L'AMICO DEL CUORE

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Titolo Originale: Our Friend
Paese: U.S.A.
Anno: 2019
Regia: Gabriela Cowperthwaite
Sceneggiatura: Brad Ingelsby
Produzione: Black Bear Pictures, STX International, Scott Free Productions
Durata: 124
Interpreti: Casey Affleck, Dakota Johnson, Jason Segel, Isabella Kai,

A Fairhope in Alabama, Matt ha un posto come articolista per il giornale locale mentre la moglie Nicole è un’attrice di teatro. Nel 2013 lei è a letto davanti a Matt che l’ascolta. Dopo un anno da quando a lei è stato diagnosticato il cancro, sono stati informati che la malattia è terminale e forse le restano sei mesi di vita. I coniugi discutono su come dare la notizia alle loro due figlie, Mollie ed Evie. Decidono, per il momento, di costruire una pietosa bugia. Dane è amico di lunga data di entrambi ed è quasi un zio per le bambine. Ha qualche settimana libera e si offre restare da loro per aiutarli; Matt finisce per accettare ma Dave non ci resterà solo qualche settimana…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un forte affetto familiare, una calda amicizia, consentono di sostenere l’impatto di una tragedia che non trova spiegazione ma che viene gestita al meglio
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune scene cariche di tensione
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei tre protagonisti, nessuno dei quali prevale sugli altri; una regia sensibie ai risvolti umani anche se la storia appare un po’ complessa nei suoi continui flash back/forward

La storia è assoluamente vera, basata sull’articolo scritto da Matthew Teague nel 2015 su Esquire. E’ accaduto proprio quanto viene descritto: di fronte a una famiglia che deve affrontare un lungo, doloroso periodo, l’amico comune Dave si offre di supportarli vivendo con loro fino a quando sarebbe stato necessario. Nella sequenza iniziale, quando Nicole e Matt si trovano a discutere come gestire al meglio gli ultimi sei mesi di vita di lei, c’è il rischio che si arrivi troppo rapidamente a una conclusione sbagliata: che si stia assistendo a un altro film strappalacrime sugli ultimi mesi di una persona malata di cancro. In realtà il tema della malattia non è quello portante ma è l’amicizia. Significativamente il titolo originale è Our friend, l’amico di entrambi. Sempre allo scopo di allentare la tensione, il film avanza con continui flashback, per evitare che il dramma si concentri tutto alla fine, in modo di aver tempo di raccontare come l’amicizia si sia progressivamente formata, non solo di Dave con Matt ma anche con Nicole. 

Il tema di come l’amicizia possa essere un potente lenitivo di fronte alla morte imminente, è stato già esplorato in opere recenti.  Nel francese Il meglio deve ancora venire (2019) due amici dai tempi del college fanno cose pazze, sempre desiderate ma mai portate a compimento, perché è probabile che uno dei due sia un malato terminale; una situazione molto simile si trova nell’americano Non è mai troppo tardi (2008). Anche in quest’ultimo film, Nicole porta a compimento una serie di desideri non ancora realizzzati ma le motivazioni dell’amico che compie un gesto così generoso sono più complesse.  Molte recensioni scritte su giornali americani hanno tenuto a sottolineare che non ci si trova davanti a un santo, non si tratta di un Cristian Film. Dave aspira a diventare un comico ma poi fallisce e si adatta a fare il commesso di un negozio; anche la ragazza con cui stava avviando una relazione finisce per lasciarlo perché non comprende come lui “perda tempo” ad aiutare un amico invece di pensare a costruire il suo futuro. Sono per Dave momenti di grande depressione e lo vediamo vagare solitario per il grand canyon con lo zaino in spalla (notevoli le affinità con il recente Nomadland: sembra che in U.S.A. quando si attraversano momenti di incertezza e sbandamento, una soluzione sia quella di vagare solitari per il deserto). E’ proprio partendo da un vuoto di vita assoluto che Dave trova un appiglio nel sentirsi utile nei confronti di chi si fida di lui, ha per lui affetto). Le motivazioni sarebbero state quindi soprattutto psicologiche, niente religione, niente ideologia umanitaria. Tuttavia, possiamo parlare lo stesso di religione anche se un po’ particolare: possiamo definirla religione del’umano.  Cioè il credere che l’uomo sia al centro di tutto e che trovi le giuste risposte in se stesso, nel momento in cui si trova intimamente appagato. Un appagamento che può anche voler dire desiderare di sentirsi utile verso gli altri. Nel caso narrato non si è trattato di adesione a principi assoluti di solidarietà umana ma di una positiva coincidenza fra una famiglia che aveva biogno di aiuto e di una persona che aveva in se’ un vuoto da riempire. Il racconto, proprio per evitare che il film sottintendesse motivazioni ideologiche, ci tiene a sottolineare le imperfezioni dei tre protagoniti (Matt troppo concentrato a fare carriera a discapito della famiglia, Nicole che si concede un’avventura amorosa) proprio per porci davanti a persone qualunque, come noi, ma colpite da una terribile malasorte, che comunque cercano di affrontare con il meglio della loro umanità.

La regista Gabriela Cowperthwaite è brava proprio in questo: nel caratterizzare i tre protagonisti, nei loro momenti di abbracci, di rabbia, di pianto, nei momenti allegri. Molto bravi i tre protagonisti, in particolare, Casey Affleck, che dopo il Manchester by the sea si è come specializzato nel trattare, con sensibilità, crisi familiari.

Autore: Franco Olearo


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