Fantascienza

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I GUARDIANI DEL DESTINO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/01/2011 - 18:55
Titolo Originale: The Adjustment Bureau
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: George Nolfi
Sceneggiatura: George Nolfi da un racconto di Philip K. Dick
Produzione: Electric Sheperd Productions/Media Rights
Durata: 93
Interpreti: Matt Damon, Emily Blunt, Terence Stamp

David Norris, candidato per il Senato a New York, incontra per caso Elise, una ballerina, e se ne innamora. Le loro vite, però, vengono separate da misteriosi guardiani che agiscono per conto della “Forza” che governa il mondo e che per David ha un piano ambizioso, piano che l’amore per Elise comprometterebbe. David all’inizio pensa di piegarsi alla decisione e rinunciare, ma poi la forza del sentimento che lo unisce a Elisa ha la meglio e con l’aiuto di uno dei guardiani comincerà una lotta apparentemente disperata per riportarla a sé.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non c’è modo di apprezzare davvero il libero arbitrio se non lottando per esso. Teorie e giudizi un po’ confusi sulla storia e il destino dell’uomo.
Pubblico 
Adolescenti
Una scena sensuale, qualche scena violenta. Occorre una certa maturità per giudicare rettamente le tesi teologiche del film
Giudizio Artistico 
 
Bene nella parte sia Matt Damon che Emily Blunt ma la loro storia sembra sospesa nell’incerto orizzonte di un romanticismo assoluto privo di una vera progettualità
Testo Breve:

Forse noi non ce ne accorgiamo, ma esistono dei guardiani agli ordini di un demiurgo del mondo che controllano il nostro comportamento per evitare che facciamo sciocchezze, incapaci come siamo di utilizzare il libero arbitrio. Una fantascienza un po’ strampalata che si salva solo grazie alla bella storia d’amore fra i due protagonisti.
Le recensioni sono di Laura Cotta Ramosino e Claudio Siniscalchi 

Tratto da un racconto del prolifico scrittore di fantascienza Philip Dick, il film di George Nolfi trasforma una storia che aveva a che fare con la fragilità dell’impalcatura del Mondo (la stessa dietro cui Montale, nell’aria di vetro di un mattino scopriva il nulla), in una love story dallo sfondo filosofico e cosmologico piuttosto confuso, che mescola temi new age, mistica e invenzione.

Il mondo, scopriamo, è governato a mo’ di compagnia multinazionale, con un misterioso Presidente (che forse potrebbe essere Dio) e innumerevoli emissari incaricati di intervenire affinché tutto proceda secondo un misterioso “piano”; angeli forse, ma con il cappello e un’aria sempre un po’ arcigna, che usano porte che trascendono lo spazio e sono sempre pronti a rimettere sulla giusta carreggiata chi, per volontà o caso, se ne allontana troppo.

Come in questo caso fa David, destinato a una folgorante carriera politica, forse a diventare un futuro presidente, di quelli capaci di cambiare davvero le cose, che, folgorato dall’apparizione di una ballerina di danza moderna, mette a repentaglio la carriera in nome di un amore istantaneo e assoluto. Insomma, un po’ come se Barack Obama si fosse fidanzato con una tipa incontrata da Starbucks e soddisfatto di questo, avesse mollato Michelle e la politica.

Il buon David, per soprammercato, assiste a una operazione di “ripulitura”, una sorta di riprogrammazione del cervello di alcuni individui, un “aiutino” per spingere il mondo nella giusta direzione.

Tutto questo gran daffare, a quanto racconta uno degli incaricati - il più ligio al dovere - è colpa degli uomini che non sanno usare il libero arbitrio e non vivono secondo ragione.  E alle sensate obiezioni per tanto interventismo, il medesimo guardiano risponde sciorinando i danni causati dall’umanità nei periodi in cui il Presidente ha concesso incautamente libertà: prima i cinque secoli bui del Medioevo (sic!), poi il cinquantennio che va dalla prima Guerra Mondiale alla crisi dei missili di Cuba con la minaccia atomica.

Insomma, il mondo retto dai guardiani non sarà tutto rose e fiori, le ballerine moderne è meglio lasciarle perdere, ma almeno la vita sulla terra continua, con buona pace di chi crede di fare veramente le sue scelte. Dopotutto, sottolinea il guardiano all’incredulo David, per mettere una pezza al vuoto interiore provocato dalla perdita della famiglia, un posto alla Casa Bianca dovrebbe valer di più di una love story dal futuro incerto.

Amor omnia vincit, però, e non c’è modo, soprattutto a Hollywood, di separare due amanti predestinati: non ci riescono matrimoni e figli a carico, figurarsi una metafisica confusa come questa… e alla fine ci può star pure l’happy end se quel Presidente, Demiurgo o Dio lontano e a volte pure pasticcione, si lascia intenerire (o “ispirare” come dice qui) abbastanza.

Perché non c’è modo, e questo sarebbe il tema della storia, di apprezzare davvero il libero arbitrio se non lottando per esso. Frase a effetto che funziona forse quando si parla di libertà umana, ma che appare un po’ meno consistente se la si proietta su un orizzonte trascendente, per cui la storia può funzionare ed essere coinvolgente se la si prende come una love story particolarmente contrastata e non si cerca di darle la patente di riflessione filosofica, fosse pure quella pseudo-colta di Matrix.

Non si può non provare simpatia per Matt Damon, candidato senatore dal passato pieno di lutti e dal cazzotto facile, e non restare avvinti dal fascino di Emily Blunt, ballerina sensuale e piena di vita, per non parlare della New York autunnale e sempre bellissima che fa da sfondo al loro corteggiamento.

