Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

THE CIRCLE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/04/2017 - 21:45
Titolo Originale: The Circle
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: James Ponsoldt
Sceneggiatura: James Ponsoldt, Dave Eggers
Produzione: PLAYTONE, LIKELY STORY, 1978 FILMS
Durata: 110
Interpreti: Emma Watson, Tom Hanks, John Boyega, Karen Gillan

La ventenne Mae lavora a un call center di una public utility. Vive con i suoi genitori e cerca di aiutare la mamma nell’accudire il padre bloccato su di una sedia a rotelle. Un giorno la sua amica Annie le dà un’ottima notizia: cercano nuovo personale alla società The Circle, una Internet company, molto attiva nel settore dei social network. Mae viene assunta ed è entusiasta del lavoro, viene notata dal co-fondatore Eamon e accetta di essere protagonista di un esperimento di trasparenza: la sua vita, sia lavorativa che privata, verrà continuamente monitorata da piccole telecamere posizionate in punti strategici. Ben presto però, con l’aiuto di Ty, un co-fondatore dissidente, si accorge che qualcosa non va nelle ambizioni della società….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una ragazza onesta si accorge che l’intimità di ogni persona è un bene prezioso che va preservato contro nuove forme invasive di socializzazione via Internet
Pubblico 
Adolescenti
Una molto rapida sequenza di intimità fra coniugi
Giudizio Tecnico 
 
Se Tom Hancks si conferma un bravo attore, Emma Watson si mostra ancora incerta e a volte eccessiva nella sua gamma espressiva. La sceneggiatura affonda nel politically correct e perde di mordente
Testo Breve:

Una ragazza inizia a lavorare in una Internet Company che ha portato al successo una social network molto invasiva. Un film di denuncia senza molta convinzione che affoga nel politically correct

Quando Mae entra per la prima volta in The Circle e nota che tutte le scrivanie sono in open space, l’ampio giardino è disponibile con molte attrezzature per i momenti di svago, gli impiegati sono tutti giovani che si muovono freneticamente mentre l’amica Annie, che ha fatto carriera ed è appena tornata dall’Europa quella sera stessa deve partire per l’Australia, comprendiamo subito che il regista si è ispirato alle più avanzate e prospere società di Internet, come Google, Facebook, Amazon, Airbnb. Quando poi, scopriamo che ogni venerdì il personale viene riunito in assemblea plenaria per ascoltare il fondatore, che in jeans e con continue battute di spirito cerca di galvanizzarli verso nuove conquiste e nuovi obiettivi, ci troviamo, senza alcun dubbio, all’emulazione del mito Steve Jobs.
Di racconti su carta o in pellicola, sul pericolo di un controllo totale dei cittadini e della conseguente perdita della privacy del singolo, ce ne sono stati tanti, a iniziare dal 1984 di George Orwell, anche se in un contesto è totalmente diverso. Per Orwell la minaccia veniva da una dittatura, non importa se nazista o comunista; nell’attualità di oggi la minaccia ha il volto suadente dei media. Mae, come nuova arrivata, viene blandita da una calda accoglienza da parte dei colleghi più anziani, e l’impegno dell’azienda nel dirle “sei dei nostri” che si concretizza con attenzioni verso la sua salute ma soprattutto, cosa che a lei più interessa, riceve un sostegno concreto per le spese sanitarie che interessano suo padre. Mae lavora con impegno nel call center dell’azienda ma si accorge ben presto che questo non è sufficiente: la società vuole che tutti i dipendenti restino connessi alla stessa rete, scambiandosi opinioni e proposte su tutto. Ci si allontana dalla distopia di Orwell per rientrare nell’Utopia di Tommaso Moro. Un mondo ideale dove tutti si conoscono via rete e si aiutano a vicenda; la riservatezza diventa un delitto sociale. La conoscenza diventa un diritto universale che comporta l’accesso a tutte le esperienze umane possibili.  “I segreti sono bugie” dice ormai anche Mae, convinta. – “i peggiori crimini si commettono proprio quando si è soli”..
Il tema trattato dal film è indubbiamente interessante (chi, nell’aderire a un social network, non ha percepito il piacere di far parte di una rete di internauti ma al contempo ha sentito di perdere non poca parte della propria privacy?)  ma è stato sviluppato male. Se Tom Hanks è sempre impeccabile, il personaggio Mae non risulta approfondito, nel suo continuo oscillare fra l’entusiasmo per la rete e il rispetto per una vita privata; le sue troppe smorfiette non depongono positivamente a favore di una recitazione consolidata da quando ha lasciato la serie di Harry Potter. Anche il lieto fine che capovolge la situazione, resta una soluzione forzata, del resto non presente nel romanzo omonimo di David Eggers a cui il film si è ispirato. Si tratta di un finale che non aiuta a stimolare un giudizio sui social network, così bilanciato nel mostrarne vantaggi e svantaggi. . Un approccio politically correct che non accontenta nessuno

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I AM MICHAEL

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/02/2017 - 21:06
Titolo Originale: I am Michael
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Justin Kelly
Sceneggiatura: Justin Kelly, Stacey Miller
Produzione: Gotham Group RabbitBandini Productions Thats Hollywood
Durata: 101
Interpreti: James Franco, Emma Roberts, Zachary Quinto, Charlie Carver

Michael lavora a San Francisco alla rivista XY. Cerca di contribuire a costruire, con questa suo impegno, un’identità e un orgoglio gay fra tanti giovani con inclinazione omosessuale che temono di venir derisi e perseguitati. Si trasferisce in seguito ad Halifax, in Canada, dove il suo compagno, Bennett, è stato ingaggiato per un progetto importante.  Un attacco al cuore pone Michael di fronte al mistero della morte. La ricerca di un senso più profondo da dare alla sua vita lo porta a riprendere la lettura della Bibbia abbandonata da quand’era ragazzo. Scopre, nel messaggio cristiano, una perfetta armonia con ciò che percepisce come vocazione personale: aiutare gli altri. Riconosce in se un’identità più ricca e profonda del semplice venir qualificato come gay: abbandona il suo compagno e inizia a frequentare una scuola di teologia dei mormoni…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un attivista del movimento gay si sente incompleto nella sua definizione di omosessuale e, cercando un senso da dare alla propria vita, scopre la fede in Dio
Pubblico 
Maggiorenni
Il film, destinato originariamente al solo circuito LGBT, con molte scene di affettuosità omosessuale (senza dettagli intimi) è consigliabile solo a quegli adulti che sono interessati alla tematica della vocazione cristiana per chi ha inclinazioni omosessuali
Giudizio Tecnico 
 
Il film è vincitore di otto premi al FilmOut 2015, il festival del cinema gay di S Diego. La regia collega in modo logico la sequenza dei fatti che hanno portato alla conversione di Michael ma non approfondisce a sufficienza il percorso intimo compiuto dal protagonista
Testo Breve:

La storia vera di Michael, che da attivista gay, scopre l’amore di Dio per noi e decide di abbandonare le pratiche omosessuali, di sposarsi e di diventare pastore cristiano

Ciò che viene raccontato in questo film è realmente accaduto e si guadagna il diritto, proprio per questo motivo, di un’attenzione particolare. La storia di Michael che da attivista gay diventa un pastore cristiano, era stata raccontata in un articolo apparso nel 2011 sul New York Times; il film segue con una certa fedeltà, con l’aiuto della voice-over, l’intervista che costituì l’ossatura di quell’articolo.

