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Il film non fa parte di nessuna categoria

IL DISERTORE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/21/2021 - 22:19
Titolo Originale: Der Überläufer
Paese: Polonia, Germania
Anno: 2020
Regia: Florian Gallenberger
Sceneggiatura: Bernd Lange, Florian Gallenberger
Durata: 2h,53'
Interpreti: Jannis Niewöhner, Małgorzata Mikołajczak

Nell’estate del 1944, in Pomerania, il giovane Walter Proska lascia la tenuta agricola dove è vissuto fino a quel momento con la sorella e il genero per arruolarsi nella Wehrmacht. La sorella cerca di dissuaderlo in ogni modo ma lui ritiene sia suo dovere arruolarsi. In viaggio sul vagone di un treno merci, lascia salire una donna, che sta cercando un passaggio. Si chiama Wanda ed è polacca. Fra loro due nasce subito una simpatia ma poi Wanda si allontana precipitosamente perché il treno sta per essere ispezionato. Walter guarda incuriosito un barattolo che lei ha lasciato, contenente, secondo quanto le ha detto la ragazza, le ceneri di suo fratello. Al passaggio su di un ponte, lancia il contenitore nel fiume sottostante ma ciò scatena una poderosa esplosine. Quindi lei era una terrorista polacca che aveva intenzione di far saltare quel treno tedesco…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
E’ ben descritto il desiderio dei due protagonisti innamorati di vivere insieme una vita pacifica, ma il trasformismo di Walter non appare come mosso da nobili ideali, quanto una diretta ricerca della sopravvivenza
Pubblico 
Maggiorenni
Presenza di nudi statici. Accenni indiretti a comportamenti violenti e a torture
Giudizio Artistico 
 
Buona performance dei protagonisti. L’ampio arco narrativo appare a volte troppo ambizioso per raccontare pienamente i drammi del popolo tedesco prima e dopo la guerra
Testo Breve:

Il contadino Walter è stato arruolato nella Wehrmacht  a luglio del ’44, quando ormai la sconfitta risulta inevitabile. L’amore per una donna, le violenze compiute dai suoi comandanti mettono a repentaglio la fedeltà al suo paese. Un altro ethical drama destinato a far discutere. Su Raiplay

Questo film è ricavato da un libro che ha una storia insolita. Der Überläufer  è stato scritto da Siegfried Lenz, considerato uno fra gli scrittori più importanti della letteratura tedesca, ma non trovò mai un editore finchè Lenz fu in vita. Fu pubblicato solo nel 2016, due anni dopo la sua morte. Nonostante il trascorrere del tempo costituisca la cura migliore per lenire certe ferite del passato, raccontare la storia di un disertore che per di più si unisce alle truppe russe in Polonia, era, ai tempi della guerra fredda,  da considerarsi un pugno nello stomaco. In altri romanzi Lenz aveva affrontato il tema dell’identità della Germania dopo la seconda guerra mondiale e l’eredità del nazionalsocialismo e in effetti parlare della crisi di coscienza di un giovane che si convince dell’inutile crudeltà della guerra fino a disertare è sicuramente un tema delicato che Lenz conosce bene, visto che lui stesso aveva disertato dalla Kriegsmarine per 1943 per rifugiarsi in Danimarca.

Il film ha un arco narrativo molto lungo (300’ è la durata del film e in orgine era una miniserie in due puntate) perché dopo le vicende di Walter come soldato tedesco, la storia prosegue nella Berlino dell’Est dove il giovane è costretto dai russi a contribuire alla socializzazione forzata del paese e infine, anni più tardi, lo ritroviano nelle Berlino Ovest come tranquillo borgese con prole che beneficia del boom economico. Si tratta quindi di un progetto ambizioso che cerca di cogliere, seguendo le vicende di Walter, le trasformazioni della Germania alla fine della guerra e nel primo dopoguerra. Per fortuna il regista Florian Gallenberger e lo sceneggiatore Bernd Lange non hanno voluto strafare e lo spettatore riesce ad appassionarsi alle vicende del protagonista, senza sentirsi coinvolto in un trattato di sociologia e storia. Procediamo anche noi con ordine, analizzando prima l’amore fra Walter e Wanda e poi il tema, squisitamente etico, della leicità della diserzione in situazioni particolari.

“Cosa faresti adesso se la guerra non fosse mai cominciata?” - domanda Wanda mentre entrambi sono sdraiati, in perfetto, intimo abbandono, su di un vasto prato. Walter ci riflette un po’: “Starei in un ufficio seduto alla scrivania a disegnare la planimetria di una casa e i fine settimana li passerei da mia sorella e andrei a cavallo. “E tu cosa faresti?” chiede a suo volta Walter; “Io canterei” è la risposta. La storia d’amore dei due protagonisti è molo bella; in mezzo a una guerra che impone solo odio, sangue e morte, due giovani che militano su fronti opposti sentono la grande voglia di vivere e di essere felici, sperando solo di poter godere di quelle piccole abitudini che si formano in una vita trascorsa assieme. La fisicità dei loro incontri amorosi, espressa con la nudità dei loro corpi, esprime bene la forza di una natura che reclama con imperio l’osservanza alle sue leggi, in particolare quella legge del desiderio, fonte di felicità e di nuova vita. Un amore molto più concreto di quelllo della coppia di Cold War, anche loro in movimento continuo fra Europa dell’Est e dell’Ovest, che aveva alimentato un amore sublimato, incapace di calarsi nella banalità del quotidiano.

Il tema della diserzione è invece molto più delicato. Il nostro Walter non è certo un eroe, è portato istintivamente alla non violenza e al rispetto degli altri ma sembra quasi attendere da qualcuno più saggio di lui il suggerimento su come comportarsi. Si lascia convincere dal compagno di plotone a disertare in nome di un pacifismo un po’ generico, per poi trovarsi ad aiutare prima le truppe russe che in fatto di crudeltà non sono da meno della Wehrmacht e poi, durante la costruzione della Germania socialista, nell’odioso mestiere di delatore di chi non abbraccia le nuove idee.  Non ci troviamo di fronte a Franz Jägerstätter, ricordato in La vita nascosta, umile contadino austriaco che rifiuta la chiamata alle armi in nome della sua fede cattolica o al pacifismo, profondamente sentito, del protagonista di La battaglia di Hacksaw Ridge. Possiamo parlare piuttosto di ricerca della sopravivenza, di un desiderio di fuga dal non senso di popoli che si combattono fra loro per ideali che prevedono l’annullamento di tutto ciò che è umano per la costruzione di società che nulla hanno di umano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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YOUR HONOR

Inviato da Franco Olearo il Sab, 04/17/2021 - 11:51
Titolo Originale: Your Honor
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Sceneggiatura: Peter Moffat
Produzione: King Size Productions, Moonshot Entertainment, CBS Studios
Durata: 10 puntate di 50'
Interpreti: Bryan Cranston, Hunter Doohan, Hunter Doohan, Hope Davis,