Peccato che, per esigenze di copione, il loro amore nasca e si consumi (anche fisicamente) in un battibaleno (il tempo per i guardiani di venire a rompere le uova nel paniere), e poi sembri sempre sospeso nell’incerto orizzonte del romanticismo assoluto privo di una vera progettualità. Per mandare a monte il piano del (quasi) Onnipotente ci vorrebbe forse qualcosa di più. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: LA2
Data Trasmissione: Mercoledì, 25. Ottobre 2017 - 21:05


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TRANSFORMERS LA VENDETTA DEL CADUTO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/08/2010 - 13:04
 
Titolo Originale: Transformers – Revenge of the Fallen
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Michael Bay
Sceneggiatura: Ehren Kruger, Robert Orci, Alex Kurtzman basata sulle Action Figures della Hasbro
Produzione: Steven Spielberg per Dreamworks, Paramount Pictures
Durata: 140'
Interpreti: Shia LaBoeuf, Megan Fox, John Turturro

Sam Witwicky, a due anni dalla vittoria dei suoi amici robot Autobot sui malvagi Decepticon, sta per iniziare il college tra emozioni e ansie legate a questa svolta esistenziale e all’allontanamento da casa e dalla fidanzata Mikaela. Ma i Decepticon stanno riorganizzando le forze e si sono messi alla ricerca di un’altra fonte di energia che potrebbe distruggere la Terra. Quello che Sam non sa è che è proprio lui a custodire il segreto per ritrovare l’antico manufatto prova di un precedente contatto tra umani e robot alieni.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A parte una certa tendenza guerrafondaia, la famiglia è presentata come un valore positivo e la fedeltà nei rapporti e lo spirito di corpo appaiono vincenti
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione e linguaggio a volte volgare.
Giudizio Artistico 
 
Il film è deludente sul piano del racconto La caratterizzazione del protagonista appare meno convincente e incapace di compensare l’inevitabile rigidità delle dinamiche tra i robot

Tentando di riprodurre il delicato equilibro tra action esplosiva e dimensione umana (giocata soprattutto in commedia) che due anni fa aveva decretato il successo di questa produzione ad alto budget tarata Steven Spielberg, i Transformers  tornano nelle sale con una nuova  avventura che, venduta a suon di numeri (più robot, più scene d’azione, più location), risulta però deludente sul piano del racconto.

Se la caratterizzazione del protagonista Sam (un ragazzo imbranato alle prese con il passaggio “epocale” della prima macchina e della prima ragazza) era risultata vincente per rendere efficace la prima pellicola, il suo aggiornamento in questo secondo film (la partenza per il college, la sfida di un rapporto a distanza con la bella Mikaela) appare meno convincente e incapace di sostenere la necessaria dose di umorismo per compensare l’inevitabile rigidità delle dinamiche tra i robot.

La caratterizzazione comica degli stessi robot, infatti, fatta eccezione per Bumblebee (la Camaro di Sam che nasconde un robot), appare infatti forzata e l’intero dipartimento “umano” è sacrificato alla spettacolarità dei combattimenti tra i robot, potenziata da nuovi effetti speciali esaltati alla visione sugli schermi IMAX.

La complicazione della mitologia dei Transformers, con nuovi potenti cattivi e intrecci con luoghi e temi di antiche civiltà, non aiuta ad appassionarsi alle vicende di questi ammassi di latta per i quali resta difficilissimo empatizzare, mentre il motivo del sacrificio e dell’accettazione del proprio destino non riceve qui nessun approfondimento e declinazione degni di nota.

Detto questo il film resta uno spettacolone tutto sommato innocuo (a parte forse una certa tendenza guerrafondaia...) in cui la famiglia è presentata come un valore positivo e la fedeltà nei rapporti e lo spirito di corpo appaiono vincenti.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: 20
Data Trasmissione: Giovedì, 14. Ottobre 2021 - 21:05


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TRANSFORMERS

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/08/2010 - 12:57
 
Titolo Originale: TRANSFORMERS
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Michael Bay
Sceneggiatura: Alex Kurtzman e Roberto Orci
Produzione: Ian Bryce, Tom DeSanto, Lorenzo Di Bonaventura per Dreamworks / Paramount Pictures
Durata: 144'
Interpreti: Shia LaBeouf, Megan Fox, Josh Duhamel, Tyrese Gibson, John Turturro, Jon Voight

Nel profondo della galassia c’era, milioni di anni fa, il pianeta Cybertron abitato da “ENB” - extraterrestri non biologici - ovvero robot in grado di trasformarsi in qualsiasi macchina meccanica-elettronica. Una terribile lotta per il comando del pianeta ha portato alla distruzione dello stesso e alla dispersione del prezioso Cubo di Energon, fonte prima dell’energia e quindi del potere stesso. La sfortuna vuole che il cubo, dopo aver lungamente vagato per lo spazio, abbia impattato con i ghiacci del nostro Circolo Polare Artico. Sia gli Autobots, robot buoni che si incarnano in macchine di uso civile (auto sportive, tir), che i Decepticons, robot cattivi che prendono le sembianze di macchine da guerra (elicotteri, carri armati, aerei), hanno ora scoperto dove si trova il cubo e non esitano a raggiungere la terra trasformando così il nostro pianeta nel campo di battaglia della loro eterna lotta.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Film d'evasione senza cotroindicazioni
Pubblico 
Pre-adolescenti
Le scene di battaglia sono estremamente realistiche e potenzialmente impressionanti per un pubblico giovane.
Giudizio Artistico 
 
Buon film di intrattenimento con molta ironia

Seguendo una moda sempre più in voga negli ultimi anni, Steven Spielberg, qui in veste di produttore esecutivo, recupera un fumetto-cartone famoso negli anni ’80 e lo “trasforma” in un blockbuster di sicuro successo per i bambini di oggi (già pronti ad assaltare i negozi pieni di gadget trasformabili) e quelli di ieri (che hanno ancora, in qualche cassetto della memoria, una macchinina capace di tramutarsi in invincibile robot).

A dirigere il tutto Michael Bay, regista di sicuro affidamento quando si tratta di action movie (The Rock, Armageddon e Pearl Harbor).

