Fantascienza

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PASSENGERS (Cotta Ramosino)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 01/01/2017 - 11:50
Titolo Originale: Passengers
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Morten Tyldum
Sceneggiatura: Jon Spaihts
Durata: 116
Interpreti: Chris Pratt, Jennifer Lawrence, Michael Sheen, Laurence Fishburne

In un futuro non troppo lontano la nuova frontiera è diventata la colonizzazione spaziale di pianeti in altre galassie. Durante un viaggio interstellare verso una di queste colonie, per un’anomalia uno dei passeggeri, il meccanico Jim, si sveglia dall’ibernazione. Peccato che all’arrivo manchino ben 90 anni. La prospettiva di trascorrerli in totale solitudine diviene a poco a poco insopportabile e così Jim decide di svegliare anche la bella scrittrice Aurora...Ne nasce un’improbabile storia d’amore. Le cose, però, non sono destinate ad andare lisce…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Si potrebbe anche apprezzare la morale semplice e positiva del racconto di queste due solitudini destinate a incontrarsi nelle circostanze più improbabili, ma dall’eroina di Hunger Games ci saremmo forse aspettati qualcosa di più di una intellettuale in tacchi alti dall’occhio lacrimoso e dall’urlo facile
Pubblico 
Adolescenti
Un paio di scene sensuali
Giudizio Artistico 
 
Non basta il carisma dei due protagonisti, al momento tra i più quotati di Hollywood, a tener desta l’attenzione in un meccanismo di racconto che è costretto a inanellare forzature per poter portare avanti una premessa forse troppo esile per un intero lungometraggio
Testo Breve:

Lui e lei da soli su di un’astronave che deve viaggiare per altri 90 anni. Il carisma dei due protagonisti non salva l'esilità dello spunto narrativo, adatto più a una novella che a un lungometraggio

Parte da una sceneggiatura rimasta per anni nell’elenco delle migliori non realizzate questo filmone di fantascienza (un budget di oltre 110 milioni di dollari) sontuosamente realizzato, ma con un grave deficit di credibilità e una storia che fatica a coinvolgere. Non basta il carisma dei due protagonisti, al momento tra i più quotati di Hollywood, a tener desta l’attenzione in un meccanismo di racconto che è costretto a inanellare forzature per poter portare avanti una premessa forse troppo esile per un intero lungometraggio…

Il film snocciola i suoi ingredienti con poca convinzione e senza grandi sorprese: la solitudine sempre più disperata del meccanico Jim, che, esauriti i limitati intrattenimenti della nave spaziale, arriva a un passo dal suicidio prima di decidere, tra mille incertezze, di svegliare la sua bella addormentata (che si chiama ovviamente Aurora); la prevedibile storia d’amore con altrettanto prevedibile scoperta del “peccato originale”. Non manca neppure un accenno di “lotta di classe” (i viaggi interstellari sono il business del futuro, Jim è povero e viaggia in classe economica, cabina più piccola e cibo sempre uguale, mentre Aurora che si può permettere la Gold Class ha una suite e colazione francese), che si perde senza troppi approfondimenti (forse sarebbe stato più il caso di imbastire una class action contro una multinazionale che spedisce la gente nelle spazio e sembra non prevedere meccanismi di recupero in caso di risvegli accidentali).

Finisce così che lo spettatore attende con una certa impazienza che le anomalie di funzionamento dell’astronave (in cui regna un protocollo talmente assurdo che nessun membro dell’equipaggio si sveglia nemmeno di fronte alla possibilità che la nave esploda) costringano i due protagonisti a impegnarsi in qualcosa di più di una schermaglia amorosa…

Anche in questa ultima parte di racconto tutta sbilanciata sull’azione (ma in cui ovviamente ad essere messo alla prova è il fragile legame di Jim e Aurora) si sente un po’ troppo forte la mano dello sceneggiatore che è costretto a ripetute forzature . Se non altro, almeno qui l’eroina femminile tenta di uscire dal ruolo di puro oggetto del desiderio bisognoso di attenzioni e corteggiamento, per rivendicare un minimo di iniziativa… Dall’eroina di Hunger Games ci saremmo forse aspettati qualcosa di più di una intellettuale in tacchi alti dall’occhio lacrimoso e dall’urlo facile.

Solo facendo la tara di questi limiti si può apprezzare la morale semplice e positiva del racconto di queste due solitudini destinate a incontrarsi nelle circostanze più improbabili: invece di pensare sempre a dove vorresti essere, goditi il luogo e il momento in cui sei rendendo bella la vita che hai. Sarà un caso che questa perla di saggezza venga dall’androide barista Arthur (Michael Sheen), nell’insieme forse il personaggio più riuscito del film? 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY Cinema 1
Data Trasmissione: Sabato, 9. Settembre 2017 - 21:15


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STAR TREK BEYOND

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/21/2016 - 16:02
 
Titolo Originale: Star Trek Beyond
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Justin Lin
Sceneggiatura: Simon Pegg, Doug Jung
Produzione: BAD ROBOT, SNEAKY SHARK, PERFECT STORM ENTERTAINMENT
Durata: 120
Interpreti: Chris Pine, Zachary Quinto, Idris Elba, Simon Pegg

Secolo XXIII o giù di lì. Rischia di morire di noia il povero capitano James T. Kirk, girovago delle galassie insieme al fidato equipaggio dell’astronave Entersprise. Tra un negoziato di pace e l’altro, razze aliene da rabbonire e pianeti lontani da esplorare, anche la vita tra le stelle rischia di trasformarsi in una routine logorante. Poco prima di rassegnare le dimissioni, e cedere la plancia della nave stellare al suo secondo, il prode capitano capta una richiesta d’aiuto proveniente dallo spazio profondo che lo sottrae allo spleen e lo proietta, insieme ai suoi fidati compagni d’avventura, in una pericolosa missione che rischierà di mettere a repentaglio milioni di vite umane. 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film conferma i valori della serie: l’unione che fa la forza, la speranza che è l’ultima a morire, bisogna salvare ogni vita umana ma c’è un fuggevole e discreto abbraccio fra due omosessuali
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di violenza nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Una confezione di lusso e al passo con i canoni di spettacolarità e azione richiesti dal pubblico odierno ma non c’è niente di originale che possa entusiasmare lo spettatore
Testo Breve:

James T. Kirk, capitano dell’astronave Enterprise è annoiato per una vita di routine dove non succede niente. Per fortuna si trova a dover rispondere a una richiesta di aiuto per riuscire a salvare milioni di persone. Ben realizzato ma poco emozionante