Adam, un ragazzo di New Orleans di 17 anni, conduce una vita serena e agiata con suo padre, Michael Desiato, un giudice integerrimo (sua madre è morta quando era ancora piccolo). Una mattina presto si reca in macchina a Lower Ninth Ward, il sobborgo black della città per depositare un fiore sulla strada dove è stata uccisa sua madre. Spaventato da una gang che lo sta minacciando, gli scivola di mano l’inalatore (soffre d’asma) e nel chinarsi per raccoglierlo, finisce per investire un motociclista, un ragazzo della sua stessa età. Vorrebbe chiamare il numero per le emergenze ma non riesce a parlare, soffocato dall’emozione. Il ragazzo investito è ormai morto e a questo punto Adam risale in macchina per tornare a casa. Affranto, racconta tutto al padre che decide di accompagnarlo al distretto di polizia. Stanno per entrare quando Michael si accorge che prima di lui è arrivato Jimmy Baxter, un noto capomafia e comprende che è lui il padre del ragazzo ucciso. Padre e figlio tornano indietro. Una autodenuncia sarebbe la morte certa per Adam e il padre decide quindi di affossare ogni indizio che possa incriminare suo figlio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial propone una concezione disunita del bene : salvaguardare la vita di chi ci è caro (il proprio figlio) vale più di qualsiasi norma etica universale. Per fortuna il racconto stesso manifesta la fragilità di questa limitata prospettiva e mostra come nel mentire, nell’ingannare si finisce per causare danni al prossimo, perfino la morte di persone innocenti. Manca il coraggio di un padre che, proprio perché ama, deve deve dare il buon esempio di un comportamento onesto e generoso.
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene “forti” la visione è consigliata a partire dagli adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Prestazione superba del protagonista Bryan Cranston; la sceneggiatura imbastisce ottimi dialoghi e la regia realizza alcune sequenze di grande effetto anche se, la continua introduzione di nuovi fatti e di nuovi personaggi, rende lo sviluppo della storia troppo meccanica
Testo Breve:

Un giudice, per occultare il reato di omissione di soccorso compiuto dal figlio, sfrutta la sua posizione mentendo, occultando prove, influenzando testimoni. Un thriller che è anche un ethical drama destinato a far discutere. Su Sky

Questo serial è un crime drama e le caratteristiche ci sono tutte (omicidi, processi, violenze nelle carceri, boss mafiosi, poliziotti corrotti,..) ma si potrebbe anche acrivere a un nuovo filone che potremmo chiamare Ethical drama. Quando eventi tragici e imprevisti irrompono nella vita tranquilla di una onesta persona, interviene il dilemma delle priorità da seguire e il giudice Michael non ha dubbi: non ci sono principi assoluti che possano anteporsi al salvataggio di una vita umana che ci sta a cuore: deve salvare suo figlio a ogni costo e per farlo mente, sottrae e falsifica prove, manipola un processo a lui affidato per portarlo nella direzione per lui più conveniente. Il capostipite e il più famoso di questo filone è indubbiamente Breaking Bad  (e il suo spin-off: Better call Saul); non a caso entrambi hanno come protagonista lo stesso, bravissimo, Bryan Cranston. Anche in quel caso, un onesto professore, buon marito e padre, di fronte alla sua malattia incurabile e l’impossibilità di lasciare un sussidio adeguato per il figlio handicappato, inizia a produrre droga e a scalare la gerarchia della malavita. Possono rientrare in questa categoria anche Million Dollar Baby, dove l’eutanasia diventa un’opzione possibile, non perché la si riconosca accettabile ma perché il soggetto malato lo desidera e anche The Undoing può essere ascritto a questa categoria, visto che sono tante le bugie dette e le verità celate allo scopo di nascondere ciò che è realmente accaduto. Rispetto ai precedenti, questo Your Honor si compiace di teorizzare, nei dialoghi, questa etica nomade, come è stata etichettata  dalla filosofa Rosi Braidotti (in altre recensioni ho parlato di religione dell'umano). La vita del proprio figlio è superiore a qualsiasi legge umana o divina, è il senso che viene dato al comportamento di Michael Desiato.  Una sua amica avvocato  ha scoperto finalmente che è suo figlio il vero colpevole e lo apostrofa brutalmente: “Chi sei tu? Credi che giustizia e principi possano avere la precedenza sulla vita di un figlio?, Michael risponde in modo netto: “Se non vuoi avere una macchia sull’anima puliscila subito con una telefonata (alla polizia). L’equazione è: uccidi Adam e  ti pulisci l’anima”.

Anche Jimmy, il padre del ragazzo investito e ucciso, è l’altra faccia dello stesso sentire: dopo la morte del figlio ha smesso di provare emozioni: ucciderà chi ha ucciso suo figlio senza alcuna esitazione. E’ un tema che si ripropone in modo simile in altri protagonisti. L’amico afroamericano di Michael, che si è proposto per la canditatura a sindaco ed è stato coinvolto nell’occultamento della verità, ora non vuole più che venga a galla: “tu vuoi prendere la tua coscienza e portarla a pagare il conto alla prima stazione di polizia?  Va bene. Ma mi trascinerai nel baratro insieme a ogni povera famiglia di questa città”.

Anche la fede ebraico-cristiana è messa alla berlina in questo Your Honor, a sottolineare che non è certo la fede una soluzione. Chi è ipocritamente cristiana è prorio la famiglia mafiosa dei  Baxter, che vuole imporre con la forza pratiche religiose ai figli e la stessa adolescente Fia, ridicolizza l’episodio di Abramo invitato a sacrificare il figlio Isacco, come esempio di massima assurdità che proviene da questo presunto Dio.

Se questo è il motivo che percorre tutta la serie, non mancano le emozioni di un thriller. Noi sappiamo fin dall’inizio cosa è realmente accaduto e seguiamo Michael, continuamente insidiato da qualcuno che sta per scoprire cos è realmente accaduto, in tutte le sue mistificazioni e azioni orribili che compie per celare la verità. Assistiamo a un graduale rilascio, puntata per puntata, con grande perizia, di nuove sorprese e di nuovi personaggi,  anche se alla fine viene allo scoperto una certa “meccanica degli eventi”; un eccesso di sottotrame, che hanno la funzione strumentale  di tener alta l’attenzione dello spettatore.  Ottima la sceneggiatura, soprattutto nei dialoghi: assistiamo a un confronto serrato fra gangster e poliziotti, come esibizione della loro potenza ma anche il delicato rivelarsi di due adolescenti, di Adam e Fia Baxter, che scoprono giorno per giorno, di innamorarsi l’uno dell’altra.

Anche la regia contribuisce a mantenere alta la tensione: l’incidente che accade nel primo episodio, l’agonia del ragazzo investito, l’angoscia impotente di Adam, sono una di quelle scene che non si possono dimenticare facilmente e alza il tasso di drammaticità di tutta la serie.