Il racconto inizia nel 1996.  Michael e il resto della redazione di XY, stanno discutendo la posizione che deve prendere la rivista in merito al linciaggio subito, nell’ottobre di quell’anno, in un paesino del Wyomin, da Mattew Shepard, un giovane picchiato e lasciato morire al freddo, in odio alla sua omosessualità. Già in quell’occasione, sia pure ancora in modo confuso, Michael aveva avuto modo di distinguersi dagli altri colleghi, secondo i quali bisognava continuare a costruire, soprattutto nei giovani, uno spirito di identità e di orgoglio gay e combattere quanti, in particolare i cristiani, fomentavano odio nei loro confronti. Michael ha un approccio diverso: segue la teoria queer, secondo la quale non è l’ inclinazione sessuale a definire la propria identità: l’eterosessualità e l’omosessualità sono solo classificazioni  fittizie imposteci dalla società.

Un attacco di cuore, che gli fa temere il peggio (suo padre era morto per una disfunzione cardiaca) lo pone, in modo drammatico, di fronte al mistero della morte. Se ancora non è alla ricerca di un senso alla vita, mostra almeno la paura per un non-senso della nostra esistenza, l’impossibilità di potersi un giorno incontrare con i propri cari (in particolare sua madre, a cui era legato da grande affetto e che gli aveva dato un’educazione cristiana).

Nel suo secondo importante lavoro, il documentario Jim in Bold, sulla condizione omosessuale fra i giovani americani, realizzato assieme al compagno Bennet e al giovane Tyler che era venuto a vivere con loro, Michael scopre una realtà a lui nuova: ci sono dei giovani che pur non negando la loro inclinazione omosessuale, non rinunciano a sentirsi cristiani. Inizia a percepire che Dio c’è e che lo interpella continuamente.

Inizia in questo modo ad avvicinarsi al cristianesimo, in questa prima fase in modo ancora confuso: riconosce che parla di amore e quindi non ritiene sia possibile che Cristo possa rigettare due persone dello stesso sesso che si amino. Nella nuova rivista che ha fondato (YAG -Young Gay American) viene realizzato un numero interamente dedicato al rapporto fra i gay e la religione.

Michael riprende a leggere avidamente la Bibbia, con la stessa intensità con cui aveva, pochi anni prima, letto tutti gli autori sulla Queer Theory. Inizia a scoprire che non è vero, che la Bibbia fomenti l’odio verso gli omosessuali.  Resta folgorato da Matteo 10 (Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà) e scopre, in quella frase, un’inaspettata armonia con la vocazione che aveva da sempre percepito dentro di se’: aiutare gli altri, porsi totalmente al servizio degli altri.

Decide di lasciare i suoi due compagni, Bennet e Tyler per cercar di scoprire chi è realmente se stesso: frequenta prima un ritiro buddista, per ritrovare pace e migliorare il proprio autocontrollo contro le tentazioni e in seguito una scuola di teologia retta dai Mormoni, per prepararsi alla sua nuova vita di credente.
Nel blog personale, che continua ad alimentare con le sue riflessioni, ribadisce un concetto che per lui è fondamentale: il definirsi e il considerarsi gay è qualcosa che impedisce di trovare il proprio io. E’ una etichetta limitante che blocca la ricerca più profonda di se stessi e che impedisce di unirsi a Dio nel Suo Regno. Bisogna esser pronti a rinunciare alla propria vita per seguire Cristo e la prima cosa a cui rinunciare è la pratica omosessuale.

Si tratta di dichiarazioni esplosive che finiscono per attirare contro di lui rabbia e delusione; si sentono traditi soprattutto quei giovani che lo avevano seguito ai tempi della proclamazione dell’orgoglio gay. Michael, al contrario, prosegue sulla sua strada: con una mentalità sicuramente protestante, si allontana anche dai mormoni perché ritiene che sia lo Spirito Santo a suggerirgli direttamente cosa fare e non accetta imposizioni da nessuno. Diventa quindi pastore di una chiesa da lui stesso fondata, accompagnato da sua moglie Rebekah.

La storia di Michael è sicuramente singolare, forse irripetibile, ma estremamente interessante perché racconta di un uomo che con le sole forze interne della sua coscienza, senza molti aiuti esterni, riesce a percorre un cammino di avvicinamento a Dio. Un cammino compiuto nel migliore dei modi possibili, considerando il contesto da cui è partito e in una società americana dove “l’offerta” di fede” è molto ampia.

Un film che getta un po’ di luce su un settore dove c’è ancora tanto da fare e da comprendere, sia sul fronte pastorale che su quello dell’approfondimento teologico.

Il film è disponibile attualmente in DVD con lingua e sottotitoli inglesi

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA TENEREZZA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/02/2017 - 08:18
Titolo Originale: La tenerezza
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Gianni Amelio
Sceneggiatura: Gianni Amelio, Alberto Taraglio
Produzione: Pepito Produzioni, Rai Cinema con il contributo del MiBACT in collaborazione con Unipol e Film Commission Regione Campania
Durata: 103
Interpreti: Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi, Renato Carpentieri, Arturo Muselli, Giuseppe Zeno, Maria Nazionale

La storia di un anziano avvocato di Napoli, padre di due figli non amati in conflitto tra loro, si intreccia con quella di una giovane coppia apparentemente felice

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’importanza della tenerezza nei rapporti umani è un valore che nel film emerge solo faticosamente e soprattutto al termine di tutta la storia. Ciò che maggiormente si evince dal racconto sono invece le conseguenze tragiche e dolorose di relazioni umane e legami familiari calpestati e vissuti con pesantezza e con scarsa sincerità.
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di una storia tragica e difficile da comprendere
Giudizio Tecnico 
 
Ottima l’interpretazione del cast artistico e buona la regia per una storia però semplice nella sua essenza e troppo contorta ed elaborata nel suo sviluppo
Testo Breve:

Un anziano avvocato vive solitario perché sostiene di non amare più i suoi figli ma accetta la compagnia di una coppia di vicini apparentemente felice. La tenerezza non è ciò che viene mostrato ma costituisce la nostalgia di ciò che non c’è stato

“La tenerezza è dei forti”: lo ha detto papa Francesco e lo ha ricordato anche il regista Gianni Amelio nel realizzare questa sua ultima opera. Ispirato ad un romanzo di Lorenzo Marone, La tentazione di essere felici, pubblicato nel 2015, La tenerezza è un film che spiazza. Spiazza per la scelta di un cast brillante e nutrito, Elio Germano, Micaela Ramazzotti, Susanna Mezzogiorno, Greta Scacchi, su cui però spicca e domina incontrastato un unico nome su tutti, quello di Renato Carpentieri, e per la storia: una commedia che improvvisamente prende i tratti di un profondo dramma soprattutto umano.