Protagonisti della vicenda infine, un sapiente mix di giovani promesse, Shia LaBeouf e Megan Fox su tutti (il nuovo Tom Hanks e la nuova Angelina Jolie), e pezzi da novanta come Jon Voight (nell’ovvio ruolo di Segretario di Stato) e John Turturro (inedito agente segreto).

Il risultato finale è un buon film di genere, soprattutto nella prima parte, capace di miscelare effetti davvero speciali (la Industrial Light & Magic ha il merito di rendere credibili sia le trasformazioni che le battaglie) e tanta, tanta, ironia.

È questo infatti il merito maggiore di Transformers, un film che non cade nel rischio di prendersi troppo sul serio, come invece accadeva a La guerra dei Mondi, film firmato sempre da Steven Spielberg e per certi versi con una storia molto simile.

Il punto di vista con cui è raccontata l’intera è quello di Sam Witwicky (Shia LeBoeuf) giovane e anonimo ragazzo del liceo, che, superato un esame, può finalmente realizzare il sogno della vita: comprare la prima macchina e, grazie ad essa, cercare di conquistare la bellissima Megan Fox, che fino a quel momento ne ignora l’esistenza e si accompagna invece ad un giocatore di football dal fisico ineccepibile. Quello che Sam non sa è che la macchina che sceglie (o meglio da cui è scelto) è appunto un Transformer: il ragazzo, infatti, è nipote di un esploratore che sul finire del 1800 ha scoperto per primo dove si nasconde il cubo, lasciando agli ignari eredi una mappa per raggiungere il luogo. L’anonimo e brufoloso adolescente è insomma chiamato, suo malgrado, a vivere una straordinaria avventura che lo porterà a “trasformarsi” (anche lui) in uomo fatto e finito, l’eroe capace di salvare il mondo e conquistare l’amore della più bella del reame: il “sogno americano” in tutto il suo splendore.

Se un difetto va trovato è da individuare nella seconda parte del film, quella più fracassona e action, quella dello scontro finale. In essa gli umani restano per lunghi tratti spettatori di una battaglia tra robot troppo forti e potenti e, nelle scene più complesse, anche difficilmente distinguibili. Di sicuro una sforbiciata non avrebbe nuociuto, anche perché il film è piuttosto lungo.

Ad ogni modo il giudizio complessivo è positivo. Transformers è infatti un buon film di intrattenimento, con l’unico rischio di appassionare più un pubblico maschile che femminile. Un film che ha il merito di far rivivere l’immaginario spensierato, romantico e d’avventura che ha fatto grande il cinema a stelle e strisce.

Autore: Andrea Valagussa
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: ITALIA 1
Data Trasmissione: Martedì, 11. Ottobre 2011 - 21:10


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THE VILLAGE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/08/2010 - 11:35
Titolo Originale: The Village
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: M. Night Shyamalan
Sceneggiatura: M. Night Shyamalan
Durata: 108'
Interpreti: Joaquin Phoenix, Bryce Dallas Howard, Adrien Brody

Rosso il colore della morte. Della paura anche. Di quella vera perché nel bosco che confina con il villaggio ci sono creature che non amano essere disturbate. Ma M. Night Shyamalan punta sull’amore come unico antidoto al terrore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amore come forza per affrontare la paura Le regole sono un mezzo per l’uomo e non un fine.
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene di violenza ed altre impressionanti
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione del premio Oscar Adrien Brody e dell’esordiente Bryce Dallas Howard (figlia del regista Ron Howard, il Richie Cunningham di Happy Days). L'opera non è all'altezza di Sesto Senso, il precedente lavoro di Shyamalan

Se rosso è l’“infausto” colore che attrae le creature del bosco, rosso per M. Night Shyamalan diventa anche il colore dell’amore. Un villaggio semplice, dove uomini e donne vivono lontano dai rumori della città, è l’ambientazione del nuovo film del regista de Il sesto senso. Un villaggio semplice, ma non tranquillo, perché la pace è frutto di mediazione con le creature dal colore rosso, che abitano nel bosco confinante con il villaggio. Ogni volta che il limite viene attraversato e ogni volta che il colore rosso viene avvistato le creature dimenticano la pace e si fanno vive. Ambientato nel 1897 The Village racconta il desiderio dell’uomo di avere una vita pura e libera dalle violenze e dall’eccessiva smania di potere. Shyamalan, attento conoscitore delle fobie dell’uomo, sa che la paura di ciò che non è controllabile può immobilizzare la ricerca di soluzioni necessarie, ma rischiose. Il regista infonde, perciò, in Ivy Walker una ragazza cieca figlia di uno degli anziani saggi del villaggio, la capacità di comprendere che le regole esistono per l’uomo e non l’uomo per le regole. E quando giunge un momento in cui il limite del bosco deve essere varcato e ogni paura delle creature deve essere affrontata la chiave sarà proprio l’amore, l’unica forza per affrontare il sovrannaturale e per cambiare la morte in vita.  “Puoi essere intelligente – racconta il regista - puoi avere creato oggetti straordinari ma se non hai l’amore non sei nulla: preferisco la capacità di amare all’intelligenza”. È proprio qui che la nuova opera di M. Night Shyamalan stupisce perché affianca ai suoi temi classici (presenza del soprannaturale, morte, vita) “il desiderio di ogni secolo, attraverso l’amore, di ritrovare ciò che è stato importante e di recuperarlo” prosegue Shyamalan. “Mi piaceva raccontare una storia che dimostra come nell’uomo esistono due bisogni fondamentali che non collimano ovvero quello di trovare il coraggio di spezzare le regole del secolo e il desiderio di non cambiare il passato. I due desideri sono superati dall’amore che spinge gli uomini, motivati dal dolore e dalla forza, a trasformare positivamente la realtà che ci circonda. Con un’attenzione in più verso il progresso che non deve eliminare la purezza originaria e non deve, contemporaneamente, strappare all’uomo la capacità di immaginare”. Delicata storia d’amore, The Village si allontana dalle classiche opere del regista indiano e affronta direttamente il tema della paura e del coraggio dell’amore. I fan di Shyamalan potrebbero rimanere delusi da questo film che usa come stratagemma narrativo la suspence, rivelandolo quasi sin dall’inizio e mostrando allo spettatore che il terrore è una finzione creata dall’uomo per nascondere una realtà più grande.

