Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

MOGLIE E MARITO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/11/2017 - 18:41
Titolo Originale: Moglie e marito
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Simone Godano
Sceneggiatura: Giulia Steigerwalt, Carmen Danza
Produzione: Produzione MATTEO ROVERE, ROBERTO SESSA PER WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA, PICOMEDIA, GROENLANDIA
Durata: 100
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea

Andrea e Sofia sono sposati da 10 anni, hanno due deliziosi bambini ma adesso si trovano davanti a una psicologa per una terapia di coppia, ultima spiaggia prima della separazione. Lei si lamenta perché lui non la comprende nei suoi impegni di madre e di giornalista televisiva, prossima a diventare conduttrice di una trasmissione tutta sua, mentre Andrea, un neurochirurgo, ritiene che lei non lo sostenga nei suo tentativi di realizzare una ricerca scientifica in cui è impegnato da anni. Una sera, Andrea porta a casa il misuratore di onde celebrali a cui sta lavorando per sperimentale il collegamento diretto fra due cervelli. Lui e la moglie collegano gli elettrodi alle tempie ma qualcosa va storto ed entrambi si ritrovano con i pensieri dell’altro….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un marito e una moglie sul punto di separarsi, ritrovano, con mezzi straordinari, il modo di comprendersi meglio e di ritrovare le ragione del loro amore
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune allusioni un po’ pesanti di tipo sessuale non sono adatte ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
la simpatia dei due attori e l’abilità del regista Simone Godano confezionano un film di intrattenimento che mantiene ciò che promette
Testo Breve:

A causa di un esperimento andato male, lui si ritrova con la mente di lei e viceversa. Una commedia brillante che divertendo valorizza gli affetti coniugali e familiari  

Non si può negare che il gioco del “cosa succederebbe se” è stato più volte proposto al cinema, con il chiaro proposito di dimostrare quanto spesso non siamo in grado di comprendere una realtà che abbiamo davanti e pecchiamo di superficialità di giudizio nei confronti degli altri. Possiamo ricordare il classico Il principe e il povero, dove si confrontava il potere con la povertà, ma anche Tutto accadde un venerdì dove lo scambio metteva a fuoco i legami parentali fra una madre e una figlia. Anche The Family Man, era un modo di mettersi nei panni di un altro: in quel caso uno scapolo impenitente diventava un marito e un padre. Infine Nei panni di una bionda aveva già proposto il cambio di sesso come soluzione per vedere il mondo dall’altro emisfero.

Allora cosa propone di nuovo questo scambio incrociato fra un uomo e una donna? Il pregio di questo lavoro sta proprio nella sua onestà e nel non cercare di essere ciò che non è: non cerca di lanciare profondi messaggi o magari impostare ideologicamente il racconto per unirsi ai fan della teoria dei gender ma il suo obiettivo è semplice e concreto: far divertire il pubblico con il paradosso dello scambio dei sessi e mostrare un’evoluzione positiva nei rapporti fra  due coniugi che, sull’orlo della separazione, riescono a recuperare il senso del loro amore comprendendo meglio (in questo caso in modo forzato) le ragioni dell’altro.

Questo non ambizioso ma pregevolissimo obiettivo è stato raggiunto grazie a una serie di validi ingredienti: la recitazione di Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak che si debbono molto esser esercitati a scrutarsi l’uno con l’altra per poi ripeterne le mosse (in questo bisogna dare un punto in più a Kasia che in certi momenti sembra proprio un maschiaccio che non a Pierfrancesco, che con le sue mossette sembra a volte più la caricatura di un gay) e la regia dell’esordiente Simone Godano, che dà un ritmo incalzante alla narrazione e riesce a valorizzare non solo i protagonisti ma anche i personaggi secondari, realizzando un racconto armonioso e senza sbavature.

Nella sequenza iniziale Andrea e Sofia si trovano davanti a una psicologa che con pazienza li invita a cercare di comprendere le reciproche ragioni e spiega loro  l’etimologia di quello che deve essere il loro obiettivo principale: l’empatia, cioè il guardare dentro i sentimenti dell’altro. Si tratta di una dichiarazione programmatica, quasi disarmante nella sua onestà, di ciò che sta per accadere, da parte delle sceneggiatrici Giulia Steigerwalt e Danza. Il film prosegue con la stessa trasparenza e non ci sono dei rovesciamenti di situazione, dei colpi di scena; già a metà film la coppia ha ritrovato il suo affiatamento e il loro impegno successivo sarà quello di portare a soluzione i problemi dell’altro. La semplicità dello sviluppo, che porta ad avvicinare il racconto al genere della favola edificante e che potrebbe indurre una perdita di interesse da parte dello spettatore, viene superata grazie al piacere di partecipare ai simpatici imbarazzi dei due protagonisti e all’impegno del regista che non cessa di star loro addosso. Non mancano momenti ed espressioni di tenerezza familiare che lui e lei rivolgono ai loro figli; peccato che in alcuni, pochi, momenti, il gioco dei corpi invertiti abbia suggerito alcune battute e situazioni di poco gusto, che contrastano con il tono familiare del film. Anche la colonna sonora sembra spesso, con il suo ritmo incalzante, fuor posto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LE COSE CHE VERRANNO - L'Avenir

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/07/2017 - 21:15
Titolo Originale: L'Avenir
Paese: FRANCIA, GERMANIA - 2016
Anno: 2016
Regia: Mia Hansen-Løve
Sceneggiatura: Mia Hansen-Løve
Produzione: CG CINÉMA, IN CO-PRODUZIONE CON DETAILFILM, ARTE FRANCE CINÉMA, RHÔNE-ALPES CINÉMA, SOFICAS CINÉMAGE, COFINOVA SRG SSR
Durata: 100
Interpreti: Isabelle Huppert, André Marcon, Roman Kolinka

Natalie ha cinquantacinque anni ed è insegnante di filosofia in un liceo. Lei è molto brava con i suoi alunni perché per lei la filosofia non è una materia come le altre ma il giusto approccio per comprendere e affrontare la vita. Ha due figli ormai grandi che non vivono più in casa, un marito e una madre fragile di mente. Natalie si prende cura di ognuno di loro con attenzione e gentilezza ma tutto il suo mondo va improvvisamente a rotoli. Il marito l’abbandona per andare a vivere con un’altra donna. La madre muore dopo che lei l’aveva trasferita in una casa di riposo. La casa editrice la informa che non ha più interesse a pubblicare i suoi libri.  Natalie, quasi come diversivo, accetta l’invito di un suo ex allievo, di raggiungerlo in montagna dove, all’interno di una comunità di intellettuali anarchici come lui, si occupa di allevamento ….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una donna, abbandonata dal marito, impara a badare a se stessa ma si accorge che non può fare a meno di prendersi cura degli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Lo stile della regista punta all’essenziale, la telecamera registra degli eventi senza mostrare partecipazione apparente da parte dell’autrice. Ancora una volta molto brava Isabelle Huppert
Testo Breve:

Una donna che ha superato la cinquantina, professoressa di filosofia, si trova sola, con i figli ormai grandi e abbandonata dal marito. Deve affrontare questa difficile sfida cercando di puntare tutto sul potere della ragione ma c’è ancora qualcosa che le manca

A trentacinque anni e nello spazio di cinque film, Mia Hansen-Løve si è imposta come sceneggiatrice e regista di spicco del giovane cinema francese. Nei suoi film c’è sempre una donna che sa amare, si costruisce una famiglia, ma al contempo non trascura di lottare per la propria affermazione professionale, atteggiamento che spesso diventa l’antidoto alle sofferenze che l’amore procura.

Era successo in Un amore di gioventù (2011) dove una ragazza, dopo una cocente delusione per un amore nato quando aveva 15 anni, si rifugia nella professione di architetto (menzione speciale al festival di Locarno).

Ma anche nel film d’esordio, Tout est padronné del 2007 (ha vinto il Premio Louis-Delluc ed è stato nominato ai premi César come migliore opera prima) .una giovane moglie deve  affrontare la crisi del suo matrimonio a causa di un marito tossicodipendente.

Anche ne Il padre dei miei figli ( 2009), premio speciale alla giuria nel 62mo Festival di Cannes, una moglie e madre coraggiosa affronta il suicidio del marito e il faticoso recupero della casa di produzione cinematografica di cui l’uomo era titolare.

In quest’ultimo, L’avenir, Orso d'argento per la migliore regia al 66mo Festival internazionale del cinema di Berlino, una donna è ancora la protagonista (una magnifica Isabelle Huppert) che deve affrontare problemi legati alla sua famiglia e che sembra trovare nella professione, l’insegnamento della filosofia, l’unico sostegno possibile.

“Quando possiamo dire che una verità è stata stabilita? E’ questo il vero punto critico: definire dei criteri che ci consentano di determinare quando possiamo parlare di verità” In questo modo Natalie, in una lezione tenuta in un giardino pubblico, stimola i suoi allievi a riflettere. Si tratta solo di un piccolo scampolo della sua giornata, sempre piena e in movimento. Deve discutere con gli studenti contestatori che impediscono agli altri di frequentare le lezioni ma deve subito andar via, su chiamata dei vigili, per recarsi in casa di sua madre, ormai una donna svampita, che li ha chiamati senza alcun motivo, se non quello di fare in modo che la figlia le resti vicina. Alla fine torna a casa per preparare da mangiare in tempo prima che ritorni suo marito e arrivino i due figli, che quella sera si fermeranno a cena. Le discussioni con il marito, anch’egli professore di filosofia, vertono intorno ai loro autori preferiti: leggono brani da l’ Héloïse di Rousseau e citano Emmanuel Lévinas, Adorno, Martin Buber

Questo solido schema di vita, finisce per frantumarsi in poco tempo : suo marito decide di andare  a vivere con un’altra donna; la madre, trasferita in un ospizio, muore per il dispiacere; la casa editrice, per puri motivi commerciali, non vuole più pubblicare i suoi lavori.

“Ho una vita intellettuale intensa e mi basta per essere felice” afferma Nathalie all’allievo prediletto che è venuto a trovarla. In effetti, il suo non disperarsi e non piangere (o se piange, come alla morte della madre, lo fa dignitosamente nel chiuso della sua stanza) ha tutta l’apparenza di un atteggiamento stoico, recuperato dalla sua preparazione filosofica. Ovviamente non tutto è così lineare e se sente un rammarico, è quello di non poter tornare alla casa delle vacanze in Normandia, di proprietà di suo marito, dove ha visto i figli crescere e ha coltivato personalmente i fiori del giardino. Forse è per questo motivo, per rintuzzare in sé la forza della ragione, che va a passare qualche giorno in montagna nel rifugio dell’allievo Fabien, dove vive assieme ad altri intellettuali tedeschi. Iniziano fra loro erudite discussioni di politica e filosofia ma la disillusione è cocente: Natalie è costretta a riconoscere quanto in fondo sia distante da questi intellettuali che parlano molto di temi fuori dalla realtà. Imprigionata in una libertà solitaria forzata, quasi per contrasto, la protagonista si accorge che non è la filosofia che le riempie la vita ma il prendersi amorevolmente cura di altre persone. Alla fine, la nascita di un nipotina costituirà un evento che le farà comprendere che non tutto è finito. Intravede la possibilità di adattarsi alla sua nuova condizione, come la cagna Pandora, un tempo fedele custode della madre, che ha trovato una nuova casa nella fattoria di Fabien. Lo stile della regista è asciutto, essenziale ma tutto il film è retto dall’interpretazione di Isabelle Huppert che ancora una volta si è pienamente immedesimata nella parte.. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO (F. Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/06/2017 - 18:34
Titolo Originale: The Startup - Accendi il tuo futuro (F. Olearo)
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro D'Alatri
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Alessandro D'Alatri
Produzione: CASANOVA MULTIMEDIA, CON RAI CINEMA
Durata: 97
Interpreti: Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Luca Di Giovanni, Matilde Gioli

Matteo Achilli, 18enne romano, è stato selezionato per entrare alla Bocconi ma rifiuta di andarci dicendo di no a suo padre, che è disposto a fare i sacrifici necessari per questo figlio di talento. I suoi obiettivi sono diversi: spera di diventare un campione di nuoto e si sente molto legato alla sua ragazza: Emma. La delusione di non esser stato scelto per la nazionale nuotatori lo spinge a concepire un sito che sia in grado, in modo obiettivo, di scegliere il candidato migliore per una certa posizione di lavoro e al contempo si iscrive alla Bocconi. Da questo momento Matteo è tutto concentrato nella realizzazione del suo sito, che chiama Egomnia, con l’aiuto di un bravo ingegnere, Giuseppe ma ciò crea delle incomprensioni con la sua Emma, anche perché a Milano ci sono molte distrazioni….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ragazzo sa essere coerente con i suoi progetti, conservando gli affetti e le amicizie che lo aiutano a maturare. Una situazione di relazione fuori del matrimonio
Pubblico 
Adolescenti
Un breve nudo femminile. Allusione a un incontro notturno a tre
Giudizio Tecnico 
 
