Serial TV

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UPLOAD (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/17/2020 - 09:03
Titolo Originale: Upload
Paese: USA
Anno: 2020
Sceneggiatura: Greg Daniels
Produzione: 3 Arts Entertainment
Durata: 10 puntate da 50' su Prime Video
Interpreti: Robbie Amell, Andy Allo, Allegra Edwards

Los Angeles, anno 2033. Le cose vanno bene per il giovane programmatore Nathan Brown: c’è interesse intorno al suo progetto software ed è fidanzato con Ingrid, una bella ragazza che è anche molto ricca. Ma una notte, dopo aver lasciato la fidanzata, cambia tutto: la sua auto a guida automatica va a sbattere contro un camion e Nathan viene portato in fin di vita all’ospedale. La fidanzata lo convince ad aderire al programma Upload: il suo “io” privo del corpo ma con la memoria e i cinque sensi intatti, verrà portato in un mondo virtuale, pieno di comfort, dove potrà vivere per l’eternità. Il programma è costoso ma per tutte le spese ci penserà Ingrid. Detto fatto: Nathan si ritrova a Lakeview, in un lussuoso albergo in mezzo al verde, libero di praticare qualsiasi sport. Ma la nostalgia per il corpo perduto arriva presto e a confortarlo ci pensa Nora, l’operatrice (reale) del progetto Upload che si deve occupare di lui…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questa serie ci stimola a pensare a cosa dobbiamo aspettarci nel “dopo” e se le soluzioni proposte non sono soddisfacenti, si continua almeno a coltivare ciò che è più importante: le relazioni umane
Pubblico 
Adolescenti
Alcune situazioni, sia pur scherzose di rapporti sessuali frettolosi. Nudità parziali
Giudizio Artistico 
 
L’autore Greg Daniels ci descrive con molta ironia e cura dei dettagli, un mondo prossimo futuro. Il suo racconto è lineare, senza puntare troppo nei colpi di scena se non nel finale, come anticipo per una prossima stagione
Testo Breve:

In un futuro non troppo lontano, i defunti potranno accedere all’eternità, vivendo in un mondo virtuale. Uno stimolo interessante che ci fa riflettere senza prendersi troppo sul serio. Su Netflix

La quarantena imposta dal Coronavirus ci ha proiettato in un mondo che non conoscevamo, ci ha portato a virtualizzare la nostra esistenza. Non più riunioni di lavoro nella stessa stanza a discutere animatamente, ma da soli davanti a quel mosaico di volti che compare sullo schermo del computer; non più aule dove i ragazzi si scambiano battute sottovoce mentre il professore spiega, ma la cameretta dove in mezzo a tanti giochi, si vede un insegnante che cerca di dire cose interessanti da un tablet; non più baci e abbracci con i parenti e le/i fidanzate/i  ma graziosi saluti con la mano verso quel volto che compare sul  cellulare. Sarà piaciuto a pochi ma questa virtualizzazione dei rapporti umani è una realtà in crescita che si sta diffondendo in tanti altri settori: dagli occhiali 3D con i quali possiamo vedere com’era durante il Medioevo la strada che stiamo percorrendo o la domestica-robot che ti pulisce casa. La stessa visione compulsiva di serial TV, scelti dall’abbondante offerta da tante piattaforme streaming, non è un modo, già adesso, di rifugiarsi in un paradiso che sembra costruito esattamente secondo i nostri gusti? Ecco perché questo Upload non ci stupisce più di tanto e il futuro ipotizzato (2033) non è poi tanto lontano. Quest’anima elettronica che vive in un corpo che non è nient’altro che il nostro avatar “caricato” con tutta la memoria pregressa, in grado di ricevere stimoli simulati dai cinque sensi e di elaborare giudizi, desideri, affetti, consente finalmente di realizzare l’eterna aspirazione all’immortalità? Può fornire una nuova prospettiva a quanti, anche quelli animati da una forte fede, si sono arresi al fatto che la costituzione reale dell’Aldilà sia un mistero non risolvibile? Sarebbe pretendere un po’ troppo da questo serial sviluppato con molta ironia da Greg Daniels, già autore del divertente The Office. In realtà si tratta di un paradiso creato dagli uomini con una mentalità molto terrena, orientata a immaginare tutto ciò che di meglio ci piacerebbe avere su questa terra, incluse anche tutte le sue imperfezioni, come la divisione di Lakeview in classi sociali (più soldi si hanno e più lussuoso è il paradiso a cui si può aspirare).

Puntata dopo puntata Daniels si diverte a guidarci in questo nuovo mondo, sempre più automatizzato, impersonale, dove i rapporti umani, lavorativi o affettivi, si misurano in Like, dove possiamo continuare a conversare con i nostri cari defunti che hanno fatto upload e con il marito trapassato è ancora possibile condividere le intimità di un tempo indossando tute speciali.

All’interno di questo universo del futuro, è stata inserita una componente thriller (la morte di Nathan è stata accidentale o è stato ucciso?), una storia romantica e tematiche sociali (i luddisti sono quelli che vogliono distruggere questi paradisi artificiali per ricchi) ma sono sotto-temi che hanno poco mordente e in alcune puntate si nota poca originalità; alla fine ciò che più attira l’attenzione dello spettatore è l’arguzia con cui è stato immaginato questo nostro prossimo futuro.

L’autore è invece bravo nel mostrare come l’uomo e la donna, nella loro immutabile essenza, esprimano sempre se stessi, anche in queste situazioni così particolari.

Nathan, forzato a occuparsi solo di ciò che potrebbe piacergli, sente acuta la mancanza delle sfide, nelle continue difficoltà della vita reale. Anche ora, nel suo nuovo stato, percepisce dentro di se’ l’impegno a praticare virtù importanti come la giustizia (sente la necessità di risolvere i problemi dei “due Giga”, di coloro che hanno fatto Upload ma che non hanno soldi sufficienti per condurre una vita dignitosa) e l’onestà (non può mentire alla sua fidanzata, anche se è lei che lo mantiene nel Lakeview) ma anche lui è debole e deve chiedere perdono.  Le relazioni umane continuano a essere la cosa più importante: vuole stringere amicizie sincere con quell’unica donna con la quale può abbandonarsi alle confidenze e forse qualcosa di più. Infine c’è il padre di Nora che è gravemente ammalato e che viene invitato dalla figlia a fare Upload ma lui cortesemente rifiuta questo paradiso artificiale: crede ancora in un mondo ultraterreno dove potrà finalmente ritrovare la sua amata moglie.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CHIAMATEMI ANNA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/13/2020 - 15:36
Titolo Originale: Anne with an "E"
Paese: CANADA
Anno: 2017
Sceneggiatura: Moira Walley-Beckett
Durata: tre stagioni, 27 episodi di 45' su Netflix
Interpreti: Amybeth McNulty, Geraldine James, R.H. Thomson, Dalila Bela, Lucas Jade Zumann

Nuova Scozia (Canada), fine '800. A tre mesi dalla sua nascita Anna Shirley resta orfana di entrambi i genitori. Da allora vive in diverse famiglie finché, giunta ai 13 anni arriva, per sbaglio, nella cittadina di Avonlea, sull’isola del Principe Edoardo, in casa di due anziani fratelli, Marilla e Matthew Cuthbert. Dopo l’iniziale diffidenza, causata dalla grande immaginazione della bambina nonché dalla sua parlantina, i due fratelli decidono di adottarla. Entrando a far parte della loro famiglia, inizia a fare i conti con la scuola, con le amiche, con il lavoro nella fattoria dei suoi genitori adottivi. Anche lì, il pregiudizio le gioca a sfavore e dovrà conquistarsi la fiducia di molte persone del vicinato e delle compagne di studi. Situazioni che l'accompagneranno sempre durante la sua crescita, i primi amori, la ricerca delle proprie origini. Tre stagioni molto movimentate.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial ci trasmette il valore dell’amicizia, il saper trasformare la sofferenza in empatia e accoglienza degli altri, tutto già presente nel romanzo originale ma vengono aggiunte altre tematiche tipiche del mondo moderno, presentate secondo ideologie a senso unico.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune tematiche non adatte ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ben scelta e nella parte Amybeth McNulty, che interpreta la protagonista. Ottima la fotografia e la ricostruzione dell’ambiente rurale del Canada dell’800
Testo Breve:

Il famoso romanzo di formazione Anna dai capelli rossi viene riproposto in questo serial Netflix. Brava la protagonista, ottima la ricostruzione dell’ambiente rurale di fine ‘800 ma vengono aggiunte arbitrariamente tematiche moderne (femminismo, unioni omosessuali) che falsano lo spirito originale. Su Netflix

Dopo le numerose trasposizioni cinematografiche, televisive e animate, è arrivata una nuova versione televisiva del romanzo Anna dai capelli rossi (tit. or. Anne of Green Gables) della scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery. Le tre stagioni del serial sviluppano tre stagioni agricole: dalla primavera all’inverno di tre anni consecutivi (uno per stagione). Un vero e proprio “serial” di formazione, come è stato romanzo di formazione il testo di cui il serial è adattamento.