Alla fine dobbiamo concludere che questo tipo di etica soggettiva, che si costruisce di volta in vlta in base alle situazioni,  giustificata dalla complessità dell’essere umano, si stia consolidando e verrà riproposto in altre opere mediali, fino a diventar parte del senso comune? Siamo lontani mille miglia dai film western degli anni ‘50 e ‘60, dove l’eroe duro e puro andava dritto a compiere ciò che era giusto, incurante dei pericoli che stava correndo.  In verità è lo stesso serial che contraddice i principi che ha esposto: com’era già accaduto in Breaking Bad, il protagonista perde la libertà, diventa automaticamente schiavo di una spirale di comportamenti a cui non può più rinunciare e deve sottostare anche ai ricatti che ora possono venirgli imposti da chi ha scoperto che lui si muove in base a tornaconti personali e non in base a principi assoluti.  Lo stesso finale, alquanto deludente, sembra voler sottolineare che la giustizia e la verità non trionfano e che noi continuiamo a restar vittime di un caso imprevedibile a cui reagiamo condizionati dalla nostra visione parziale e soggettiva. Ci sono almeno due persone giuste e incorrotte in questo serial: l’agente Nancy Costello e l’avvovcato Lee Delamere che esercitano con scupolo il loro mestiere. Ciò che manca assolutamente in questo serial è un gesto generoso, espressione di un amore oblativo (a un certo punto Michael pensa di costituirsi al posto del figlio), l’unico che avrebbe potuto rompere la catena degli egoismi, riportando la situazione al bene. Questa volta un bene per tutti

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GENITORI VS INFLUENCER

Inviato da Franco Olearo il Dom, 04/11/2021 - 20:45
Titolo Originale: Genitori vs influencer
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Michela Andreozzi
Sceneggiatura: Michela Andreozzi, Fabio Bonifacci
Produzione: Paco Cinematografica, Neo Art Producciones
Durata: 94
Interpreti: Fabio Volo, Ginevra Francesconi, Giulia De Lellis

Paolo è un professore di filosofia che si prende cura da solo (è vedovo) della figlia Simon. La ragazza è brava a scuola, è sempre stata ubbidiente ma ora ha raggiunto l’età dell’adolescenza e passa tutto il tempo incollata al cellulare. Paolo ce la mette tutta per ricostruire un rapporto armonioso con la figlia ma la distanza generazionale sembra incolmabile, soprattutto quando lei dichiara di voler diventare un’influencer. Paolo sbotta in una sfuriata che ripresa dalla figlia con il telefonino, diventa presto virale. Così senza volerlo, anche Paolo diventa un influencer e la figlia si offre di diventare il suo social media manager…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre e una figlia adolescente riescono a superare il salto generazionale che li separa e trovano il modo di impegnarsi nello stesso progetto
Pubblico 
Adolescenti
Qualche atteggiamento disinvolto e l’inserimento di un personaggio con inclinazioni omosessuali al solo scopo di ricavarne qualche battuta
Giudizio Artistico 
 
Qualche battuta va a segno ma il racconto avanza solo sotto la spinta di continui cambiamenti di prospettiva: un gioco che non sempre riesce e si determinano momenti di stallo
Testo Breve:

Simon è una ragazza adolescente che aspira a diventare una influencer famosa. Il padre è un austero professore di filosofia. Un continuo cambiamento di ruoli ci fa conoscere, divertendo, nuove frontiere e rischi nel mondo dei social

Social media manager, shitstorm, blastare, friendzonato, boomer, hater: per chi non è molto avvezzo al linguaggio dei social media, questo film potrebbe diventare l’occasione attesa per non restare indietro, tanto più che una delle protagoniste, Giulia de Lellis, è realmente un’influencer affermata che di fatto recita se stessa. Per chi invece conosca questo mondo, non può aspettarsi molte emozioni; la vicenda di come Paolo, da anti-influenzer riesca facilmente a trovare anche lui un pubblico che lo segua (con tutti i vantaggi commerciali che ne conseguono) è sviluppata in modo quasi didattico ad uso dei novizi.

Il film si espone su un tema così scottante e attuale, in modo bilanciato. Da una parte viene sottolineata la libertà di poter esprimere in rete tutto ciò che si desidera, dall’altra la grande volubilità dei simpatizzanti che possono presto compattarsi in una shitstorm, senza contare l’impiego di un’arma tipica per la vendetta che è il revenge porn.

Il film avanza ponendosi l’obiettivo di inanellare una serie di colpi di scena ma se all’inizio il meccanismo funziona (il compassato professore di filosofia che diventa un influencer, la figlia-antagonista che diventa la sua affiatata social media manager, l’influencer antagonista Ele-O-Nora che si trasforma in alleata e qualcosa di più, ..) alla fine perviene a un punto di stallo e a poco serve il recupero di una sottotrama che periodicamente viene ripresentata: il gruppo dei vicini di casa che conoscono il professore e Simon da quando era piccola. Essi rappresentano per contrasto, cosa sono i veri rapporti umani, quelli non virtuali,  che si sviluppano guardandosi in faccia.  Tra questi vicini troviamo, fra gli altri,  Paola Minaccioni e un impagabile Nino Frassica, che rappresentano persone che sono quello che sono, con i loro pregi e i loro difetti, diversamente dai personaggi monodimensionali che vengono costruiti per la rete. La ricerca di colpi di scena a tutti i costi ha fatto sì che venisse introdotto anche uno studente con inclinazioni omosessuali (o presunte tali) che ha un  interesse verso il professore di filosofia. Le battute che ne scaturiscono sono estremamente infelici e la sottotrama che si sviluppa è fuori contesto.

Alla fine il film, visto come commedia famigliare, fornisce un messaggio positivo: un padre e una figlia riescono a comprendere il punto di vista dell’altro e si impegnano insieme per raggiungere gli   stessi obiettivi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I NOSTRI CUORI CHIMICI - CHEMICAL HEARTS

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/08/2021 - 11:09
Titolo Originale: Chemical Hearts
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: Richard Tanne
Durata: 94
Interpreti: Lili Reinhart, Austin Abrams:

Henry Page è uno studente dell’ultimo anno delle superiori, carattere introverso, appassionato di scrittura. Nella sua scuola arriva Grace Town: ragazza misteriosa, lettrice di poesie, zoppicante, cammina con il sostegno di una stampella e con la paura di guidare. Insieme si trovano a co-dirigere il giornalino della scuola. Insieme fanno lunghe camminate e chiacchierate. Lui se ne innamora, lei corrisponde in qualche modo, ma a volte è schiva e silenziosa. Per lui è la prima storia d’amore seria; lei, invece, ha una bellissima storia pregressa finita in modo tragico. Henry vivrà il suo ingresso nell’età adulta, per Grace sarà l’occasione di elaborare il suo lutto.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta la genesi di un amore fra due adolescenti ma la vita è affrontata con sofferenza, incupita dall’ipotesi che ciò che sentiamo è frutto di pure reazioni chimiche
Pubblico 
Maggiorenni
Presenza di un rapporto sessuale fra due giovani senza nudità, ma con dettagli sul preservativo impiegato, un bacio lesbico, linguaggio scurrile, uso di stupefacenti, viene affronta verbalmente la tematica del suicidio. Secondo Prime Video: 16+
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei due protagonisti Lili Reinhart e Austin Abrams: grazie all’aiuto di ottimi dialoghi riescono a farci partecipi di una tormentata storia d’amore
Testo Breve:

fra Henry e Grace, che partecipano alla redazione del giornalino scolastico, l’amore sboccia inesorabilmente ma lei deve cacciare i fantasmi del suo passato. Un film che sottolinea come l’adolescenza possa trasformarsi in una stagione vissuta con sofferenza. Su Prime Video  

Un accostamento forse inconsueto quello operato dal film fin dal suo incipit e che spiega perché abbiamo dei “cuori chimici”: secondo la sorella di Henry, l’amore attiva una serie di meccanismi fisici e psicologici molto simili a quelli che scatena una qualsiasi dipendenza. Sostanze come dopamina, adrenalina invadono il nostro cervello e attraggono il nostro corpo verso un altro.  Il risultato è che essere adolescenti è doloroso perché si provano dei sentimenti difficili da sopportare. Le conclusioni sono tragiche, secondo le parole di Grace: “Gli anni dell’adolescenza sono un limbo dove ti trovi a metà strada fra essere un bambino è un adulto. Gli adulti sono soltanto dei bambini con le cicatrici, sopravvissuti a quel limbo”. Si tratta di una posizione scientista e tragicamente romantica allo stesso tempo, che apparentemente sembra dare risposta a tutto: innamoramento, sbalzi d’umore, senso di vuoto quando si perde l’affetto di qualcuno… ma che viene poi smentita dal film stesso. La chimica dei fenomeni della maturazione umana, infatti, non rende sufficientemente merito alla ricchezza del mondo emotivo con cui ogni persona deve fare i conti durante la sua vita.

