo del figlio di una sua amica in qualità di madrina e scopre, con stupore, che Mark è l’altro padrino. Mark confessa di amarla ancora (sta per divorziare) e i due non tardano a trasferirsi ai piani superiori in una camera da letto. Qualche mese dopo Bridget scopre di essere incinta ma non sa quale dei due uomini sia il padre…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film, in mezzo a tante allusioni trasgressive, trasferisce con sincera convinzione, la felicità che scaturisce dalla nascita di un figlio
Pubblico 
Maggiorenni
Il film è considerato restricted anche in USA per il linguaggio con continui riferimenti sessuali
Giudizio Artistico 
 
La coppia Renee Zellweger e Colin Firth sostiene bene un racconto leggero, che si fonda su un solo spunto narrativo

Arrivati al terzo film della serie (Il diario di Bridget Jones (2001) e Che pasticcio, Bridget Jones (2004), gli autori hanno potuto confidare in una formula collaudata. Il film appoggia sicuro sulle adorabili gaffe imbastite da Renee Zellweger, sull’ ironico aplomb contenuto, molto british, di Colin Firth , anche se questa volta manca Hugh Grant (sostituito in questo film, da Patrick Dempsey)

Con due protagonisti di questo livello e un’intesa ormai collaudata nei due precedenti lavori, il film potrebbe viaggiare da solo e in effetti l’innesco narrativo è molto semplice: Bridget si trova incinta senza sapere chi sia il padre e questo unico spunto, non troppo originale, alimenta una serie di situazioni comiche che si sviluppano nelle oltre due ore del film. Non resterebbe quindi che concludere rapidamente la recensione lodando gli attori, i momenti più divertenti che ci regala, cercando di perdonare il linguaggio disinvolto e spregiudicato che viene adottato con continue allusioni sessuali.

Al contrario il film può risultare interessante se lo si analizza da un altro punto di vista: dovendo raccontare, divertendo, una storia di oggi sull’amore, la famiglia e la sessualità, quali valori vengono considerati intoccabili in questo film e quali aspetti vengono considerati come ormai “normati” dai costumi correnti?

E’ indubbio che Bridget accoglie con gioia la notizia della gravidanza; in nessun momento viene adombrata l’idea dell’aborto. La protagonista inoltre, nonostante la sua prolungata vita da single, continua a desiderare di sposarsi e di metter su famiglia. Accanto a questi valori confermati, il film ne porta avanti altri: il diritto irrinunciabile di usare la propria sessualità per godersi momenti piacevoli anche in incontri occasionali, come di fatto accade alla protagonista, né viene percepita nessuna discrepanza di atteggiamento nel perseguire entrambi gli obiettivi.  Anche la situazione di incertezza che si è determinata con l’esistenza di due padri-candidati innesca un contrasto di atteggiamenti, uno configurato come moderno, l’altro come tradizionale. Jack prende atto senza rancore verso il suo “antagonista” della situazione che si è creata, segno dei tempi ed invita nobilmente qualsiasi motivo di contesa fra loro due, proponendo di concentrare le loro attenzioni solo sul bambino e la madre. Mark non è d’accordo è ritiene la situazione di due padri insostenibile. Non possiamo che tifare per Mark, che ama Bridget e riconosce, che nonostante i costumi si siano evoluti, l’amore può essere solo esclusivo.

Un’ottima sintesi della situazione è il colloquio fra Brdget e sua madre, quando quest’ultima cerca di venir eletta nel comitato della parrocchia e imposta la sua campagna sui valori della famiglia. Bridget fa notare alla mamma che: “non siamo più negli anni ‘50” e potrà vincere solo se dichiarerà di impegnarsi nel sostegno delle ragazze madri e delle coppie omosessuali (la mamma accoglie il suo consiglio e viene eletta).

Se sul finale tutto torna in ordine con i fiori d’arancio nel più tradizionale dei modi, lo spettatore resta stordito, molto probabilmente in modo voluto, da questo modo, impostato dal film, di provocare continuamente senza però, nei fatti, uscire dal mainstream valoriale.

In effetti il film risulta genuino proprio quando esalta il potere trasformante della nascita di un figlio: di colpo tutto diventa secondario

E’ come se le regole si fossero rovesciate: è diventata conformità ogni forma di libertà trasgressiva; quindi va tenuto ben nascosto, nell’angolo più segreto del proprio cuore, l’antichissimo desiderio di trovare un uomo da amare, da sposare e con cui fare un figlio insieme.

Autore: Franco Olearo


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