Regia e sceneggiatura e colonna sonora risultano perfettamente amalgamate in un racconto prettamente italiano, che non cerca di imitare riferimenti americani più famosi
Testo Breve:

Ispirato alla stori vera di un ragazzo italiano che a 19 anni diventa imprenditore di un sito Internet di successo, il film approfondisce il complesso equilibrio fra determinazione per il successo e attenzione ai rapporti umani

Dobbiamo constatare con piacere che in tempi recenti il cinema ha deciso di mettere a fuoco la galassia degli adolescenti e degli young-adult con una nutrita serie di lavori sul tema. Che si tratti di un universo dove c’è ancora molto da esplorare e che ancora sfugge a qualsiasi consolidata classificazione, lo si percepisce dalle storie, spesso diametralmente opposte che vengono raccontate.  Basterebbe confrontare L’estate addosso di Gabriele Muccino (a cui va il merito di aver aperto questa nuova stagione di film giovanili) e The Startup. Nel primo, quattro ragazzi corrono lungo una spiaggia cubana e concludono che la loro felicità sta tutta lì, in quel momento unico di piacere sensitivo, lontani da qualsiasi responsabilità, a cui si aggiunge alla fine quel terribile, quasi obbligatorio per ogni film giovanile: “ricordati di essere sempre te stessa”, una sorta di manifesto di esistenzialismo egocentrico. In The startup, ricavato da una storia vera, il protagonista è posizionato agli antipodi dello spettro antropologico. Matteo vive per costruire qualcosa nella sua vita e adegua la sua personalità e i suoi comportamenti in modo da raggiungere l’obiettivo che si è prefissato. Ovviamente anche questo atteggiamento può essere un’altra forma di egocentrismo ed Emma più volte non manca di rinfacciargli che Egomnia è solo espressione del suo io smisurato.  Per fortuna la sceneggiatura non ci propone un imprenditore spietato, capace di calpestare anche gli amici, com’era accaduto al Mark Zuckerberg di The Social network, ma un ragazzo che cerca sì, di raggiungere con determinazione i suoi obiettivi ma al contempo sa comprendere dove ha sbagliato e cerca di correggersi. Senza voler svelare niente di più della trama, occorre riconoscere che i valori su cui si appoggia Matteo per crescere come imprenditore e come uomo, vengono ben valorizzati: l’affetto dei genitori, la collaborazione e l’amicizia con Giuseppe, l’amore per Emma.

La qualità della sceneggiatura appare evidente anche per contrasto con altri film usciti da poco sul mondo degli adolescenti: se Classe Z era costruito intorno a giovani-stereotipo che si muovevano spinti da un meccanismo di trama facilmente prevedibile, qui il racconto procede per balzi successivi, interruzioni che costringono i protagonisti a deviare verso altri percorsi, precisamente come nella realtà siamo spesso costretti a cercar di mantenere gli stessi obiettivi adeguandoci alle nuove circostanze. Regia e sceneggiatura si sono ben amalgamate e ci sono dei momenti dove questo risulta particolarmente evidente. Quando Matteo invita Emma a Milano e, cercando di fare colpo su di lei, la invita a un lussuoso ristorante e poi a un albergo cinque stelle, la reazione di Emma è pienamente giustificata: percepisce in lui la perdita di ogni spontaneità e si sente vista come se fosse una escort di qualche magnate russo di passaggio. Anche il colloquio fra Matteo e il professore della Bocconi che lo redarguisce per essersi presentato all’esame impreparato è una bella lezione di serietà che invita il ragazzo ad abbassare la cresta di imprenditore rampante.

Solo le ambientazioni a Milano e a Roma, risultano discontinue. Ben realizzata quella di Milano, con numerose riprese all’interno della Bocconi e la presenza di giovani molto “milanesi”, dinamici e impegnati. Non si può dire lo stesso dell’ambientazione romana dove avrebbe dovuto emergere la realtà di una famiglia che vive in borgata e che ha raggiunto con fatica una posizione dignitosa. Sono situazioni più dette che viste. Anche la reazione rabbiosa di Matteo, scavalcato nel nuoto da un ragazzo raccomandato, con frasi del tipo “hai rubato anche la tua nuova casa ai Parioli?”, che dovrebbero alludere a intrallazzi da palazzinaro, appaiono un po’ sbrigative. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO (A. Valagussa)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/06/2017 - 10:54
Titolo Originale: The Startup - Accendi il tuo futuro (A. Valagussa)
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro D’Alatri
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Alessandro D’Alatri
Produzione: CASANOVA MULTIMEDIA, CON RAI CINEMA
Durata: 97
Interpreti: Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Luca Di Giovanni, Matilde Gioli

Matteo Achilli, 18 anni, romano di borgata, ha un sogno: accedere ai campionati nazionali di nuoto e conquistarsi un posto alle Olimpiadi. Possibilità che gli viene però preclusa da un altro nuotatore, figlio di uno degli sponsor della nazionale. Del resto siamo in Italia e le cose funzionano così. Ma Matteo non ci sta. Con la freschezza e l’incoscienza della sua età sogna una rivoluzione, un nuovo social network che serva il mondo del lavoro e calcoli con un algoritmo matematico il potenziale di ogni candidato perché finalmente si compiano scelte sulla base del merito. L’idea funziona, il sito conquista migliaia di utenti, ma è soprattutto Matteo a guadagnare meriti e consensi, rischiando di perdere il fine ultimo della sua utopia e l’amore per la fidanzata Emma.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia di Matteo è una coming of age di chiunque abbia sognato un futuro più giusto, in cui giocarsi le proprie possibilità unicamente in base al proprio valore
Pubblico 
Adolescenti
Una breve scena a contenuto sessuale, accenni di nudo femminile
Giudizio Tecnico 
 
Il film, ottimamente sceneggiato, diretto da un regista esperto e capace come D’Alatri e interpretato da un cast di validi esordienti
Testo Breve:

Il film parla di una storia vera, quella di Matteo Achilli, fondatore, a soli 19 anni, di Egomnia, un sito di successo, ma anche del delicato passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta, quando ancora i sogni e le utopie vincono sul cinismo

Il film parla di una storia vera, quella di Matteo Achilli, fondatore, a soli 19 anni, di Egomnia, un sito che aiuta i giovani a trovare lavoro dando un punteggio ai candidati in base alle esperienze inserite nel curriculum. Un giovane italiano di successo, di cui si è occupata la Bbc, nel documentario The next billionaires, e che Business Insider ha inserito nella top 10 degli “under 30” più influenti al mondo.