L’idea di Amelio era quella di dare risalto ad un sentimento che troppo spesso viene scambiato per una debolezza che sopraggiunge in età avanzata. Lorenzo (Renato Carpentieri) è infatti l’anziano protagonista di una storia molto semplice nella sua essenza. È un noto avvocato napoletano in pensione di navigata esperienza che nella sua passata carriera non si è fatto scrupoli a difendere personaggi di dubbia onestà. Vedovo con due figli adulti, vive solo in un bell’appartamento del Vomero. Lorenzo è un uomo burbero, diffidente e schivo che si sforza di tenere lontani da sé tutti, anche e soprattutto figli che sostiene di non amare più. Eppure l’improvviso arrivo nel suo palazzo di una giovane coppia settentrionale riesce ad aprire un varco nella solitudine di quest’uomo. È soprattutto la spontanea giovialità e socievolezza di Michela a colpire senza volerlo la sensibilità dell’anziano avvocato. Michela è sposata da alcuni anni con Fabio, un ingegnere navale che per lavoro è costretto a trasferirsi spesso di città in città portando con sé la moglie e i loro due bambini.

Lorenzo fraternizza rapidamente con la giovane famiglia apparentemente allegra e serena, è spesso ospite in casa loro e insegna volentieri a Michela a cucinare. Improvvisamente però qualcosa si rompe drasticamente nella vita di Fabio e il bel nucleo familiare scompare. Lorenzo si trova così di fronte ad una realtà che lo fa riflettere sull’importanza dei legami umani e sui suoi errori del passato, mentre sua figlia Elena tenta ostinatamente e nonostante tutto di ricucire i rapporti con il padre.

Inizialmente sembra un racconto leggero che ha il vago sapore di una fiaba metropolitana. La tenerezza diventa improvvisamente la rappresentazione di un orribile fatto di cronaca per trasformarsi poi in un drammatico viaggio emotivo interiore del solo protagonista. Questi passaggi comportano inevitabilmente l’irruzione nella storia di diversi argomenti, come il matrimonio, la fedeltà, il rapporto con i figli, che non sempre vengono esauriti, anzi da un punto di vista problematico rimangono spesso inevasi e sospesi per dare risalto ad un unico tema su tutti, quello del percorso personale che Lorenzo affronta per superare i suoi errori del passato.

Il terribile fatto di cronaca legato alla famiglia di Fabio e Michela rimane quasi una sorta di pretesto narrativo, ma è di una portata troppo grande per restare un semplice evento sullo sfondo della storia. Di fatto La tenerezza è un film che si sviluppa tutto attorno alle emozioni e alle considerazioni del protagonista Lorenzo che fatica ad accettare i propri sentimenti e fino all’ultimo si batte per contrastare con fredda ostinazione i propri sensi di colpa.

Sono invece i personaggi femminili a dare luce e dolcezza alla storia. Prima Michela e poi Elena, in modo differente, riescono a far riflettere Lorenzo sul valore dei legami familiari e sull’importanza della sincerità soprattutto nei sentimenti con se stessi e verso gli altri. Grazie a loro il protagonista riesce ad affrontare gli errori del passato che hanno via via sempre di più indurito il suo cuore e si sforza di recuperarli.  

Alla straordinaria interpretazione di Renato Carpentieri fa da contraltare una certa delusione nell’accorgersi che nel film sia stato concesso così poco spazio alla storia rappresentata dalla coppia Germano Ramazzotti. Inoltre, per quanti la conoscono in tutta la sua bellezza, dispiace anche che lo spettacolare sfondo della città di Napoli sia così poco visibile.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FAMIGLIA ALL'IMPROVVISO - ISTRUZIONI NON INCLUSE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 04/22/2017 - 20:34
Titolo Originale: Demain tout commence
Paese: FRANCIA
Anno: 2016
Regia: Hugo Gélin
Sceneggiatura: Hugo Gélin, Mathieu Oullion, Jean-André Yerles
Produzione: MARS FILMS, VENDÔME PRODUCTION, IN CO-PRODUZIONE CON POISSON ROUGE PICTURES, TF1 FILMS PRODUCTION, KOROKORO, IN ASSOCIAZIONE CON PANTELION FILMS, MANON 6
Durata: 117
Interpreti: Omar Sy, Clémence Poésy, Antoine Bertrand, Gloria Colston

Samuel vive nel Sud della Francia alla ricerca di continui divertimenti fuggendo ogni genere di responsabilità e legami. Un giorno però una delle sue vecchie fiamme gli lascia tra le braccia una bambina di pochi mesi e gli dice che è sua figlia. Suo malgrado per Samuel comincia una nuova vita.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un grande esempio di paternità che dà valore alla vita, assaporata nella gioia che ogni istante può regalare, e all’amore donato in modo gratuito e disinteressato. Tuttavia al margine si riscontra una certa apertura (comunque non messa in pratica) al concetto di famiglia omogenitoriale
Pubblico 
Adolescenti
Una brevissima scena di nudo in una delle sequenze iniziali del film. Complessità della tematica
Giudizio Tecnico 
 
Un racconto toccante e coinvolgente ottimamente interpretato
Testo Breve:

Omar Sy l'ormai collaudato simpaticone di Quasi Amici, è impegnato questa volta a fare il padre all'improvviso. Un film politically correct in tutte le direzioni, compresa quella dell'omogenitorialità

Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse, un titolo intrigante per ogni genitore e un trailer avvincente che danno subito l’idea di una storia, nella sua essenza, comune a chiunque abbia vissuto l’esperienza di un figlio in tutta la sua sconvolgente bellezza. Il film del regista Hugo Gélin in realtà non delude le aspettative ma nel proporre un racconto divertente e commuovente lancia una serie di messaggi che toccano l’idea di famiglia a più livelli

La sensazione di improvviso stravolgimento che l’arrivo di un figlio comporta, soprattutto per un padre, non poteva essere meglio rappresentata che in questo modo. Samuel (Omar Sy, già interprete di Quasi amici e Mister Chocolat) è un ragazzo prestante e affascinante, libero e libertino, al quale piace riempirsi la vita di divertimenti e belle donne e fugge i legami stabili di ogni genere, in un certo senso anche quelli al livello professionale. È lo skipper di imbarcazioni a noleggio sulla costa a sud della Francia e ama la frivolezza che questa professione gli concede. Tuttavia un giorno la sua vita è improvvisamente stravolta dall’arrivo di una sua vecchia conquista di cui non ricorda nemmeno il nome che gli consegna un fagotto piangente e in un istante lo abbandona per tornare a Londra.