Questo teen drama, tratto dall’omonimo libro del 2016 scritto da Krystal Sutherland, racconta la storia di due ragazzi che “terminano” la loro adolescenza per entrare nel mondo adulto: un passaggio necessario, pur restando complesso, articolato, che chiede anche lo sforzo uscire da un passato doloroso.

Amici, famiglia e amori: le componenti che non possono mancare in un teen movie.

Cominciando dai primi. Per Henry sono un punto di riferimento imprescindibile, non lo stesso per Grace che, essendo arrivata da poco in città, non si è ancora costruita una cerchia di confidenti e, dal suo atteggiamento un po’ riservato e un po’ scontroso, sembra non cercarne. L’interpretazione dei giovani protagonisti è davvero ottima: la sintonia tra i vari personaggi, la resa dei diversi sbalzi d’umore, la complicità e l’intesa… ogni elemento viene messo in risalto.  

Le due famiglie principali, quella di Henry e quella di Page, sono molto diverse. La prima è una famiglia solida: due genitori che si sono conosciuti al tempo del liceo, che come allora si amano ancora. Hanno una figlia, oltre al protagonista. Il ragazzo percepisce la loro storia come perfetta e senza problemi, Una situazione che contrasta con la tempesta che il ragazzo sta vivendo. Se Henry si sente incompreso da loro, fa eccezione la sorella maggiore, a sua volta delusa da una storia d’amore, con la quale riesce a confidare le sue pene d’amore. La famiglia di Grace, invece, non sa bene come gestire il trauma della figlia e si trova impotente davanti a tanto dolore.

Nell’ambito dell’amore, infine, numerose sono le sfaccettature presentate. L’amore stabile e solido dei genitori dei ragazzi; l’innamoramento di Henry per Grace, fatto di trasporto, di dialogo, di attrazione fisica (viene portato sullo schermo anche un rapporto sessuale, senza però indugiare su nudità). Infine l’amore segnato dal lutto improvviso, con tutti i suoi rimorsi e sensi di colpa in chi resta.

Se numerosi, recentemente, sono stati i film teen sulla malattia e sulla morte, particolarmente interessante è questa pellicola perché mostra in modo molto realistico la fase dell’elaborazione del lutto. Nella maggior parte dei sick-lit movie, dopo la morte di uno degli innamorati compare spesso la scritta: qualche tempo dopo / alcuni mesi dopo / alcuni anni dopo… apprezzabile qui la scelta del regista di raccontare proprio quel tempo in cui è necessario imparare a convivere con l’assenza della persona amata per cercare di andare avanti.

Scelta che fornisce l’opportunità anche di approfondire i caratteri e le relazioni dei personaggi: non si sta parlando certamente del cinema verità, ma di una pellicola che restituisce al pubblico dei personaggi con uno spessore umano davvero significativo e verisimile.

Il giudizio +16 attribuito al lungometraggio è coerente con i suoi contenuti, non adatti ai più piccoli sia per quanto detto finora che per il linguaggio in alcuni tratti scurrile.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MANK

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/24/2021 - 11:33
Titolo Originale: Mank
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Jack Fincher
Produzione: NETFLIX
Durata: 131
Interpreti: Gary Oldman, Amanda Seyfried, Arliss Howard

Nel 1940 una RKO ormai in crisi, decide di puntare tutto sul 24enne Orson Welles dandogli carta bianca per girare un film, libero di scegliere il soggetto e i collaboratori che vuole, senza il controllo finale della produzione. Per la sceneggiatura Orson sceglie Herman (Mank) Mankiewicz che ha a disposizione solo 60 giorni per finire il lavoro, rinchiuso in una casa in campagna, bloccato a letto con una gamba ingessata per un incidente, tenuto a distanza dalle sue amate bottiglie a causa dell’alcoolismo che gli ha ormai minato la salute. In un flashback sugli anni 30’, scopriamo che Mank era benvenuto nell’alta società che conta di Hollywood per via del suo parlare colto e arguto e non nascondeva le sue idee di sinistra ritenendo giusto aiutare chi era rimasto disoccupato dopo la crisi del ‘29. Per questo motivo finisce per scontrarsi con Mayer, direttore della MGM e con William Randolph Hearst, il magnate dell’editoria di quel tempo. E’ proprio dalla personalità di quest’ultimo che Mank prende spunto per disegnare il protagonista di Citizen Kane….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non ci sono eroi in questo film ma il faticoso vivere in un mondo altamente competitivo che riesce nonostante tutto, a portare alla ribalda persone di talento.
Pubblico 
Adolescenti
La dipendenza dall’alcool del protagonista, la presenza di un suicidio, rendono il film non adatto ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Questo film si presenta con ben 10 candidature all’Oscar 2021
Testo Breve:

Herman (Mank) Mankiewicz è lo sceneggiatore principale del primo e più famoso film di Orson Wells: Quarto potere. La fase della scrittura della sceneggiatura diventa l’occasione per conoscere lo studio-system degli anni ’30 e il personaggio Mank, un genio della scrittura, triste e rassegnato. Su Netflix

Quando si ritorna alla Hollywood degli Studios e a Quarto Potere (Citizen Kane) si sa già che ci si sta confrontando con un mito da maneggiare con cura. Considerato dai più come il miglior film di tutti i tempi, non fu, in realtà un film che fece fare un passo avanti nelle tecniche narrative su pellicola, come lo furono i lavori di David Wark Griffith ma si trattò di una incontenibile soggettività individuale, opera di un genio che aveva avuto carta libera per esprimersi, anche se gli incassi non superarono le spese e delle nove candidature all’Oscar che ricevette (fra la disapprovazione del pubblico ogni volta che il suo titolo veniva nominato durante la cerimonia) ne vinse solo una, per la sceneggiatura.

Anche RKO 291 – La vera storia di Quarto Potere aveva ricostruito la genesi di questo film ma si era concentrato sul conflitto fra Welles e Hearst, perché quest’ultimo aveva impiegato tutto il suo potere mediatico per evitare che il film venisse distribuito. Ora, con Mank, l’attenzione si sposta sulla fase precedente, quella della stesura della sceneggiatura (il film lascia intendere che il merito fu soprattutto di Herman, con ritocchi minori di Welles) e sul dipingere quell’epoca, dove la disoccupazione era ancora alta, coda lunga della crisi del ’29, l’avvento del sonoro aveva portato alla ribalta una nuova generazione di sceneggiatori  esperti nell’arte della parola e dove quei Tycoon che detenevano il potere sugli studios e sulla carta stampata avevano la capacità di portare l’opinione pubblica dove era loro maggiormente conveniente. E’ l’amara constatazione che fa  Mank a Irving Thalberg, della MGM, quando si accorge che lo studio  sta preparando falsi telegiornali  per denigrare il candidato democristiano, in aria di socialismo, alla carica di governatore della California: “Lei può convincere il mondo intero che King Kong è alto dieci piani e che Mary Pickford è vergine a 40 anni; figuriamoci se non può convincere gli elettori che sono alla fame, che un candidato socialista costituisca una minaccia per la California”. Si tratta di riflessioni sul Soft Power che hanno validità anche adesso.