J.J. Abrams è il Re Mida hollywoodiano (come lo Steven Spielberg di trent’anni prima) che fa diventare oro tutto quello che tocca. Star Trek era una saga che, tra televisione e cinema, era entrata nell’immaginario della cultura popolare come una sacra reliquia, ma senza mai essere presa veramente sul serio. All’attivo una marea di puntate televisive, dieci film di fiacchezza crescente (a parte il divertente Star Trek IV: Rotta verso la terra, nel 1986) e una nicchia di fan sfegatati abbastanza consistente da investire in nuovi racconti ma non così tanto da entrare davvero nei cuori di tutti gli altri spettatori. Grazie al tocco magico dietro la regia dei due brillanti Star Trek – Il futuro ha inizio (2009) e Star Trek – Into Darkness (2013), e alla spendibilità di un nome che il pubblico giovane, almeno dai tempi della serie Lost, associa automaticamente a progetti accattivanti e intelligenti, J.J. Abrams è riuscito a trasformare il mito di pochi in una serie di film per tutti, donando al brand quello che mancava di appeal nelle giuste dosi e al momento opportuno. Dedicatosi nel frattempo alle “Guerre stellari” (una serie cugina, se così si può dire…), e restando qui solo nelle vesti di produttore, Abrams ha ceduto il timone al regista Justin Lin, autore di alcuni episodi della serie di Fast & Furious ed evidentemente a suo agio quando bisogna pigiare il pedale dell’acceleratore tra scoppiettanti scene d’azione e inseguimenti mozzafiato.

Questo terzo episodio del nuovo filone (tredicesimo in totale), infatti, non delude per ciò che concerne l’intrattenimento, mantenendo elevati gli standard per quel che riguarda gli effetti speciali e l’ingegnosità scenografica nella creazione di mondi lontani. Qualcosa, però, si è rotto nell’ingranaggio e nel passaggio del testimone si sono persi dei pezzi per strada. Questo differenzia un autore da un artigiano: l’artigiano esegue con scrupolo e senza errori il compito; l’autore fa la stessa cosa ma in maniera imprevedibile. Ha una visione delle cose, che attraversa misteriosamente la narrazione e l’aspetto visivo di un film, che assume caratteristiche che non lo fanno assomigliare a nessun altro. Questo miracolo qui non avviene e lo spettatore, che pure non rinuncia a tracannare due ore e passa di avventure stellari, ha la sensazione di aver visto una puntata del telefilm storico, semplicemente in confezione di lusso e al passo con i canoni di spettacolarità e azione richiesti dal pubblico odierno.

Senza quel geniaccio di Abrams dietro la macchina da presa, ci sarebbe voluta una sceneggiatura un po’ più robusta, che avesse avuto il coraggio di approfondire alcune questioni lanciate nel corso del film senza troppa convinzione (“Se l’universo è davvero infinito, la nostra ricerca potrebbe non avere mai fine”, dice Kirk all’inizio, ma rimane un’intuizione estemporanea). Gli studiosi di sceneggiatura direbbero che il film non ha un tema o, se ce l’ha, è talmente debole che si fa dimenticare presto. L’idea di un capitano di astronave annoiato dalla routine non è il massimo come innesco del primo atto (anche perché – un po’ contraddittoriamente – Kirk è un convinto pacifista che sembra non vedere l’ora che qualcuno gli dichiari guerra). Le motivazioni del cattivo – l’ennesimo alieno incattivito da un’antica ferita – portano lo scontro su un piano abbastanza superficiale. Così anche le frasi declamate dai personaggi sull’unione che fa la forza, sulla speranza che è l’ultima a morire e sul vantaggio di salvare vite anziché sopprimerle, non sembrano provenire da una fucina di menti originalissime e quindi non aiutano a dare spessore a una storia che, sia pur timidamente, cullerebbe ambizioni filosofiche. Insomma, un piccolo passo indietro per la saga di Star Trek, che avrebbe davvero bisogno, per andare davvero “oltre” (beyond) come suggerisce il titolo, o di maggiore profondità o di maggiore sfrontatezza.   

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CAPTAIN AMERICA: CIVIL WAR

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/05/2016 - 09:46
 
Titolo Originale: Captain America: Civil War
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Sceneggiatura: Christopher Markus, Stephen McFeely
Produzione: MARVEL ENTERTAINMENT, MARVEL STUDIOS
Durata: 147
Interpreti: Chris Evans, Robert Downey Jr, Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Paul Bettany, Jeremy Renner, Chadwick Boseman, Paul Rudd, Tom Holland, Martin Freeman, Daniel Brühl, William Hurt

Dopo che una loro missione si risolve nella perdita di vite di molti civili (tra cui alcuni abitanti di Wakanda), gli Avengers vengono messi di fronte alla necessità di un controllo da parte delle Nazioni Unite. I supereroi si dividono e la situazione si complica quando dal passato torna Bucky Barnes, l'antico amico di Steve Rogers che si è trasformato nel letale Soldato d'Inverno, accusato di nuove terribili azioni. Captain America e Tony Stark si troveranno così su fronti opposti mentre nuove e antiche lealtà saranno messe alla prova.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli avenger si fronteggiano su fronti eticamente opposti: la legge vista come possibilità di un ordine che freni impulsi morali anche buoni, ma che possono non prevedere le conseguenze delle proprie azioni oppure rivendicare il primato della coscienza personale temendo di demandare a un’autorità superiore il giudizio ultimo sulle azioni commesse. La giustizia sta comunque alla base dell’agire di tutti i protagonisti.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di violenza nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, che pure deve fare i conti con i molti fili da tirare e i personaggi da integrare nel gruppo, riesce a fare tesoro dei vari elementi che semina nel corso della trama, mantenendo ritmo e compattezza con un paio di notevoli colpi di scena non fini a se stessi e spazio abbastanza per un approfondimento psicologico non banale
Testo Breve:

E' lecito che gli avengers, con i loro superpoteri agiscano in piena libertà o debbono venir posti sotto il controllo delle Nazioni Unite? La coscienza personale ha un primato assoluto o le è superiore la legge? E' il tema etico centrale di questo nuovo episodio dell'eroe Marvel

L'ultimo capitolo delle avventure degli eroi Marvel mette in scena fin dal titolo l'ennesimo scontro tra bande di superumani (è stato preceduto da Batman vs Superman e sarà presto seguito da X Men Apocalypse) come pure il problema del controllo di chi oltre che salvare il mondo ha anche il potere di distruggerlo.

