ANNA KARENINA (Miniserie TV)

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Titolo Originale: Anna Karenina
Paese: ITALIA
Anno: 2013
Regia: Christian Duguay
Sceneggiatura: FRANCESCO ARLANCH
Produzione: Lux Vide
Durata: 100' x 2
Interpreti: VITTORIA PUCCINI, SANTIAGO CABRERA, BENJAMIN SADLER, MAX VON THUN LOU DE LAAGE, CARLOTTA NATOLI, PIETRO SERMONTI LEA BOSCO

Anna vive a San Pietroburgo con il marito Aleksei Aleksandrovič Karenin, un alto funzionario del governo e il figlio Serëža. Si reca a Mosca invitata da suo fratello Stiva per aiutarlo a convincere la moglie Dolly a restare con lui, nonostante le sue frequenti infedeltà. Durante il viaggio conosce il nobile e affascinante ufficiale dell’esercito Aleksej Kirillovič Vronskij che inizia a manifestarle tutto il suo interesse. Intanto Kitty, la sorella di Dolly, rifiuta l’offerta di matrimonio ricevuta da Konstantin Dmitrič Levin, un aristocratico che vive nella sua tenuta di campagna perché innamorata del conte Vronskij. Mentre Levin torna disilluso nei suoi possedimenti intenzionato a modificare la condizione dei suoi braccianti visti ancora come servi della gleba, Anna, tornata a S. Pietroburgo, finisce per accettare la corte di Aleksej Vronskij…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tutti i personaggi sono persone sensibili e si preoccupano di non far del male agli altri, pronti a riconoscere i propri errori e a perdonare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
Ricostruzione molto curata della Russia di fine ‘800, intensa la recitazione di Vittoria Puccini e degli altri comprimari mentre la sceneggiatura porta molto bene in evidenza la ricca umanità di tutti i personaggi. Il difficile compromesso di conciliare la necessità di un racconto il più possibile completo con quello di rinchiuderlo all’interno di due sole puntate televisive ha costretto il montaggio a compattare i molti accadimenti con poco spazio per momenti di riflessione

C’era bisogno di un nuovo adattamento televisivo del romanzo di Lev Tolstoj Anna Karenina? La risposta è assolutamente si. Avevamo già lodato il recente film Anna Karenina del 2012 di Joe  Wright con Keira  Knightley e Jude Law per aver fatto piazza pulita delle precedenti versioni che si erano concentrate esclusivamente sulla figura di Anna, vittima fragile di una società rigida e bigotta e per aver recuperato lo spirito originario dell’autore: la ricerca della felicità coniugale. Una ricerca portata avanti attraverso l’osservazione di tre coppie: quella di Levin e Kitty che la trovano nella ordinarietà del vivere insieme giorno per giorno, quella di Stiva e Dolly che la ricostruiscono faticosamente attraverso il perdono e infine la ricerca senza sbocchi di Anna,  incapace di scegliere fra  desiderio e amore materno, fra ragione e sentimento.  La versione in forma di miniserial TV della coproduzione LuxVide-Rai Fiction (ed altre emittenti estere) ha compiuto lo stesso percorso in qualche modo accentuandolo, guidata dalla mano esperta e sensibile dello sceneggiatore Francesco Arlanch, con la regia di Christian Duguay (Coco Chanel, Sant'Agostino).

Fin dall’inizio il racconto annoda i destini delle tre coppie e le segue fino al finale, così diverso dai lavori precedenti, che focalizzavano l’acme della tensione narrativa intorno al suicidio di Anna a cui seguiva una rapida dissolvenza. In questo nuovo lavoro, se Anna conclude la sua infelice esistenza, Kevin e Kitty si godono la felicità del loro primo figlio, Dolly e Stiva ritrovano la loro serenità, circondati da una prole che continua ad aumentare, Kevin si avvicina alla fede, Vronskij, indossata nuovamente la divisa parte per il  fronte dei Balcani, Karenin si prende responsabilmente cura dei due orfani. Si tratta di una visione equilibrata e provvidenziale della vita che va avanti: “il poco che so l’ho imparato dalla vita stessa, che nonostante tutto continua” dice Kevin in commento finale fuori campo e che ora ha coscienza di un Dio forse ancora misterioso ma che pur esiste.