Il fagotto è una bimba di pochi mesi di nome Gloria che si suppone essere la figlia che Samuel non sapeva di avere avuto. Senza nemmeno riflettere Samuel parte immediatamente per Londra all’inseguimento della madre della bimba, Kristin (Clémence Poésy), ma la sua ricerca fallisce miseramente e l’uomo si ritrova improvvisamente solo in una città straniera della quale non conosce nemmeno la lingua, senza lavoro né casa e con una bambina a carico. Appena arrivato a Londra per caso Samuel incontra Bernie (Antoine Bertrand), impresario cinematografico gay che gli offre un lavoro e un alloggio. Comincia così per il neo papà una vita del tutto nuova che gli porterà inaspettatamente una grande gioia, ma che presto sarà nuovamente sconvolta.

Famiglia all’improvviso è soprattutto la storia dell’avventura di una paternità inattesa, rappresentazione narrativa perfetta dello sconvolgimento che l’arrivo di un figlio può comportare nella vita di un genitore. Sconvolgimento che però regala una tale portata gioia e pienezza di senso da far superare qualunque disagio e iniziale diffidenza. Samuel, dopo un primo momento di sconforto, si abbandona completamente alla propria condizione di padre e riesce ad assaporare una felicità del tutto inattesa. Per sua figlia Gloria senza alcun rimpianto riesce a rinunciare a tutto il suo precedente stile di vita, fatto di divertimenti e sregolatezza, per offrire alla piccola la parte migliore di se stesso e una vita assolutamente incantevole per un bambino.

Per Gloria Samuel diventa non solo un ottimo padre ma si sforza in modo premuroso e divertente di coprire al livello affettivo anche l’assenza dell’indispensabile figura materna. Il principale scopo della vita di Samuel è offrire a Gloria una vita serena e piena e trascorrere con lei più possibile momenti di felicità completa. Il suo esempio è tenero, allegro e commuovente al tempo stesso. Tuttavia la storia, anche se in modo velato, si presta ad una certa apertura verso il concetto di famiglia omogenitoriale.

Samuel infatti cresce Gloria anche grazie all’aiuto del suo amico Bernie, che, sebbene resti sempre un po’ al margine del rapporto padre figlia, tuttavia ricopre un ruolo affettivamente importante all’interno del piccolissimo nucleo familiare, tanto da arrivare ad essere persino un po’ geloso della stessa madre naturale della bambina. In questo senso inoltre non si può far a meno di sottolineare che la figura materna, per quanto presentata in generale come indispensabile nella vita di un bambino, nel complesso in questa storia non ne esce in modo particolarmente edificante e la sua presenza risulta quasi disturbante. 

Resta però assai toccante il rapporto unico e intenso, allegro ed emozionante, che Samuel riesce ad instaurare con sua figlia tutto basato su un senso della vita profondo e fecondo, volto alla costruzione di quei momenti significativi che fondano relazioni vere, pregnanti, disinteressate e che durano in eterno. In questo senso il titolo originale del film, Demain tout commence (domani tutto comincia), si presta in modo molto più esaustivo al senso della storia. Ciò che più conta al di sopra di tutto per questo padre è offrire alla sua bambina un amore sincero, gratuito e grande che la renda felice in qualunque circostanza a dispetto di qualsiasi sacrificio da parte sua. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BOSTON - CACCIA ALL'UOMO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/18/2017 - 14:52
Titolo Originale: Patriot Day
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Peter Berg
Sceneggiatura: Peter Berg, Matt Cook, Joshua Zetumer
Produzione: CLOSEST TO THE HOLE, LEVERAGE ENTERTAINMENT, BLUEGRASS FILMS, HUTCH PARKER ENTERTAINMENT
Durata: 133
Interpreti: Mark Wahlberg, Michelle Monaghan, J.K. Simmons, Kevin Bacon, John Goodman

Boston, aprile 2013. In prossimità della linea del traguardo della maratona cittadina esplodono due ordigni rudimentali pieni di chiodi e sferette di metallo, che lasciano a terra tre morti e oltre 200 feriti, molti dei quali resteranno per sempre mutilati. La polizia e l’FBI si mettono alla ricerca dei responsabili, due fratelli di origine cecena decisi a proseguire nella loro “missione”. Mentre la città si stringe attorno ai sopravvissuti l’agente di polizia Tommy Saunders cerca indizi per rintracciare i colpevoli, l’agente speciale Richard DesLauriers ricostruisce lo scenario nel timore che possano esserci altre bombe e poco fuori Boston, a Watertown l’inconsapevole sergente Pugliese affronta il suo lavoro come ogni giorno…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Animato da un patriottismo dichiarato ma non ingenuo, il film è un energico inno alla capacità di risollevarsi (lo “stay strong” che divenne il motto di quei giorni), di difendersi senza perdere il proprio volto umano.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e tensione
Giudizio Tecnico 
 
Girato con energia e tensione dal veterano dell’azione Peter Berg e con un cast di primo piano le vicende di Boston vengono seguite stando addosso all’azione e ai personaggi talvolta con uno stile quasi documentaristico
Testo Breve:

La polizia e l’FBI, con il contributo di singoli cittadini, si mettono alla ricerca dell’terrorista che fece esplodere due ordigni durante la maratona di Boston del 2013. Un racconto carico di tensione con una giusta dose di orgoglio patriottico

Girato con energia e tensione dal veterano dell’azione Peter Berg (suoi The Kingdom, Friday Night Lights, Lone Survivor e molti altri) con un cast di primo piano (oltre a Wahlberg si fanno valere Kevin Bacon, John Goodman e il sempre misurato, ma efficacissimo J.K.Simmons), questo film (il primo dei vari dedicati all’attentato alla maratona di Boston) è soprattutto un inno alla tenacia, alla solidarietà e al coraggio che uniscono i comuni cittadini di Boston (siano essi vittime e soccorritori nell’attentato) alle forze dell’ordine  e ai politici che a tutti i livelli, pur nella diversità delle posizioni, cooperano per affrontare l’emergenza e assicurare alla giustizia i terroristi.

Terroristi le cui psicologie non escono dalla convenzione, mentre è forse più interessante, nonostante il poco spazio in scena, la figura della moglie di uno dei due attentatori, normalissima ragazza del proletariato made in USA convertita all’islam e di fatto connivente ai progetti di morte del marito.

Scandito dal passare delle ore prima dell’attentato (quando seguiamo la preparazione dei due terroristi, ma anche la vigilia di chi alla maratona svolgerà il servizio di sicurezza o andrà come semplice spettatore – come i due giovani che rimarranno entrambi mutilati, ma non perderanno la speranza nel futuro), poi dai minuti frenetici dei primi soccorsi, il film dedica la sua seconda parte innanzitutto alla “caccia all’uomo” del titolo, in cui il regista ama seguire l’operato dei singoli, chiamati a piccoli e grandi atti di coraggio.