Uno dei pregi più grandi della serie è la fotografia: paesaggi molto belli e una sapiente scelta delle inquadrature che aiutano a metterli in risalto. Ambientata sull’Isola del Principe Edoardo (anche se girata in Ontario, sulla terraferma canadese), offre scorci stupendi della terra canadese in diverse stagioni: dai colori autunnali al bianco inverno, dalle fioriture primaverili ai vivaci colori estivi. Una bellezza che viene  amplificata dalle descrizioni fantasiose che la protagonista ama costruire. 

La vita, le consuetudini della realtà contadina sono ben ricostruite, viste attraverso lo sguardo innocente  di una tredicenne di fine ottocento, con tutte le fatiche, le gioie, le soddisfazioni che la terra può dare.

La recitazione dei giovani attori è credibile. La protagonista (interpretata da Amybeth McNulty) si presenta fin da subito come molto chiacchierona e ricca di immaginazione: aspetti che spesso infastidiscono il mondo degli adulti (e, a volte, anche lo spettatore), ma che permettono di scandagliare a fondo la sua personalità e aiutano a percepire quella sua innocenza che è rimasta intatta nonostante le prove a cui la vita l’ha sottoposta. Puntata dopo puntata e stagione dopo stagione se ne può apprezzare la maturazione nella personalità e nel carattere.

Gli anziani genitori adottivi, i compagni di scuola che poi diventano suoi amici e amiche, maturano insieme con lei. La narrazione procede senza fretta, consentendoci di apprezzare una definizione dei personaggi molto approfondita e articolata. Sono 27 episodi in tre stagioni che permettono allo spettatore di assistere al processo di uscita dall’infanzia e dall’adolescenza di Anna, Diana, Gilbert e gli altri loro amici per entrare nel mondo degli adulti.

Nonostante sia ben realizzato, il prodotto presenta alcuni punti critici. Si tratta di situazioni e di tematiche non presenti nel romanzo originale e che sono state aggiunte per effettuare una dubbia operazione di “modernizzazione” di questa storia che ha accompagnato la crescita di tante generazioni di ragazze.

Nella prima stagione, in più puntate, viene affrontato il tema della sessualità. Se la modalità e il linguaggio possono sembrare infantili, alludono di fatto a rapporti tra adulti (Anna racconta alle sue amiche quanto ha sentito in alcune famiglie adottive precedenti ai Cuthbert) ai quali non è estraneo l’esercizio della violenza. Vengono dedicate parti importanti di alcune puntate anche al menarca. Se fisicamente segna una tappa importante per la crescita del corpo femminile, la trattazione così come viene fatta nel serial, unitamente alle relative discussioni tra amiche, oltre a non aggiungere nulla al testo originale,  rende  il serial non più adatto al pubblico dei più piccoli.

Lascia, infine, un po’ sconcertati la scelta di utilizzare Anna per proporre riflessioni sui cosiddetti diritti civili (chiamati proprio così nella terza stagione). Se risultano inserite nel giusto contesto storico le considerazioni sul razzismo e sui diritti degli afro-americani (nella seconda stagione) o dei nativi americani (nella terza stagione), si possono considerare un po’ esagerati i toni su altre tematiche.

Anna sembra una femminista ante litteram (in particolare dalla seconda stagione in poi): dialoghi con le amiche (o con gli adulti che fanno parte del suo ambiente), qualche piccola “protesta organizzata”, una sorta di manifesto pubblicato sul giornalino della scuola. Un’aggiunta poco significativa perché  la storia originale già diceva molto riguardo all’energia, all’intelligenza, all’iniziativa femminile.

Infine, ciò che non manca mai in una serie originale Netflix, evidenti accenni all’omosessualità in diverse sfumature (nella seconda e nella terza stagione). Una coppia di donne ha vissuto per lungo tempo felice insieme, nascondendo la loro relazione ai rispettivi parenti;  un ragazzo che soffre perché la sua omosessualità non è accettata dagli altri, è vittima di bullismo e non potendo fare coming out con i suoi genitori,  ancora sedicenne, va a vivere per conto suo; infine, un altro giovane, non accettando la sua omosessualità, tenta di sposarsi per mascherare il suo disagio nei confronti di sé stesso e lo stigma sociale. Sono tutte sottotrame non presenti nel romanzo originale e se non possiamo che condannare ogni mancanza d rispetto nei confronti di queste persone, l’esito finale di questi racconti è sempre lo stesso: love is love, se c’è l’amore c’è tutto quello che serve per una vita felice (e chi non lo capisce è gretto e di mentalità ottusa).

Questi elementi, disseminati qua e là, presentati in modo apparentemente innocente perché mediati dallo sguardo sempre stupito di Anna, rendono il serial (in modo particolare la seconda e la terza stagione) abbastanza problematico per il pubblico di preadolescenti e adolescenti a cui dovrebbe essere indirizzato. Diventa quasi un sunto delle varie ideologie moderne da presentare alle nuove generazioni. Disponibile su Netflix

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DIAVOLI (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/10/2020 - 20:51
Titolo Originale: Devils
Paese: ITALIA. U.K., FRANCIA
Anno: 2020
Regia: Nick Hurran, Jan Maria Michelini
Sceneggiatura: Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Guido Maria Brera, Christopher Lunt, Michael A. Walker
Produzione: Sky Italia, Lux Vide, Sky Studios, Orange Studio, OCS
Durata: 10 puntate di 50' su SKY Atlantic
Interpreti: Alessandro Borghi, Patrick Dempsey, Kasia Smutniak, •Laia Costa

2011, City di Londra. Nella sede della American New York – London Bank (NYL), Massimo, un italiano venuto dalla gavetta, brillante head of trading, ha appena fatto guadagnare alla banca, con l’aiuto della sua squadra di traders, chiamata “I Pirati”, 250 milioni di dollari scommettendo sul ribasso dei titoli greci, prevedendo in anticipo il collasso di quel paese. Massimo è stato sempre sostenuto dal CEO Dominic Morgan e ora si attende ragionevolmente la promozione alla carica di vice-CEO, anche se per quel posto è in concorrenza con Edward Steward, un banchiere della vecchia scuola che non approva i metodi spregiudicati delle nuove generazioni. In quello stesso giorno tutto accade velocemente: Morgan comunica a Massimo che non può più aspirare a una promozione, ora che è stato scoperto che sua moglie Carrie esercita la prostituzione; un corpo senza vita, precipitato dall’alto è trovato nell’atrio della banca. Si tratta proprio di Steward ed è inevitabile che i sospetti ricadano su Massimo che a questo punto decide di indagare per scoprire chi lo stia incastrando. Per raggiungere questo obiettivo ingaggia Sofia Flores, una giovane donna che lavora per Subterranea, un’agenzia clandestina di hackers , abile nel raccogliere informazioni sensibili nell’ambito della finanza….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questo serial ha il pregio, sotto l’intrigante veste di un thriller, di rendere palese al vasto pubblico il potere della finanza e i suoi frequenti rapporti con la politica, che fanno sì che pochi prepotenti decidano le sorti dei paesi più deboli. Non ci sono eroi positivi in questo serial e un po’ tutti agiscono per opportunismo, in base alla logica dello scambio di favori, anche illeciti
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni incontri amorosi con nudità parziali. Una scena di tentata violenza su di una donna
Giudizio Artistico 
 
Il meccanismo del thriller è ben calibrato, con il rilascio, puntata dopo puntata, di una giusta dose di rivelazioni e nuovi misteri. Ottima la fotografia. A volte le puntate risultano sovraccariche per un eccesso di subplot
Testo Breve:

Vivendo all’interno di una banca di investimenti, lo spettatore passa in rassegna dieci anni di crisi finanziarie mondiali e scopre gli stretti legami fra finanza e politica. I diavoli di oggi sono quei prepotenti che per il proprio vantaggio finiscono per mettere in crisi i paesi più deboli. Interessante e avvincente. Su Sky Atlantic

Massimo partecipa alla lezione universitaria di un suo professore amico, che sta ricostruendo la crisi del canale di Suez del 1957. Francia e Inghilterra, che si erano già impadronite militarmente del canale, furono costrette a fare marcia indietro perché il presidente Eisenhower, che non voleva ulteriormente peggiorare i rapporti con la Russia, usò un’arma nuovissima: iniziò a vendere le riserve statunitensi della sterlina provocando il crollo della valuta britannica. “La più potente arma del mondo è la finanza”: conclude il professore. Il serial è sostanzialmente un thriller, dove ci sono complotti e colpevoli da scoprire ma il sottofondo storico, si intreccia indissolubilmente con le vicende personali dei protagonisti, perché premere il tasto di un computer di una merchant bank per acquisire/vendere titoli può scatenare reazioni, spesso incontrollate, in interi paesi. E’ questo il messaggio forte della fiction: ricordare la crisi di Suez vuol dire ricordare l’inizio, nell’epoca moderna (in fondo, non erano stati proprio dei banchieri, i Fugger, a esser determinanti per la nomina a imperatore di Carlo V?) della crescita a dismisura del potere della finanza, in grado di influenzare pesantemente le scelte politiche di interi stati.