Autore: Emanuela Genovese
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI4
Data Trasmissione: Giovedì, 20. Dicembre 2012 - 22:40


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SUPERMAN RETURNS

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/08/2010 - 11:25
 
Titolo Originale: SUPERMAN RETURNS
Paese: USA
Anno: 2006
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Michael Dougherty e Dan Harris basato sui personaggi creati da Jerry Siegel e Joe Shuster
Produzione: Warner Bros/Legendary Pictures/Bad Hat Harry
Durata: 140'
Interpreti: Brandon Ruth, Kate Bosworth, Kevin Spacey Produzione: Warner Bros/Legendary Pictures/B

Dopo un’assenza durata cinque anni, passati alla ricerca dei resti del suo pianeta natale, Superman ritorna sulla terra e scopre che molte cose sono cambiate; Lois Lane, la donna di cui è innamorato da sempre, è fidanzata con un altro e ha un figlio. Ma anche Lex Luthor è tornato con un folle piano per distruggere il mondo usando proprio uno dei cristalli provenienti da Krypton. Nonostante tutto il nostro pianeta ha ancora bisogno di essere salvato e Superman è lì per questo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Superman è un eroe che salva attraverso la sofferenza e il sacrificio e non compie nessun atto volutamente ostile, nemmeno nei confronti dei suoi nemici. presenza di richiami cristologici abbastanza espliciti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Pur essendo pieno di sequenze spettacolari e di umorismo, il film mostra molta profondità di indagine psicologica e di implicazioni esistenziali

  Con questa pellicola, che negli Stati Uniti ha entusiasmato la critica ma ha ottenuto un successo inferiore alle previsioni (e al merito), Bryan Singer rinverdisce il mito dell’eroe dei supereroi, un Superman che mai come prima è profondamente umano nel suo bisogno d’amore e insieme assolutamente unico (anche nel panorama dei comics) nella sua purezza e dedizione al bene. Ce lo potevamo aspettare, dopo le ottime prove che il regista sceneggiatore aveva dato nella versione cinematografica della saga degli X-Men.

Il merito va anche a un protagonista sconosciuto al grande schermo, Brandon Ruth, che si identifica totalmente nel suo personaggio (entrambi, del resto, vengono dal Midwest…), dotato in giuste dosi di forza, rettitudine, ma anche purezza e di un tratto di gentilezza d’altri tempi (non si limita a salvare una donna da una macchina priva di freni, ma le apre anche la portiera e le chiede come sta; farebbe mai Batman una cosa del genere?).

Il film di Singer è intessuto di richiami messianici e cristologici che definire casuali sarebbe riduttivo. Fin dall’inizio la “missione” di Superman viene definita dalle parole del padre Jor-El (sarà un caso che nel nome cryptoniano di Superman – Kal-El – e in quello di suo padre ci sia una sillaba in cui risuona il nome del Signore nella tradizione ebraica?): un figlio inviato da un padre a salvare un mondo bisognoso, segnato dal male ma anche fondamentalmente capace di bene se ben guidato.

Superman passa le notti in cielo, a trarre la sua forza dal Sole, ma anche ad ascoltare le grida di aiuto e le preghiere che provengono da ogni parte del mondo (l’eroe non si limita agli Stati Uniti ormai, ma si è assunto compiti di peace keeping internazionale); sull’isola di Luthor subisce inerme una vera e propria “passione”, comprensiva di lazzi sulla sua natura “divina” e di una molto significativa ferita al costato. E dopo aver lanciato nello spazio, con un estremo e consapevole sacrificio di sé, l’isola di cryptonite creata da Luthor che minaccia miliardi di vite umane, Superman precipita sulla terra in una posizione che non può non ricordare quella del crocifisso, per poi rimanere in coma (tre giorni?) e “risorgere” per riprendere il suo posto di custode dell’umanità.

Ma c’è anche un richiamo mitico meno impegnativo: se Lex Luthor i riferisce a quello, rivisto e corretto in senso capitalista e tecnologico, di Prometeo che ruba il fuoco agli dei (una figura centrale della mitologia gnostica), i richiami visivi di Superman sono piuttosto quelli dell’eroe che salva attraverso la sofferenza e il sacrificio.

Nelle più di due ore di film lo vediamo fermare aerei in caduta libera, bloccare pallottole con il petto d’acciaio (ma anche con la sola pupilla!), sventare rapine e addirittura lanciare un intera isola nello spazio, ma mai compiere un atto volutamente ostile, nemmeno nei confronti dei suoi nemici.

Ma se il mondo deve scoprire di aver ancora bisogno di Superman anche il supereroe deve trovare delle risposte. La spedizione nello spazio alla ricerca delle proprie radici ha fatto scoprire a Superman la propria solitudine di essere eccezionale; sarà il riconoscimento della propria paternità a ridargli più profondamente il senso del suo essere: scoprendosi padre, l’eroe si ritrova nuovamente figlio. Un rapporto unico, che in qualche modo permette di recuperare anche quello con la donna amata e ora apparentemente perduta, perché parte di una famiglia “normale”. La relazione romantica tra l’eroe e Lois Lane a cui ci aveva abituato la storia di Superman sembra evolversi in qualcosa di più profondo e maturo, un amore che può rinasce proprio dal sacrificio di una lontananza che non esclude affatto la presenza.