Ma questo è solo il punto di partenza. Il film, ottimamente sceneggiato, diretto da un regista esperto e capace come D’Alatri e interpretato da un cast di validi esordienti, alza il tiro riuscendo, attraverso la vicenda di Matteo, a farsi metafora di una particolare stagione della vita, quella del delicato passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta. Un’età in cui i sogni e le utopie vincono ancora sul cinismo, in cui le rivoluzioni paiono possibili e parole come “merito” e “valore” non suonano solo come simulacri vuoti e beffardi.

La storia di Matteo diventa così una coming of age di chiunque abbia sognato un futuro più giusto, in cui giocarsi le proprie possibilità unicamente in base al proprio valore e non per il cognome che porta o le conoscenze che può vantare. Un’opera inedita, soprattutto per la nostra cinematografia, con al centro la nostra vera “meglio gioventù”, quella che non si estingue in amori tormentati o notti da leoni, ma che studia, sogna, si interroga. Un’opera politica, nel senso più alto del termine, in cui si ricorda il diritto che le nuove generazione meritano di coltivare sogni più grandi del diventare famosi o dell’essere semplicemente se stessi. Un’opera sincera in cui non si nascondono le seduzioni di cui il mondo può essere capace, i rischi che l’utopia perda la sua spinta originaria e si trasformi unicamente in interesse personale, guadagno, ambizione.

Un film diverso da tutti gli altri e che, anche solo per questo, merita di essere visto e promosso.

Autore: Andrea Valagussa
In Televisione
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L'ALTRO VOLTO DELLA SPERANZA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/03/2017 - 10:48
Titolo Originale: Toivon tuolla puolen
Paese: Germania, Finlandia
Anno: 2017
Regia: Aki Kaurismäki
Sceneggiatura: Aki Kaurismäki
Produzione: SPUTNIK OY
Durata: 98
Interpreti: Sherwan Haji, Sakari Kuosmanen, Ilkka Koivula, Janne Hyytiäinen

Khaled è fuggito fortunosamente dalla Siria e spera di ottenere l’asilo politico ad Helsinki, ma resterà deluso; Wikström, dopo aver lasciato la moglie alcolista e il suo lavoro di rappresentante, ha aperto un ristorante con un bizzarro staff, a cui a un certo punto si aggiunge proprio Khaled, che cerca di sfuggire all’espulsione. La curiosa umanità di quelli che lavorano al ristorante si scontra con una società, quella finlandese, all’apparenza aperta ed accogliente ma di fatto non priva di contraddizioni…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film aiuta a sperare che nella tragedia dell’oggi resti lo spazio perché gli individui compiano gesti di generosità disinteressata, ritrovando non per legge, ma per “grazia” il gusto della solidarietà
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di tensione e violenza
Giudizio Tecnico 
 
Realismo e surrealtà si incontrano in un impossibile, ma proprio per questo meraviglioso equilibrio nell’ultimo film di Aki Kaurismäki, Orso d’Argento per la migliore regia al Festival di Berlino 2017
Testo Breve:

L’autore di Miracolo a Le Havre affronta, sorridendo, ma anche con toni tragici, il tema attualissimo dell’immigrazione a cui si affianca fatalmente quello della discriminazione

Realismo e surrealtà si incontrano in un impossibile, ma proprio per questo meraviglioso equilibrio nell’ultimo film di Aki Kaurismäki, Orso d’Argento per la migliore regia al Festival di Berlino 2017, una pellicola capace di toccare temi attualissimi senza mai scadere nel patetico, senza fare moralismi, ma senza rinunciare a dare un giudizio, che però emerge con naturalezza dalle vicende e dagli sguardi dei personaggi piuttosto che da astratte dichiarazioni di intenti.

Sullo sfondo di una Finlandia che sembra sempre leggermente “fuori tempo” (arredamenti e modi appaiono vecchi di almeno una ventina d’anni), la storia del rifugiato Khaled ha premesse tragicissime (la famiglia sterminata ad Aleppo, una sorella perduta nel viaggio terribile verso l’Europa) ma uno svolgimento che in molti momenti sembra prendere la via della commedia (più o meno nera…), per poi dare sterzate di tragedia che lasciano senza fiato.

La controparte di Khaled, il laconico Wikström, deciso a cambiare vita rompendo il matrimonio (salvo poi ritrovarsi a carico la bizzarra famiglia costituita dai dipendenti di un ristorante quanto meno problematico), è il tipico personaggio che Kaurismäki costruisce lasciando che il pubblico lo comprenda più dai suoi silenzi e dalle sue azioni (Wikström è estremamente determinato e ovviamente impassibile) che da tanti discorsi.

L’assurda “giustizia” della burocrazia finlandese, che fa contrasto alla naturale solidarietà tra emarginati, è solo una parte del mondo che Kaurismäki racconta con asciutta efficacia, senza dimenticare l’accompagnamento di un notevole colonna sonora di country finnico, sfidando il pubblico a sperare insieme a lui che nella tragedia dell’oggi resti lo spazio perché gli individui compiano gesti di generosità disinteressata, ritrovando non per legge, ma per “grazia” il gusto della solidarietà.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
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CLASSE Z

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/30/2017 - 10:21
Titolo Originale: Classe Z
Paese: Italia
Anno: 2017
Regia: Guido Chiesa
Sceneggiatura: Renato Sannio, Alessandro Aronadio, Guido Chiesa
Produzione: COLORADO FILM, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM, SCUOLAZOO
Durata: 92
Interpreti: Andrea Pisani, Greta Menchi, Enrico Oetiker, Alice Pagani, Antonio Catania,Alessandro Preziosi