Puntata dopo puntata, vengono passate in rassegna le principali crisi economico-finanziarie che si sono sviluppate in tempi recenti (Argentina, 2001; Irlanda, 2007; Subprime USA 2008; Grecia, 2009; Italia 2011; che ci mostrano come si è formato, con il tempo, uno stretto incrocio di interessi  fra finanza e politica. E se le banche concedono prestiti (più o meno esosi) quando un paese rischia il collasso, i governi sono pronti a impiegare il denaro pubblico per salvare banche private, senza impegnarsi a emanare leggi più severe per porre sotto controllo il loro comportamento. Non sono trascurate le crisi politiche, come la fine di Gheddafi in Libia, per la quale Guido Maria Brera, autore del libro omonimo e co-sceneggiatore della serie, non si perita di far intendere che le crudeltà del leader libico siano state gonfiate ad arte per giustificare un goloso intervento dell’Occidente.  In tutte queste situazioni, l’head trader Massimo segue una regola precisa, come lui stesso dichiara: ““sentire l’odore del sangue, attaccare i deboli e fare i soldi”. I Diavoli del titolo sono proprio gli speculatori affamati di denaro, che operano silenziosamente e spesso nell’anonimato.

Che la sceneggiatura sia stata scritta da chi conosce bene ciò che sta raccontando, lo si vede  dal realismo con cui è stata ricostruito il contesto in cui si muove il mondo della finanza: il  floor della banca, dove il team di Massimo compra e vende titoli; l’ufficio del CEO, dove si prendono rapidissime decisioni e non mancano trasferte in locali accoglienti dove vengono invitati clienti che debbono essere incoraggiati a firmare con tanto di corteo di hostess. Fa parte dello stesso scenario anche la Ferrari di Massimo, un fringe benefit che è utile per ostentare il suo status di privilegiato. Questo Diavoli si inserisce nella categoria dei serial di contesto che è sempre stata una prerogativa dei serial americani, dove il lavoro, profilato con abbondanza di dettagli tecnici, non è più un semplice sottofondo a una storia d’amore ma costituisce la vita stessa dei protagonisti e i rapporti sentimentali, se non inquinati anch’essi per motivi d’interesse o ridotti a incontri di una notte, sono inesorabilmente scivolati  in secondo piano. Le dosi di suspense vengono rilasciate sapientemente, puntata dopo puntata, così come riusciamo a conoscere sempre meglio, attraverso dei flashback, i retroscena della vita di ogni personaggio. Fra questi, primeggiano   Massino e il suo boss Dominic.

Dominic è il personaggio più conturbante, un vero genio del male, con un poderoso autocontrollo, abile manipolatore di persone e di situazioni a suo vantaggio. Per il suo cinismo, è quello che si avvicina di più a Frank Underwood, il protagonista del serial di contesto forse più famoso: House of Cards. La figura di Massimo è più complessa: è un decisionista che segue anche lui il principio ”il fine giustifica i mezzi” anche quando questi sono illeciti ma non è una macchina inflessibile come Dominic; subisce, per sua fortuna, crisi di coscienza e a volte usa le sue competenze a fin di bene. Tutti comunque, capi o gregari, giovani o meno giovani (dispiace che il giovane team di Massimo si comporti allo stesso modo), conoscono un solo modo di interagire con gli altri: lo scambio di favori, il “do ut des,” se non direttamente il ricatto.

Più deboli sono le figure femminili a iniziare dalla moglie di Massimo, Carrie, uno strano miscuglio di estrosità artistica, debolezza caratteriale e ideologia marxista ma forse è proprio grazie a lei che riusciamo a cogliere un sincero momento di dolore in Massimo, che sente di non riuscire a prendersi pienamente cura, lui così forte, di quell’unica donna che ama veramente.  Si nota  anche un eccesso di sottotrame, che a volte finiscono per intasare il racconto. In particolare la parentesi italiana, nell’episodio ottavo, fra i pescatori del salernitano, finisce per allentare la tensione sulla trama portante. Il montaggio è molto veloce, il linguaggio adottato è spesso specifico della tecnica finanziaria (shortare, VAR, CDS, cartolizzare,..) che rendono questo serial particolarmente adatto alla categoria degli  young adult professionisti. Per chi resta comunque appassionato da questo intrigo fra finanza e politica, Sky ha messo a disposizione un’appendice al serial dove viene spiegato il significato dei termini professionali utilizzati.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SUMMERTIME (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/04/2020 - 15:18
Titolo Originale: Summertime
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Francesco Lagi, Lorenzo Sportiello
Sceneggiatura: Mirko Cetrangolo e Anita Rivaroli
Produzione: Cattleya
Durata: 8 puntate di 50' su Netflix
Interpreti: Ludovico Tersigni, Rebecca Coco Edogamhe, Amanda Campana, Andrea Lattanzi

Cesenatico. L’ultimo anno di liceo è finito e dopo i gavettoni di rito, i ragazzi si riversano sulla spiaggia. Fra loro non c’è Summer, una ragazza che dice di odiare l’estate (è il tempo nel quale il padre, un musicista, lascia la famiglia per il suo tour) e che ha trovato lavoro presso un albergo della città. Non c’è neanche Ale, che si deve allenare per le prossime gare come motociclista professionista, sotto la severa guida di suo padre e l’aiuto, come meccanico, dell’amico Dario. Edo e Sofia sono i migliori amici di Summer:Edo è da sempre segretamente innamorato di lei ma sa di non esser corrisposto, mentre Sofia ha inclinazioni lesbiche che sfoga con incontri occasionali con persone trovate in rete. L’estate lascia molto più tempo libero e si sviluppano nuovo incontri: Dario fa amicizia con Sofia, Summer incontra Ale, mentre fra gli adulti, Isabella, la madre di Summer, non riesce a dimenticare di aver abbandonato, per prendersi cura della famiglia, la vocazione di cantante e Maurizio, il padre di Ale, deve affrontare la rinuncia del figlio a gareggiare, dopo aver speso tanti anni ad allenarlo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ragazzi e ragazze adolescenti hanno fretta di diventare grandi: vivono nel presente senza progettare il futuro e i più si abbandonano a una sessualità di consumo o a una sessualità di prima conoscenza
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, incontri sessuali con nudità fra donne;uso sporadico di alcool e di spinelli, rapporti prematrimoniali
Giudizio Artistico 
 
Il cast tecnico e i protagonisti, tutti giovani alle prime esperienze, tradiscono qualche fragilità nella costruzione del ritmo narrativo e di certi dialoghi ma alla distanza riescono a rendere credibili e coinvolgenti i personaggi principali
Testo Breve:

Un gruppo di ragazzi termina l’ultimo anno di scuola e si riversa sulle spiagge di Cesenatico: si formano amori e amicizie ma i legami sono fragili, il futuro è incerto e nella fretta di crescere commettono degli errori. Su Netflix

Netflix torna ad arricchire uno dei suoi filoni preferiti, quello che esplora il mondo degli adolescenti, con una serie tutta italiana ambientata durante un'estate a Cesenatico, un tipico momento di trasformazione e di primi (o non primi) amori. Forse per complementare il precedente serial adolescenziale italiano di Netflix, Baby, non ci troviamo di fronte a dei ragazzi dell’alta borghesia, né le loro famiglia hanno entrate sufficienti per conceder loro una favolosa vacanza all’estero, come nel film  L’estate addosso di Gabriele Muccino ma  le loro spiagge sono quelle stesse della loro città e un po’ tutti, tranne Summer, hanno scarsa propensione agli studi, visto che sia Edo che Blue sono risultati respinti agli scrutini di fine anno.  A somiglianza di Baby però, Netflix ha puntato, ancora una volta, su un cast giovanissimo per la sceneggiatura e la regia, e anche i protagonisti del serial sono ai loro primi ciack (ad eccezione di Lodovico Tersigni che avevamo già conosciuto in Slam, L’estate addosso e Skam Italia) con il chiaro obiettivo di riuscire ad impiegare un linguaggio che risultasse in sintonia con il  pubblico target.