Tanta profondità di indagine psicologica e di implicazioni esistenziali nel film di Singer non deve spaventare i fan dei fumetti e dei film d’azione: il film è pieno di sequenze spettacolari e di umorismo ed è perfetto per spettatori di ogni età e il look appena un po’ retrò di scenografie, musica e costumi non impedisce sottili richiami all’attualità che daranno da fare ai cinefili.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: 20
Data Trasmissione: Giovedì, 4. Aprile 2019 - 21:00


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STAR WARS EPISODIO III LA VENDETTA DEI SITH (Luisa Cotta Ramosino)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/08/2010 - 10:23
Titolo Originale: Star wars:Episode III - Revenge of the Sith
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: George Lucas
Sceneggiatura: George Lucas
Produzione: Rick McCallum per Lucasfilm ltd
Durata: 140'
Interpreti: Ewan McGregor, Natalie Portman, Hayden Christensen

La Guerra dei Cloni iniziata alla fine dell’Episodio due, continua nella Galassia lontana lontana, e con la scusa di assicurare la pace il senatore Palpatine è riuscito ad ottenere poteri speciali. E mentre il giovane Anakyn è tormentato da premonizioni terribili circa la morte dell’amata Padme, l’orgoglio e la paura cominciano a portarlo verso il Lato Oscuro della Forza. E mentre si consuma il passaggio dalla Repubblica all’Impero oppressore, il giovane Jedi dovrà compiere la scelta più difficile, mentre la speranza incarnata dai due bambini che Padme partorisce fa da ponte verso le avventure raccontate nella trilogia classica di guerre Stellari

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ambiguità di un personaggio positivo che accetta di ubbidire alle "forze del male" per salvare il suo amore. Un amore che viene perso proprio a causa della sua scelta
Pubblico 
Pre-adolescenti
Numerose scene di violenza e alcuni passaggi ai limiti dell’horror piuttosto impressionanti.
Giudizio Artistico 
 
Una grande macchina che muove tecnologia e produce merchandising , ma perde colpi in termini di puro piacere cinematografico facendo rimpiangere l’efficacia narrativa del prototipo.

Dopo trent’anni Gorge Lucas conclude la sua saga epico-new age costruendo il passaggio tra la storia di Anakyn il Prescelto e quella di Luke, destinato a portare finalmente il sospirato equilibrio nella Forza.

Dopo due primi episodi che, a dispetto della larghezza di mezzi ed effetti speciali impiegati, hanno ampiamente deluso le aspettative di fan vecchi e nuovi, il terzo gira tutto intorno alla preannunciata caduta del figlio della speranza (non dimentichiamoci che nella sua cosmologia gnosticheggiante e sincretistica Lucas aveva parlato di un bambino nato da una madre vergine e fecondata da uno straordinario concentrarsi di energia galattica), vinto dall’orgoglio e dall’eccesso d’amore.

Lo spettatore non potrà dire di non essere stato largamente avvertito dell’esito finale, e non perché, naturalmente, sa benissimo che Anakyn sarà il terribile Darth Fener, ma perché fin dalla prima scena di questo film ci viene mostrato che, di fronte alle difficili scelte di un eroe (sacrificare un amico per portare a termine una missione), il giovane jedi non sa controllarsi ma rischia tutto per tenersi stretto ciò che ama…

L’etica che domina al Tempio dei guerrieri galattici (che si consacrano alla Forza e dovrebbero dunque, come monaci, rinunciare a matrimonio e figli), però, sembra fatta apposta anche per mortificare l’orgoglio dell’eccellenza del nostro e su queste due debolezze farà leva il cattivo Palpatine (così infido che francamente sembra strano che il protagonista gli dia retta così a lungo)…

Mentre sulla scena si susseguono battaglie spettacolari e sanguinosi duelli alla spada laser (con braccia e gambe tagliate che fanno sconsigliare la visione al pubblico più giovane), c’è chi pontifica sulla necessità di distaccarsi dalle passioni e accettare che i propri cari, se è destino, “si ricongiungano alla Forza”…poco importa che a sfornare queste perle di saggezza in salsa filosofica orientale sia il simpatico Yoda che parla girando le frasi al contrario; sappiamo bene che Anakyn non saprà ascoltare e sulla base forse un po’ deboluccia di oscure visioni circa il parto della bella (e un po’ inerte) Padme (la dolente Natalie Portman) si voterà al Lato Oscuro conducendo con sé alla catastrofe l’intera Repubblica galattica…

L’evento, che si consuma in un climax non del tutto convincente a due terzi del film, lascia spazio ad una lunga coda esplicativa che evita il languire del racconto solo attraverso ripetuti e appassionanti scontri da un capo all’altro dell’universo, per concludersi tragicamente tra la lava ribollente (è quella dell’Etna, filmata da Lucas durante l’ultima eruzione) di un inferno stellare e morale dai tratti horror.

Sorprendentemente a fornire il necessario alleggerimento comico provvede, più dei due soliti robot petulanti, il mentore del protagonista, un Ewan McGregor talvolta anche troppo brillante per il suo ponderoso ruolo.

Detto questo la pellicola rappresenta un deciso miglioramento rispetto ai primi due episodi, appesantiti da uno sfoggio di effetti e personaggi curiosi che stupivano, ma finivano per annoiare.

In questo caso se non altro, nutrita da riferimenti più o meno convincenti a tradizioni religiose differenti (cristianesimo e buddismo su tutte), la pellicola riesce a costruire una vicenda più adulta e coinvolgente per quanto a volte rallentata dalle molte parentesi utili soprattutto a riallacciare i fili con il primo film della trilogia classica.

Ciò che forse deluderà maggiormente lo spettatore è proprio il momento della scelta per il male di Anakyn, che, pur lungamente preparata, quando arriva si consuma senza convincere davvero e produce un’adesione al male del protagonista così totale e agghiacciante (il primo atto di Lord Fener è, novello Erode, trucidare i giovanissimi apprendisti jedi al Tempio) da bruciare qualunque forma di empatia e lasciare il lungo finale in una sospensione che aspira alla grandezza epica, ma la realizza solo in termini di scenari e azione e non di spessore psicologico e portata valoriale.

