PUOI BACIARE LO SPOSO

Titolo Originale: Puoi baciare lo sposo
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Alessandro Genovesi
Sceneggiatura: Giovanni Bognetti, Alessandro Genovesi
Produzione: COLORADO FILM in collaborazione con MEDUSA FILM
Durata: 90
Interpreti: Diego Abatantuono, Monica Guerritore, Cristiano Caccamo, Salvatore Esposito, Diana Del Bufalo, Enzo Miccio

Antonio e Paolo sono fidanzati, vivono a Berlino e hanno deciso di sposarsi. Convinti che le loro famiglie saranno felici della notizia, tornano in Italia per il lieto annuncio. Ma la loro felicità dovrà scontrarsi con le diverse reazioni, tra pregiudizi, moralismi e un vortice di opinioni contraddittorie che metterà alla prova l’amore tra i due ragazzi

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nel tentativo di sdrammatizzare la tematica ancora spinosa delle unioni civili e, in generale, dell’omosessualità, il film va a screditare e banalizzare in primo luogo la Chiesa e troviamo un frate che decide di celebrare il matrimonio tra i due ragazzi, perché “per noi conta soltanto l’amore" e lo dice guardando un ritratto di Papa Francesco
Pubblico 
Sconsigliato
Per la banalizzazione al solo scopo di far ridere, di un tema sensibile che meriterebbe un ben maggiore approfondimento
Giudizio Artistico 
 
Il film mostra una narrazione estremamente frammentata e superficiale, che rende l’intero film mediocre. A fianco della buona interpretazione di Diego Abatantuono, ci sono tanti personaggi ridotti a macchiette, che ricalcano un ruolo statico e a volte decisamente sopra le righe

Puoi baciare lo sposo è una commedia che tratta – o vuole trattare – un tema molto attuale, quello delle unioni civili in Italia, con un tono leggero. Pur avendo una buona confezione, a partire dalla regia fino alla fotografia che regala uno scenario poetico e romantico grazie anche all’ambientazione del piccolo comune di Bagnoregio, la pellicola di Genovesi soffre però di una narrazione estremamente frammentata e superficiale, che rende l’intero film mediocre.

Sembra infatti che per dare una patina di comicità all’intera storia, si sia dimenticato l’approfondimento dei personaggi, oltre che del tema sì attuale ma anche delicato. Non si ha quindi la possibilità di raccontare l’amore tra Antonio e Paolo, o di approfondire – seppur in chiave leggera – la crisi che inevitabilmente li coinvolge, andando invece a preferire un susseguirsi di lunghi dialoghi, prevedibili e ricchi di frasi fatte, su cosa sia giusto pensare o cosa sia giusto fare nei confronti delle unioni civili.

Esempio di questa narrazione superficiale è la caratterizzazione del padre di Antonio, Roberto (interpretato da un Abatantuono che comunque non delude): l’uomo è il sindaco di Bagnoregio, e viene presentato come una persona aperta all’integrazione, tanto che si batte per far rimanere nel paese alcuni immigrati in cerca di lavoro. Viene quindi messo in atto il più classico dei cliché: è molto facile accettare e accogliere l’estraneo (in questo caso il profugo) quanto è difficile accettare e accogliere il vicino (in questo caso Antonio, suo figlio). A Roberto viene costantemente rinfacciato questo suo dualismo: da una parte pronto a battersi per i diritti degli emarginati, dall’altra totalmente chiuso di fronte alla diversità del figlio. È una tematica reale, che viene però banalizzata, senza andare a scavare realmente nelle motivazioni dei personaggi e quindi nel loro cambiamento.

Dispiace vedere come il teatro di personaggi attorno ai due protagonisti sia popolato di macchiette, che ricalcano un ruolo statico e a volte decisamente sopra le righe (come l’amica Benedetta che sembra non avere coscienza della realtà che la circonda, o la ex di Antonio che lo stalkera, o il nuovo inquilino a cui piace vestirsi da donna e che li segue come un’ombra perché ha paura di rimanere da solo).

Nel tentativo di sdrammatizzare la tematica ancora spinosa delle unioni civili e, in generale, dell’omosessualità, il film va a screditare e banalizzare in primo luogo la Chiesa. Ad esempio, troviamo un frate che decide di celebrare il matrimonio tra i due ragazzi, perché “per noi conta soltanto l’amore”, come dice mentre cerca consenso guardando una foto del Papa appesa alla parete. O ancora, Antonio – come ogni anno – impersona Gesù durante la via Crucis e viene frustato mentre porta la croce, subito dopo essere stato insultato dal padre per la sua omosessualità. Questi e altri episodi nel corso del film riportano un simbolismo sovraccaricato, che non lascia spazio all’esplorazione di un punto di vista diverso o a un dialogo effettivo sull’argomento che si vuole raccontare.

Alcune parti del film, grazie soprattutto alla presenza di Abatantuono, sono godibili nella loro leggerezza senza pretese, ma purtroppo non sono sufficienti a sostenere i novanta minuti di pellicola che, seppur pochi, alla fine stancano.

In conclusione, Puoi baciare lo sposo è un film che ha sacrificato la struttura narrativa a favore di una banale parodia su una tematica attuale, finendo, purtroppo, per svuotarla di ogni possibile significato.

Autore: Elena Santoro


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