Le aspettative della serie vengono rispettate: finalmente non si tratta di un lavoro che vuole attirare lo spettatore intorno a temi e ambienti in odore di scandalo (come in Baby, Thirteen, Elite, Sex Education) ma, in un certo senso è più ambizioso, perché vuole proporci  un ritratto di ragazzi e  ragazze d’oggi, quelli che non sono più teenager ma non ancora young-adult (Summer compie diciott’anni proprio a metà della serie) i quali, arrivata l’estate, “semplicemente” intrecciano amicizie e amori (inclusi quelli omosessuali, secondo i canoni narrativi attuali).

I primi episodi possono scoraggiare: il ritmo è lento, i dialoghi fra i ragazzi sono banali. Man mano però che la storia prende forma, i vari personaggi vengono approfonditi nei loro desideri, nella sofferenza di innamorarsi senza venire ricambiati, nei loro momenti di malinconia e in quel senso di stordimento che scaturisce dal trovarsi davanti a un futuro vuoto (come per Dario), che non è stato ancora riempito né di progetti concreti ma neanche di sogni. La love story estiva non appare dominante, ma anche altre relazioni sono equamente rappresentate: l’amicizia con i coetanei e i rapporti, sempre oscillanti fra affetto e ribellione, con i genitori.

Ben sottolineata è l’aspirazione a definire se stessi, che può portare a un coraggioso distacco da quei legami che ne bloccano lo sviluppo, come accade ad Ale, che cerca di liberarsi da un padre-istruttore-dominatore e anche a Dario, che ha legato per troppo tempo il suo destino alle fortune professionali dell’amico.  Interessanti anche quelle annotazioni che appaiono, quasi in sordina, sulla fenomenologia dell’amore. Summer, una ragazza che non perde un solo minuto, si concede, ora che è innamorata, di “perdere tempo”, distesa al sole, accanto a lui mentre allo stesso Ale riaffiorano alla memoria, piacevoli ricordi del passato, ora che il suo l’animo è più disteso, meno angosciato per il futuro.

Restano tuttavia due aspetti che disorientano e stimolano la necessità di comprendere se si tratti di forzature della sceneggiatura oppure di una rappresentazione amara ma vera della realtà di oggi: i rapporti con i genitori e la gestione della propria sessualità.

Questo serial è coerente con i precedenti già citati, nel mostrare genitori (quasi tutti in crisi coniugale) troppo impegnati a puntellare il loro equilibrio instabile per dedicarsi pienamente ai propri figli. C’è sicuramente affetto reciproco: chi può negare che la madre di Ale non si dia da fare per riconciliare il padre con il figlio, che la madre di Summer con minimizzi i rapporti tesi con il marito per costruire un ambiente sereno in famiglia? E’ un modo per manifestare vicinanza ma poi non ci sono altre parole da dire. Non c’è saggezza da trasmettere, non c’è travaso di esperienza da comunicare, non ci sono confidenze  da condividere. Se Summer decide di passare la notte con Ale, è sufficiente che lasci un bigliettino sul comodino della madre. Su questi comportamenti non c’è nulla da dire.

Accanto a situazioni di innamoramento sincero, in questo serial ci sono troppi casi di sessualità da consumo. Una ragazza che è venuta in campeggio a Cesenatico con i genitori, ha la sua tenda personale, in modo da poter ospitare per la notte il ragazzo che in quel momento è di suo gradimento; Sofia, che ha inclinazioni lesbiche, organizza incontri di una notte tramite siti per appuntamento; la simpatica collega di Summer che lavora nello stesso albergo,  cerca avventure che si consumino velocemente, perché a lei interessa “una sola cosa”.

Forse è proprio per questi aspetti che il sentimento prevalente che traspare dagli otto episodi e quello della malinconia. Non c‘è gioia, quella anche un po’ sciocca e incontrollata dell’adolescenza ma quell’amaro in bocca che scaturisce dal sentire le aspirazioni più profonde che scaturiscono dal proprio animo ma non si ha la pazienza di attendere che maturino e che trovino il loro giusto compimento; si preferisce vivere ora, nel presente, consumando tutto ciò che c'è da consumare.  Non è certo una vita felice quella di Sofia, come lei stessa confessa lucidamente a Dario, in quel suo vivere di incontri di una notte ma neanche è felicità quella di Summer e di Ale, che compiono i gesti di una donazione completa ma che non è ancora amore perché se amare vuol dire fondere le proprie vite, è proprio la loro vita che è ancora in fase di definizione. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SARA E MARTI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/21/2020 - 12:20
 
Titolo Originale: Sara e Marti
Paese: Italia
Anno: 2018
Regia: Maria Sorrentino Prima stagione Emanuele Pisano Seconda stagione Emanuele Pisano Terza stagione
Sceneggiatura: Stefania Colletta, Angelo Pastore, Olimpia Sales
Produzione: The Walt Disney Company Italia e Stand by Me
Durata: 3 stagioni di 10 episodi su Disney Channel e RaiPlay
Interpreti: Aurora Moroni, Chiara del Francia

Sara e Marti sono due sorelle che hanno solo dieci mesi di differenza e per questo frequentano insieme l’ultima classe delle medie. Per l’inizio dell’anno scolastico si sono trasferite da Londra a Bevagna, perché il padre ha deciso, rimasto vedovo, di tornare nel suo paese d’origine per scrivere un libro. Se Marti accetta di buon grado il trasferimento, Sara, la più grande, ha nostalgia della grande metropoli e il piccolo centro umbro gli sta stretto. Il suo inserimento nella nuova realtà viene comunque facilitato dal ritrovare in classe Serena, una sua cara amica d’infanzia e nello scoprire che Ludovico, il bello della classe, la guarda con interesse. Ciò fa innervosire Benedetta, anche lei innamorata di Ludovico che decide di vendicarsi cercando di far in modo che Sara non vinca alla gara di ginnastica ritmica alla quale entrambe si sono iscritte…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Fra i banchi di una scuola si sviluppano amicizie, invidie, innamoramenti ma si tratta globalmente di bravi ragazzi che maturano anno per anno, sostenendosi a vicenda
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il racconto si sviluppa in modo semplice e lineare, privilegiando la spontaneità e la simpatia dei protagonisti
Testo Breve:

Sara e Marti lasciano Londra con il loro padre per stabilirsi a Bevagna. Dalle medie alle scuole superiori, partecipiamo alla crescita di queste due ragazze nella realistica semplicità della tranquilla vita di un piccolo borgo. Su Disney+ e su Raiplay (stagioni 21 e 2)

Questa serie è disponibile su Disney Channel fino alla terza stagione, mentre su RaiPlay si possono trovare le prime due stagioni.

Bevagna è un bellissimo borgo umbro, presso il quale sono state girate alcune scene di  Fratello sole, sorella luna (2006) e di  Don Matteo 6 e  ora è la località esclusiva per questo simpatico serial adolescenziale interamente italiano. I microcosmi delle aule delle medie e delle classi liceali sono state esplorate in tanti modi diversi, ma sembra quasi che si fronteggino due scuole e viene spontaneo domandarsi se siano più vere le storie a tinte forti (soprattutto in termini sessuali) che troviamo su certe piattaforme (i più recenti: Thirteeen, Euphoria, Elite, Sex Education,  Baby, Skam,..) oppure i racconti più tranquilli , che potremmo definire familiari, tipici della produzione italiana (Jams, Il collegio,  ). In posizione intermedia far i due poli si trova High School Musical: The Musical – la serie: allude senza mostrare, come quando Nini dichiara a Ricki il suo amore e lo fa in una camera da letto dove sono soli ma con i vestiti.

Si potrebbe rispondere molto semplicemente che i primi serial citati hanno la classificazione VM14 e quindi, di fatto solo i secondi sono delle storie di adolescenti fatte per essere viste da adolescenti.