Così, anche se ora finalmente ogni domanda ha trovato risposta (ma che cosa sia la Forza forse lo ha ancora capito nemmeno Lucas …), resta la sensazione che l’enorme operazione costruita negli ultimi cinque anni per dare fondazione degna alla saga fantascientifica più famosa del cinema sia in fondo solo una grande macchina che muove tecnologia e produce merchandising (videogiochi innanzitutto, perfetta estensione dell’esperienza in sala), ma perde  colpi in termini di puro piacere cinematografico facendo rimpiangere l’efficacia narrativa del prototipo.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RETE 4
Data Trasmissione: Mercoledì, 23. Novembre 2011 - 23:35


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STAR WARS EPISODIO III LA VENDETTA DEI SITH (Franco Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Ven, 11/05/2010 - 14:09
Titolo Originale: Star wars:Episode III - Revenge of the Sith
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: George Lucas
Sceneggiatura: George Lucas
Produzione: Rick McCallum per Lucasfilm ltd
Durata: 140'
Interpreti: Ewan McGregor, Natalie Portman, Hayden Christensen

Obi-Wan Kenobi ed il suo allievo Anakin Skywalker attaccano l'astronave dei Separatisti per cercar di liberare il cancelliere Palpatine. L'operazione ha successo sopratutto per merito del giovane Anakin. Grande quindi è la sua sorpresa quando viene a sapere che il consiglio degli Jedi non lo ha nominato maestro. Anakin è corroso dall'ambizione è ascolta   con attenzione le parole di Palpatine che lo invitano a diffidare degli Jedi e a passare dalla parte del Lato Oscuro della Forza....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ambiguità di un personaggio positivo che accetta di ubbidire alle "forze del male" per salvare il suo amore. Un amore che viene perso proprio a causa della sua scelta
Pubblico 
Pre-adolescenti
Combattimenti carichi di tensione. Allusione ad una strage di bambini. I più piccoli potrebbero restare disorientati al vedere l'eroe positivo che diventa cattivo
Giudizio Artistico 
 
Lucas riesce a mettere a fuoco, a dispetto di una storia ormai prevedibile, le intime motivazioni dei protagonisti anche se continuiamo a rimpiangere l'ironia di Harrison Ford e lo stile di Alec Guinness

.George Lucas ha deciso di metter direttamente mano alla regia dell'ultimo episodio (ultimo  in ordine di apparizione) della doppia trilogia di Guerre Stellari ed ha fatto bene. L'episodio I e II erano stati realizzati con il puro scrupolo di non deviare da un'iconografia  e da una  tipizzazione dei personaggi ormai consolidate che potevano contare su di un vasto e fedele pubblico di fans, ma erano risultati senz'anima, incapaci di apportare qualche nota originale o qualche brivido imprevisto. Quest'ultimo episodio, perfettamente incastonato fra il primi due episodi e gli ultimi tre già usciti, rischiava anch'esso di diventare perfettamente prevedibile.  Nessuno infatti si sarebbe meravigliato se a metà film Skywalker avesse deciso di passare dalla parte del male per assumere quel look (la maschera nera sul volto a causa delle ferite subite) e quel respiro affannoso che lo hanno reso inconfondibile.
Lucas ha deciso allora  di non rendere ovvia  ma di approfondire proprio la tematica dark della storia: :nessuno è buono o cattivo in assoluto ma il male e il bene sono dentro di noi; non ci resta che lottare continuamente per restare dalla parte del bene. Le tristi vicende di Anakin ci suggeriscono inoltre che il passaggio da una posizione all'altra non avviene di colpo, ma attraverso un lento  scivolare da un compromesso all'altro, magari con l'illusione di poter accettare un po' di male per un  bene superiore (Anakin ha il presentimento di  un  parto infausto per Padme, la sua giovane sposa e accetta di passare  al servizio principe dei Sith in cambio della promessa della sua incolumità).

Approfondendo in questo modo il lato dark della storia, Lucas ottiene un buon effetto drammaturgico e riesce ad alzare il pathos di  un episodio che rischiava di diventare un  semplice capitolo di passaggio  ma il prezzo, a nostro avviso, è stato alto perché ha finito per  tradire una parte consistente del suo pubblico di appassionati, ,in particolare i più piccoli.
Il film, che è stato classificato PG 13 in U.S.A., rischia in effetti di spaventare i più piccoli, sia per alcune scene di violenza (si intuisce, senza che venga visto, che alcuni bambini vengono trucidati dal neo-cattivo Anakin) sia per la trasformazione di un tenero, innamorato, prossimo padre in un guerriero crudele ed ambizioso.
 

Dobbiamo riconoscere a Lucas un altro merito: le scenografie spaziali, le città futuribili , che ormai ci hanno accompagnato  nei cinque film precedenti (nel primo, erano tutte realizzate con modellini e tecnologia tradizionale; nei successivi, erano frutto di una  computer grafica sempre più sofisticata ed invadente ) sono state in questo film  trattate con maggior discrezione, riportandole alla loro funzione originale di introduzione ad una nuova scena o di discreto sfondo mentre due personaggi parlano fra di loro (molti si saranno innamorati dei lumi da tavolo, in vago stile anni trenta che appaiono  nell'appartamento di Padme)

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SKY CAPTAIN AND THE WORLD OF TOMORROW

Inviato da Franco Olearo il Ven, 11/05/2010 - 12:01
 
Titolo Originale: "SKY CAPTAIN AND THE WORLD OF TOMORROW"
Paese: Gran Bretagna/Italia/USA
Anno: 2004
Regia: Kerry Conran
Sceneggiatura: Kerry Conran
Durata: 88'
Interpreti: Jude Law, Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Giovanni Ribisi

1939. L'anno della Fiera Internazionale di New York e del film "Il mago di Oz" . La giornalista/fotoreporter   Polly si accorge della sparizione di importanti scienziati tedeschi. Come se non bastasse, New York viene invasa da giganteschi robot radiocomandati. Polly riconosce che solo l'intrepido Sky Captain può risolvere l'arcano, anche se vorrebbe evitarlo perché nel passato sono stati fidanzati e tra loro c'è rimasta della ruggine....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un piacevole divertimento senza malizia, ne doppi sensi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per la violenza distruttiva dei robot. Una frase licenziosa
Giudizio Artistico 
 
