IL FALSARIO – Operazione Bernhard

Sorowitsch se la passa bene nella gaudente Berlino del '36: ha trovato modo di mettere le sue doti artistiche al servizio di un mestiere molto particolare: la falsificazione dei passaporti e delle banconote. Scoperto dalla polizia tedesca, anche perché ebreo, viene confinato nel campo di concentramento di Sachsenhausen. Qui viene nominato coordinatore tecnico di un gruppo di ebrei per un preciso obiettivo: falsificare in quantità industriale banconote inglesi e americane. Il dilemma dei prigionieri ora è se accettare un trattamento più confortevole rispetto degli altri internati e collaborare con i tedeschi oppure boicottare il lavoro rischiando di venire uccisi...

Valori Educativi



Se le avversità contribuiscono a stimolare la solidarietà fra i prigionieri, dispiace che la fine della guerra faccia ritornare Solomon al vecchio mestiere di falsario…

Pubblico

14+

Un scena di nudo. Alcune esecuzioni a freddo dei nazisti .

Giudizio Artistico



Ottima scelta dei personaggi, buon ritmo, sceneggiatura realista e sobria

Cast & Crew

La Nostra Recensione

.Sachsenhausen si trova a15 Km a nord di Berlino. Fu uno dei più grandi campi di concentramento nazisti dove morirono più di 100.000 prigionieri (fonte: Wikipedia) per fame, malattia o fucilazione. All'interno del lager erano state insediate varie fabbriche (il film cita i collaudatori di scarpe: prigionieri costretti a camminare fino ad avere i piedi sanguinanti per testare nuovi tipi di scarpe). Fra le tante unità di lavoro forzato, c'era  un laboratorio dove erano stati raccolti i migliori falsari, tipografi, fotografi  e tecnici della carta, ebrei o delinquenti comuni, per produrre in massa sterline e dollari falsi. Il film ha come protagonista il falsario numero uno, Salomon Sorowitsch, un ebreo di origine russa, internato dopo esser stato scoperto a falsificare passaporti a Berlino.
Di film ambientati nei lager nazisti ce ne sono stati molti, ma questo del regista austriaco Stefan Ruzowitzky si caratterizza per un elevato realismo nel tratteggio dei personaggi. I nazisti non solo le solite macchiette di crudeltà cinica ma, come probabilmente sarà accaduto, ai più crudeli si affiancavano quelli che senza alterare il rapporto aguzzino – prigioniero, consentivano un trattamento quasi umano. Allo stesso tempo fra i prigionieri, accanto a coloro che non rinunciavano a sabotare il nemico c'era  chi era disposto anche al tradimento pur di salvare la propria pelle.

E' proprio la richiesta di produrre sterline e dollari falsi che funge da cartina di tornasole dei vari atteggiamenti: Solomon, abituato a pensare solo a se stesso e a far denaro, si trova impegnato a incoraggiare i disperati e a inventare sottili bugie per coprire i più facinorosi. In campo avverso il sovrintendente Herzog decide di usare il guanto di velluto (cibo a sufficienza, letti comodi, giacche normali al posto  dei camici a a strisce) al posto dei metodi violenti anche se il suo è ovviamente un atteggiamento utilitaristico. Gli internati debbono risolvere un grosso  dilemma etico: se ciò sabotare i nazisti non producendo le banconote richieste ma rischiando di venir uccisi tutti oppure  realizzare quanto viene loro imposto per salvare la propria vita.
E' particolarmente angosciante la scena in cui i nostri falsari, che vivono in una baracca separata dal resto del lager da un alto steccato, riescono anche a giocare a ping pong (generosamente offerto da Herzog dopo il successo delle sterline false) mentre dall'altra parte della parete sentono, senza poter veder nulla,  le urla dei prigionieri torturati e gli speri delle esecuzioni sommarie.
La piccola comunità dei prigionieri privilegiati  finirà per dividersi in due fronti contrapposti ma come sempre accade in questi casi, non c' è nessuna facile formula da applicare e  la scelta dell'uomo resta un'opera d'arte, nel senso di una decisione creativa e originale costruita intorno a quelle specifiche circostanze. I falsari coatti i sapranno boicottare la produzione del dollaro giustificando il ritardo con vari pretesti, salvo riprendere la produzione un momento prima del punto di rottura con i loro aguzzini.

Terminata la guerra, dispiace vedere Salomon riprendere la vita di prima (anzi meglio di prima visto che ora dispone delle banconote false costruite nel lager) fatta di serate al casino e di incontri con ragazze prezzolate: si poteva sperare che l'atrocità della guerra e la scoperta del valore della solidarietà nei momenti difficili lo avessero cambiato definitivamente. Anche la nota finale a chiusura del film, che ci ricorda che l'operazione Bernhard è stata la più grandiosa opera di falsificazione mai realizzata, sembra quasi, rincresce dirlo,  un mal taciuto orgoglio austro-tedesco per un lavoro ben fatto.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale Die Fälscher
Paese Austria Germania
Etichetta
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