Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

LADY BIRD

Inviato da Franco Olearo il Ven, 03/02/2018 - 21:15
Titolo Originale: Lady Bird
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Greta Gerwig
Sceneggiatura: Greta Gerwig
Produzione: SCOTT RUDIN PRODUCTIONS, MANAGEMENT 360, IAC FILMS
Durata: 93
Interpreti: aoirse Ronan, Laurie Metcalf, Tracy Letts, Lucas Hedges, Timothée Chalamet; 93’; Usa 2017. SCOTT RUDIN PRODUCT

Christine McPherson è un’adolescente ribelle che vuole essere chiamata Lady Bird e sogna di lasciare la nativa Sacramento per andare a fare l’università a New York. Ma nel frattempo deve affrontare l’ultimo anno di scuola in un istituto religioso, dove la sua eccentricità non sempre è ben accetta. Tra innamoramenti e delusioni, frequenti conflitti con la madre e complicità con suo padre, Christine imparerà che crescere non è solo lottare per raggiungere i propri sogni, ma anche riconoscere i doni ricevuti e accettare i propri limiti e quelli degli altri.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Due fantastici genitori cercano di prendersi cura di un’adolescente ribelle e solo il loro amore riesce, faticosamente, a mantenere in carreggiata una ragazza che commette continuamente degli errori nella sua fretta di di diventare grande. Rappresentazione positiva e affettuosa di una high school cattolica
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali e con accenni di nudo. Linguaggio talvolta esplicito. Rapporti prematrimoniali fra adolescenti senza nudità. Abuso di alcool da parte di adolescenti e di giovani. Dichiarazioni favorevoli all'aborto da parte di un'adolescente. In USA: Restricted
Giudizio Tecnico 
 
Le ottime performance di tutto il cast danno al film un’autenticità che colpisce nella sua semplicità
Testo Breve:

Un’adolescente irrequieta, un’affiatata coppia di genitori sono determinanti per fare in modo che sia la simpatia umana a vincere su tutto in questa pellicola sul lungo cammino necessario per uscire fuori dall’adolescenza

Musa e compagna del regista Noah Baubach, Greta Gerwig per il suo primo film da regista sceglie una vicenda che in parte rivista elementi della sua biografia e si affida al volto espressivo di Saoirse Ronan (Espiazione, Brooklyn, Amabili resti) per entrare nella testa e nel cuore di una adolescente in cerca di identità, destinata a commettere molti errori mentre cerca la sua strada opponendosi a una madre severa, ma in fondo generosissima, e accompagnata dallo sguardo pieno di tenerezza di un padre che le insegnerà il valore del sacrificio.

I passaggi della vita di Christine/Lady Bird sono quelli una ragazzina eccentrica, che però come quasi tutti i suoi coetanei è in cerca in realtà di un senso di appartenenza e di riconoscimento; una ragazza alla scoperta dell’amore (anche se la sua sembra più una ricerca astratta che un sentimento che nasce dalla realtà, e forse anche per questo andrà incontro ad amare delusioni), che rischia di perdere le amicizie più autentiche e di trascurare il valore di una famiglia imperfetta, ma solida.        

I genitori di Christine (madre infermiera alle prese con doppi e tripli turni per coprire il licenziamento del marito, uomo umile, ma generoso) non sono ricchi e lei forse un po’ se ne vergogna (anche gli anticonformisti, in fondo, sanno essere piuttosto convenzionali…), ma sono una delle coppie più belle e solide viste al cinema negli ultimi anni, genitori attempati (Christine è arrivata inattesa dopo un’adozione), ma combattivi che in modo diverso contribuiranno alla crescita della figlia.

Così come lo fanno le curiose figure di insegnanti della scuola che Christina tanto dice di odiare, sacerdoti e suore guardati per una volta con ironia ma anche con simpatia (memorabile il coach della squadra di football promosso a insegnante di recitazione…).