Dal poliziotto che per evitare di farsi rubare la pistola rimane ucciso davanti al MIT, passando per lo studente cinese che viene sequestrato insieme alla sua macchina dai terroristi in fuga, ma ovviamente soprattutto concentrandosi sui poliziotti, impegnati in un faticoso porta a porta ma anche in un’imprevista guerriglia urbana che trasforma tranquilli sobborghi in un vero e proprio campo di battaglia.

I volti noti aiutano a orientarsi in un racconto dal ritmo sostenuto, che concede meno al pathos delle vittime e più alla determinazione di chi si mette alla caccia dei responsabili, celebrando lo sforzo collettivo e la capacità di reagire di una comunità, le cui vicende vengono seguite stando addosso all’azione e ai personaggi talvolta con uno stile quasi documentaristico.

Animato da un patriottismo dichiarato ma non ingenuo, il film di Berg è un esempio di onesto intrattenimento che parte da fatti reali per regalare al pubblico non tanto una propaganda filo-americana (gli unici complottisti sono i due ceceni che mettono in dubbio la verità dell’11 Settembre e giustificano i loro atti con i morti del Medio Oriente) quanto un energico inno alla capacità di risollevarsi (lo “stay strong” che divenne il motto di quei giorni), di difendersi senza perdere il proprio volto umano. 

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MAL DI PIETRE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/13/2017 - 14:55
Titolo Originale: Mal de pierres
Paese: Francia, Belgio
Anno: 2016
Regia: Nicole Garcia
Sceneggiatura: Nicole Garcia, Jacques Fieschi
Produzione: Les Productions du Trésor
Durata: 120
Interpreti: Marion Cotillard, Alex Brendemühl, Louis Garrel

Gabrielle (Marion Cotillard) viene da un paesino del sud della Francia. Contro il suo volere, i genitori la obbligano a sposare José (Alex Brendemühl), un onesto e amorevole contadino spagnolo che, secondo loro, la renderà una donna rispettabile. Un giorno, Garbrielle si reca sulle Alpi per curare i suoi calcoli renali, e lì incontra André (Louis Garrel), un affascinante reduce rimasto ferito durante la guerra d’Indocina, che risveglia in lei una passione sopita

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film sembra mandare due messaggi contrapposti: da un lato esalta i desideri e le fughe erotiche, immaginarie o reali, della protagonista, mentre dall’altro racconta di un matrimonio non voluto ma che alla fine si configura come un luogo felice sostenuto da un affetto concreto e solido. Vero personaggio positivo del film è il marito della protagonista che con la sua pazienza riesce costruire con la donna una relazione durevole, fondata su sentimenti di delicato rispetto
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo ed erotiche
Giudizio Tecnico 
 
Nonostante la storia sia lunga ed articolata, il film riesce a coinvolgere grazie ad una narrazione pulita, sorretta dall’ottima interpretazione dei personaggi principali, da una suggestiva fotografia e da ambientazioni che variano di continuo in modo aderente alla storia
Testo Breve:

Un melodramma insolito dove una donna instabile, carica di desideri reali o immaginati, trova il sostegno di un marito paziente e fedele, il vero eroe della storia

“Con lei non si sa mai se è vero o no” dice la madre di Gabrielle, perché questa giovane donna del sud della Francia è strana agli occhi di tutti. Gabrielle è la protagonista di Mal di pietre, film francese di Nicole Garcia presentato in concorso al 69esimo Festival del Cinema di Cannes, tratto dall’omonimo romanzo italiano del 2006 di Milena Agus. Marion Cotillard interpreta in questa storia un personaggio particolare, costantemente sospeso in un precario equilibrio tra follia e insoddisfazione esistenziale.

La regista del film spiega di essere stata colpita dalla figura femminile rappresentata dalla protagonista del romanzo della Agus, una donna che vive nella Sardegna del dopoguerra. La trasposizione cinematografica del libro sposta la storia in un paesino del sud della Francia negli anni ’50, ma resta ugualmente concentrata sulla protagonista, una donna dall’affettività fragile, passionale e profondamente confusa.

Gabrielle è una giovane donna emotivamente disorientata dai primi turbamenti sessuali; sogna di vivere un amore coinvolgente e passionale e soffre di improvvise e dolorosissime fitte al ventre che la fanno urlare e contorcersi senza che nessuno riesca a comprenderne la ragione. A causa di questa sua condizione viene giudicata pazza dalla piccola comunità in cui vive. Per non rinchiuderla in manicomio i suoi genitori la obbligano a sposare José, un semplice contadino spagnolo, un uomo rude ma onesto e rispettabile.

Contro la sua volontà Gabrielle sposa José, che però piano piano si rivela un marito assai paziente e, nonostante i suoi silenzi, anche devoto. Presto la coppia scopre anche la ragione del malessere della donna: Gabrielle soffre del mal di pietre, ovvero calcoli renali che richiedono un ciclo di cure in una clinica. José spinge la moglie a curarsi ma nel corso del suo ricovero Gabrielle conosce André, un ex combattente ferito durante la guerra in Indocina. Gabrielle comincia a desiderare disperatamente di fuggire con André e liberarsi da un matrimonio che le sembra una prigione.

Mal di pietre, tanto il romanzo quanto il film, coinvolgono in una storia in cui realtà e immaginazione restano spesso fuse e confuse. Gabrielle è un personaggio che disorienta, perché se da un lato potrebbe suscitare compassione per la sua fragilità, per i suoi malesseri e per il modo con cui viene rifiutata dalla società e dalla famiglia, dall’altro stupisce per la sua ossessiva ricerca di esperienze passionali e la sua continua fuga in un mondo immaginario fatto di sentimenti e desideri.

Tuttavia, mentre Gabrielle vive nella sua realtà parallela e tormentata, quel mondo da cui fugge e che le appare così mediocre si configura sempre più come un luogo sereno, forse poco emozionante ma accogliente e solido. Accanto a lei infatti José non smette di costruire silenziosamente, con semplicità e pazienza la casa e la famiglia in cui Gabrielle possa trovare gioia.

