THE BUREAU OF MAGICAL THINGS - LA BIBLIOTECA DELLA MAGIA (prima stagione)

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Titolo Originale: THe Boureau of Magical Things
Paese: Australia
Anno: 2018
Produzione: Jonathan M. Shiff Productions

Kyra è una giovane, simpatica ragazza sportiva. Un giorno, durante uno dei suoi allenamenti si imbatte, per errore, su un oggetto magico e, toccandolo, acquisisce lei stessa dei poteri, diventando capace di vedere elfi e fate, invisibili agli esseri umani; fa amicizia con alcuni di loro e, sempre con loro, inizia a frequentare una scuola di magia. Insieme dovranno contrastare i piani di chi vuole dimostrare la superiorità del mondo magico e sottomettere a loro l’intera umanità.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Amicizia e solidarietà fra i ragazzi, primi amori non superficiali, rapporti a volte non semplici con i genitori ma sempre costruttivi per il bene dei figli
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un lavoro realizzato con buona professionalità sia nella regia che nella recitazione, che ha l’accortezza di svilupparsi con un ritmo non concitato e con episodi di 20’, adatto quindi anche per i bambini

Un nuovo serial TV, firmato Netflix, con maghi, elfi e fate. Un plot semplice, adatto anche ai bambini. Non sono presenti situazioni particolari di violenza o spaventose, i vari momenti di scontro tra buoni e cattivi, così come le varie creature magiche non incutono paura. La storia lascia spazio anche a momenti di grande ilarità. Le 20 puntate scorrono con leggerezza e agilità. Un giallo, inoltre, si svolge tra le mura della scuola di magia: un’indagine che rende ulteriormente avvincenti gli episodi.

Chi è abituato a saghe di maghi ben più famosi (da Harry Potter a Shadowhunters, a The Magicians, etc.) resterà positivamente sorpreso: rispetto ai più blasonati titoli, infatti, l’ambientazione è molto diversa. Mancano gli scenari quasi gotici, lo stile quasi noir nelle riprese e nei colori. L’ambientazione della grande città con strade, parchi e negozi, il clima allegro (nonostante i piani dei nemici per rovinare tutto) rendono il serial per niente cupo. Anche “l’impostazione didattica” della scuola non ha niente a che vedere con gli altri più rinomati curricola della scuola di stregoneria di Hogwarts: sono pochi studenti e amici che si trovano a fronteggiare un problema comune posto dal professore. Molte cose vengono affrontate direttamente sul campo.

La semplicità della storia, comunque, non va a scapito dell’approfondimento psicologico dei personaggi e delle loro relazioni. L’amicizia è uno dei valori preminenti del serial. I ragazzi riescono a superare grandi ostacoli e risolvere alcuni misteri proprio attraverso la condivisione che nasce dal loro rapporto. Non mancano, come anche nella realtà, momenti di disaccordo, di litigio e di incomprensione: tutti superabili (a volte con qualche fatica) in forza dell’unione tra i membri del gruppo.

A volte le amicizie diventano amori: un altro aspetto squisitamente adolescenziale e ben presentato sullo schermo. A volte gelosie, a volte fraintendimenti, ma anche capacità di aspettare i tempi dell’altro, rispetto e desiderio di costruire qualcosa insieme: insomma, di impegnarsi anche nella relazione di coppia.

Infine, il rapporto con i genitori resta il terzo elemento tipico e ricorrente nei serial teen, che non manca neanche in questo caso. Rapporti a volte non semplici, a volte interrotti per un lutto, a volte faticosi perché le aspettative degli adulti non sempre coincidono con i desideri dei più giovani. Tutti tratti che fanno parte della vita dei protagonisti. Le magie aggiungono un po’ di spettacolarità a tutto ciò.

I giovani attori sono nella parte dei personaggi che interpretano, li rendono credibili e simpatici agli occhi degli spettatori. Anche gli elementi animati non umani (la scala e i vari animali parlanti) contribuiscono a dare un tono divertente all’intreccio.

Apprezzabile è la cura messa negli effetti speciali: essendo imperniato sulla magia, la buona resa grafica dei trucchi è di fondamentale importanza. E il risultato finale, infatti, è notevole anche da questo punto di vista. Il montaggio non è concitato e la durata degli episodi è contenuta (23 minuti circa, non lo standard classico dei 40 minuti): sono aspetti che, ancora una volta, giocano a favore dei più piccoli che così possono meglio seguire le vicende presentate.

Ne emerge, in fin dei conti, un buon prodotto di intrattenimento adatto a tutti. Leggero, senza essere superficiale, ben fatto senza pretese di concorsi per premi internazionali. Una felice conferma del trend attuale delle produzioni australiane (come Unlisted) che riesce a produrre contenuti davvero adatti a dei preadolescenti.

Autore: Francesco Marini


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