Al primo giorno dell'ultimo anno di un liceo scientifico, alcuni ragazzi scoprono una novità: è stata creata una nuova sezione, la H, apposta per loro. I ragazzi non tardano a scoprire la verità: il preside ha costituito questa nuova sezione al solo scopo di isolare i ragazzi più problematici e più svogliati, in modo che non “inquinino” le altre classi.
Tra loro c'è Ricky, il cui principale divertimento è fare scherzi al bidello e ai professori per poi mettere le sue gesta su Youtube; Stella, che ci tiene a essere sempre la più elegante e provocante del gruppo; Viola, una ragazza intelligente ma sempre in guerra con il mondo. I professori non hanno nessun interesse a perder tempo con loro e vengono in aula per leggere il giornale. Solo un giovane professore, appena arrivato, Marco Andreoli  cerca di scuoterli dalla loro apatia. Il suo riferimento è il professor Keating de L'Attimo fuggente. Cerca di introdurre metodi didattici innovativi per avvicinarsi ai ragazzi ma resta ben presto deluso….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un gruppo di ragazzi riesce a risalire dalla loro condizione di ultimi della scuola grazie all’aiuto reciproco
Pubblico 
Adolescenti
Giudizio Tecnico 
 
Il film tradisce schemi narrativi smaccatamente televisivi ma riesce a esprimere bene la freschezza spensierata dei protagonisti
Testo Breve:

Un preside decide di concentrare tutti i ragazzi con basso rendimento in un’unica classe. Un film corale che racconta, quasi in forma di favola, una divertente storia di riscatto 

E’ indubbio che la volontà di entrare dentro la mente di ragazzi dell’ultimo anno di liceo c’è stata. Basti pensare alla stessa scelta dei protagonisti: ben tre (Greta Menchi, Andrea Pisani e Il Pancho) hanno “fatto carriera” su Youtube e garantiscono un’empatia giovanile all’ultima moda. Anche l’incipit è accattivante: Stella ritorna a scuola dopo le vacanze e ai suoi occhi tutti gli altri, che giudica irrimediabilmente omologati dentro il branco, come tanti zombi. Inoltre il tema stesso del film, il recupero umano e professionale di ragazzi sbandati, è nelle corde del regista Guido Chiesa, che nel suo ultimo Belli di papà aveva mostrato come un padre imprenditore riuscisse, grazie a una terapia d’urto, a convertire all’impegno sul lavoro tre figli viziati e inconcludenti.

Nonostante queste ottime premesse, il film appare da subito terribilmente televisivo: i ragazzi della classe Z vengono tipizzati secondo stereotipi abusati. Stella, che pensa solo a vestirsi all’ultima moda, sembra esser stata presa di peso dal serial Che Dio ci aiuti; Ricky pensa solo a fare scherzi; Yuri è disilluso perennemente arrabbiato con il mondo, come lo è anche Viola. Per ognuno di loro è pronta la motivazione familiare che li ha resi disadattati e abulici: a Viola il padre è andato via di casa, Stella si vergogna di sua madre, Yuri ha un padre-padrone che vuole per forza farlo studiare come ingegnere, nonostante le sue vocazioni artistiche.

La trasformazione non avviene grazie all’amore, com’era accaduto al sedicenne Leo di Bianca come il latte, rossa come il sangue, né dallo scoprire che vicende del passato sono lo specchio della condizione presente, com’era accaduto in Freedom Writers,  ma all’impegno collettivo di uscire dallo stallo creato dalla loro condizione di sfigati attraverso uno strumento molto potente: quello di aiutarsi a vicenda. Pigmalione della loro trasformazione è il professore alle prime armi Marco Andreoli, l’unico disposto seriamente ad aiutarli. Anche in questa seconda parte del film viene troppo allo scoperto il meccanismo narrativo: ed ecco che come d’incanto il gruppo scopre che uno di loro è bravo in matematica, l’altro in letteratura e così possono studiare insieme per affrontare l’esame di maturità.

Complessivamente il messaggio trasmesso dal film è positivo: viene proposto un modello di scuola che vuole comprendere i ragazzi e cerca di valorizzarli tutti, pur nei limiti delle loro possibilità. Nell’impegno di costruire un’apologia della solidarietà fra gli ultimi e di catturare la simpatia degli spettatori giovani, il racconto finisce per risultare ben poco realistico: è difficile pensare che un professore si allontani dalla scuola senza avvisare le autorità scolastiche rischiando un provvedimento disciplinare e che dei ragazzi possano disseminare la scuola di telecamere senza incorrere in una denuncia. Se i protagonisti mancano di profondità, almeno il gruppo nel suo complesso manifesta una sua originale e divertente vivacità. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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17 ANNI (E COME USCIRNE VIVI)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/30/2017 - 09:36
Titolo Originale: The Edge of Seventeen
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Kelly Fremon Craig
Sceneggiatura: Kelly Fremon Craig
Produzione: GRACIE FILMS, STX ENTERTAINMENT
Durata: 104
Interpreti: Hailee Steinfeld, Woody Harrelson, Kyra Sedgwick, Haley Lu Richardson,

Nadine ha 17 anni e da quando gli è morto il padre, Krista è diventata la sua amica inseparabile. Ma succede che suo fratello si innamora di Krista e Nadine si sente sola e tradita. La madre ha poco peso su di lei, perché donna fragile alla perenne ricerca di un altro uomo. Trova, se non conforto, almeno la consolazione di potersi confidare con l’insegnante d’italiano prof. Bruner ma il suo opprimente senso di solitudine, il suo sentirsi diversa, rischia di farle fare un pericoloso passo falso….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Ogni personaggio può esser considerato una brava persona (non c’è in particolare uso di violenza o di droghe) ma il vuoto assoluto di valori umani (e naturalmente soprannaturali) è mitigato solo da istinti naturali di benevolenza fra familiari e amici
Pubblico 
Sconsigliato
Turpiloquio continuo; abuso di alcool da parte di minorenni; una diciassettenne convive con il suo ragazzo nella casa di lui con l’acquiescenza dei genitori di entrambi. Il film risulta interessante per quegli adulti che si occupano di tematiche adolescenziali
Giudizio Tecnico 
 
Sceneggiatura arguta che mostra di aver approfondito il mondo dell’adolescenza, buona recitazione, soprattutto da parte di Woody Harrelson
Testo Breve:

Una diciassettenne si sente tradita perché la sua migliore amica si è mesa con suo fratello; un’immersione particolarmente accurata nel mondo dell’adolescenza ma con esibizione di comportamenti diseducativi 

Il film porta a compimento un’analisi della “malattia dell’adolescenza” (in questo caso in versione femminile) particolarmente accurata, che si distacca da tanti film sullo stesso genere.