Opera di grande bellezza evocativa di un mondo retro-fantasy Personaggi/eroi ben tratteggiati. Sceneggiatura semplice con venature ironiche

Kerry Conran non è un regista di mestiere. E' innanzitutto un bravo disegnatore (tutto lo storyboard, i costumi dei protagonisti, i robot, le armi speciali sono stati ideati da lui), amante dei film in bianco e nero d'avventura e appassionato dei comic book  americani. E' anche esperto di computer grafica è il primo sample del film (4 anni di lavoro per realizzare un dimostrativo di 6 minuti) sono stati realizzati con gli strumenti di cui disponeva in casa. Infine l'incontro con il produttore John Avenet (a cui si è unito anche Aurelio De Laurentiis) e la decisione di attrezzare uno studio per riprese in blue-screen, con un centinaio di persone addette alle riprese e all'animazione  dove attori in carne ed ossa  hanno recitato nel "vuoto" davanti ad  un fondale blu che è stato poi animato, in postproduzione, con scenari di fantascienza. Molto riuscita l'idea di adottare tonalità sfumate, con prevalenza del grigio seppia: in questo modo le riprese degli attori dal vero e gli scenari generati in computer grafica si sono perfettamente impastati  in un'atmosfera di fanta-retrò.

La città di New York è vista come attraverso cartoline d'epoca (come quando ci viene rappresentato l'ingresso al Radio City Hall) o come la  Gotham City di Batman; gli aerei futuristi ed i razzi spaziali sono quelli di Flash Gordon e di Rocketeer; le riprese sulle  impervie cime  dell'Himalaya sono praticamente identiche a quelle del bellissimo Orizzonte perduto (1937) di Frank Capra; l'attracco di un dirigibile Zeppelin all'Empire State Building rievoca la sequenza finale di King Kong (1933); una antenna radio che emette le sue onde è la stessa della sigla di apertura di tutti i  film della RKO mentre  Gwyneth Paltrow, con il suo cappello nero sulle ventitré rievoca le eroine del noir d'epoca.

E la storia? Penso che avete tutti letto abbastanza fumetti per sapere in anticipo che il mondo non verrà distrutto e che fra la intraprendente  giornalista e l'intrepido capitano qualcosa di tenero  nascerà...ma non abbastanza perché bisogna lasciar spazio ad una  prossima puntata. Da questo punto di vista il film è esattamente quel che vuol essere, un film di genere dove lo spettatore ottiene  quello che  si aspetta; non è stata fatta nessuna operazione di attualizzazione: si pensi sopratutto a Spider-Man e a Spider-Man 2 dove l'ambientazione ricavata  dai Comic Book  è un pretesto per raccontare qualcosa di più profondo con sensibilità moderna.
Per questo motivo sarà interessante capire se il film sarà ben accolto dai giovani: il regista (che pure ha solo 37 anni)  ha compiuto una  operazione di pura nostalgia; nostalgia di quella aspettativa per il futuro che si era creata all'apertura della World' Fair di New York del 1939 (che si intitolava appunto "the World of Tomorrow"); nostalgia di storie lineari dove il bene trionfava sul male (più esattamente: dove il male era il male ed il bene era il bene) ed il protagonista maschile e quello femminile finivano per  innamorarsi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RESIDENT EVIL 2 APOCALYPSE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/03/2010 - 12:21
Titolo Originale: Resident evil - Apocalypse
Paese: Canada/Gran Bretagna
Anno: 2004
Regia: Alexander Witt
Sceneggiatura: Paul W. Anderson
Produzione: Jeremy Bolt, Paul W. Anderson, Don Carmody per Constantin Film Produktion/Davis-Films/Impact Pictures
Durata: 94'
Interpreti: Milla Jovovich, Sienna Guillory, Thomas Kretschmann

L’Alveare, il laboratorio segreto dell’Umbrella Corporation, dove un terribile virus aveva trasformato i morti in zombie, viene aperto e l’epidemia si diffonde per Racoon City. Mentre i dirigenti della potente società vengono messi in salvo, la città ormai infetta viene sigillata. Alice, sopravvissuta al primo scontro e resa più forte da misteriosi esperimenti genetici, viene liberata dal laboratorio e deve affrontare nuovi orrori, aiutata questa volta da una poliziotta dai metodi molto spicci.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Visione pessimistica di un mondo dove occorre difendersi da soli contro lo strapotere delle Corporation e l'autorità dello Stato è ormai assente
Pubblico 
Adulti
Per sequenza ininterrotta di scene di violenza. Per alcune scene di nudo.
Giudizio Artistico 
 
Il secondo episodio della serie aggiunge poco di nuovo alla formula (ritmo da video gioco, donna sexy poco vestita contro mostri) e si rivela molto ripetitivo e poco interessante

Il primo Resident Evil traeva una sua ragion d’essere per lo meno da una certa cifra stilistica (anche se il connubio donna sexy e poco vestita contro mostri non è del tutto nuovo) e il ritmo da videogioco dell’azione (del resto l’idea viene proprio da lì) era veicolato in una struttura se non brillante per lo meno coerente. Questo secondo episodio aggiunge poco di nuovo alla formula e si rivela molto ripetitivo e poco interessante. Neppure l’idea di un virus letale proveniente da un laboratorio segreto e in grado di distruggere l’intera civiltà umana è una novità (era già stata sfruttata, ad esempio, con molta maggior coerenza e visionarietà metafisica da Stephen King ne L’ombra dello scorpione).