Pur non perdendo il mix di azione e umorismo che è diventato un marchio di fabbrica della Marvel, questo Captain America (che per il numero di personaggi presenti e i legami di trama avrebbe potuto tranquillamente essere il terzo capitolo degli Avengers), tenta un affondo tematico più serio allacciandosi all’attualità (e al problema delle perdite collaterali) e declinando su ognuno dei protagonisti il problema del senso di responsabilità per le proprie azioni e della colpa.

Anche se lo spunto è fantastico (e l’intrigo alle spalle ovviamente più complesso di quanto appaia all’inizio), la problematica messa in campo non è pretestuosa e la cosa migliore della pellicola è senz’altro la capacità di creare due fronti contrapposti ognuno dotato di proprie ragioni almeno in parte condivisibili.

Da un lato Tony Stark, propenso ad avvallare la richiesta di controllo dei Vendicatori, si richiama alla legge come possibilità di un ordine che freni impulsi morali anche buoni, ma che possono non prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Dall'altro Captain America che rivendica il primato della coscienza personale e teme che demandare a un’autorità superiore il giudizio ultimo sia solo un modo per placare i propri sensi di colpa. Da qualunque parte si stia siamo lontani dal pessimismo tendenzialmente nichilistico del cinecomic della DC dove serpeggia il sospetto che qualunque azione buona contenga inevitabilmente il germe del male successivo.

Anche la presenza di un supereroe adolescente nuovo di zecca (Spiderman, qui immaginato alle prime armi) e di un nuovo arrivo di peso (il principe di Wakanda, alias Black Panther) permettono di ribadire il desiderio di giustizia che sta comunque alla base dell’agire di tutti i protagonisti.

In tutto questo la figura di Bucky Burnes che, sotto il controllo mentale dell’Idra, si è reso responsabile di orrendi crimini (alcuni dei quali toccano i nostri molto da vicino) ripropone l’eterno dilemma tra l’oggettività della colpa commessa e la misura della responsabilità morale ad essa connessa.

In un film che evita comunque (e forse colpevolmente) di toccare la vera tragedia, non manca però il senso del lutto e della perdita con la morte di un personaggio fondamentale come Peggy Carter. È lei, l’antico amore di Steve Rogers, a lasciargli in eredità un motto che gli farà da bussola morale

“Accetta il compromesso quando puoi. Quando non puoi non farlo.”

La sceneggiatura, che pure deve fare i conti con i molti fili da tirare e i personaggi da integrare nel gruppo, riesce a fare tesoro dei vari elementi che semina nel corso della trama, mantenendo ritmo e compattezza con un paio di notevoli colpi di scena non fini a se stessi e spazio abbastanza per un approfondimento psicologico non banale. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY HITS
Data Trasmissione: Mercoledì, 14. Marzo 2018 - 21:15


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LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Inviato da Franco Olearo il Mer, 02/24/2016 - 18:18
Titolo Originale: LO chiamavano Jeeg Robot
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Gabriele Mainetti
Sceneggiatura: Nicola Guaglianone
Produzione: Goon Films, Rai Cinema
Durata: 118
Interpreti: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi

Enzo Ceccotti è un piccolo criminale di borgata. Durante una fuga entra in contatto con una sostanza radioattiva che gli dona una forza sovraumana. Enzo approfitta dei suoi nuovi poteri per compiere furti straordinari, ma per caso si ritrova a proteggere Alessia, una ragazza giovane e bella con disturbi mentali, dalle angherie del boss della zona detto Zingaro. Alessia si convince che Enzo sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d'acciaio e si affeziona profondamente a lui. Intanto però lo Zingaro, irritato dalla presenza del misterioso criminale dai superpoteri, scopre la vera identità di Enzo e riesce ad assumere lui stesso la sostanza radioattiva che lo ha reso così potente.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista del film è un personaggio ombroso, introverso e chiuso, mosso esclusivamente dall’interesse personale, ma ha una sua etica umana assai profonda e quando viene a contatto con i sentimenti sinceri e puliti di Alessia scopre la parte più umana di sé e sceglie di cambiare: diventa più generoso e sensibile e per questo ancor più forte di fronte alla malvagità spietata e narcisistica della sua nemesi, lo Zingaro. Il male e il bene sono rappresentati con chiarezza e non sono contrapposti in modo rigido e dogmatico. Interessanti i riferimenti e le critiche al mondo dei social e alla società
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene violenza molto forti, anche se spesso proposte in modo ridicolo; alcuni riferimenti sessuali e scene di nudità maschile e femminile. Turpiloquio frequente
Giudizio Artistico 
 
Il film è realizzato senza effetti speciali eccezionali e con mezzi semplici, ma riesce ugualmente a proporre una sceneggiatura avvincente e scene d’azione molto coinvolgenti. Molto riuscita e assai originale è la fusione tra cinema e comics.
Testo Breve:

Un film-minestrone fra i supereroi americani e i cartoon giapponesi sulle rive del Tevere. Un film italiano divertente e originale dell’esordiente Gabriele Mainetti

Lo chiamavano Jeeg robot non è la contraffazione nostrana dei classici blockbuster americani sugli eroi del mondo dei fumetti ed Enzo, protagonista del film, non è un supereroe secondo la tradizionale definizione del termine. Mainetti, in questo suo primo lungometraggio, realizza un piccolo capolavoro, originale e carico di significato, tutto italiano o, per meglio dire, tutto romano.

La storia su cui si basa è costruita seguendo quasi alla perfezione l’impianto drammaturgico dei film sui supereroi a cui Hollywood ci ha ormai abituato, ma Lo chiamavano Jeeg Robot va decisamente oltre la semplicità del concetto iniziale su cui si fonda. Enzo Ceccotti, protagonista del film, è un personaggio ombroso, introverso e chiuso in se stesso, mosso esclusivamente dall’interesse personale a compiere atti criminali per pura sopravvivenza. Quando si accorge di aver acquisito poteri straordinari inizia a compiere rapine e furti che sconcertano tanto le forze dell’ordine quanto la criminalità organizzata della zona. Tuttavia Enzo ha una sua etica umana assai profonda, reagisce con determinazione di fronte alle ingiustizie e non desidera arricchirsi a scapito del suo prossimo. Così quando Alessia, la sua giovane vicina di casa affetta da disturbi mentali, viene minacciata dai criminali locali Enzo corre in suo aiuto e si fa carico di lei in modo del tutto disinteressato, cercando di respingere più possibile anche la tentazione di approfittare della sua avvenenza e della sua ingenuità.