Il film si dedica molto alla definizione del personaggio Mank, grazie anche alla bravura di Gary Oldman che sembra si sia specializzato, dopo aver impersonato Winston Churchill in L’ora più buia, in personaggi che hanno il dono della parola. Mank affronta ogni problema con una certa melanconica ironia ma a volte sferzante satira quando è necessario, sfoggiando una cultura che i suoi interlocutori, ricchi imprenditori o belle attrici, non hanno. Ne viene fuori un ritratto non certo ideale (la sua dipendenza dall’alcool lo porterà a una morte precoce, a 56 anni), abituato a non compromettersi troppo fra i potenti del tempo, per continuare a galleggiare anche quando la sua stella è ormai in fase calante. La sua umanità emerge con discrezione, nei rapporti con la moglie alla quale chiede più volte: “come fai a sopportarmi?” ma soprattutto con l’intesa platonica che stabilisce con Marion Davies, attrice e amante di Hearst. I dialoghi che i due hanno a tu per tu, distanti da occhi e orecchie indiscrete, sono i più belli del film e quell’uomo e quella donna (Amanda Seyfried è candidata all’Oscar come attrice non protagonista) riescono a essere pienamente se stessi, senza quella maschera che lo studio-system aveva loro imposto.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DEUTSCHLAND 89

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/21/2021 - 15:34
Titolo Originale: Deutschland 89
Paese: Germania, Stati Uniti d'America
Anno: 2020
Regia: Florian Cossen
Sceneggiatura: Anna Winger e Jörg Winger
Produzione: UFA Fiction
Durata: 8 puntate di 50'
Interpreti: Jonas Nay, Maria Schrader, Lavinia Wilson, Sylvester Groth

Berlino Est, 8 novembre 1989, 36 ore prima della caduta del muro. Egon Rudi Ernst Krenz, segretario generale del SED (il Partito di Unità Socialista della DDR), sta promettendo sostanziali riforme. Quanto basta per mettere in allarme l’HVA (i servizi segreti della Germania dell’Est) che richiama in servizio Martin Rauch, a cui viene affidato il compito di uccidere Krenz, qualora portasse avanti le sue idee troppo liberali. Martin è costretto ad accettare l’incarico perché diversamente suo figlio verrebbe spedito dal KGB a Mosca da sua madre, anche lei una spia, con il rischio di non poterlo più rivedere. Martin finge di accettare ma si presenta a Günter Schabowski, responsabile dell'informazione della SED che sta per presenziare una conferenza stampa con i giornalisti della stampa tedesca e internazionale  passandogli l’ultima bozza sulla legge degli spostamenti, dichiarando che è stata già approvata da Mosca. Si arriva quindi alla famosa conferenza stampa, ripresa in tempo reale dalla televisione nazionale, dove il portavoce della DDR afferma che la nuova legge sui permessi per passare all’altra Germania è operativa “da subito”. Ciò scatena il tumultuoso, incontrollato, passaggio di migliaia di berlinesi dell’Est oltre il muro. Martin sa che ora verrà ricercato dalla HVA e teme soprattutto per suo figlio ma trova una inaspettata alleata nella maestra Nicole….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I protagonisti sono tutte delle spie con licenza di uccidere e di organizzare interrogatori-tortura e lo fanno veramente. Solo il protagonista Martin esce dal coro, preoccupato soprattutto per suo figlio.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene violente di uccisioni e di torture (senza dettagli) consigliano la visione a partire dagli adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Con un’abile caratterizzione dei personaggi e dialoghi ben costruiti, si sviluppa un’avvincente spy-story e una interessante ricostruzione di fatti che hanno segnato la storia recente della Germania, riuscendo a gestire un intreccio di storie e personaggi forse un po’ eccessivo
Testo Breve:

Il muro di Berlino è ormai caduto e le spie che un tempo prosperavano si trovano senza lavoro. Un serial ben realizzato che unisce al rigore storico la tensione tipica di una spy-story. Su Sky

L’apertura del muro di Belino nella notte del 9 novembre 1989 ha gettato tutte le istituzioni della DDR nel panico. Fuchs, il capo dell HVA (controspionaggio della Germani dell’Est) vede già le truppe della Nato invadere la DDR; bisogna salvare il salvabile. Bisogna evitare che gli occidentali si impossessino dell’oro della Banca Centrale. Occorre inviare un agente esperto che si infiltri nella struttura della Deutsche Bank per controllare le loro prossime mosse. La persona ideale è Walter, pensa Fucks e gli organizza una falsa identità che gli consentirà di venire ingaggiato come consulente della banca.  Walter è quindi convocato nella sede della HVA e informato della missione ma lui rifiuta impacciato. “Perché mai?” – gli domanda sorpreso Fucks. “Perché oggi è venerdì e ho la consueudine di andare a cinema con mio nipote”. Questo serial tedesco è fatto proprio così: segue, attraverso personaggi di fantasia, le vicende che hanno portato alla riunificazione delle due Germanie e in effetti molti risvolti della storia sono drammatici ma gli autori hanno aggiunto anche un po’ di ironia paradossale, per alleggerire il tutto. Uno stile già usato nel precedente Good Bye Lenin!, un racconto divertente e paradossale sugli stessi eventi storici.

Bisogna riconoscere che per ricostruire determinati momenti storici, la realizzazione di un serial TV è probabilmente la soluzione migliore. Non si tratta solo di riassumere, come farebbe un libro di saggistica, gli eventi pubblici che hanno determinato certe trasformazioni storiche ma piuttosto ricostruire le atmosfere, gli umori, le apprensioni della gente comune rispetto a quegli eventi. E’ quanto fa egregiamente questo Deutschland 89 che ricostruisce i momenti decisivi della caduta del muro di Berlino, dopo che nelle due stagioni precedenti aveva ricreato i momenti più acuti della guerra fredda (Deutschland 83) e il terrorismo internazionale del tempo con Deutschland 86.