Si può invece dire di più: i personaggi che animano questo Sara e Marti (ma anche Jams e Il Collegio) ci appaiono come dei veri adolescenti, mentre i serial americani citati sembrano il frutto di progetti scritti per cercare di attirare il pubblico con un p’ di scandalo.

Sara e Marti frequentano la scuola di Bevagna, fanno conoscenza con i loro compagni di scuola, alcuni sono simpatici, altri meno, nascono amicizie ma anche delle antipatie e, qualche volta, degli innamoramenti mentre ognuna/o di loro cerca di realizzarsi attraverso ciò che piace, cercando di individuare la propria vocazione

Tutto quindi banale e prevedibile ma realistico, perché alla fine parliamo di ragazzi di 14-16 anni, se consideriamo che la serie è ormai arrivata alla terza stagione, corrispondenti quindi a tre anni scolastici.

Il piccolo segreto del serial che dà ragione a  questo successo prolungato non sta nei fatti che avvengono, tutti facilmente prevedibili, ma dalla simpatia che scaturisce dai personaggi, ben caratterizzati. Sara è più spigolosa, reagisce d’istinto e si infiamma subito ma è anche pronta a calmarsi e a chiedere scusa; Marti è più dolce e riflessiva (legge molti libri), comprensiva verso tutti e irrimediabilmente buona. Fra i ragazzi, indubbiamente il più simpatico è Nicola, “il re degli scherzi”, che sotto la sua aria scanzonata e burlona nasconde un animo gentile. Un vero spasso sono i due gemelli, Luigi e Guido, che studiano poco ma sono sempre pronti a darsi una mano. Ludovico, il “bello” della classe è purtroppo solo bello, mentre le “cattive” di turno, come sempre succede in questi serial, sono i personaggi meno riusciti (Benedetta nella prima stagione, Virginia nella seconda): non si comprende mai da dove origina il livore che manifestano, questo dare colpi bassi alle loro presunte avversarie, probabilmente segno di grande insicurezza.

Il successo dei personaggi beneficia anche dello stile narrativo adottato. Viene sfruttato al massimo il format del mockumentary (ogni volta che un/a ragazzo/a parla, veniamo a sapere anche a cosa sta pensando) che sta diventando quasi uno standard per le teen-comedy e ha l’indubbio vantaggio di una narrazione semplice e chiara; inoltre il copione è stato ridotto al minimo e i giovani protagonisti sono stati invitati a esprimersi spontaneamente.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GOD FRIENDED ME (seconda stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/13/2020 - 11:43
Titolo Originale: God Friended Me
Paese: USA
Anno: 2019
Sceneggiatura: Steven Lilien, Bryan Wynbrandt
Produzione: Berlanti Productions, I Have an Idea! Entertainment, CBS Television Studios, Warner Bros. Television
Durata: 2 stagioni di 10 episodi cascuna per 50' su SKY
Interpreti: Brandon Micheal Hall, Violett Bean, Suraj Sharma, Joe Morton

New York al giorno d’oggi. Miles , nonostante sia figlio di Arthur Finer, un pastore della chiesa episcopale destinato a diventare cardinale, gestisce un podcast sull’ateismo. Un giorno riceve su Facebook una richiesta di amicizia. Il nome del richiedente è Dio in persona. Miles è molto scettico all’inizio ma si accorge ben presto che accettare i suggerimenti di “Dio” vuol dire aiutare persone in difficoltà. Decide quindi di assecondare le richieste che arrivano da questo misterioso mittente ma non da solo: è con lui Cara, una scrittrice/giornalista in difficoltà e Rakesh, un hacker molto bravo a trovare in rete informazioni utili per aiutare la persona segnalata…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A ogni puntata si compie un’opera buona a favore di una persona che ne ha bisogno, ma la rappresentazione di Dio è generica e impersonale, e l’etica famigliare è piuttosto rilassata
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona la dinamica dei eventi, ricchi di colpi di scena, ma la rappresentazione dei protagonisti è piatta, quasi fossero tutti varianti della stessa tipologia di persona.
Testo Breve:

Il figlio di un pastore episcopale, ateo convinto, riceve via Facebook una richiesta di amicizia nientemeno che da Dio. Una serie di opere buone vengono compiute verso chi ne ha bisogno, ma questa divinità sconosciuta si limita ad essere  una sorta di datore di lavoro senza volto. Su Netflix

Forse, per partire dall’inizio, dovremmo risalire a La vita è meravigliosa di Franck Capra (1947) in quel caso era un angelo che dissuadeva il protagonista da un gesto irreparabile, mostrandogli quante volte il suo intervento era stato determinante per quelle persone alle quali aveva fatto del bene. Ma probabilmente è meglio riferirsi alla fiction in due stagioni Joan of  Arcadia (2006) dove è Dio stesso che parla con Joan, una  liceale un po’ ribelle, proponendole buone azioni. Ora sotto le sembianze di un coetaneo in jeans, ora sotto quelle di una bimba incontrata per caso al parco giochi, Dio provocava Joan con ironia, inducendola a cimentarsi in piccole grandi sfide che la facevano avanzare sulla strada della virtù. In quel magnifico serial era ben sottolineato il valore non solo umano ma trascendente di quegli eventi. “Vedi – diceva Dio a Joan- io lavoro attraverso il libero arbitrio di ciascuno, attraverso lo stralcio di realtà che ne nasce e la lego a quella degli altri, fino in fondo, sempre per il meglio. Stai tranquillo: il meglio è assicurato con me, un bene infinito in un universo infinito”.  Dopo Joan of Arcadia, le uscite di film/serial che ipotizzavano il diretto intervento divino nelle cose terrene non si sono mai interrotte:  Dead Like Me (2004), Being Erica (2009),  An Interview with God (2018), Kevin (Probably) Saves the World (2018), Miracle Workers, (2019), Good Omens (2019), Messiah (2020)  fino a quando non arriviamo al Dio molto moderno di questa fiction, che chiede amicizia attraverso Facebook.

Bisogna scandalizzarsi di questi modi insoliti di rappresentare l’intervento di Dio nel mondo? Probabilmente no: in fondo sono rappresentazioni pittoriche di come la coscienza di ognuno si senta spinta a fare del bene verso gli altri o a correggere i propri errori del passato. Bisogna vedere piuttosto che peculiarità ha questo Dio che ci viene rappresentato. In Joan of Arcadia era un Dio che parlava direttamente e dava bene il senso dell’interazione fra provvidenza e responsabilità personale. In questo God Friended me, c’è un Dio molto più impersonale, che non parla ma manda messaggi, limitandosi a dare il nome delle prossima persona da aiutare. Si tratta quindi di un Dio dalla personalità indefinita e di sicuro non abbinabile a nessuna forma particolare di religione. Non a caso i personaggi che vengono salvati sono fedeli di varie religioni (indù,  cattolici, ebrei..).  Si potrebbe ipotizzare una sorta di “religione dell’umano”, un invito alla solidarietà fra gli esseri umani e in effetti ogni episodio racconta un generoso gesto di salvezza dei tre “amici di Dio” verso una persona che ne ha bisogno, ma il rapporto con l’Autore della missione è freddo- Occorre solo obbedire ai suoi ordini e sono totalmente assenti le categorie della preghiera e dell’abbandono fiducioso alla sua Provvidenza. Al contrario lo stimolo principale in questa fiction va verso l’efficienza esecutiva (si ha sempre poco tempo per portare a compimento le sue richieste) ed è sempre necessaria una fase investigativa iniziale perché le richieste del Mandante sono sempre un po’ oscure e bisogna capire chi c’è da salvare, puntata per puntata. Interviene sempre in questa fase Rackesh, un hacker prodigioso (non si capisce bene se è più “divino” lui o Dio stesso) perché via Internet riesce a sapere sempre tutto di tutti (ma ormai non c’è più da meravigliarsi). Altra figura-chiave per comprendere la serie è il reverendo episcopale Arthur. La serie mostra una approccio all’etica familiare molto liberale, in linea con questa chiesa degli Stati Uniti: che accetta il divorzio, le unioni fra omosessuali e prevede l’ordinazione di sacerdotI-donne. Arthur, appena nominato vescovo, si accorge che nel consiglio c’è un sacerdote ostile a lui proprio a causa della sua vita privata (Arthur ha una relazione con una donna divorziata e sua figlia, che ha inclinazioni lesbiche, convive con un’altra donna). ll contestatore, un sacerdote anziano, quindi legato a “tradizioni obsolete” ,viene subito espulso sbrigativamente dal consiglio fra l’approvazione generale.