Sono presenti alcune della “patologie” più tipiche di questa età: il passaggio, spesso doloroso, dal tempo dell’amica del cuore a quello della competizione verso rappresentanti dell’altro sesso; il riempirsi la testa più di fantasia che di realtà; il notevole egocentrismo nella continua ricerca dell’affermazione di sé; la lacerante solitudine che si percepisce quanto tutte hanno il ragazzo e tu no; le pulsioni sessuali che arrivano improvvise, il desiderio di dare un taglio netto con una fuga da tutto e da tutti.

Tutte queste tendenze, che possiamo definire universali, sono però calate, in questo film,  in un contesto molto specifico: la madre di Nadine è fragile, troppo impegnata a cercarsi un altro uomo attraverso appuntamenti via Internet e in generale i genitori dei compagni e compagne di scuola di Nadine sembrano come inesistenti o comunque  ininfluenti sulla loro vita.

Sono adolescenti senza punti di riferimento (un breve accenno della Nadine angosciata a Dio, si conclude con l’affermazione che se esiste, è indifferente ai nostri destini): è sufficiente che la madre si allontani per un weekend perché Nadine e Krista si ubriachino e che quest’ultima vada nel letto del fratello. Nadine è inoltre una ragazza particolare, egocentrica e incapace, almeno per buona parte del film, di comprendere la posizione degli altri. Il suo continuo fuggire da chi in fondo le vuol bene, come la madre, il fratello e Krista, la portano a infilarsi in una situazione particolarmente rischiosa.

Se poi, alla fine, niente di irreparabile succede, ciò è imputabile al riaffiorare, in queste personalità senza formazione umana, di una sorta di legge naturale. Il comprendere che l’esercizio della sessualità non è un puro sport ma va congiunto con un significato affettivo; l’importanza di ritornare, in periodi di crisi, nell’alveo degli affetti familiari, che non posso tradire.

Il film si avvale di dialoghi arguti, anche se spesso farciti di riferimenti sessuali; fra gli attori spicca Woody Harrelson, che ha tratteggiato con intelligenza l’ironico professor Bruner. Il film è pieno di comportamenti diseducativi (ad onor del vero non c’è uso di droga né di violenza) e finisce per essere indirizzato più a un pubblico di adulti che di adolescenti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SLAM - Tutto per una ragazza

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/22/2017 - 13:56
Titolo Originale: SLAM - Tutto per una ragazza
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Andrea Molaioli
Sceneggiatura: Francesco Bruni, Ludovica Rampoldi, Andrea Molaioli
Produzione: INDIGO FILM CON RAI CINEMA
Durata: 100
Interpreti: Ludovico Tersigni, Barbara Ramella, Jasmine Trinca, Luca Marinelli

Samuele è un adolescente che vive con sua madre che lo ha avuto a sedici anni, mentre il padre li ha lasciati molto presto. Alice è figlia di una coppia benestante, che le concede molta libertà. E’ proprio questa libertà che rende facile l’incontro fra i due ragazzi e la successiva gravidanza. Samuele, che ha vissuto fino a quel momento solo della sua passione per lo skateboard, si ritrova senza bussola in un oceano a lui sconosciuto....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film prospetta un quadro desolante di adolescenti e adulti che non sanno dirigere la propria affettività e i figli sembrano essere più frutto di un momento di distrazione che di un gesto desiderato e voluto
Pubblico 
Maggiorenni
Le tematiche sessuali, gestite con particolare disinvoltura, non sono adatte per persone non mature.
Giudizio Tecnico 
 
Il regista si esprime con un linguagio essenziale e mostra una buona coerenza narrativa. Gli attori sono tutti nella parte
Testo Breve:

Un ragazzo e una ragazza di sedici anni si conoscono e presto si trovano ad aspettare un bambino. Un’immersione nel mondo dell’adolescenza ben realizzato ma con toni pessimistici 

L’inizio della storia non può che lasciarci sconcertati. Samuele è appassionato di skateboard. Fin qui niente di male ma lo skateboard è tutto il suo universo culturale: il suo idolo è l’asso di questa disciplina, Tony Hawk, di cui legge avidamente la biografia e che diventa, nella sua fantasia, il suo confidente, il suo esperto di vita. Alice va molto male a scuola e ogni nuova attività che cerca di intraprendere (musica, pittura) finisce presto per annoiarla. E’ esperta invece in amore e lasciata da appena tre giorni dal precedente ragazzo, al primo appuntamento con Samuele non accetta di andare a cinema ma lo conduce in camera sua. Il panorama offerto dagli adulti non è meno confortante. La madre di Samuele è rimasta incinta a sedici anni ma ha avuto il coraggio di allevarlo da sola, mentre il padre si è eclissato alle prime difficoltà. I genitori di Alice sembrano disinteressarsi dell’educazione della figlia o piuttosto propendono per un approccio permissivo.

Una volta che lo spettatore accetta comunque di stare al gioco del regista e sceneggiatore Andrea Molaioli, bisogna riconoscere che la storia avanza con insolita coerenza. E’ inutile aspettarsi profondità di pensiero e riflessioni in questi personaggi che di fronte al vuoto culturale e umano in cui si muovono, reagiscono all’evento (la gravidanza inaspettata di Alice) in base a dei loro istinti primordiali. E’ proprio in questo contesto che risalta maggiormente la forza della natura, che segue il suo corso a dispetto di tutto e di tutti e quel bambino che nasce e che cresce, anno dopo anno, finisce per costituire l’aspetto più bello del film, la cui luminosità mette maggiormente in evidenza l’incapacità cronica degli uomini di assumersi delle responsabilità e di restare coerenti con esse.

Tutta la vicenda è vista attraverso gli occhi di Samuele, un sedicenne che vive più di sogni che di realtà; è di poche parole e quando parla conclude sempre con un “non lo so” lasciando che siano gli altri a prendere delle decisioni per lui. Samuele (grazie alle pagine del romanzo di Nick Hornby a cui si ispira il film) costituisce un ritratto riuscito del mondo magmatico dell’adolescenza, dove i sogni hanno la stessa consistenza della realtà. Molto riusciti i flashforward che servono per esprimere ciò il ragazzo pensa del suo prossimo futuro e la sua fuga da casa di fronte alla prossima responsabilità paterna, rivela bene un’altra caratteristica di quell’età: la difficoltà a confidarsi con qualcuno e il peso che si determina nel tenersi tutto dentro.