La formula è collaudata: i fatti pubblici descritti sono quelli realmente accaduti (ci sono anche spezzoni TV originali di quel tempo) che in questo caso sono la caduta del muro di Berlino, l’omicidio, di matrice terroristica di Alfred Herrhausen, CEO di Deutsche Bank e infine l’iniziativa di Helmut Kohl di prospettare un’audace e immediata unificazione delle due Germanie. E’ intorno a questi fatti che si sviluppano le storie private dei protagonisti. Si dà spazio a una spy story dove abbondano il doppio gioco, sparatorie e colpi di scena in modo che l’entertainment sia garantito.  Ma non è questo l’aspetto caratterizzante di questo serial che si trova invece nei momenti in cui racconta cosa accade quando un intero stato si dissolve, come struttura e come cultura e non si sa cosa accadrà dopo.  Tutte le spie, che prosperavano grazie al conflitto Est-Ovest, si debbono riciclare: Walter si offre come mediatore per allenze fra le banche dei due paesi; Fuchs cerca il proprio tornaconto appropriandosi dei capitali segreti della HVA; Fritz Hartmann, un collega di Martin, si trasforma in imprenditore per prodotti di consumo sperando di riuscire ancora a impostare un’azienda che si ispiri agli ideali socialisti (i guadagni equamente ripartiti far imprenditori, impiegati e operai).
C’è anche chi non si arrende a vedere la caduta del comunismo e si avvia sulla strada del terrorismo.  C’è infine Nicole, la giovane maestra fidanzata di Martin che ha timore del nuovo.  Il regime socialista le dava molte sicurezze (il lavoro, l'educazione dei figli, l’assistenza sanitaria) che le consentivano di vivere una vita tranquilla mentre ora tutto è stato trasferito alla responsabilità personale. Emblema di questa situazione è proprio il protagonista, Martin (Jonas Nay): come uno dei tanti personaggi dei film di Hitchcock, ha tutta l’aria di essere un uomo tranquillo, preoccupato solo di far crescere bene suo figlio e stare con la donna che ama ma le varie oorganizzazioni spionistiche sanno che lui è molto bravo nel suo mestiere e lo tirano ora da una parte ora dall’altra. A Walter Schweppenstette (Sylvester Groth) spetta il compito di alleggerire il racconto. Esilarante è la sequenza dove presenta al consiglio di amministrazione di una banca occidentale, fingendosi un illustre sociologo: mostra di esser  capace di riconoscere da una semplice fotografia il carattere e le doti dei potenziali candidati per la banca, guadagnandosi  l’ammirazione dei presenti (in realtà sta inventando tutto).

In una delle sequenze finali, Martin e Nicole si guardano in faccia: “La guerra fredda è finita; capitalismo e democrazia hanno vinto. Non c’è più un’alternativa. Chi ha più bisogno delle spie?” dice Martin e a Nicole non resta che annuire.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ADORAZIONE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 03/06/2021 - 12:47
Titolo Originale: Adoration
Paese: Belgio, Francia
Anno: 2019
Regia: Fabrice Du Welz
Sceneggiatura: Fabrice Du Welz, Vincent Tavier, Romain Protat
Produzione: Savage Film, One Eyed, Scope
Durata: 1,36
Interpreti: Thomas Gioria, Fantine Harduin, Benoît Poelvoorde

Paul è un ragazzo di 12 che vive in una casa immersa in un bosco delle Ardenne, nei pressi di una clinica psichiatrica dove lavora sua madre. Ama la natura, conosce tutti i tipi di uccelli che incontra nelle sue passeggiate solitarie ma un giorno si imbatte una ragazza che corre urlando: è Gloria, una paziente della clinica, inseguita da due infermieri. Dopo quel primo incontro ne seguono altri. Paul si prende una cotta per lei e quando Gloria gli propone di fuggire insieme, lui accetta. Si incamminano nel bosco, vivendo di frutti selvatici, sapendo di essere inseguiti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Paul è un bravo ragazzo che ha l'unico difetto di essersi innamorato. Un amore che si è trasformato in adorazione, per la quale ha perso ogni capacità di discernimento
Pubblico 
Adolescenti
Qualche situazione carica di tensione. Una breve scena di nudo
Giudizio Artistico 
 
Il regista ha trovato la giusta forma espressiva per comunicarci il lirismo che promana da una natura incontaminata e la forza travolgente di un amore adolescente. Ha raccolto molti premi: miglior film per l'Associazione belga dei critici cinematografici, miglior regia per il Festival Internazionale del Cinema di Odessa. premio Wanted Cinema al Tertio Millennio Film fest 2021
Testo Breve:

Paul è un ragazzo solitario, Gloria una ragazza internata in una clinica psichiatrica. Fuggono entrambi alla ricerca di un mondo solo per loro. Un film dove si fondono lirica, passione, tragedia. Fra i vincitori del Tertio Millennio Film Fest 2021

E’ indubbio che abbiamo visto tanti road-movie con una coppia in fuga, dal più classico Gangster Story  al più recente Queen & Slim ma anche Green Book può rientrare in questa categoria. Sono film carichi di tensione per la presenza di una minaccia incombente ma con una dinamica molto particolare; le varie tappe del viaggio costituiscono altrettanti momenti in cui i due protagonisti riescono ad approfondire la loro conoscenza così come quella di un mondo a loro sconosciuto e spesso ostile. Per Paul e Gloria possiamo parlare di perfetta complementarietà che viene progressivamente a svelarsi: lei è decisa, aggressiva, impulsiva quanto lui è riflessivo e incerto. Se Gloria ha per lui una simpatia istintiva e sensuale, per Paul si tratta di un amore che finisce per diventare l’essenza del suo vivere, al di là di ogni ragionevolezza (lei è indubbimente malata), diventa adorazione.  Se il pericolo di venir ritrovati dal personale della clinica risulta prevalente nella prima parte, in seguito la minaccia dell’ignoto viene più genericamente dal mondo degli adulti, non perché siano realmente pericolosi (la coppia olandesi in barca, il contadino solitario, anche se Gloria, nella sua paranoia, li crede tali), ma perché si contrappongono a quel mondo che i due adolescenti si sono costruiti, dove ci sono solo loro due e  una superba natura selvaggia. Così il loro amore diventa sempre più esclusivo e malato, mentre il racconto di tinge progressivamente di tinte horror (specialità nella quale il regista Fabrice du Welz aveva già manifestato le sue particolari doti con Calvaire , 2004), a causa soprattutto della natura oscura di Gloria.

E’ facile dare un giudizio artistico a questo lavoro: i due giovani protagonisti sono praticamente perfetti nella loro complementarietà, il regista ha lavorato molto sulla fotografia della luce, dell’acqua, dei tramonti, degli stormi di uccelli aquatici che solcano il cielo, una sinfonia  lirica intorno a una natura incontaminata.  Non mancano riferimenti espliciti a un desiderio panteista di immersione nella natura, espresso dal personaggio interpretato dal sempre bravo  Benoît Poelvoorde.

Da un punto di vista valoriale/educativo  non c’è molto da dire. Non si tratta propriamente di un racconto ma di una pittura. Una pittura che ci vuole comunicare i colori della natura, sensazioni, pulsioni emotive, non ci sono messaggi da recepire. Dispiace che quell’amore così puro che Paul sente per Gloria, che non riesce mai a negarle l’aiuto che gli chiede, invece di diffondersi all’esterno per effetto della felicità che porta con se, imploda e si rinchiuda fra le pareti oscure della mente di Gloria, partecipando incondizionatamente alla sua follia

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HIGH SCORE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 02/16/2021 - 20:02
Titolo Originale: High Score
Paese: USA
Anno: 2020
Sceneggiatura: France Costrel
Produzione: NETFLIX
Durata: 6 episodi di 45'

Nelle puntate del serial vengono raccontate le trasformazioni che ha subito il mondo del videogame, dagli anni ’70 fino alla soglia del 2000, attraverso le interviste dei più importanti protagonisti che vivono fra le due sponde più significative, gli Stati Uniti e il Giappone ma anche alcuni utenti che sono riusciti a vincere contest internazionali

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un'onesta ricostruzione della storia dei giochi elettronici, che include anche la nascita del criteri di protezione dei minori. Purtoppo manca un'analisi del potenziale educativo dei videogiochi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Il documentario è riuscito a "umanizzare" il racconto ,intervistando quei creatori che hanno portato significativi passi avanti nell'evoluzione dei videogame
Testo Breve:

Come si è passati da Space  Invaders sulle game machine da bar ai giochi multi-ruolo e multi-utente, dove migliaia di appassionati partecipano contemporaneamente in rete? Ce lo spiega questo documentario portando in evidenza questa realtà troppo spesso, nel bene e nel male, trascurata

Alla fine degli anni ’70, il gioco che aveva maggior successo fu Space Invaders sulla scia di Star Wars, uscito proprio in quegli anni. Le case produttrici e le sale giochi facevano molti soldi ma in Giappone, non bastava; in particolare al progettista il prof Toru Iwatari, dispiaceva che dai giochi fossero escluse le donne.  Questi continui combattimenti contro gli invasori non interessavano il gentil sesso. Un giorno, in una tavola calda aveva ordinato una pizza. Tagliandone un pezzo, ebbe l’intuizione giusta: aveva davanti un mostriciattolo con la testa rotonda e con la bocca aperta: aveva davanti a se’ Pac-Man. Ora anche le ragazze correvano a giocare divertendosi a far mangiare a Pac Man tanti biscotti.  Passando dagli arcade da bar alle console da tavolo (Hatari, Nintendo,..) con cartucce intercambiabili i videogame si sono evoluti dal bidimensionale al tridimensionale.  Il software invece si è evoluto nei giochi di ruolo, delle vere forme narrative interattive dove il giocatore può compiere delle scelte e interpretare il personaggio che desidera (se il videogioco va alla narrazione, anche la narrazione va al videogioco: recentemente Netflix ha prodotto un film interattivo – Black Mirror: Bandernatch dove è l’utente a scegliere quale direzione far prendere al racconto). Si è infine arrivati all’attuale MMORPG (Massive Multiplayer Online Role-Playing Game) dove migliaia di giocatori possono interagire fra loro interpretando personaggi che si evolvono insieme al mondo che li circonda. Bisogna comprendere che nel settore dell’entertainment, quello dei videogiochi è di gran lunga a maggior fatturato: più del cinema, più del settore musicale.  Come ha giustamente fatto notare il prof Giuseppe Romano, in un corso web di Family and Media Education (https://www.familyandmediaeducation.eu/corsi/familyandmedia), se noi pensiamo ai film blockbuster come esempio massimo di investimento nel settore dell’entertainment si deve ricredere; creare un nuovo gioco comporta l’investimento di miliardi che coinvolge migliaia di esperti. Grand Theft Auto ha avuto un budget di 300 milioni di dollari, 50 milioni più alto di Avatar, il film più costoso finora prodotto

Il serial non trascura di raccontare quello che è accaduto quando la grafica ha smesso di essere elementare, adatta ai più giovani e si è evoluta, finendo per interessare anche gli adulti arrivando presto realizzare giochi molto violenti o a contenuto sessuale Si è reso pertanto necessario istituire negli anni ‘80 un criterio di classificazione per la protezione dei minori (PEGI in Europa).

Il serial termina la sua panoramica alla fine degli anni ’90, quando il realismo era ormai impressionante ma non si è ancora arrivati alle connessioni iper-veloci caratteristiche di questo inizio del XXI secolo.

Dispiace che l’interesse che questo serial esprime sia soprattutto industriale, evolvendosi con un hardware sempre più sofisticato e realizzazioni software sempre più coinvolgenti, intesi a realizzare sfide (e soldi) in un crescendo senza fine. E’ totalmente assente una panoramica sul valore educativo dei video game: oltre che essere una dimostrazione di destrezza, i videogiochi hanno un grosso potenziale come ginnastica della mente e forza educativa. Sono molto utili i giochi dove decidi di immedesimarti in Annibale (o in un condottiero romano) per stabilire come organizzare l’invasione dell’italia, oppure scegliere quale nazione essere nei delicati equilibri dell’Europa del 1500. Il prof Giuseppe Romano nel Webinar già citato, propone l’esempio di Minecraft (creare e modificare un mondo fatto solamente di blocchi cubici) che stimola la libera creatività dei giocatori. Appartiene infatti alla categoria dei sandbox si indica un tipo di gioco che mette a disposizione dei giocatori numerosi strumenti, senza imporre un particolare obiettivo da raggiungere.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MYTHIC QUEST - RAVEN'S BANQUET (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/13/2021 - 21:58
Titolo Originale: MYTHIC QUEST - RAVEN'S BANQUET
Paese: USA
Anno: 2020
Sceneggiatura: Charlie Day Megan Ganz Rob McElhenney
Produzione: RCG Productions, 3 Arts Entertainment, Ubisoft Film & Television, Lionsgate Television
Durata: 10 episodi di 30'
Interpreti: Rob McElhenney, Ashly Burch, Jessie Ennis, Imani Hakim, David Hornsby, Charlotte Nicdao

Siamo nello studio di sviluppo del videogioco The Mythic Quest . Lo dirige Ian Grimm, un uomo che ha un feeling speciale per carpire il successo con i videogiochi ma è vanitoso ed egocentrico. Poppy Li è responsabile della squadra dei programmatori: difende con aggressività e convinzione le proprie idee ma si considera sottovalutata, in un mondo dominato da maschi; David è il produttore esecutivo che, a dispetto della carica che ricopre, è perennemente ansioso e insicuro. Ci sono ancora: due ragazze addette al controllo qualità (Dana e Rachel); Brad, il responsabile della monetizzazione del gioco e C. W., l’anziano del gruppo, responsabile della struttura narrative dei giochi. Uno staff professionalmente preparato ma un po’ scombinato, che deve affrontare sfide quotidiane, prima fra tutte il giudizio di un quindicenne influencer molto apprezzato che con il suo giudizio è in grado di far crollare i guadagni del gioco così come farli salire

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uomini e donne con personalità molto diverse si trovano a far parte della stessa azienda e pur tra opinioni diverse si rispettano e sanno esercitare la solidarietà, quando risulta necessaria
Pubblico 
Pre-adolescenti
Turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Il film finisce per diventare un accurato studio sociologico di un contesto di lavoro con protagonisti un po’ disfunzionali ma tutti intenzionati a fare il meglio per la società. Ottimo il quinto episodio
Testo Breve:

Il serial, pur mantenendo un tono leggero, ricostruisce con  fedeltà l’ambiente di lavoro di una società produttrice di videogiochi e le sfide che vanno affrontate

Negli anni ‘70 non erano ancora diffusi i computer ma c’erano le game machine  in tanti bar e  nelle sale da gioco, con le quali, inserendo un numero adeguato di monete, poter fare il gioco del momento.  A un certo punto gli incassi iniziarono a diminuire: gli utenti erano diventati esperti e avevano iniziato ad annoiarsi. E’ in quell’occasione che fu inventato il gioco a più livelli, in modo da spingere il giocatore in una spirale di sfide sempre più complesse.  Si era ancora alla preistoria del gaming (ma si guadagnava già tanto) mentre oggi si è arrivati a guadagni stratosferici grazie al  MMORPG (Massive Multiplayer Online Role-Playing Game) com’è appunto Mythic Quest, il vero protagonista di questa serie, dove migliaia di giocatori possono interagire interpretando personaggi che si evolvono in un contesto di circostanze sempre mutevoli e più complesse. Ma, ciò che conta per i produttori, più i giocatori sono coinvolti nel racconto, più sono costretti a comperare armi speciali per sconfiggere gli avversari. C’è un dato che forse non è chiaro a tutti: Il settore del gaming genera più incassi di tutto il settore  dell’entertainment (cinema, televisione, musica,..) e quindi bisogna parlarne, va fatto conoscere anche chi non si sente appassionato al tema.