Complessivamente gli episodi sono ben strutturati mostrando un elevato numero di imprevisti e di colpi di scena, alla stessa stregua di un thriller. I personaggi sono visti tutti come persone ragionevoli, pronti ai portare conforto ai loro amici e pronti a chiedere scusa se hanno reagito impulsivamente. E’ come se l personaggio fosse uno solo, sotto molteplici sembianze. Ciò finisce per appiattire la narrazione, che rimane priva del contrasto fra psicologie diverse.

La seconda stagione della serie sta andando in onda sulla piattaforma  Sky.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DOC - NELLE TUE MANI

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/06/2020 - 11:21
 
Titolo Originale: DOC -Nelle tue mani
Paese: Italia
Anno: 2020
Regia: Jan Maria Michelini, Ciro Visco
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Viola Rispoli
Produzione: Rai Fiction, Lux Vide
Durata: 50' a puntata su RaiUno e RaiPlay
Interpreti: Luca Argentero, Matilde Gioli, Gianmarco Saurino, Sara Lazzaro, Raffaele Esposito

Andea Fanti, primario di Medicina Interna di un importante ospedale di Milano, è un bravo dottore esigente e rispettato dai suoi colleghi ma ha un comportamento ruvido nei confronti dei pazienti. La sua vita resta appesa a un filo quando il padre di un paziente, sconvolto per la morte del figlio, gli spara un colpo in testa. Ripresosi dal coma, si accorge di aver perso la memoria dei suoi ultimi 12 anni. Lorenzo, lo psichiatra dell’ospedale, ritiene sia giusto per lui restare in ospedale, un ambiente a lui familiare, con mansioni senza responsabilità, nella speranza che riesca un giorno a ritrovare la memoria. Per questo motivo non gli rivela certi aspetti della sua vita privata e professionale. Andrea finirà così per scoprirli a poco a poco: si rivolge ad Agnese, la direttrice dell’ospedale, come se fosse ancora sua moglie (in realtà sono separati da tempo), tratta la dottoressa Giulia con distacco professionale, dimenticando che appena giorni prima aveva con lei una relazione sentimentale…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial trasferisce la calda umanità di tutti i personaggi: molti sono fragili ma, con l'aiuto degli altri, riescono a comprendere quando stanno sbagliando e ritrovano la forza per ripartire
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena ad alta tensione potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima sceneggiatura che valorizza tutti i personaggi ma l’intreccio appare affollato da un numero eccessivo di accadimenti
Testo Breve:

Un primario di ospedale, dopo un incidente, perde la memoria dei suoi ultimi 12 anni. E’ l’occasione per correggere la sua vita, instaurare un rapporto più umano con i pazienti, scoprire che si può andare avanti aiutandosi a vicenda

Appena scopriamo, nel vedere la prima puntata della serie, che Andrea non ricorda più gli ultimi 12 anni della sua vita, viene spontaneo esclamare: “ancora!”. Avevamo visto da poco il serial La strada di casa, dove l’imprenditore agricolo interpretato da Alessio Boni si risveglia dal coma dopo 5 anni, cerca di riscoprire cosa sia successo nel frattempo che ecco ci viene presentata (anche se sappiamo che DOC si è ispirato a fatti realmente accaduti) una trama molto simile. Scopriamo anche che questo dottor Andrea è molto acuto nelle diagnosi ma usa  toni  distaccati con pazienti e  colleghi;  ancora una volta ci scappa di dire: “ancora!”, perché il richiamo a Doctor House – Medical Division è molto forte. Quando poi assistiamo a sequenze concitate in sala di diagnosi dove l’equipe di dottori ha pochi secondi per recuperare un paziente che risulta gravemente compromesso, non possiamo non ricordare le sequenze drammatiche in sala operatoria che sono state il  piatto forte della serie E.R. – medici in prima linea.

Occorre aggiungere che nel primo episodio, che ha, come sempre, il suo compito di impostare tutta la serie, si percepisce quell’horror vacui, tipico di molti serial italiani, dove vengono innescate tante bombe narrative a effetto ritardato che esploderanno nelle puntate successive e che hanno il compito di mantener sempre desta l’attenzione del pubblico. Oltre agli intrighi amorosi, alle sventure che affliggono la vita del protagonista, alle rivalità professionali, si sta sviluppando anche un complotto ai danni dello stesso ospedale.

Tuttavia la serie, nelle prime puntate, ha avuto un notevole successo. Più di 7 milioni di spettatori nella prima puntata e quasi 8 milioni nella seconda. Un successo pienamente meritato perché i pregi e l’originalità della serie non vanno cercati nel meccanismo dell’intreccio ma in altri due aspetti: nel messaggio che ci viene trasmesso e nell’approfondimento dei personaggi.

Il dr House ci teneva a mantenere un certo distacco con i pazienti perché pensava che un rapporto più stretto con loro lo avrebbe  distratto dal suo obiettivo primario: la ricerca degli indizi che lo avrebbero portato a una giusta diagnosi. Anche in E.R. si manteneva un certo distacco fra efficienza professionale e affetti privati. In questo DOC, l’approccio proposto per un corretto rapporto fra medico e paziente è opposto: per riuscire a curare bene il paziente (to cure, in inglese) bisogna rivolgersi a lui con un atteggiamento di attenzione e partecipazione umana alle sue infermità (to care), entrare in quella confidenza che consente al paziente di confidarsi e avere piena fiducia nel dottore. La funzione di Andrea, non più dottore abilitato ma semplicemente Doc per i colleghi, nelle varie puntate, è proprio questa: avvicinarsi ai pazienti per riuscire a toglier loro quella maschera di riservatezza che non consente di portare a termine una diagnosi approfondita dei suoi mali. L’apertura deve essere reciproca, sottolinea la serie: non sono solo i medici che debbono metter da parte il loro distacco professionale ma anche i pazienti: sono molti i casi presentati  di pazienti pronti a mentire pur di lasciar presto l’ospedale o, al contrario, pronti a enfatizzare i loro mali presunti per ottenere maggiore attenzione.

Il secondo pregio della serie è nella definizione dei personaggi. Il baricentro dell’attenzione è ovviamente Andrea (Luca Argentero), impegnato a ricostruire i suoi ultimi 12 anni di vita (ma anche con la possibiltà di  correggere i suoi errori) ma tutti i personaggi di cui veniamo a conoscenza hanno una storia, hanno sensibilità diverse, hanno pregi ma anche difetti e soprattutto si evolvono: sbagliano ma si correggono. Siamo lontani dai serial manichei dove ci sono i cattivi tanto cattivi e i buoni tanto buoni, ingessati nella maschera che debbono portare. Come il ragazzo diventato padre nella prima puntata, che è aiutato da Andrea ma poi è lui stesso a ridare coraggio al DOC, nessuno può dire: "tutto è perduto" ma c’è sempre una soluzione perché c’è qualcuno disposto a prendersi cura di te. La regia si mantiene in equilibrio (non sempre), evitando di scivolare nel patetico e, stranamente, realizza frequentemente dei primi piani delle mani dei  protagonisti

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HIGH SCHOOL MUSICAL: THE MUSICAL: THE SERIES (primi due episodi)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 03/30/2020 - 17:24
Titolo Originale: HIGH SCHOOL MUSICAL: THE MUSICAL: THE SERIES
Paese: USA
Anno: 2019
Produzione: Disney Channel, Salty Picture
Durata: 10 episodi di 25' su Disney+
Interpreti: Olivia Rodrigo, Joshua Bassett, Matt Corbett, Julia Lester, Sofia Wylie

Nella East High School di Salt Lake City, la stessa dove sono stati girati i film (per la televisione e poi per il cinema) di High School Musical, Miss Jenn, la nuova insegnante di recitazione, coadiuvata dal coreografo Carlos, invita i ragazzi a candidarsi per avere una parte nella rappresentazione che vuole allestire con loro e una nuova edizione di quel musical che quattordici anni prima aveva fatto onore alla scuola. Le parti principali, quelle di Gabriella e di Troy, vengono assegnate a Nini e a Ricky. Se Nini ha sempre sognato di recitare quella parte, per Ricky si è trattato di una lotta contro se stesso: non è stato mai appassionato di musical ma ha deciso di candidarsi ugualmente per riuscire a riavvicinare Nini, con la quale aveva un’intesa nell’anno precedente e che ora, ad inizio del nuovo anno scolastico, fa coppia con E. J. Caswell…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In questo serial ci sono riferimenti ideologici che negano alcuni diritti fondamentali dei bambini, in particolare quello di venir generati e cresciuti dal proprio papà e dalla propria mamma
Pubblico 
Adolescenti
Per la presenza di alcuni argomenti che vanno affrontati con la dovuta maturità
Giudizio Artistico 
 