Tutto il film gioca con equilibrio sul sottile confine tra fantasia e realtà, immaginazione e verità, senza creare mai confusione. Per questo Lo chiamavano Jeeg Robot, pur non essendo affatto un film per ragazzi, si presta con disinvoltura a diversi generi, dal comico, al sentimentale, al fantastico.

I richiami al mondo dei fumetti calati nella realtà di una borgata romana non fanno scadere il film nel ridicolo, perché Lo chiamavano Jeeg Robot coniuga bene due aspetti vincenti: l’autoironia e una buona analisi introspettiva dei personaggi. Così, mentre da un lato si ride, e di gusto, su scene costruite con quel sarcasmo proprio di chi riesce a non prendersi troppo sul serio, dall’altro la storia si fonda tutta su personaggi ben costruiti.

Si tratta indubbiamente di un film per stomaci forti. Alcune scene sono di una violenza quasi brutale, pur restando nell’ambito dello splatter fumettistico. Ma al di là di questo, il film mostra livelli di lettura anche profondi e non scontati da un punto di vista umano. Allo squallore degli ambienti della borgata romana in cui si muovono i personaggi si contrappongono i sentimenti sinceri, delicati, e quasi infantili, nel senso più positivo del termine, dei due protagonisti. La metamorfosi di Enzo Ceccotti, interpretato da un perfetto Claudio Santamaria, non è quella prevedibile da piccolo criminale a eroe filantropo dotato di poteri straordinari. Al contrario solo attraverso l’amore generoso, spontaneo e folle di una giovane donna il protagonista scopre di essere nel profondo una persona buona e capace di sentimenti forti, sinceri e positivi ed è spinto a cambiare in meglio. Anche la figura del cattivo, lo Zingaro, interpretato da un credibilissimo Luca Marinelli, esce dai consueti canoni del genere per approfondire aspetti umani che fanno riflettere. Come il suo interesse smisurato e assurdo verso l’immagine e l’apparire sui social, che sfocia in una follia del tutto scollegata con la realtà, tanto da compiacersi di comparire in rete in un video che lo riprende mentre compie gesti atroci e disumani.

Nel film ogni personaggio ha un suo ambiente caratterizzante, così nell’insieme, nonostante la situazione abbia del surreale, l’intera storia risulta non solo credibile, ma anche coinvolgente e a tratti persino commuovente.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI4
Data Trasmissione: Lunedì, 18. Maggio 2020 - 23:50


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STAR WARS - IL RISVEGLIO DELLA FORZA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 12/18/2015 - 11:25
 
Titolo Originale: Star Wars: the Force Awakens
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: J. J. Abrams
Sceneggiatura: Lawrence Kasdan, J. J. Abrams, Michael Arndt
Produzione: Lucasfilm, Bad Robot Productions
Durata: 135
Interpreti: Harrison Ford, Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Lupita Nyong'o, Andy Serkis

Trent'anni dopo gli eventi de Il ritorno dello Jedi il Primo Ordine domina la Galassia. La Resistenza è condotta dalla principessa-generale Leila Organa. Entrambi i fronti cercano e attendono il ritorno di Luke Skywalker, ultimo vero Jedi rimasto, un mito, una leggenda per l’universo intero, che rappresenta la sola speranza di salvezza dall’oppressore. Nella ricerca si trovano coinvolti in prima persona Poe Dameron, pilota della Resistenza, con il suo simpatico robottino sferico, Finn, uno stormtrooper del Primo Ordine pentito, e Rey, una giovane, agile e astuta orfana con doti eccezionali. I tre sono aiutati dal mitico Ian Solo e dal suo fedele amico Chewbacca.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il bene e il male risultano ben distinti, in questo combattimento senza fine. Rimane un certo ammiccamento all’ideologia new-age e alle sue derive spiritualistiche, ma molto contenuto.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di combattimento con violenza contenuta
Giudizio Artistico 
 
Il regista J.J. Adams, che era già riuscito, nel 2009, a "risvegliare" la saga di Star Trek, riesce in pieno nel recupero dello spirito originale dato da Gerge Lukas senza incorrere nella noia del già visto. Un pregio insolito di questo film è quello di non abusare della computer grafica ma fa un largo uso di scenografie realizzate dal vivo, che aggiunge grande realismo alle sequenze.
Testo Breve:

Dopo tre pre-sequel poco felici, la saga di Star Wars torna allo spirito originale,  ironico e magico, di George Lucas. Il film si avvia a diventare un campione di incassi

Star Wars: il risveglio della Forza è una vera e propria sapiente commistione di vecchio e nuovo, tra vintage e modernità, dalle tecniche di regia, montaggio e produzione al cast artistico. L’IMAX3D offre al pubblico uno spettacolo sorprendente nel corso di tutto il film, ma il largo uso che si fa di scenografie realizzate dal vivo, e non riprodotte virtualmente, aggiunge grande realismo alle sequenze. Anche i personaggi alieni sono attori reali che indossano elaborati costumi e in alcuni casi sono interpretati da professionisti di rilievo.

Il film è ambientato trent'anni dopo gli eventi de Il ritorno dello Jedi. Dopo la minaccia dei Sith nel prequel, l’oppressione dell’Impero negli episodi centrali, ora è il Primo Ordine a dominare la galassia. La resistenza è condotta dalla principessa-generale Leila Organa (Carrie Fisher). Tutti -spettatori inclusi- cercano e attendono il ritorno di Luke Skywalker (Mark Hamill), ultimo vero Jedi rimasto. Luke costituisce ormai un mito, una leggenda per l’universo intero, e rappresenta la sola speranza di salvezza dall’oppressore. Nella ricerca si aggiungono tre nuovi protagonisti, Finn (Jhon Boyega), uno stormtrooper del Primo Ordine pentito, Rey (Dasy Ridley), una giovane, agile e astuta orfana dalle doti eccezionali, e Poe Dameron (Oscar Isaac), pilota della Resistenza. I tre saranno aiutati dal mitico Ian Solo (Harrison Ford) accompagnato dal fedele amico Chewbacca e da un piccolo robottino rotondo.

Non mancano i cattivi, il Leader Supremo Snoke (Andy Serkis, già Gollum ne Il Signore degli Anelli), capo del Primo Ordine, e Kylo Ren (Adam Driver), nuovo adepto del lato oscuro della Forza. 