Sebbene la storia sembri dare ragione a Gabrielle, ai suoi desideri di evasione erotica e di fuga da una realtà opprimente e chiusa, il paesaggio suggestivo e gli ambienti accoglienti legati alla vita matrimoniale trasmettono una più intensa e serena poesia tutta legata alla figura di José. Di fronte al rapporto distorto e confuso che Gabrielle vive rispetto all’amore e alla realtà, la perseveranza di suo marito, nonostante il suo ermetismo, riesce a conquistare uno spazio di felicità, forse meno travolgente di quanto la donna avrebbe voluto, ma certamente più profonda e durevole. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
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MOGLIE E MARITO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/11/2017 - 18:41
Titolo Originale: Moglie e marito
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Simone Godano
Sceneggiatura: Giulia Steigerwalt, Carmen Danza
Produzione: Produzione MATTEO ROVERE, ROBERTO SESSA PER WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA, PICOMEDIA, GROENLANDIA
Durata: 100
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea

Andrea e Sofia sono sposati da 10 anni, hanno due deliziosi bambini ma adesso si trovano davanti a una psicologa per una terapia di coppia, ultima spiaggia prima della separazione. Lei si lamenta perché lui non la comprende nei suoi impegni di madre e di giornalista televisiva, prossima a diventare conduttrice di una trasmissione tutta sua, mentre Andrea, un neurochirurgo, ritiene che lei non lo sostenga nei suo tentativi di realizzare una ricerca scientifica in cui è impegnato da anni. Una sera, Andrea porta a casa il misuratore di onde celebrali a cui sta lavorando per sperimentale il collegamento diretto fra due cervelli. Lui e la moglie collegano gli elettrodi alle tempie ma qualcosa va storto ed entrambi si ritrovano con i pensieri dell’altro….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un marito e una moglie sul punto di separarsi, ritrovano, con mezzi straordinari, il modo di comprendersi meglio e di ritrovare le ragione del loro amore
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune allusioni un po’ pesanti di tipo sessuale non sono adatte ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
la simpatia dei due attori e l’abilità del regista Simone Godano confezionano un film di intrattenimento che mantiene ciò che promette
Testo Breve:

A causa di un esperimento andato male, lui si ritrova con la mente di lei e viceversa. Una commedia brillante che divertendo valorizza gli affetti coniugali e familiari  

Non si può negare che il gioco del “cosa succederebbe se” è stato più volte proposto al cinema, con il chiaro proposito di dimostrare quanto spesso non siamo in grado di comprendere una realtà che abbiamo davanti e pecchiamo di superficialità di giudizio nei confronti degli altri. Possiamo ricordare il classico Il principe e il povero, dove si confrontava il potere con la povertà, ma anche Tutto accadde un venerdì dove lo scambio metteva a fuoco i legami parentali fra una madre e una figlia. Anche The Family Man, era un modo di mettersi nei panni di un altro: in quel caso uno scapolo impenitente diventava un marito e un padre. Infine Nei panni di una bionda aveva già proposto il cambio di sesso come soluzione per vedere il mondo dall’altro emisfero.

Allora cosa propone di nuovo questo scambio incrociato fra un uomo e una donna? Il pregio di questo lavoro sta proprio nella sua onestà e nel non cercare di essere ciò che non è: non cerca di lanciare profondi messaggi o magari impostare ideologicamente il racconto per unirsi ai fan della teoria dei gender ma il suo obiettivo è semplice e concreto: far divertire il pubblico con il paradosso dello scambio dei sessi e mostrare un’evoluzione positiva nei rapporti fra  due coniugi che, sull’orlo della separazione, riescono a recuperare il senso del loro amore comprendendo meglio (in questo caso in modo forzato) le ragioni dell’altro.

Questo non ambizioso ma pregevolissimo obiettivo è stato raggiunto grazie a una serie di validi ingredienti: la recitazione di Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak che si debbono molto esser esercitati a scrutarsi l’uno con l’altra per poi ripeterne le mosse (in questo bisogna dare un punto in più a Kasia che in certi momenti sembra proprio un maschiaccio che non a Pierfrancesco, che con le sue mossette sembra a volte più la caricatura di un gay) e la regia dell’esordiente Simone Godano, che dà un ritmo incalzante alla narrazione e riesce a valorizzare non solo i protagonisti ma anche i personaggi secondari, realizzando un racconto armonioso e senza sbavature.

Nella sequenza iniziale Andrea e Sofia si trovano davanti a una psicologa che con pazienza li invita a cercare di comprendere le reciproche ragioni e spiega loro  l’etimologia di quello che deve essere il loro obiettivo principale: l’empatia, cioè il guardare dentro i sentimenti dell’altro. Si tratta di una dichiarazione programmatica, quasi disarmante nella sua onestà, di ciò che sta per accadere, da parte delle sceneggiatrici Giulia Steigerwalt e Danza. Il film prosegue con la stessa trasparenza e non ci sono dei rovesciamenti di situazione, dei colpi di scena; già a metà film la coppia ha ritrovato il suo affiatamento e il loro impegno successivo sarà quello di portare a soluzione i problemi dell’altro. La semplicità dello sviluppo, che porta ad avvicinare il racconto al genere della favola edificante e che potrebbe indurre una perdita di interesse da parte dello spettatore, viene superata grazie al piacere di partecipare ai simpatici imbarazzi dei due protagonisti e all’impegno del regista che non cessa di star loro addosso. Non mancano momenti ed espressioni di tenerezza familiare che lui e lei rivolgono ai loro figli; peccato che in alcuni, pochi, momenti, il gioco dei corpi invertiti abbia suggerito alcune battute e situazioni di poco gusto, che contrastano con il tono familiare del film. Anche la colonna sonora sembra spesso, con il suo ritmo incalzante, fuor posto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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LE COSE CHE VERRANNO - L'Avenir

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/07/2017 - 21:15
Titolo Originale: L'Avenir
Paese: FRANCIA, GERMANIA - 2016
Anno: 2016
Regia: Mia Hansen-Løve
Sceneggiatura: Mia Hansen-Løve
Produzione: CG CINÉMA, IN CO-PRODUZIONE CON DETAILFILM, ARTE FRANCE CINÉMA, RHÔNE-ALPES CINÉMA, SOFICAS CINÉMAGE, COFINOVA SRG SSR
Durata: 100
Interpreti: Isabelle Huppert, André Marcon, Roman Kolinka

Natalie ha cinquantacinque anni ed è insegnante di filosofia in un liceo. Lei è molto brava con i suoi alunni perché per lei la filosofia non è una materia come le altre ma il giusto approccio per comprendere e affrontare la vita. Ha due figli ormai grandi che non vivono più in casa, un marito e una madre fragile di mente. Natalie si prende cura di ognuno di loro con attenzione e gentilezza ma tutto il suo mondo va improvvisamente a rotoli. Il marito l’abbandona per andare a vivere con un’altra donna. La madre muore dopo che lei l’aveva trasferita in una casa di riposo. La casa editrice la informa che non ha più interesse a pubblicare i suoi libri.  Natalie, quasi come diversivo, accetta l’invito di un suo ex allievo, di raggiungerlo in montagna dove, all’interno di una comunità di intellettuali anarchici come lui, si occupa di allevamento ….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una donna, abbandonata dal marito, impara a badare a se stessa ma si accorge che non può fare a meno di prendersi cura degli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Lo stile della regista punta all’essenziale, la telecamera registra degli eventi senza mostrare partecipazione apparente da parte dell’autrice. Ancora una volta molto brava Isabelle Huppert
Testo Breve:

Una donna che ha superato la cinquantina, professoressa di filosofia, si trova sola, con i figli ormai grandi e abbandonata dal marito. Deve affrontare questa difficile sfida cercando di puntare tutto sul potere della ragione ma c’è ancora qualcosa che le manca

A trentacinque anni e nello spazio di cinque film, Mia Hansen-Løve si è imposta come sceneggiatrice e regista di spicco del giovane cinema francese. Nei suoi film c’è sempre una donna che sa amare, si costruisce una famiglia, ma al contempo non trascura di lottare per la propria affermazione professionale, atteggiamento che spesso diventa l’antidoto alle sofferenze che l’amore procura.