Fin dalle prime puntate ci vengono presentate canzoni di ottima musicalità; buona la recitazione della protagonista; molto meno quella dei personaggi maschili
Testo Breve:

Dopo 14 anni, la Disney propone una edizione rinnovata dell’ormai classico High School Musical aggiornato ai tempi di oggi, quindi con una presenza importante di situazioni dettate dall’ideologia LGBT

Disney+ , la nuova piattaforma in streaming che ha avuto il suo debutto a marzo 2020, esordisce con un nuovo serial dal nome lunghissimo per rinnovare i fasti di uno dei suoi lavori per la televisione di maggior successo. E’ proprio intorno alla riedizione di quel musical che si sviluppa la trama, si aprono contese per conquistare le parti principali, si riaccendono amori che sembravano sopiti. Nelle prime due puntate non c’è nient’altro da segnalare se non la conferma che il Musical è nelle corde degli americani e che sono in grado di mantenere un alto standard qualitativo. Anche questa fiction si mantiene musicalmente all’altezza delle aspettative e già nella seconda puntata, la canzone.”Wondering” .cantata e suonata dalla bravissima  Julia Lester nella parte di Ashlyn cugina di E.J. è di quelle che non si possono dimenticare facilmente. Il format scelto è insolito: è quello del mockumentary che da una parte ha il vantaggio di farci conoscere in modo più diretto i protagonisti (a turno si rivolgono verso lo spettatore raccontando come si sentono e che intenzioni hanno), dall’altra il racconto risulta rallentato e perde il vantaggio dell’unità di azione.  Altra scelta insolita è quella di far recitare alcuni personaggi sopra le righe (l’insegnante di recitazione miss Jenn, il coreografo Carlos), forse per attribuire loro la parte comica del racconto, per quel dualismo comicità-romanticismo che è sempre stata una prerogativa delle produzioni Disney, fin dai primi lungometraggi animati.

Come si rapporta questo serial al suo autorevole progenitore? Troppo presto per dirlo. Non c’è più il conflitto sport-teatro che era stato il cruccio di Troy nella vecchia edizione; nelle prime due puntate non abbiamo ancora compreso i rapporti che i ragazzi hanno con i genitori ma soprattutto manca l’ansia per il futuro, del cosa fare da grandi, che in fondo qualifica in modo preciso l’essere un adolescente: fino a questo momento il massimo delle aspirazioni dei ragazzi è partecipare al musical della scuola.

Olivia Rodrigo è convincente nella parte di Nini, nel suo oscillare fra i due pretendenti, mentre è poco credibile il personaggio di Ricky  (interpretato da Joshua Bassett). Quando Nini si confida con lui, dichiarandogli il suo amore, la  cauta e tiepida reazione di lui è poco comprensibile e lo è ancor di più dopo, quando, impegnandosi a esser selezionato per il musical nel tentativo di riconquistare Nini, sembra mosso più dal recupero dell’ orgoglio ferito, che da vero amore.

Sappiamo da tempo che la Disney ha il chiaro obiettivo di diffondere le ideologie LGBT nei suoi lavori e lo fa anche con questo serial, forse sentendosi più libera ora che si trova nell’ambito di una piattaforma tutta sua. Siamo appena alla seconda puntata ma è doveroso fare alcune distinzioni.

Carlos è   stato profilato come una persona con inclinazioni omosessuali (come ce ne posso essere in qualsiasi scuola), è simpatico, molto impegnato nel suo lavoro ed   aiuta concretamente Ricky a migliorare il suo ballo. In queste due prime due episodi non  c’è nessun commento da esprimere.

Un altro personaggio maschile, Seb, evidentemente con la stessa inclinazione, chiede alla insegnante di fare la parte di Sharpy (la ragazza antagonista di Gabriella nel musical originale). La risposta è:” si, mi piace, è una scelta originale”. In questo contesto è inutile rifarsi alla tradizione, che fa riferimento a tempi remoti, di uomini che recitavano le parti femminili; ci troviamo piuttosto in piena ideologia gender dove si assume che le parti femminili e maschili siano facilmente interscambiabili.

Fin dal primo episodio appare chiaro che la protagonista Nini ha due mamme.  La banalità della sequenza (le due mamme portano dei dolci a Nini che in quel momento si trova a casa della nonna) sottolinea l’intenzione della Disney di inserire questo tipo di famiglia nello sfondo della storia, espressione di una quotidianità senza particolare importanza.

ll tema non è nuovo per la Disney e nel serial animato per la TV, Dottoressa Peluche, aveva raccontato le vicende di una famiglia con due mamme. E’ interessante notare che la Disney porta primariamente in evidenza nelle sue opere la condizione di due mamme che non di due papà (se vogliamo escludere l’episodio-flash della doccia di due uomini assieme a dei bambini nel film Frozen). Forse, nella sua strategia di portare avanti queste ideologie con cautela e in modo graduale, la Disney  è cosciente che l’esistenza di due padri, che comporta ipotizzare la pratica dell’utero in affitto, non sia ancora pienamente accettata dal vasto pubblico, mentre il tema del seme maschile in affitto e quindi la perdita della paternità da parte del nascituro, sia un “male minore” che possa venir accettato.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I AM NOT OK WITH THIS

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/29/2020 - 21:33
Titolo Originale: I Am Not OK With This
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Jonathan Entwistle
Sceneggiatura: Jonathan Entwistle, Christy Hall
Produzione: 21 Laps Entertainment Ceremony Pictures Raindrop Valley
Durata: 7 puntate di 20' su Netflix
Interpreti: Sophia Lillis, Wyatt Oleff, Sofia Bryant

Sydney è una ragazza di 17 anni che frequenta il liceo. Rimasta orfana del padre da qualche tempo, trascorre la sua vita con sua madre Maggie e il fratellino Liam. Le giornate passano a scuola, con i suoi amici Dina e Stanley, in famiglia. Tutto sembra procedere normalmente, finché Sydney non scopre che, quando vive emozioni forti, si manifestano in lei strani e incontrollabili poteri.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una figlia e sua mamma sanno superare il lutto della morte del padre riscoprendo il valore del loro rapporto
Pubblico 
Adolescenti
Il serial è vietato ai minori di 14 anni. Il linguaggio è molto volgare, alcune scene violente, il tema della sessualità è tratto con molta disinvoltura (senza scene di nudità), uso di droghe.
Giudizio Artistico 
 
Una buona ricostruzione dei pensieri e delle ansie del periodo adolescenziale ma la fiction si concentra molto su Sydney, sfumando troppo gli altri protagonisti
Testo Breve:

Sydney ha 17 anni ed è sempre irrequieta e ruvida con tutti ma un giorno si accorge di avere strani poteri…Un teen-comedy-drama che pone ben in evidenza il disagio adolescenziale con qualche limite nell'approfondimento dei personaggi

Il serial nasce dal romanzo grafico di Charles Forsman con la regia di Jonathan Entwistle (già regista di The End of the F***ing World) e dai produttori di Stranger Things.

Le 7 puntate di 20 minuti mettono in scena numerosi aspetti della vita di un adolescente e di un giovane: il cambiamento fisico con la classica complicazione dell’acne. Il dubbio di non piacere o di non risultare interessanti per altre persone. Gli innamoramenti (e i primi rapporti sessuali, fin troppo promiscui e disinvolti). Le feste in casa tra amici con uso (e, a volte, abuso) di alcool e le feste della scuola con il tradizionale ballo. L’incapacità di comunicare con il mondo degli adulti (la madre, gli insegnanti), la fatica di elaborare un lutto. Tutto questo viene visto dal punto di vista della protagonista.

A tutto questo si aggiunge la scoperta, da parte di Sydney, di alcuni superpoteri fuori dal suo controllo. Poteri che, alla pari delle crisi adolescenziali, non la fanno sentire a suo agio (come dice il titolo stesso del serial TV).

Alcuni anni fa, Gabriele Salvatores, aveva approfondito questo tema con i suoi due film Il ragazzo invisibile (2014) e Il ragazzo invisibile – seconda generazione (2017): la storia di adolescenti che, crescendo, si trovano a fronteggiare i cambiamenti fisici e relazionali, unitamente all’insorgere dei poteri. Poteri che, inizialmente, sembrano essere casuali e senza criterio. Anche se la qualità del risultato raggiunta da Salvatores è decisamente superiore.