Anche questo settimo episodio, come i precedenti, mette in primo piano la lotta mai conclusa tra bene e male e il grande tema della Forza. Sebbene contrapposti il bene e il male sono presentati ancora una volta in modo dialettico. Nessuno dei due poli costituisce un punto d’arrivo definitivo, ma al contrario, al di là delle scelte finali dei personaggi e degli esiti della storia, i protagonisti sono posti continuamente di fronte alla necessità di confermarsi, o meno, nelle proprie posizioni. La Forza è quindi solo uno strumento, potente e affascinante, ma è colui, o colei, che la possiede a dover scegliere il modo con utilizzarla, per il bene o per male. Rimane un certo ammiccamento all’ideologia new-age e alle sue derive spiritualistiche, ma molto contenuto.

Nel complesso lo spettacolo è eccezionale e regala grandi emozioni che possono competere con gli episodi precedenti. È evidente in questa edizione l’influenza disneyana che ha aggiunto parecchi elementi adatti ai all’infanzia, come il robottino che rotola, ed ha stemperato molte delle figure aliene, attribuendo a questi personaggi proprietà e movenze più accattivanti e molto caratterizzanti. Anche l’introspezione interiore di ciascun personaggio, con i suoi tormenti e i suoi desideri, è stata resa con maggior semplicità e chiarezza rispetto ai precedenti film proprio per offrire una più facile comprensione anche ad un pubblico più giovane.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Italia 1
Data Trasmissione: Mercoledì, 6. Maggio 2020 - 21:20


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HUNGER GAMES IL CANTO DELLA RIVOLTA – PARTE SECONDA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 11/19/2015 - 13:38
Titolo Originale: Hunger Games: Mockingjay part 2
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: Peter Craig e Denny Strong dal romanzo di Suzanne Collins
Durata: 136
Interpreti: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Stanley Tucci, Woody Harrelson, Philip Seymour Hoffman, Sam Clafin, Donald Sutherland, Julianne Moore

Mentre infuria la guerra civile tra i Distretti in rivolta, a Capitol City Katniss Everdeen affronta la sua ultima sfida. Decisa a farla finita una volta per tutte con il presidente Snow, responsabile anche delle torture che sembrano aver cambiato per sempre Peeta, Katniss si inoltra con un gruppo di compagni nelle vie della capitale disseminate di trappole e nemici. Prima della fine saranno necessari ancora sofferenze, sacrifici, compromessi e morti innocenti e la politica si rivelerà ancora più insidiosa della guerra…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I dilemmi morali di Katniss presenti negli episodi precedenti, sembrano svaniti e l’eroina appare guidata da un mero spirito di vendetta. Prevale una visione pessimistica degli esseri umani e i protagonisti rimangono inermi di fronte alla sfida di dare un senso alla morte che non siano altre morti
Pubblico 
Adolescenti
Scene diverse scene di violenza e morte anche impressionanti
Giudizio Artistico 
 
Abbandonata ogni pretesa di critica sociale presente nei primi episodi, il film si riduce molto spesso a una serie di scontri in stile videogioco
Testo Breve:

Delude la quarta puntata della serie, che perde ogni pretesa di critica sociale presente nei primi episodi, il film si riduce molto spesso a una serie di scontri in stile videogioco e prevale una visione pessimistica dell’uomo, mosso solo da spirito di vedetta

Finisce con un quarto capitolo nato più per ragioni di incasso che per necessità narrative (l’ultimo libro della trilogia della Collins è stato diviso in due pellicole, la prima della quali uscita l’anno scorso), la saga young adult guerriera e pessimista che ha definitivamente lanciato nell’olimpo delle star Jennifer Lawrence.

La prima parte di questo Canto della rivolta (maldestra traduzione di Mockinjay, Ghiandaia Imitatrice, il nome di guerra di Katniss, quello che la consacra e la condanna alla fama e al ruolo scomodo di simbolo) aveva in qualche modo sfruttato la propria natura di prologo approfondendo i caratteri dei personaggi, dalla scontrosa e talvolta cinica protagonista, ai suoi sostenitori e ai vari tessitori di intrighi che le stanno intorno, alzando il più possibile il livello dello scontro con la sua nemesi, il presidente Snow. Da questo secondo episodio ci si poteva aspettare una conclusione tanto epica quanto ispirata di un ciclo che fin dall’inizio aveva avuto una pretesa di critica sociale (la società di Panem vive tanto di violenza spettacolarizzata che di comunicazione mediatica) e aveva lanciato sfide interessanti rispetto al rapporto tra violenza e identità. Purtroppo, invece, la pellicola di Lawrence capitalizza soprattutto su una serie di volti ormai noti (tra cui Philip Seymour Hoffman, morto durante le riprese, il che spiega alcune situazioni stranianti dove non compare in scena) cui dà, però, poco spazio di manovra e si riduce molto spesso a una serie di scontri in stile videogioco nello spazio semi apocalittico di una città distrutta e disseminata di tranelli. In questo contesto, i dilemmi morali di Katniss (pochi per il vero, l’eroina sembra ormai guidata da uno spirito di vendetta che gli eventi della storia non potranno che inasprire), le sue incertezza tra i due uomini della sua vita (il leale Gale, forse  ancor più di lei reso cinico dalle circostanze, e l’innocente Peeta, trasformato dalla tortura in una bomba pronta a esplodere e ferire) risultano meno coinvolgenti del previsto.

In una visione assai pessimistica degli esseri umani (che il finalissimo conciliatorio non riesce del tutto a dissipare) l’ultima sezione tenta una riflessione anche sui postumi della guerra. Anche una guerra giusta, infatti, lascia vincitori e vinti, conti in sospeso, delitti da perdonare o punire, vendette da compiere, ordini e società da ricostruire e qui la nebbia già fitta delle bombe diventa ancora più difficile da dissipare.