Alice è meno complessa, segue il suo istinto naturale e accetta di diventare madre contro il parere dei genitori, forse con la segreta speranza di trattenere a se’ Samuele.

Gli attori sono tutti nella parte e Luca Marinelli, che interpreta il padre cialtrone di Samuele, ha modo di confermare la sua bravura.

Dispiace che il film, soprattutto nel finale, si allinei, senza particolare coraggio, ai tanti lavori che prospettano una umanità incapace di prendere in mano la propria vita e che si limita a seguire agli impulsi del momento, senza cercare con tenacia la propria felicità.

In fondo il film, sia pure in modo indiretto, dimostra quanto sia importante, per la maturazione degli adolescenti, l’approfondimento culturale e l’educazione all’affettività.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NON È UN PAESE PER GIOVANI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/22/2017 - 08:38
Titolo Originale: Non è un paese per giovani
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Giovanni Veronesi
Sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Ilaria Macchia, Andrea Paolo Massara
Produzione: Paco Cinematografica – Neo Art Producciones e Rai Cinema
Durata: 105
Interpreti: Filippo Scicchitano, Giovanni Ansaldo, Sara Serraiocco, Sergio Rubini, Nino Frassica

Sandro ha vent’anni, lavora come cameriere in un ristorante e sogna di diventare scrittore. Dopo alcuni mesi di lavoro diventa amico di Luciano e con lui comincia a progettare di lasciare l’Italia, paese in cui sentono di non avere alcuna prospettiva, e scelgono Cuba come luogo in cui riporre le proprie speranze di realizzare un futuro migliore

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia potrebbe svilupparsi su tre elementi interessanti: l’amicizia, la speranza nel futuro, l’affetto padre-figlio. Tuttavia, pur partendo da questi e affrontando un tema molto attuale e sentito come quello dei giovani italiani costretti ad emigrare, gli eventi e i personaggi dirottano verso toni di euforica incoscienza che svuotano il racconto del suo senso originario e di un vero contenuto che vada al di là del puro fatto narrativo
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene violente
Giudizio Tecnico 
 
Ambienti, personaggi, dialoghi e musiche sono carichi di fascino, credibili e coinvolgenti; ma la storia in se stessa non regge la rilevanza del tema centrale e si perde alla ricerca di un racconto suggestivo
Testo Breve:

Sandro e Luciano, di vent’anni, lasciano l’Italia per Cuba, sperando in un futuro migliore ma l’interessante tematica sociale si trasforma presto in  ricerca di evasione e fuga dalle responsabilità 

 

Dalla televisione al cinema, le disperate immagini di rifugiati che sbarcano sulle nostre coste in cerca di salvezza e di un futuro migliore sono ormai diventate purtroppo tristemente familiari, Non è un paese per giovani di Giovanni Veronesi racconta una storia di migranti al contrario, due giovani che, come molti loro coetanei, dall’Italia si sentono invece respinti e fuggono all’estero in cerca di un’occupazione che permetta loro di realizzarsi. Il film del regista e sceneggiatore toscano nasce da un’esperienza radiofonica durata alcuni anni e narra di coloro che non vedono un futuro per loro nell’Italia di oggi.

Sono più di 100.000 i ragazzi che ogni anno lasciano l’Italia per studiare e lavorare all’estero. Un esodo percepito solo in sordina, come sorda è la frustrazione delle nuove generazioni che vivono l’impossibilità di realizzare le proprie aspettative professionali nel proprio paese. Giovanni Veronesi nel corso della sua trasmissione radiofonica ha raccolto le sconfortanti testimonianze di molti di questi ragazzi e ne ha tratto ispirazione per realizzarne una versione cinematografica. Una storia che parla di amicizia, speranza, amore, difficoltà ed entusiasmi giovanili, affrontando un tema delicato e attuale.

Eppure nel corso del racconto qualcosa si perde, gli elementi si confondono e l’occasione sembra sciuparsi. Non è un paese per giovani è un film che promette una storia coinvolgente e attuale, ma si perde alla ricerca di un racconto che possa diventare poetico e originale andando dietro alla costruzione di relazioni dolci ma fragili e sogni ingenui.

La storia è quella di Sandro (Filippo Scicchitano) un ragazzo dall’animo gentile e riservato che coltiva il sogno di diventare scrittore, ma si accontenta di quello che la vita gli offre. Mentre attende che arrivi l’occasione giusta, la sua fidanzata coglie un’importante opportunità di lavoro negli USA e parte. Nel frattempo il ragazzo ha modo di conoscere meglio Luciano (Giovanni Anzaldo), un cameriere che lavora con lui nello stesso ristorante.

Tra il servizio ai tavoli e la cucina, i due giovani stringono un legame d’amicizia sempre più stretto al punto che Sandro comincia a condividere il sogno di Luciano: aprire un ristorante italiano a Cuba che offra ai clienti dell’isola il raro e prezioso servizio di Wi-Fi. Con l’aiuto del padre di Sandro, Cesare (Sergio Rubini) uomo del sud un po’ rude ma generoso e comprensivo, i due partono per l’Avana dove li aspetta Nora (Sara Serraiocco), una strana ragazza italiana naturalizzata cubana, che li ospita e li supporta nella realizzazione del loro sogno.

Sin dall’inizio colpisce la peculiarità della scelta di Sandro e Luciano. I due infatti non si orientano su una di quelle nazioni che maggiormente potrebbero offrire reali opportunità di crescita professionale, ma scelgono un paese esotico e suggestivo pieno di difficoltà anche più pesanti dell’Italia.

Forse perché spinti dalla più totale mancanza di speranza, Sandro e Luciano optano per un’impresa incerta e rischiosa, ma carica di fascino e si lasciano conquistare dalla prospettiva di un’esperienza insolita e apparentemente promettente. I due protagonisti rappresentano l’altra faccia dei giovani italiani che emigrano non tanto per cercare di raggiungere una posizione professionale in cui mettere a frutto le proprie capacità e competenze, ma piuttosto per un desiderio di evasione e fuga dalle responsabilità di una quotidianità percepita come dura e frustrante.

Dal momento in cui mettono piede sull’isola la storia sembra andare sempre più alla ricerca di questo elemento lirico e attraente. Gli eventi e i personaggi nel loro sviluppo prendono una piega scollegata dalla situazione iniziale e il racconto si trasforma nell’avventura, tutto sommato già vista, di due amici che intraprendono un’impresa folle e pericolosa. Un’avventura che, a detta dello stesso regista, potrebbe essere realizzata da qualunque personaggio di qualunque epoca a prescindere dall’attuale contesto storico-sociale.