Questo serial ha il format di una comedy e lavora sulle battute, crea situazioni comicamente imbarazzanti per i protagonisti, spesso congelati in una rigida stereotipizzazione ma nel fondo, è molto serio, mostrando con realismo strutture, funzioni e problemi di questa particolare realtà lavorativa.

Tutte le puntate si svolgono negli uffici della compagnia, (la fiction può senz’altro esser definita un serial di contesto) e le ambientazioni, le dinamiche relazionali sono oltremodo realistiche: la squadra dei programmatori tutti insieme in una stanza del sottosuolo come operai di una catena di montaggio, le ragazze del controllo qualità che passano l’intera giornata in un salottino insonorizzato davanti a un televisore che con il joistik in mano per scoprire i bugs del programma. Il tutto fra persone in dressing casual, in perfetto stile Silicon Valley.

Le giornate si susseguono nella tensione continua fra sviluppare qualcosa di innovativo e simpatico per migliorare il gioco e rispettare il vincolo stretto di perseguire il mandato primario di aumentare i giocatori e quindi gli incassi. Interessante, a questo proposito, la puntata dove si scopre che alcuni giocatori sono dei neonazisti che si sono raggruppati, all’interno di Mythic Quest, in una squadra d’assalto, sconfiggendo gli avversari: sorge il dilemma etico se annullare l’iscrizione di questa categoria di persone oppure seguire la logica della conservazione di guadagni.

Un discorso a parte merita il bellissimo capitolo 5: una novella sentimentale a se stante ambientata nel mondo dei videogiochi. I due protagonisti non compaiono nelle altre puntate, i dialoghi hanno una superiore qualità; raccontano di un lui e di un lei uniti dalla stessa passione: riuscire a raccontare con i videogiochi qualcosa che possa piacere ai giovani. Ben presto però il successo per uno solo di loro metterà a repentaglio questa bella love story.

Non possiamo aspettarci da questo serial spunti per aprire discussioni sul potenziale valore educativo (o diseducativo?) di questi gioch ma parla piuttosto  di esseri umani inseriti in un’organizzazione come tante, intese a fornire un servizio che genera profitti. E sotto questo aspetto  il serial risulta positivo perchè persone che vivono a stretto gomito tutta la giornata riescono a sviluppare solidrietà, aiuto quando serve e apprezzamento reciproco.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'ULTIMO PARADISO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 02/09/2021 - 12:24
Titolo Originale: L'ultimo paradiso
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Rocco Ricciardulli
Sceneggiatura: Rocco Ricciardulli, Riccardo Scamarcio
Produzione: Lebowsky, Silver Productions,
Durata: 107
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Gaia Bermani Amal, Antonio Gerardi, Valentina Cervi

Nel 1958, fra gli uliveti della Murgia pugliese, i braccianti lavorano nelle tenute di Cumpà Schettino. Il pagamento delle ceste di olive raccolte è l’occasione per il giovane Ciccio di proclamare davanti a tutti che non è più tollerabile che vengano pagati per pochi soldi mentre tutto il guadagno resta nelle mani dei padroni. Molti braccianti si manifestano solidali con lui e Cumpà deve assolutamente trovare un modo per rendere innocua questa spontanea forma di sindacalismo. Ma don Schettino scopre ben presto di avere un altro grave motivo per odiare Ciccio: proprio lui che è sposato con un figlio, è l’amante segreto di sua figlia Bianca…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nessuno dei protagonisti maschili (le donne sono solo delle vittime) sembra disporre del dono della ragione: sono tutti in balia di passioni irrefrenabili.
Pubblico 
Maggiorenni
Il film evita di entrare in dettagli cruenti ma non c’è nessun personaggio che possa considerarsi un riferimento positivo
Giudizio Artistico 
 
Ottima l’ambientazione nella Puglia alla fine degli anni ’50, sensibile prestazione di Gaia Bermani Aramal ma per il resto la sceneggiatura che vuole troppo in modo confuso e i personaggi sono ridotti a stereotipi
Testo Breve:

Nella campagna pugliese alla fine degli anni ’50, si scatena la prepotenza dei padroni, le vendette dei contadini, e amori adulterini innescano rappresaglie e contro-vendette. Un dramma a fosche tinte molto confuso. Su Netflix

L’inizio del film è particolarmente promettente: molto ben filmate le distese degli uliveti pugliesi, ben realizzato l’adattamento delle masserie con gli arredi del tempo e la ricostruzione delle usanze e dei modi di vivere del tempo. Se gli uomini vanno a zappare, le donne si ritrovano al torrente per lavare i panni; quando mariti e figli tornano a casa, secondo lo spirito patriarcale allora imperante, li servono a tavola e le donne mangeranno quando ci sarà tempo. Fra i contadini c’è voglia di andare in America e di ribellarsi ai massari che li sfruttano. La messa in scena  della Puglia alla fine degli anni ’50, come fondale del racconto, può dirsi completo.

Poi il racconto si sviluppa ma il tema della protesta dei contadini passa rapidamente in second’ordine: Ciccio trascura i problemi sindacali per portare avanti la sua storia d’amore con Bianca, alla continua ricerca di un posto segreto dove incontrarsi. Da qui in poi la storia si ingarbuglia rapidamente: omicidi seguiti da vendette, cambio di protagonista, accumulo di infedeltà coniugali, violenze sessuali sulle giovani contadine, senza contare il frequente cambio di stile narrativo: dalla tragedia rusticana si passa a sequenze oniriche e alla magia del surreale. A causa della troppa carne al fuoco, lo spettatore finisce per disorientarsi e si salva solo la performance di Gaia Bermani Amaral nella parte di Bianca che rende credibile una giovanile e cocente passione amorosa.

C’è un altro aspetto che disorienta: la mancanza di una bussola etica. Lo spettatore ha la consuetudine di seguire le vicende del protagonista perché costituisce in genere il riferimento positivo o magari è vittima di un’ingiustizia oppure è un cattivo, cosciente di esserlo. Se escludiamo le donne, viste tutte come vittime di una società patriarcale, gli uomini sono uguali nel loro seguire le proprie passioni incontrollate: odio, vendetta, violenza sulle donne, adulterio.

In una sequenza baricentrica del film, Ciccio e sua moglie Lucia si trovano da soli in chiesa, davanti all’altare. Lei sa tutto della relazione del marito ed è venuta in chiesa per pregare, per capire. Lui sviluppa una tesi insostenibile: vuole bene alla moglie e al figlio ma l’amore per Bianca è un’altra cosa (è una fuga, un sogno, come si esprimerà in altri momenti: evidentemente gli è rimasto qualche residuo non consumato di immaturità adolescenziale). La scena si conclude con un’esibizione di pessimo gusto: per dimostrare che lui si sente senza colpa, Ciccio apre il calice e si mangia un’ostia (consacrata? Non si sa) come fosse una merendina per il pomeriggio.

Grazie alla brava Gaia Bermani Amaral, l’amore fra Ciccio e Bianca si veste di toni iper-romantici, di struggente sogno che non  può realizzarsi, ma anche questa nota idillica si frantuma perché veniamo a sapere che Ciccio ha avuto in precedenza altre donne, è una sorta di seduttore seriale. Se c’è alla fine un messaggio che può essere colto da questo film, potrebbe essere proprio un elogio all’amore libero.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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