La scelta di Katniss sarà al solito di quelle spiazzanti e problematiche anche per lo spettatore più accorto, anche perché nel mondo di Panem, dove la vita è così fragile, la morte non sembra mai aprire a una riflessione che da esistenziale si faccia anche trascendente e i protagonisti rimangono inermi di fronte alla sfida di dare un senso alla morte che non siano altre morti. Un messaggio doloroso e ultimamente frustrante che Hunger Games lascia in eredità ai suoi appassionati con un capitolo finale non certo indimenticabile. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: 20
Data Trasmissione: Lunedì, 23. Settembre 2019 - 21:00


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SOPRAVVISSUTO - THE MARTIAN

Inviato da Franco Olearo il Sab, 10/03/2015 - 14:52
 
Titolo Originale: The Martian
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Drew Goddard
Produzione: SCOTT FREE, KINBERG GENRE
Durata: 140
Interpreti: Matt Damon, Jessica Chastain, Kristen Wiig, Jeff Daniels

Mark Watney fa parte di una missione che è sbarcata su Marte da alcuni mesi per effettuare esplorazioni scientifiche. Una tempesta di sabbia costringe la missione a partire frettolosamente ma in questo frangente Mark resta solo sul pianeta. L’astronauta pone in atto tutto il suo ingegno e le sue competenze per riuscire ad  organizzare la propria sopravvivenza, sapendo che una missione di soccorso non potrebbe arrivare prima di 2-3 anni. Nel frattempo i tecnici della Nasa, che inizialmente lo avevano creduto morto, appena percepiscono segni della sua presenza sul pianeta, decidono di organizzare una spedizione di soccorso ma le difficoltà appaiono insormontabili…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La solidarietà dei compagni di viaggio e dei tecnici NASA verso Mark, rimasto solo su Marte
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Grande professionalità del regista Ridley Scott come di tutti i protagonisti. La sceneggiatura porta avanti un eccesso di dettagli tecnici a scapito di emozioni più umane
Testo Breve:

I potenti mezzi della Nasa e i compagni dell’equipaggio spaziale si mobilitano per salvare Mark, rimasto solo su Marte. Un film apologetico, ben realizzato,sull’efficienza della tecnologia americana

 

Durante il periodo della guerra fredda, i cinema italiani (di riflesso su quelli americani) venivano inondati di film dove valenti aviatori americani garantivano la  sicurezza nazionale grazie all’alta tecnologia dei velivoli, alla loro elevata preparazione e  allo spirito patriottico che albergava  nei loro cuori. Un film per tutti: Strategic Air Command (Aquile nell’infinito) del 1955. Le loro imprese erano sempre molto rischiose e in certi momenti tutto sembrava perduto ma alla fine il coraggio del singolo e la solidarietà del gruppo consentivano di approdare a un lieto fine. Intanto, a terra, mogli fedeli trepidavano per la loro sorte, pronte ad abbracciarli al loro ritorno, orgogliose dei loro mariti.

Qualcosa di simile è stato riesumato in Sopravvissuto – The Martian: il tema non è più la sicurezza nazionale ma più prosaicamente è la NASA, che ha sponsorizzato questo film, perché preoccupata della perdita di interesse del pubblico per i voli spaziali. Ovviamente i tempi sono cambiati: adesso il capo della spedizione è una donna e chi resta in attesa (per 3 o 4 anni almeno) e un signore (forse il marito) che sembra poco turbato dal lungo distacco (amore e sesso non sono ingredienti fondamentali per questo genere di film).

Il contesto narrativo è inoltre molto più universale, non tanto per motivi ideali quanto per ragioni di cassetta, consci dell’importanza dei mercati cinese e indiano. Di fronte a una seria difficoltà nella missione di recupero, interviene la Cina con un suo booster per raddrizzare la situazione e quando nuovamente la spedizione sembra giunta a un punto morto, un giovane scienziato, questa volta indiano, calcola la rotta giusta per arrivate su Marte. Infine uno dei co-protagonisti dell’equipaggio di soccorso è un messicano.

Per questo genere di racconto non poteva esserci scelta migliore di Ridley Scott come regista ed è tutto merito suo se questo film di due ore, il cui finale è prevedibilissimo e dove non accade nulla di stravolgente, tenga alta l’attenzione dello spettatore. Anche Matt Damon sorregge bene la parte del marziano soitario e non da ultimo l’alta professionalità della macchina hollywoodiana si rivela nella ricostruzione dettagliata della vita nella stazione spaziale e nelle suggestioni del deserto marziano.

C’è comunque qualcosa di insolito in questo film, che lo discosta da tanti altri lavori di fantascienza. Lo spazio non è visto come pretesto per far esplorare dimensioni ignote (Interstellar) o la sorpresa di una scoperta inattesa (Mission to Mars). Marte non costituisce un mistero ma è più prosaicamente un terreno arido da cui prelevare campioni. Di fronte al problema di come sopravvivere, Mark inizia a sfoggiare, senza grandi emozioni, una serie quasi inesauribile di competenze: botaniche, elettroniche, mediche.  Mark, per tutto il tempo in cui vive su Marte, non mostra paura per sua la possibile morte, perché la morte è una componnete naturale dell’uomo, destinato a dissolversi nel nulla. L’unica cosa che ha valore è il suo realizzare soluzioni attraverso un’ intelligenza preparata. E’ proprio questo  lo spirito che anima tutto il film, che diventa il manifesto di una forma di neo-illuminismo: è vincente solo l’uomo che non manifesta emozioni, affronta i problemi grazie alla ragione e a una considerevole preparazione tecnica. E’ quanto prospetta Mark, al ritorno dalla sua avventura, ai giovani aspiranti astronauti. Si tratta di una visione che genera una certa freddezza nel racconto, stemperata solo dalla molto umana solidarietà fra i componenti dell’equipaggio dell’astronave.

Rispetto ai film apologetici dei tempi della guerra fredda, questo Sopravvissuto- The Martian,  appare più universale ma forse,  di fronte alle piazze di tutto il mondo (Parigi, Londra, Pechino,..) che nel finale osannano il successo della missione,  questo dichiarare che la supremazia spetta a chi è più preparato, più dotato di mezzi e più razionale ha tutta l’aria di essere una forma ancor più forte di orgoglio nazionale.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY cinema hits
Data Trasmissione: Mercoledì, 12. Luglio 2017 - 1:15


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ANT- MAN

Inviato da Franco Olearo il Mer, 08/12/2015 - 20:40
 
Titolo Originale: Ant-Man
Paese: Usa
Anno: 2015
Regia: Peyton Reed
Sceneggiatura: Edgar Wright, Joe Cornish, Adam McKey e Paul Rudd
Produzione: BIG TALK PRODUCTIONS, MARVEL ENTERPRISES, MARVEL STUDIOS
Durata: 117
Interpreti: Paul Rudd, Michael Douglas, Evangeline Lilly, Corey Stoll, Michale Peña