Luciano e Nora in particolare sono vittime di un passato personale duro e irrisolto, che nel racconto resta sempre piuttosto oscuro, ma da cui non riescono a liberarsi nemmeno in un paese lontano come Cuba. Il peso delle ferite che si portano dentro li porta ad agire in modo istintivo, a volte persino autodistruttivo e senza un preciso scopo. L’unico che riesce in un certo senso a dare una svolta alla propria vita, crescere e maturare è Sandro, che, grazie forse al suo animo mite, di fronte al fallimento esistenziale dei due compagni d’avventura riprende in mano il corso degli eventi e, con un pizzico di fortuna e un po’ di aiuto da parte del padre, li volge in suo favore.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LOVING - L'AMORE DEVE NASCERE LIBERO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/14/2017 - 10:49
Titolo Originale: Loving
Paese: Gran Bretagna, USA
Anno: 2016
Regia: Jeff Nichols
Sceneggiatura: Jeff Nichols
Produzione: RAINDOG FILMS, BIG BEACH FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON AUGUSTA FILMS, TRI-STATE PICTURES
Durata: 123
Interpreti: Joel Edgerton, Ruth Negga, Marton Csokas, Nick Kroll

Richard e Mildred, cresciuti e vissuti a Central Point, un cittadina rurale della Virginia, si sono conosciuti, si sono innamorati e si sono sposati nel 1958. Le loro famiglie non hanno nulla da obiettare al loro matrimonio (la cerimonia si è svolta a Washington D.C.) ma lo stato della Virginia si, perché lui è bianco e lei è di colore. Condannati all’esilio, si trasferiscono nello stato di Washington fra molte difficoltà. Di loro finisce per interessarsi la Lega per i diritti civili e il loro caso arriva fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un tenero e forte amore coniugale caratterizza questa vicenda realmente accaduta
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Ottimi attori e una regia sensibile che registra anche i minimi risvolti psicologici, anche se il film, per raggiungere l’obiettivo di risultare antiretorico, finisce per appiatture troppo la narrazione
Testo Breve:

La storia vera di due semplici americani, colpevoli di essersi sposati pur essendo di razza diversa, che creano, quasi loro malgrado, una crisi di coscienza nella società americana, che porta la Corte Suprema  a dichiarare il matrimonio un diritto personale inalienabile. 

Richard e Mildred sono delle persone semplici. Lui è un muratore; il suo unico divertimento è quello di modificare le automobili per farle gareggiare in corse rionali di velocità. Sua madre è una levatrice. E’ un tipo di poche parole, che al massimo dice si o no.  Mildred è una donna dolce, non fa niente senza l’approvazione del marito, si occupa delle faccende di casa e dei quattro figli che hanno avuto dopo il matrimonio. La loro intesa è profonda e a lui piace poggiare la testa sulle sue ginocchia quando, la sera, guardano la televisione, esattamente come sono stati ritratti, in incognito, dal fotografo di Life che era andato a trovarli, dopo che il loro caso era assurto a interesse nazionale.

E’ ormai vasta la produzione di film che hanno ricostruito casi realmente accaduti di battaglie per la conquista de diritti civili degli afroamericani ma questo si discosta in modo considervole dagli altri. Se pensiamo solo ai lavori di Spielberg (Lincoln, Amistad) il culmine del racconto si svolge sempre nell’aula del parlamento o di una corte di giustizia, dove due visioni della legge si fronteggiano, con ampio sfoggio di retorica da entrambe le parti.  

In questo film, al contrario, la coppia non vuole neanche andare ad assistere al dibattito che si svolge alla Corte Suprema; sono persone troppo semplici e schive per sentirsi coinvolti in tematiche che sembrano più grandi di loro. Le sequenze che rievocano il dibattito in aula sono ridotte al minimo, mentre l’attenzione del regista si concentra sulla vita familiare della coppia: il loro trasferimento nella caotica periferia di Washington, il loro ritorno in campagna, in Virginia,e il  faticoso commuting di Richard, per evitare di esser sorpresi dalla polizia  a dormire sotto lo stesso tetto; lo sconforto di lui dopo più di dieci anni di attesa da quando era stata avviata la causa legale.

Molti critici hanno accusato il film di minimalismo eccessivo, l’uso di un registro intimista che contrasta con i tanti film che ci hanno infiammato con il calore di battaglie legali. In realtà il film risulta efficace proprio perché non pone in contrasto due leggi ma svuota di significato la causa razziale proprio mettendola a confronto con la più nuda verità: l’amore tenero e intenso fra i due coniugi che risulta più forte di qualsiasi avversità.

Solo in alcune, sintetiche frasi, vendono presentate le ragioni della parte avversa e sempre facendo riferimento a presunte leggi divine. Il poliziotto che mette in cella i due coniugi ricorda che: “è un problema di legge divina: un passero è un passero e un pettirosso è un pettirosso. Se sono diversi c’è un motivo”. Anche la sentenza del tribulale della Virginia contro di loro è chiara: “l’amore interrazziale contravviene l’ordine, la pace e la dignità sociale; Dio non ha certo messo gialli, bianchi e neri in continenti diversi perchè si mischiassero le razze". Gli “effetti spuri” di questo matrimonio (i figli) sarebbero solo dei bastardi.

Naturalmente non occorre dare troppo credito al film nella sua contrapposizione fra “pregiudizi religiosi “ e laicità delle leggi, dal momento che tanti cristiani di fede, a partire da Martin Kuther King si sono espressi e hanno lottato contro le discriminazini dell’epoca.

E’ utile osservare come l’esercizio di raccontare sul grande schermo tante storie di segregazione razziale, felicemente risolte con nuove leggi, è servita come palestra per raccontare, con lo stesso stile, nuove lotte, in particolare il diritto al matrimonio omosessuale, ormai sancito dalla Corte Suprema U.S.A. Ma questo è un altro argomento.

Il film, grazie all’ottima interpretazione dei due protagonisti, Joel Edgerton e Ruth Negg, , quest’ultima candidata all’Oscar 2017, ha un suo valore particolare perché ci racconta, al di là della tematica razziale, una tenerissima stooria di affetto coniugale, che resta saldo di fronte a tutte le avversità.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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