Qui ad Alice, eroina con molte armi e poco guardaroba (e infatti qui in un negozio abbandonato si rifornisce di un intero arsenale e due soli straccetti), si affianca una poliziotta dura, con il grilletto facile e tanti centimetri di pelle in vista. Intorno i soliti militari e paramilitari, i civili terrorizzati, le bande di zombie e qualche nuova creatura mostruosa a rendere più difficoltosa la via della salvezza, che qui passa per il tentativo di recupero di una bambina dispersa, portatrice del segreto dell’origine del temibile virus T. Oltre i nemici interni (che assomigliano in modo imbarazzante e fastidioso agli ostacoli del videogame da cui l’idea di Resident Evil proviene), Alice deve fronteggiare uno scienziato sadico e manipolatore, che vede nell’epidemia un’occasione di sperimentazione su larga scala e che considera la stessa Alice come un’arma manovrabile a suo piacimento.

Gli sceneggiatori, ancor più che nel primo episodio, dove l’ambientazione tecnologica e futuristica del laboratorio sotterraneo riportava alla mente soprattutto gli scenari di Alien, hanno spinto il tasto dell’horror puro (vedi la scelta di ambientare il primo scontro in una chiesa, con Alice che arriva sfondando una vetrata che rappresenta l’arcangelo Michele, o quella, topica, nel cimitero), con influenze evidenti anche da parte del recente filone di successo giapponese (The Ring, solo per ricordare un titolo).

In questa seconda “puntata” gli autori hanno sfruttato in modo ancora esplicito e furbetto l’idea di una critica generica quanto superficiale alla grande corporation onnipotente, capace di controllare le vite di migliaia di persone e di sacrificarne altrettante ad esperimenti scientifici pericolosi e azzardati. Un tema che, in un clima culturale dove il no-global è diventato un must quanto i marchi che combatte, rischia anche di apparire rilevante. Interessante notare, di fronte allo strapotere della Umbrella Corporation (Cain, l’uomo che controlla tutto l’esperimento sul Virus T e che decide il destino di Racoon City, ha il piglio di un militare e comanda gruppi consistenti di soldati privati), lo Stato risulta praticamente assente.

Curioso, da questo punto di vista, il confronto con un film di una decina di anni fa, Virus Letale, dove si assisteva al diffondersi di un terribile virus africano in una cittadina semirurale sulla costa ovest degli Stati Uniti, presto circondata da un cordone militare che non risparmiava eventuali fuggiaschi e destinata all’eliminazione con una bomba nel caso il vaccino non venisse trovato. Lì, per l’appunto, era l’esercito degli Stati Uniti ad intervenire (anche perché era a sua volta indirettamente responsabile del contagio) e, nel bene o ne male, la sfera del pubblico risultava ancora sotto il controllo di un potere politico, se non della società civile stessa. Potrebbe forse sembrare eccessivo attribuire una consapevolezza in questo senso da parte degli autori di Resident Evil, ma certamente questa evoluzione riflette almeno un cambiamento della percezione comune, che si riflette anche in queste “leggende metropolitane”.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL PIANETA DELLE SCIMMIE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/29/2010 - 13:28
 
Titolo Originale: Planet of the apes
Paese: USA
Anno: 2001
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: W. Broyles, L.Konner, M. Rosenthal
Durata: 2
Interpreti: Mark Wahlberg (Cap. Leo Davison),Tim Roth (Thade), Helena Bonham Carter (Ari).

A quanto pare, nel 2029 le astronavi spaziali avranno a bordo dei primati addestrati che verranno spediti in avanscoperta su piccole navicelle appena si profila una minaccia. E' quanto succede sulla stazione spaziale Oberon che si trova di fronte ad una tempesta magnetica di dimensioni inusitate.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'anti-universo dei primati ci invita a riflettere sulla presunta supremazia della nostra società
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene di violenza
Giudizio Artistico 
 
Film di Tim Burton meno riuscito degli altri, ironico ma convenzionale e poco sorprendente

Il giovane capitano Leo, allevatore dello scimpanzé di cui si sono perse le tracce nello spazio, si dirige a sua volta verso la tempesta magnetica ma viene da questa trasportato nello spazio e nel tempo futuro finche non atterra su di un misterioso pianeta. A questo punto la storia si ricollega chiaramente all'omonimo film del 1968 con Charlton Heston: il pianeta è dominato da scimmie parlanti ed evolute che schiavizzano gli esseri umani. Per fortuna alcuni primati sono a favore di un trattamento più tollerante verso di loro (Ari, figlia di un influente senatore), anche se non sarà facile contrastare la bramosia di potere del generale Thade.

Il regista Tim Burton non ha realizzato un remake del famosissimo film del '68, un classico della fantascienza, ma lo ha "ri-immaginato": molto accurate e di effetto sono i disegni delle armature simil-mediovali indossate dai gorilla, le città surreali in cui vivono (da scimmie appunto, con molti alberi a cui arrampicarsi per entrare dalle finestre invece che dalle porte). Inoltre la soluzione adottata per rappresentare questi esseri evoluti è sostanzialmente diversa dal film precedente, che rappresentava esseri umani con una testa da scimmia; Tim Burton ci presenta al contrario delle scimmie che sono rimaste sostanzialmente tali nel modo di camminare, di grugnire e di saltare, con dei volti realmente affini a quelli di un gorilla o un babbuino.
Fra i difetti del film dobbiamo annoverare la sindrome da blockbuster che ha condizionato Tim Burton ad accettare, lui sempre così intelligentemente perfido e disincantato, una sceneggiatura molto edulcorata e "politically correct"  e che la figura del protagonista Leo (interpretato da Marl Wahlberg) che non regge il confronto con il prestante eroe impersonato a suo tempo da Chalston Heston.

Aggiungerei che Tim si è sentito forzatamente impegnato a inserire un colpo di scena finale così come era avvenuto, con grandissima efficacia, nel film del '68, senza però , in questo caso, darci la stessa emozione.

In conclusione un film divertente e con grosso impatto visivo ma senza la capacità di farci riflettere sui destini a cui ci può trascinare la crudeltà umana, che come aveva il suo autorevole predecessore.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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