Quando Scott Lang, ladro con un animo da Robin Hood, esce di prigione vuole solo rifarsi una vita e riguadagnarsi l’affetto della figlia piccola, ma quasi niente va come dovrebbe. A dargli una seconda possibilità sarà Hank Pym, geniale inventore di una particella che può rimpicciolire un essere umano fino alle dimensioni di una formica, moltiplicando la sua forza. Pym ha bisogno di Scott per impedire che il suo ex discepolo Cross, prossimo a raggiungere lo stesso risultato del maestro, venda l’invenzione al miglior offerente…Per portare a termine l’operazione Scott dovrà collaborare con Hope, la spigolosa figlia di Pym, ma soprattutto imparare a usare i suoi nuovi straordinari “poteri”.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre cerca di essere per sua figlia quell’eroe che lei ha sempre ceduto che fosse
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di violenza nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Il film prende presto il suo ritmo e tra un battuta e una spettacolare “azione in miniatura” Ant-Man si guadagna il suo posto nella prossima avventura dei supereroi
Testo Breve:

Uno dei fumetti “minori” della Casa Marvel riesce a conquistare il suo posto nella galleria dei supereroi ma anche pubblico e botteghino

L’ultimo arrivato degli eroi di casa Marvel, tratto da uno dei fumetti “minori” della grande Casa delle Idee, è allo stesso tempo un godibile film “di rapina” e un tassello del grande universo dei supereroi che negli ultimi anni hanno invaso il grande schermo, portando quella che era una “passione da nerd” al livello di moda planetaria, godibile anche per chi non ha mai preso in mano un albo e con incassi da svariate centinaia di milioni di dollari a film.

Il segreto, qui come altrove, è in un mix di avventura, spettacolo, umorismo e compagnoneria che fanno di ogni pellicola Marvel un convincente esempio di intrattenimento mainstream.

Astutamente, dopo le rutilanti deflagrazioni e le città devastate degli Avengers, qui si gioca su dimensioni più contenute (anche se le esplosioni non mancano) e la battaglia finale si svolge addirittura tutta all’interno di una stanza…senza per questo perdere di spettacolarità ed efficacia.

La prima parte della storia si prende i suoi tempi e vive soprattutto della simpatia del suo protagonista Paul Rudd, che con il suo fare da uomo comune regala a Scott Lang una carta vincente, sia quando cerca di riconquistare la figlioletta che quando battibecca con il serioso Douglas/Pym e con la “bella e crudele” Lilly/Hope…

Accanto a lui una banda di criminali da strapazzo ma di cuore, disposti a intervenire quando la situazione si fa dura.

In questo contesto la figura forse più debole è quella dell’antagonista, che Corey Stoll, un po’ troppo gigioneggiante, non rende proprio memorabile. Nonostante questo difetto il film prende presto il suo ritmo e tra un battuta e una spettacolare “azione in miniatura” (straordinaria la collaborazione tra Scott e le formiche) Ant-Man si guadagna il suo posto nella prossima avventura dei supereroi di prima fascia…del resto non è da tutti rubare in casa agli Avengers, no?

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY CINEMA 1
Data Trasmissione: Lunedì, 20. Giugno 2016 - 21:10


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PIXELS

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/29/2015 - 10:14
 
Titolo Originale: Pixels
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Chris Columbus
Sceneggiatura: Timothy Dowling, Tim Herlihy
Produzione: HAPPY MADISON, 1492 PICTURES, IN ASSOCIAZIONE CON FILM CROPPERS ENTERTAINMENT
Durata: 110
Interpreti: Adam Sandler, Josh Gad, Peter Dinklage, Kevin James, Michelle Monaghan

Nel 1982 il filmato di alcuni videogiochi viene spedito nello spazio come testimonianza della cultura popolare terrestre dell’epoca. Peccato che una popolazione aliena fraintenda la prenda come una dichiarazione di guerra. Trent’anni dopo la Terra si trova ad affrontare un’invasione che ha la forma dei più amati videogiochi, da Pacman a Donkey Kong… Il presidente degli Stati Uniti chiama l’amico d’infanzia Sam Brenner, campione dell’epoca e ora videoistallatore, per salvare il pianeta…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Film d’intrattenimento dove i buoni vincono e i cattivi perdono
Pubblico 
Pre-adolescenti
Linguaggio a volte volgare
Giudizio Artistico 
 
La trama è quanto di più prevedibile e collaudato si possa immaginare e di sicuro non è nei pochi colpi di scena che va cercato il divertimento quanto nelle innumerevoli strizzate d’occhio ai miti di un’epoca che non c’è più
Testo Breve:

La terra è invasa da alieni che hanno assunto la forma dei più popolari eroi dei videogiochi anni ’80.Un’operazione nostalgia, forse un po’ troppo programmata ma efficace, che farà felici soprattutto coloro che sui videogiochi hanno speso l’adolescenza

Pensato e realizzato come un grande omaggio a un mondo che non esiste più, quello dei videogiochi classici, che anziché essere giocati online nel chiuso di una camera o di un salotto ancora si basavano sulla dimensione collettiva delle Arcades (le grandi sale americane sfondo di tanti film degli anni Ottanta),  Pixels  è anche un richiamo ironico quanto nostalgico a quella decade, di cui abbondano le citazioni, dai programmi tv alla politica, dal cinema al vestiario.

Ben lontano dalla pretesa “serietà” di blockbuster come Independence Day, ma anche dalla satira politica di Mars Attack! di Tim Burton, Pixels è piuttosto un’operazione nostalgia, forse un po’ troppo programmata ma efficace, che farà felici soprattutto coloro che sui videogiochi hanno speso l’adolescenza.

Alla regia Chris Columbus, quello dei primi Harry Potter ma pure di Mamma ho perso l’aereo, anche se a farla da padrone è soprattutto un terzetto di comici, Adam Sandler, Kevin James e Josh Gad, affiancato da ospiti televisivi di lusso (come Peter Dinklage, star di Game of Thrones, nei panni del campione disonesto Fire Blaster).

La trama è elementare, con un gruppo di “perdenti” che trova la sua rivincita con il più assurdo e il meno eroico dei passatempi. Pixels non tenta nemmeno di nascondere i suoi buchi, tra generali che qualunque sia il problema propongono di sganciare bombe, fanatici delle teorie del complotto, donne ufficiali che piangono nei guardaroba per i mariti che le lasciano e un Presidente degli Stati Uniti in crisi di popolarità che si fa beccare ai corsi di pasticceria con la moglie, ma poi decide di salvare il mondo mascherato da Chewbecca.