Non è facile ridurre un romanzo così complesso in un racconto di 200 minuti (la precedente versione televisiva del 1974 di Sandro Bolchi con Lea Massari durava sei puntate). Arlanch ha dovuto fare delle scelte ed anche delle aggiunte. Come lui stesso racconta, ha dovuto sviluppare l’inizio e lo sbocco della passione fra Anna e Vronskij che naturalmente Tolstoj non poteva approfondire secondo i costumi dell’epoca, dandoci meglio il senso della nascita di una passione sensuale e totalizzante. Ha inoltre reso visibile la crescita spirituale di Kitty (nel romanzo è dovuta all’incontro con la  giovane Varen'ka, dedita alla cura dei malati in una stazione balneare) attraverso il suo prendersi cura di un ufficiale ferito in un ospedale militare; ha brillantemente sostituito il modo con cui Kevin e Kitty  si dichiarano il loro amore (nel romanzo e nel film del 2012 è un progressivo disvelamento di parole attraverso il gioco dello Scarabeo, soluzione forse un po’ troppo letteraria)  con il loro toccarsi imprevisto e il ritrovarsi durante un gioco a mosca cieca.

La miniserie mostra fin dall’inizio grande cura nelle scenografie e nei costumi. Qualche perplessità suscita la colonna sonora: si è voluto innestare in un commento musicale classico anche “One day I’ll fly”  in un paio di momenti del racconto, ma se il mescolare classico e moderno diventava un tutt’uno con lo stile narrativo scelto da  Joe Wright  nel film del 2012, qui la soluzione viene percepita come una anomala discontinuità. Vittoria Puccini da’ il meglio di sé nei momenti di maggiore fragilità di Anna, quando non riesce a dominare gli eventi e non sa quale direzione far prendere alla sua vita. Bravi gli  altri coprotagonisti tutti considerati di eguale importanza, coerentemente con il difficile stile di Tolstoj che non privilegia mai nessuno ma si prende cura di tutti con incredibile realismo psicologico. Non c’è alcun modo, nei suoi lavori di schematizzare l’umanità dividendola fra buoni cattivi; in Anna Karenina tutti, indipendentemente dalla loro posizione nella storia, sono persone che sanno riflettere e appoggiarsi a un senso del divino più o meno definito. In questa prospettiva risulta carente il personaggio del principe Karenin, forse la figura più complessa proprio perché è colui che più di tutti si sforza di uscire da se stesso per cercare di capire, appellandosi alla sua fede, come è meglio comportarsi nella circostanze in cui si è trovato suo malgrado. In questo serial Tv è stato descritto soprattutto come persona anaffettiva i cui cambiamenti di atteggiamento nei confronti della moglie Anna appaiono poco motivati e non tradiscono i tormenti interiori di una persona che cerca di essere  giusta.

Alla fine il pubblico ha pienamente apprezzato la miniserie con più di 5 milioni di spettatori in entrambe le serate. Resta quindi ancora una volta da domandarsi perché le vicende di Anna Karenina continuano ad affascinare, al di là della grande perizia di Tolstoj nel raccontare storie appassionanti. Forse il segreto del continuo successo sta probabilmente nel fatto che il romanzo non dà risposte. Tutti i tentativi di delineare  Anna come una donna libera vittima di una società opprimente, Vronskj come  un fatuo dongiovanni, Kenin come un uomo tranquillo che approda a un matrimonio tranquillo, sono tentativi inutili di ingabbiare l’incredibile complessità dell’animo dei personaggi, che ci appaiono reali proprio perché complessi. Ma anche del senso di una vita che ti consente di approdare a parziali certezze ma che subito dopo ti pone davanti a nuove sfide.

Autore: Franco Olearo


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