Era successo in Un amore di gioventù (2011) dove una ragazza, dopo una cocente delusione per un amore nato quando aveva 15 anni, si rifugia nella professione di architetto (menzione speciale al festival di Locarno).

Ma anche nel film d’esordio, Tout est padronné del 2007 (ha vinto il Premio Louis-Delluc ed è stato nominato ai premi César come migliore opera prima) .una giovane moglie deve  affrontare la crisi del suo matrimonio a causa di un marito tossicodipendente.

Anche ne Il padre dei miei figli ( 2009), premio speciale alla giuria nel 62mo Festival di Cannes, una moglie e madre coraggiosa affronta il suicidio del marito e il faticoso recupero della casa di produzione cinematografica di cui l’uomo era titolare.

In quest’ultimo, L’avenir, Orso d'argento per la migliore regia al 66mo Festival internazionale del cinema di Berlino, una donna è ancora la protagonista (una magnifica Isabelle Huppert) che deve affrontare problemi legati alla sua famiglia e che sembra trovare nella professione, l’insegnamento della filosofia, l’unico sostegno possibile.

“Quando possiamo dire che una verità è stata stabilita? E’ questo il vero punto critico: definire dei criteri che ci consentano di determinare quando possiamo parlare di verità” In questo modo Natalie, in una lezione tenuta in un giardino pubblico, stimola i suoi allievi a riflettere. Si tratta solo di un piccolo scampolo della sua giornata, sempre piena e in movimento. Deve discutere con gli studenti contestatori che impediscono agli altri di frequentare le lezioni ma deve subito andar via, su chiamata dei vigili, per recarsi in casa di sua madre, ormai una donna svampita, che li ha chiamati senza alcun motivo, se non quello di fare in modo che la figlia le resti vicina. Alla fine torna a casa per preparare da mangiare in tempo prima che ritorni suo marito e arrivino i due figli, che quella sera si fermeranno a cena. Le discussioni con il marito, anch’egli professore di filosofia, vertono intorno ai loro autori preferiti: leggono brani da l’ Héloïse di Rousseau e citano Emmanuel Lévinas, Adorno, Martin Buber

Questo solido schema di vita, finisce per frantumarsi in poco tempo : suo marito decide di andare  a vivere con un’altra donna; la madre, trasferita in un ospizio, muore per il dispiacere; la casa editrice, per puri motivi commerciali, non vuole più pubblicare i suoi lavori.

“Ho una vita intellettuale intensa e mi basta per essere felice” afferma Nathalie all’allievo prediletto che è venuto a trovarla. In effetti, il suo non disperarsi e non piangere (o se piange, come alla morte della madre, lo fa dignitosamente nel chiuso della sua stanza) ha tutta l’apparenza di un atteggiamento stoico, recuperato dalla sua preparazione filosofica. Ovviamente non tutto è così lineare e se sente un rammarico, è quello di non poter tornare alla casa delle vacanze in Normandia, di proprietà di suo marito, dove ha visto i figli crescere e ha coltivato personalmente i fiori del giardino. Forse è per questo motivo, per rintuzzare in sé la forza della ragione, che va a passare qualche giorno in montagna nel rifugio dell’allievo Fabien, dove vive assieme ad altri intellettuali tedeschi. Iniziano fra loro erudite discussioni di politica e filosofia ma la disillusione è cocente: Natalie è costretta a riconoscere quanto in fondo sia distante da questi intellettuali che parlano molto di temi fuori dalla realtà. Imprigionata in una libertà solitaria forzata, quasi per contrasto, la protagonista si accorge che non è la filosofia che le riempie la vita ma il prendersi amorevolmente cura di altre persone. Alla fine, la nascita di un nipotina costituirà un evento che le farà comprendere che non tutto è finito. Intravede la possibilità di adattarsi alla sua nuova condizione, come la cagna Pandora, un tempo fedele custode della madre, che ha trovato una nuova casa nella fattoria di Fabien. Lo stile della regista è asciutto, essenziale ma tutto il film è retto dall’interpretazione di Isabelle Huppert che ancora una volta si è pienamente immedesimata nella parte.. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO (F. Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/06/2017 - 18:34
Titolo Originale: The Startup - Accendi il tuo futuro (F. Olearo)
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro D'Alatri
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Alessandro D'Alatri
Produzione: CASANOVA MULTIMEDIA, CON RAI CINEMA
Durata: 97
Interpreti: Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Luca Di Giovanni, Matilde Gioli

Matteo Achilli, 18enne romano, è stato selezionato per entrare alla Bocconi ma rifiuta di andarci dicendo di no a suo padre, che è disposto a fare i sacrifici necessari per questo figlio di talento. I suoi obiettivi sono diversi: spera di diventare un campione di nuoto e si sente molto legato alla sua ragazza: Emma. La delusione di non esser stato scelto per la nazionale nuotatori lo spinge a concepire un sito che sia in grado, in modo obiettivo, di scegliere il candidato migliore per una certa posizione di lavoro e al contempo si iscrive alla Bocconi. Da questo momento Matteo è tutto concentrato nella realizzazione del suo sito, che chiama Egomnia, con l’aiuto di un bravo ingegnere, Giuseppe ma ciò crea delle incomprensioni con la sua Emma, anche perché a Milano ci sono molte distrazioni….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ragazzo sa essere coerente con i suoi progetti, conservando gli affetti e le amicizie che lo aiutano a maturare. Una situazione di relazione fuori del matrimonio
Pubblico 
Adolescenti
Un breve nudo femminile. Allusione a un incontro notturno a tre
Giudizio Tecnico 
 
Regia e sceneggiatura e colonna sonora risultano perfettamente amalgamate in un racconto prettamente italiano, che non cerca di imitare riferimenti americani più famosi
Testo Breve:

Ispirato alla stori vera di un ragazzo italiano che a 19 anni diventa imprenditore di un sito Internet di successo, il film approfondisce il complesso equilibrio fra determinazione per il successo e attenzione ai rapporti umani

