QUANDO UN PADRE

 
Titolo Originale: The Headhunter's Calling
Paese: Canada
Anno: 1016
Regia: Mark Williams (III)
Sceneggiatura: Bill Dubuque
Produzione: ZERO GRAVITY MANAGEMENT
Durata: 109
Interpreti: Gerard Butler, Willem Dafoe, Alfred Molina, Gretchen Mol, Alison Brie, Max Jenkins

Dane Jensen (Gerard Butler) è un cacciatore di teste, un selezionatore di personale specializzato, che lavora tutti i giorni fino a tardi pressato dal suo boss Ed (Willem Dafoe ) che lo alletta con la promessa di un avanzamento di carriera. La moglie Elyse (Gretchen Mol) e i suoi tre figli desidererebbero soprattutto averlo di più accanto a loro e la situazione diventa drammatica quando scoprono che Ryan (Max Jenkins), il figlio maggiore, ha contratto la leucemia....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista compie un percorso di conversione che gli fa comprendere il valore primario della cura della propria famiglia e dell’onestà sul lavoro
Pubblico 
Pre-adolescenti
La presenza di un bambino gravemente malato potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Il film soffre di una debole sceneggiatura e di un regista al suo esordio ma gli attori, tutti bravi, rendono credibile la storia

Questo film ruota intorno a due tensioni narrative: la leucemia del piccolo Ryan che scuote e sconvolge la vita dei suoi genitori e la competizione fra due dirigenti dell’agenzia di headhunter dove lavora Dane (lui stesso e la risoluta Lynn Vogel) per la carica di direttore generale.  Intorno a questi due filoni vengono al contempo messi a fuoco, nei dialoghi e che sentiamo e nei subplot che si sviluppano, due temi che costituiscono i valori portanti della storia e che risultano strettamente connessi: la famiglia e il lavoro, con alcuni riferimenti sottesi al tema della fede religiosa.

Il film entra nell’intimità della casa di Dane, dove sua moglie Elise ha scelto di occuparsi esclusivamente della crescita dei tre figli mentre lui vive perennemente con l’ansia di raggiungere il budget mensile.  I due si vogliono bene ma le tensioni non mancano: Dane disattende spesso i suoi impegni di padre e anche quando si trova in casa, viene continuamente distratto da telefonate di lavoro. La moglie gli esprime tutto il suo disappunto ma ci tiene a dirgli che lo fa proprio perché lo ama: è dispaciuta sopratutto per lui e verrà il giorno in cui si pentirà per ciò che ha perduto. I tentativi di Dane di conciliare lavoro e famiglia, come lo svegliare il piccolo Ryan alle 6,30 di mattina per fare assieme jogging assieme a lui, non risultano efficaci. Insolita ma pertinenente alla radiografia di questa famiglia che il film vuole realizzare, è la rivelazione delle difficoltà che i coniugi incontrano nei loro rapporti sessuali. Alla fine il problema risulta essere sempre lo stesso, come commenta Elise: “forse se passassimo più tempo sopra le lenzuola ci vedremmo più spesso anche sotto”.

Il tema della conciliazione fra famiglia e lavoro non trova soluzione per buona metà del film, anche se un  amico di Dane, Lou Wheeler, sposato da 29 anni, gli ricorda che “ogni famiglia ha dei problemi ma la famiglia è una sola”. Il tema del lavoro, visto solo come competizione e ricerca del successo, è l’altro filone che segue il film: Dane cerca di raggiungere i suoi obiettivi  in modo spegiudicato, ingannando anche i suoi clienti e gli sembra che questo, in una visione utilitaristica,  sia l’unico modo per comportarsi sapendo che i suoi “concorrenti” fanno lo stesso; pensa che in fondo, è proprio con il suo lavoro che riesce a dare un tenore di vita elevato alla sua famiglia, a dispetto delle ammonizioni della moglie e delle belle frasi di Lou: “quando si ha uno stipendio onesto per un lavoro onesto, solo allora si è felici”.

Fa capolino, in varie occasioni, anche il tema della fede. Al figlio che gli chiede perché anche loro non vanno a una scuola cattolica, Dane evita il tema: “il Signore vuole che noi passiamo le domeniche in pasticceria”; quando sua figlia insiste:” tu credi in Dio?”, la risposta questa volta è molto pragmatica: ”dipende da come va il mese”. Dane riesce al massimo a concepire un Dio che sia al servizio dell’uomo e non viceversa.

Come, purtroppo, spesso accade nella realtà, sarà solo una sventura, in questo caso la malattia del figlio, a scuotere dalle fondamenta le convinzioni di Dane e, come non sempre accade, sarà proprio l’incontro con persone oneste e generose a determinare il nuovo orientamento che Dane darà alla sua vita.

Dane inizia a spendere più tempo assieme al figlio malato (Ryan è appassionato di architettura e per noi spettatori diventa un’ottima opportunità visitare con loro le più belle architetture di Chicago). Nelle visita al figlio, ormai ricoverato in ospedale, incontra due interessanti personaggi: un dottore di religione Sikh che si prende cura con professionaltà ma anche con molto umana comprensione di Ryan (“noi sikh crediamo nella dignità delle persone e un sikh ha l’impegno di proteggere ogni persona debole”) e un infermiere  che si è conquistata la confidenza del ragazzo e che può rivelare al padre quanto Ryan sia felice, a dispetto della malattia, che il padre stia più tempo con lui.

E’ a questo punto che Dane compie un gesto gratuito e altruistico, proprio nell’ambito della sua professione e prende una decisione coraggiosa che gli consentirà di conciliare definitivamente la cura della famiglia e il lavoro. Non si tratta, semplicisticamente, della scoperta dell’importanza degli affetti verso la moglie e i figli ma della convinzione dell’esistenza di alcuni valori assoluti che vanno ben al di là del proprio momentaneo tornaconto. Non a caso il gesto generoso nel contesto lavorativo e quello nei confronti della famiglia sono strettamente collegati, perché fanno riferimento al riconoscimento, da parte di Dane, che ogni uomo  vale nella misura in cui si prende cura degli altri, sia in famiglia che fuori di essa.

Tutti questi temi vengono affrontati con sincera convinzione ma il modo con cui vengono risolti, mediante frequenti sentenze dichiarative, rischia di far scivolare il film nel didascalico. Una frase conclusiva della moglie, felice della “conversione” del marito: “Sei un marito un padre e l’ultimo dei romantici”, mostra quanto poco lo sceneggiatore, appena alla sua seconda esperienza, si fidi degli spettatori e senta la necessità di proporre lui stesso una giusta conclusione.

Per fortuna Gerard Butler riesce da solo a rendere credibile il racconto, coadiuvato dal validissimi comprimari, come Willem Dafoe nel ruolo del boss carogna (ma non troppo) e di Alfred Molina, l’amico che stimola Dane a scoprire la vera sapienza.

Autore: Franco Olearo


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