La serie si mostra come un grande flashback accompagnato da vari flussi di coscienza: l’inizio della prima puntata, infatti, ci mostra la protagonista che, completamente coperta di sangue (non suo) cammina su una strada deserta e dietro di lei delle automobili della polizia corrono nella direzione opposta alla sua a sirene spigate. Come è arrivata fin lì? Dove sta andando? Perché si trova in quelle condizioni? Tutte domande che, una puntata dopo l’altra, trovano la loro spiegazione.

Il linguaggio dei personaggi è molto volgare, forse anche un po’ troppo sopra le righe rispetto al mondo reale di adolescenti e giovani: se in alcune situazioni sembra “essere giustificato” dalle criticità affrontate dai personaggi, in altre sembra proprio turpiloquio gratuito.

I giovani attori interpretano bene le loro parti e rendono credibili i personaggi, la scelta di sviluppare una serie di breve durata con puntate di 20 minuti, non permette un grande approfondimento dei loro caratteri ad eccezione di Sydney, con la quale lo spettatore condivide il punto di vista e non pochi pensieri e commenti alle situazioni che accadono.

Gli effetti speciali sono pochi e anche abbastanza semplici, probabile indicatore (almeno per questa prima stagione) del fatto che l’interesse è più sui personaggi che non sulla spettacolarità.

La trama riesce a suscitare l’interesse dello spettatore per tutti i 140 minuti. Non ci sono grandi colpi di scena, ma la storia comunque si rende sempre più misteriosa con il procedere delle puntate. Il cliffhanger finale presuppone una seconda stagione, che però non è stata ancora confermata.

Il serial è disponibile sulla piattaforma Netflix.

 

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SELF MADE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/24/2020 - 16:17
Titolo Originale: Self Made
Paese: USA
Anno: 202
Regia: Nicole Asher
Sceneggiatura: Nicole Asher
Produzione: SpringHill Entertainment, Orit Entertainment , Wonder Street,Warner Bros. Television
Durata: 4 puntate di 45' su Netflix
Interpreti: Octavia Spencer, Tiffany Haddish, Garrett Morris, Carmen Ejogo

St. Louis 1908. Sarah è una lavandaia afroamericana che vive con un marito ubriacone e violento. Una bella signora mulatta, Addie Munroe bussa alla sua porta e si offre di curare i suoi capelli con una crema da lei confezionata in cambio di un servizio di lavaggio di biancheria. I capelli di Sarah ricrescono e lei si offre volentieri di andare, porta a porta, a vendere questa prodigiosa crema. Addie rifiuta la proposta: considera Sarah troppo trasandata e troppo “nera” per promuovere la sua crema. Sarah, risentita, decide di confezionare anche lei una crema per i capelli, si fa chiamare Madam C.J. Walker e inizia a venderla per strada, senza molto successo, né può contare su grandi aiuti in famiglia: il suo nuovo marito C.J. e sua figlia Leila, sposata con John, un parassita sfaccendato. Solo il padre di C.J., Cleophus, risulta essere un simpatico vecchietto pronto a comprendere e ad aiutare Sarah. Trasferitasi a Indianapolis con tutta la famiglia, la sua crema inizia ad avere successo, vista come una forma di riscatto delle donne di colore che, dopo l’abolizione della schiavitù, iniziano a farsi strada nella società americana ancora razzista e maschilista…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una donna di colore si impegna per farsi valere in una società ancora razzista e maschilista
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una scena di amplesso senza nudità
Giudizio Artistico 
 
Alcune fragilità nella sceneggiatura e nella regia che non riescono a restituirci il ritratto di un personaggio ricco e complesso
Testo Breve:

La biografia di Sarah, la prima donna afroamericana a diventare milionaria dopo l’abolizione della schiavitù. Il ritratto di un personaggio molto interessante non pienamente riuscito

Il serial ricalca la biografia di Madam C.J. Walker, la prima milionaria di colore che è riuscita a farsi strada da sola e che è stata raccontata nel libro On Her Own Ground  di A'Lelia Bundles, una sua discendente.

S tratta di un lavoro indubbiamente interessante da un punto di vista storico perché se ci vengono continuamente proposti film che ci ricordano il tempo della schiavitù (12 anni schiavo, ..) o della persistente violenza della polizia americana contro la gente di colore (Queen & Slim,..), questa fiction ci mostra come dopo l’abolizione della schiavitù (Sarah si vanta di far parte della prima generazione nata libera) le persone di colore abbiano iniziato a integrarsi progressivamente nel tessuto economico e sociale della società americana. , costituendo una propria classe borghese , anche se costretta a muoversi su binari paralleli, non comunicanti con quelli della razza bianca. Durante l’evolversi della storia di Sarah, veniamo a conoscere altri significativi personaggi del tempo: Jack Jonson, il primo pugile di colore a vincere il titolo mondiale di box dei pesi massimi;    Booker T. Washington's  presidente della National Negro Business League che riuscì a diventare il portavoce della comunità nera presso la classe politica americana del tempo e W.E.B. Dubois saggista e poeta. Non manca un breve incontro di Sarah con J. D. Rockefeller espressione, per lei come per tanti a quel tempo, di quell’obiettivo di prosperità e successo che sembrava aperta a tutte le persone determinate a ottenerlo.

Se le premesse sono tutte positive, la realizzazione lascia perplessi. E’ indubbio che al centro del racconto c’è Sarah, interpretata da Octavia Spencer e ci sarebbe stato grande interesse a scoprire la chiave del suo successo. Il baricentro del racconto è invece un altro: i rapporti di Sarah con i suoi familiari, tutti saliti parassitariamente sul carro del suo successo e pronti a rivendicare il proprio posto in prima fila.

Anche il profilo caratteriale scelto per Sarah è insolito: non mostra leadership (o potere manipolatorio) nel contenere le intemperanze delle figure modeste che ruotano intorno a lei ma sembra subirle passivamente, salvo poi decidere se allontanare definitivamente qualcuno e puntare su qualcun altro. Le difficoltà che incontra nella crescita della sua società vengono drammaturgicamente concentrate nella persona di Addie Munroe, vista come fonte di tutti i suoi mali ma stranamente, a fronte di ogni avversità (l’incendio del suo primo laboratorio, la defezione delle sue prime rappresentanti,..), non scopriamo la sua abilità  nel rimontare la china ma semplicemente, in una scena successiva vediamo che il problema è stato superato. Sarah sembra piuttosto eccellere nel riuscire a trovare persone che le possano essere utili per i suoi piani di espansione ed è arguta nei suoi programmi di Marketing,  dove la vendita della sua lozione è vista come uno spunto marginale di un programma più ampio di riscatto per tutte le donne di colore.
E’ un peccato, perché la storia vera di madame Walker fu realmente appassionante. Visse fino a 37 anni con i suoi 5 fratelli in una baracca di legno facendo umili lavori; rimasta orfana, sposata a 14 anni, riuscì a sfuggire ai maltrattamenti del marito rifugiandosi a St Louis dalla sorella maggiore. Si tratta di antefatti che avrebbero dato spessore alla formazione del carattere di questa donna, così come la parte finale della sua vita, che fu attiva nella politica a favore della gente di colore e fece significative donazioni. Ogni anno spendeva 10 mila dollari per la formazione di giovani di colore nei college del Sud.

Occorre aggiungere alcune fragilità nella sceneggiatura (il marito per dimostrare che lui è un uomo e non accetta ordini da sua moglie, le dice: ”tu non mi cucini niente”)  e  di messa in scena, come il simbolismo straniante di sintetizzare la continua competizione fra Sarah e Addie mostrandole intente a darsi pugni su di un ring. Infine l’inclinazione lesbica della figlia Leila non è dimostrata (ebbe tre mariti) e sembra più un doveroso ossequio al politically correct.

Si intravede, con discrezione, una certa matrice cristiana nella struttura del racconto: ci sono un paio di scene dove si vede tutta la comunità di colore entrare in chiesa per la funzione domenicale (la vera Sarah fu seguace della African Methodist Episcopal Church, che l’aiutò a trovarle un lavoro nei primi, difficili,  momenti);  Il vecchio Cleophus, padre di C.J., di fronte alle tante e crisi familiari a cui è costretto ad  assistere, ci regala un elogio appassionato della fedeltà matrimoniale. La stessa suddivisione palese fra buoni e cattivi, così scultorea, sembra rimandare a una contrapposizione, quasi biblica, fra il saggio e lo stolto, l’avveduto e il prudente, ..

Autore: Franco Olearo
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