Dobbiamo constatare con piacere che in tempi recenti il cinema ha deciso di mettere a fuoco la galassia degli adolescenti e degli young-adult con una nutrita serie di lavori sul tema. Che si tratti di un universo dove c’è ancora molto da esplorare e che ancora sfugge a qualsiasi consolidata classificazione, lo si percepisce dalle storie, spesso diametralmente opposte che vengono raccontate.  Basterebbe confrontare L’estate addosso di Gabriele Muccino (a cui va il merito di aver aperto questa nuova stagione di film giovanili) e The Startup. Nel primo, quattro ragazzi corrono lungo una spiaggia cubana e concludono che la loro felicità sta tutta lì, in quel momento unico di piacere sensitivo, lontani da qualsiasi responsabilità, a cui si aggiunge alla fine quel terribile, quasi obbligatorio per ogni film giovanile: “ricordati di essere sempre te stessa”, una sorta di manifesto di esistenzialismo egocentrico. In The startup, ricavato da una storia vera, il protagonista è posizionato agli antipodi dello spettro antropologico. Matteo vive per costruire qualcosa nella sua vita e adegua la sua personalità e i suoi comportamenti in modo da raggiungere l’obiettivo che si è prefissato. Ovviamente anche questo atteggiamento può essere un’altra forma di egocentrismo ed Emma più volte non manca di rinfacciargli che Egomnia è solo espressione del suo io smisurato.  Per fortuna la sceneggiatura non ci propone un imprenditore spietato, capace di calpestare anche gli amici, com’era accaduto al Mark Zuckerberg di The Social network, ma un ragazzo che cerca sì, di raggiungere con determinazione i suoi obiettivi ma al contempo sa comprendere dove ha sbagliato e cerca di correggersi. Senza voler svelare niente di più della trama, occorre riconoscere che i valori su cui si appoggia Matteo per crescere come imprenditore e come uomo, vengono ben valorizzati: l’affetto dei genitori, la collaborazione e l’amicizia con Giuseppe, l’amore per Emma.

La qualità della sceneggiatura appare evidente anche per contrasto con altri film usciti da poco sul mondo degli adolescenti: se Classe Z era costruito intorno a giovani-stereotipo che si muovevano spinti da un meccanismo di trama facilmente prevedibile, qui il racconto procede per balzi successivi, interruzioni che costringono i protagonisti a deviare verso altri percorsi, precisamente come nella realtà siamo spesso costretti a cercar di mantenere gli stessi obiettivi adeguandoci alle nuove circostanze. Regia e sceneggiatura si sono ben amalgamate e ci sono dei momenti dove questo risulta particolarmente evidente. Quando Matteo invita Emma a Milano e, cercando di fare colpo su di lei, la invita a un lussuoso ristorante e poi a un albergo cinque stelle, la reazione di Emma è pienamente giustificata: percepisce in lui la perdita di ogni spontaneità e si sente vista come se fosse una escort di qualche magnate russo di passaggio. Anche il colloquio fra Matteo e il professore della Bocconi che lo redarguisce per essersi presentato all’esame impreparato è una bella lezione di serietà che invita il ragazzo ad abbassare la cresta di imprenditore rampante.

Solo le ambientazioni a Milano e a Roma, risultano discontinue. Ben realizzata quella di Milano, con numerose riprese all’interno della Bocconi e la presenza di giovani molto “milanesi”, dinamici e impegnati. Non si può dire lo stesso dell’ambientazione romana dove avrebbe dovuto emergere la realtà di una famiglia che vive in borgata e che ha raggiunto con fatica una posizione dignitosa. Sono situazioni più dette che viste. Anche la reazione rabbiosa di Matteo, scavalcato nel nuoto da un ragazzo raccomandato, con frasi del tipo “hai rubato anche la tua nuova casa ai Parioli?”, che dovrebbero alludere a intrallazzi da palazzinaro, appaiono un po’ sbrigative. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO (A. Valagussa)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/06/2017 - 10:54
Titolo Originale: The Startup - Accendi il tuo futuro (A. Valagussa)
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro D’Alatri
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Alessandro D’Alatri
Produzione: CASANOVA MULTIMEDIA, CON RAI CINEMA
Durata: 97
Interpreti: Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Luca Di Giovanni, Matilde Gioli

Matteo Achilli, 18 anni, romano di borgata, ha un sogno: accedere ai campionati nazionali di nuoto e conquistarsi un posto alle Olimpiadi. Possibilità che gli viene però preclusa da un altro nuotatore, figlio di uno degli sponsor della nazionale. Del resto siamo in Italia e le cose funzionano così. Ma Matteo non ci sta. Con la freschezza e l’incoscienza della sua età sogna una rivoluzione, un nuovo social network che serva il mondo del lavoro e calcoli con un algoritmo matematico il potenziale di ogni candidato perché finalmente si compiano scelte sulla base del merito. L’idea funziona, il sito conquista migliaia di utenti, ma è soprattutto Matteo a guadagnare meriti e consensi, rischiando di perdere il fine ultimo della sua utopia e l’amore per la fidanzata Emma.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia di Matteo è una coming of age di chiunque abbia sognato un futuro più giusto, in cui giocarsi le proprie possibilità unicamente in base al proprio valore
Pubblico 
Adolescenti
Una breve scena a contenuto sessuale, accenni di nudo femminile
Giudizio Tecnico 
 
Il film, ottimamente sceneggiato, diretto da un regista esperto e capace come D’Alatri e interpretato da un cast di validi esordienti
Testo Breve:

Il film parla di una storia vera, quella di Matteo Achilli, fondatore, a soli 19 anni, di Egomnia, un sito di successo, ma anche del delicato passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta, quando ancora i sogni e le utopie vincono sul cinismo

Il film parla di una storia vera, quella di Matteo Achilli, fondatore, a soli 19 anni, di Egomnia, un sito che aiuta i giovani a trovare lavoro dando un punteggio ai candidati in base alle esperienze inserite nel curriculum. Un giovane italiano di successo, di cui si è occupata la Bbc, nel documentario The next billionaires, e che Business Insider ha inserito nella top 10 degli “under 30” più influenti al mondo.

Ma questo è solo il punto di partenza. Il film, ottimamente sceneggiato, diretto da un regista esperto e capace come D’Alatri e interpretato da un cast di validi esordienti, alza il tiro riuscendo, attraverso la vicenda di Matteo, a farsi metafora di una particolare stagione della vita, quella del delicato passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta. Un’età in cui i sogni e le utopie vincono ancora sul cinismo, in cui le rivoluzioni paiono possibili e parole come “merito” e “valore” non suonano solo come simulacri vuoti e beffardi.

La storia di Matteo diventa così una coming of age di chiunque abbia sognato un futuro più giusto, in cui giocarsi le proprie possibilità unicamente in base al proprio valore e non per il cognome che porta o le conoscenze che può vantare. Un’opera inedita, soprattutto per la nostra cinematografia, con al centro la nostra vera “meglio gioventù”, quella che non si estingue in amori tormentati o notti da leoni, ma che studia, sogna, si interroga. Un’opera politica, nel senso più alto del termine, in cui si ricorda il diritto che le nuove generazione meritano di coltivare sogni più grandi del diventare famosi o dell’essere semplicemente se stessi. Un’opera sincera in cui non si nascondono le seduzioni di cui il mondo può essere capace, i rischi che l’utopia perda la sua spinta originaria e si trasformi unicamente in interesse personale, guadagno, ambizione.

Un film diverso da tutti gli altri e che, anche solo per questo, merita di essere visto e promosso.

Autore: Andrea Valagussa
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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