AUSTRALIA

 
Titolo Originale: AUSTRALIA
Paese: USA, AUSTRALIA
Anno: 2008
Regia: Baz Luhrmann
Sceneggiatura: Baz Luhrmann
Produzione: Baz Luhrmann, Catherine Knapman, G. Mac Brown e Catherine Martin per Bazmark Films,
Durata: 165'
Interpreti: Nicole Kidman Hugh Jackman, David Wenham, Bryan Brown

Nel 1939 Lady Sarah Ashley lascia la sua aristocratica residenza inglese per raggiungere Darwin, nel Nord  Australiano, dove suo marito possiede una grande tenuta. Sarah trova suo marito ucciso in circostanze misteriose, la tenuta in stato pre-fallimentare e gestita da un uomo che in realtà fa gli interessi  del più grande proprietario terriero locale, desideroso di accaparrarsi anche la  tenuta della neo vedova. Sarah non si perde d'animo e accompagnata da un rude mandriano del posto, un bambino aborigeno e poche persone della servitù, decide di trasferire 1500 capi di bestiame fino al porto di Darwin per accaparrarsi una importante commessa di carne per l'esercito australiano e risollevare così le sorti della

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un giusto sdegno nei confronti della mentalità razzista presente in Australia nel 1939
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche sequenza violenta e qualche scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
Lo spettacolo è assicurato ma i personaggi mancano di profondità e la storia è troppo superficiale per coinvolgere emotivamente lo spettatore

Baz Luhrmann si era fatto conoscere al grande pubblico per il film Moulin Rouge - 2001, dove con una geniale commistione di stili, il racconto de "La Traviata" veniva trasferito in  una  Parigi surreale al tempo della Belle Epoque e una Nicole Kidman ben diretta poteva mescolare con disinvoltura generi musicali diversissimi senza che il tutto risultasse un gioco sterile, manifestando anzi la sua brillante originalità.

Ora Baz si è spostato sulla sua terra, l'Australia, ha ingaggiato due attori australiani, Nicole Kidman e Hugh Jackman per costruire una grandiosa epopea del suo paese  e della sua gente; questa volta i riferimenti visivi sono i grandi film del passato, come Via col vento-1939, Il grande Paese-1958 o il Gigante-1956, ma anche Pearl Harbor - 2001.

A Baz piace offrire un bello spettacolo e ci riesce: sfrutta al massimo gli ampi paesaggi australiani, ora deserti d'estate, ora verdeggianti nella stagione delle piogge; il baricentro del film è la spettacolare corsa di una mandria che rischia di precipitare nelle gole di un grand canyon.
Predilige chiaramente  le  storie d'amore contrastato e le grandi passioni; l'algida lady inglese finisce per venir conquistata dal rude ma integerrimo mandriano (una sorta di John Wayne dell'emisfero australe) e naturalmente i cattivi sono molto cattivi, senza possibilità di redenzione.
Questa volta non si tratta di un musicall come Moulin Rouge ma si vede che Baz ne ha grande nostalgia: alla conclusione di molte scene il regista opera un vistoso allargamento di campo, la musica sale di livello e ci si aspetta da un momento all'altro che Nicole Kidman apra la bocca e si metta a cantare. Non rinuncia comunque a un motivo-guida che viene ripetuto lungo le quasi tre ore del  film: somewhere over the rainbow tratto da  Il Mago di Oz uscito appunto in quello stesso 1939.
Non possiamo trascurare infine i riferimenti ai problemi sociali dell'epoca: il razzismo imperante in quella che era ancora una  colonia inglese,  il disprezzo degli aborigeni e il fenomeno dei bambini mezzosangue sottratti alle loro famiglie e mandati in colonie per assimilare la civiltà dei bianchi (le cosiddette generazioni rubate).

Si tratta di molta carne al fuoco  e questa volta quel miracolo di sincretismo gradevole e originale che si era generato con Moulin Rouge non si ripete; le tematiche sono giustapposte (il film è chiaramente diviso in due parti, la prima, molto in stile western, ha come baricentro il trasferimento della mandria, la seconda, più in stile racconto di guerra, il bombardamento giapponese di Darwin) e la storia manca di coesione e di coinvolgimento.

Il confronto con Via col vento e con altri Kolossal del passato fa riflettere sul sostanziale mutamento di sensibilità che si intravede fra queste opere così distanti fra loro e non riguarda solo Baz Luhrmann ma anche altri autori che si sono impegnati negli ultimi anni nel filone dei film destinati al  vasto pubblico.
 
Via col vento resta immortale perché nelle quasi quattro ore del film i due protagonisti maturano, spinti dagli eventi, sviluppano il loro amore, si lasciano. Il massimo che si può dire di lady Sarah e il suo cow boy   è che si sono piaciuti una sera con l'aiuto di qualche bicchierino di troppo ma per il resto gli eventi prevalgono sulle persone. Anche i cattivi sono degli stereotipi  e le signore pettegole dell'alta società sono semplici caricature. Se pensiamo ad altri Kolossal della produzione recente, come le Crociate di Ridley Scott o anche Pearl Harbor, è come se i destinatari principali di queste opere fossero solo degli adolescenti, degli adolescenti verso i quali gli autori non hanno nessuna preoccupazione di ricostruire la realtà storica (con Le crociate appunto) né di  scavare nell'animo umano per scoprire le eterne verità dell'uomo; ciò che conta è raccontare favole gradevoli con conclusioni serenamente prevedibili.

Si è passati da un atteggiamento realista che stimola la riflessione dello spettatore  a una strumentale ricerca di ciò che al pubblico può piacere , secondo una perfetta  logica  pubblicitaria.

Autore: Franco Olearo


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