Qua e là non mancano alcune notazioni semiserie sull’evoluzione dei costumi, con videogiochi sempre più sofisticati e violenti (morti ammazzati che fanno rabbrividire i videogiocatori di un tempo abituati a sparare a bruchi volanti ma che non fanno fare una piega ai ragazzini di oggi) contrapposti a quelli classici (anche se un classico per un dodicenne di oggi può essere anche qualcosa dei primi anni Duemila) e l’odierna mania del selfie a tutti i costi (anche di fronte a un’invasione galattica) contrapposta ad una dimensione ludica d’altri tempi, ancora collettiva e sociale.

Il resto della trama è quanto di più prevedibile e collaudato si possa immaginare e di sicuro non è nei pochi colpi di scena che va cercato il divertimento quanto nei riferimenti più o meno facili da individuare (c’è pure un affettuoso omaggio al creatore giapponese di Pacman) e nelle innumerevoli strizzate d’occhio ai miti di un’epoca che non c’è più, forse un pochino imbarazzante in certe sue incarnazioni, ma inevitabilmente ammantata del fascino dell’età dell’oro, fosse pure quella dei pixel.

 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY Prima Fila
Data Trasmissione: Mercoledì, 11. Novembre 2015 - 7:00


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AVENGERS AGE OF ULTRON

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/22/2015 - 13:08
 
Titolo Originale: Avengers Age of Ultron
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Joss Whedon
Sceneggiatura: Joss Whedon
Produzione: MARVEL STUDIOS
Durata: 141
Interpreti: Robert Downey Jr, Chris Evans, Chris Hemsworth, Scarlett Johasson, Mark Ruffalo, Jeremy Renner, Paul Bettany, Samuel L. Jakson, James Spader, Elizabeth Olsen, Aaron Taylor-Johnson

Dando la caccia alle ultime sacche di resistenza dell'Idra, i vendicatori si imbattono in una nuova forma di intelligenza artificiale che Tony Stark, temendo che le loro forze non bastino a garantire sicurezza e pace, decide di usare per implementare un sistema di difesa mondiale che sta sviluppando. Le cose però non vanno come previsto e i vendicatori si trovano ad affrontare una terribile minaccia nata dalle loro stesse paure. Ma se il vero pericolo sta nella divisione, nuovi imprevedibili alleati si schiereranno al loro fianco...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una riflessione non banale su valori universali, sul senso della vita umana e della sua caducità, con una serie di riferimenti biblici e religiosi ma il male più pericoloso nasce prima di tutto da coloro che pensano di fare il bene, ma non sanno mettersi d'accordo su cosa questo sia davvero.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di forte tensione; violenza nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
I cinecomics sono ormai diventati il genere principe della cultura pop e si dimostrano in grado di unire un sano intrattenimento alla riflessione non banale su valori universali. Ci si diverte con l’aiuto delle interpretazioni di attori ormai perfettamente incarnati nei loro alter ego
Testo Breve:

Un blockbuster intelligente e spettacolare fatto per conquistare tanto lo spettatore comune quanto i nerd innamorati del mondo della Marvel. Una riflessione non banale sui limiti della scienza e le conseguenze della morale individuale. 

Se la minaccia che aveva costretto Nick Fury nel primo Avengers a creare la squadra di supereroi veniva da un altro mondo (Loki, a servizio di un nemico misterioso che anche qui complotta nell'oscurità), questa nuova sfida nasce dal profondo delle loro paure, che la misteriosa Wanda Maximoff (new entry insieme al gemello Pietro, aka Quicksilver, già presente in un franchise concorrente, X Men Giorni di un futuro passato, ma qui con nome e interprete differente per ragioni di diritti) riesce ad evocare in modo così vivido da renderle reali e impellenti.

La guerra fatta per prevenire la guerra (ma anche una pace così assoluta da equivalere all'assenza di vita, come quella progettata da Ultron) è un concetto antico quanto attuale, come pure il rischio di trasformare le vittime in futuri carnefici e il peso ambiguo (e tutto americano) di una missione planetaria che rischia di essere fraintesa anche se spinta da mille ottime intenzioni.

È giocando tra questi concetti, oltre che sulle paure di supereroi che si sentono mostri (si tratti di trasformarsi in un gigante verde senza controllo o di essere addestrati a negare anche la propria più profonda identità di persona), che Joss Whedon confeziona un blockbuster intelligente e spettacolare fatto per conquistare tanto lo spettatore comune quanto i nerd innamorati del mondo della Marvel.

 La "casa delle idee" intelligentemente ha ormai esteso il proprio impero a cinema e tv,  creando un universo complesso e supercoordinato, di cui qui si contano a decine i riferimenti fatti apposta per gli esperti e che magari qua e là potrebbero disorientare qualcuno, salvo, ovviamente, spedirlo a farsi una cultura di fumetti e supereroi.

Diventati ormai il genere principe della cultura pop, nella loro migliore incarnazione (e questa lo è) i cinecomics si dimostrano in grado di unire un sano intrattenimento alla riflessione non banale su valori universali, sul senso della vita umana e della sua caducità, con una serie di riferimenti biblici e religiosi (inevitabili viste le pretese di onnipotenza dell'avversario di turno) mai casuali e gestiti con eleganza e profondità. Perché in un universo dove il dio del tuono si beve un cicchetto con i reduci della Seconda Guerra Mondiale può capitare che  una creazione umana troppo sviluppata si atteggi a distruttore onnipotente e stabilisca di scatenare una catastrofe di proporzioni bibliche.

Aiutano le interpretazioni di attori ormai perfettamente incarnati nei loro alter ego, di cui rendono alla perfezione tic, manie e debolezze, giocandole sia sul versante della commedia che su quello più serio di questioni universali, come i limiti della scienza e le conseguenze della morale individuale.

Nel mezzo ci si diverte con dinamiche ormai collaudate, dalle prese in giro di Tony Stark alla correttezza d'altri tempi di Capitan America, alle inevitabili sfide tra maschi, fino al flirt inaspettato tra Vedova Nera e Bruce Banner.

Come d'abitudine il capitolo si chiude con un inevitabile rimando alle sfide che verranno, non solo quelle che vengono dallo spazio, ma anche quelle che le weltanschauung dei supereroi finiranno per creare. Perché se c'è una cosa che questo Avengers conferma è che il male più pericoloso  nasce prima di tutto da coloro che pensano di fare il bene, ma non sanno mettersi d'accordo su cosa questo sia davvero.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI2
Data Trasmissione: Lunedì, 27. Settembre 2021 - 23:15


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