È proprio la simpatia umana a vincere su tutto in questa pellicola onesta che il pubblico adulto guarderà con emozione ricordando gli anni difficili della propria crescita (assistendo alle fatiche di quella dei propri figli…) mentre potrà essere per i più giovani l’occasione di “pensare in anticipo” a quando faranno i conti con anni formativi e conflittuali come sono per tutti quelli del liceo. Anche la lezione della suora preside della scuola di Christine (“L’attenzione è una forma d’amore” le dice all’ennesima convocazione nel suo ufficio per una delle intemperanze della ragazzina) fa parte di un discorso tutt’altro che banale sul valore di un’educazione che prevede anche dei no…che non impediranno a Christine di commettere i suoi errori, (il film affronta le prime esperienze sessuali della ragazzina), ma la aiuteranno a guardare con più chiarezza nel suo cuore.
Le ottime performance di tutto il cast danno al film un’autenticità che commuove nella sua semplicità, che non pretende di dare soluzioni ma invita alla reciproca comprensione oltre che a una benvenuta gratitudine nei confronti di chi sacrifica con amore la propria felicità alla nostra.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL FILO NASCOSTO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 02/26/2018 - 22:36
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Produzione: ANNAPURNA PICTURES, FOCUS FEATURES, GHOULARDI FILM COMPAN
Durata: 130
Interpreti: Daniel Day-Lewis, Lesley Manville, Vicky Krieps

Nella Londra degli anni ’50 Reynolds Woodcock è il sarto delle signore dell’alta società e delle dive. Disegna personalmente i modelli e con uno staff di abili sarte diretto dalla sorella Cyril, realizza quel tipo di vestito che per il pregio dei tessuti, le sue forme classiche da' alle donne che lo indossano quel giusto “distacco” utile a distinguerle dalle altre. In uno dei suoi rari weekend liberi Reynolds, scapolo impenitente, conosce Alma, la cameriera di un bar e resta colpito dalla sua naturale eleganza. Alma a sua volta è affascinata da questo artista sensibile che vive solo del suo lavoro e accetta di seguirlo a Londra per lavorare al suo atelier. Alma si accorge ben presto che Reynolds è un uomo totalmente assorbito dalle sue creazioni e influenzato dalla sorella: non trova lo “spazio emotivo” per innamorarsi. Alma, al contrario, ci tiene a lui e vuole assolutamente trovare un modo per attirarlo a se...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un uomo e una donna, che potrebbero innamorarsi l’uno dell’altra, non pensano di trasformarsi per entrare in una realtà di coppia ma ognuno dei due cerca di assorbire l’altro nel proprio universo
Pubblico 
Adolescenti
Non ci sono scene che potrebbero disturbare i minori ma il tema trattato presenta una certa morbosità
Giudizio Tecnico 
 
Daniel Day-Lewis non cessa di stupire per la sua capacità di immersione totale nel personaggio che deve interpretare e Paul Thomas Anderson conferma la sua alta professionalità nel costruire ambienti e situazioni altamente suggestive
Testo Breve:

Nella Londra degli anni ’50, il più richiesto sarto dell’alta società è uno scapolo impenitente ma poi incontra Alma. Un film recitato e diretto molto bene per un cupo thriller psicologico

La recitazione di Daniel Day-Lewis è eccezionale ma quest’ultimo lavoro di Paul Thomas Anderson (Il Petroliere, The Master, Vizio di Forma) non è un film costruito intorno a un protagonista ma un’orchestra polifonica dove ogni strumento sa intervenire al momento giusto. C’è l’ambiente dell’atelier, collocato in un antico palazzo al centro di Londra, popolato da sarte in camice bianco, per lo più non giovani, che cuciono in silenzio, pronte a mettersi rispettosamente in riga quando Reynolds passa a ispezionare le ultime creazioni. Ci sono le principesse e altre signore della società che conta che vengono al suo studio per provarsi i vestiti: sorridono fiduciose al maestro con il quale si è stabilita una sorta di complice intimità e si affidano interamente a colui che saprà valorizzare la loro femminilità. C’è la sorella Cyril, fredda e razionale, che si alimenta, come un parassita, della luce del fratello. C’è la stessa personalità del regista che traspare nel suo utilizzo di uno stile narrativo costruito ad hoc per rappresentare un mondo di gentiluomini e nobildonne inglesi.  Nessuno alza la voce, si riflette sempre prima di rispondere ma vengono spesso usate frasi taglienti come lame. Veniamo infine a Daniel Day-Lewis che secondo quanto da lui stesso dichiarato, dovrebbe chiudere la sua brillante carriera di attore (due premi Oscar) con questa interpretazione. Il suo personaggio esprime grande sensibilità per il bello (e per il mangiare raffinato) ma la sua fragilità emotiva lo spinge a cercare di vivere in un mondo ordinato che replica sempre se stesso. La vicinanza di Alma costituisce per lui un importante aiuto ma al contempo una minaccia per il suo equilibrio, che ruota intorno al lavoro e al ricordo della madre e il film finisce per trasformarsi in un thriller psicologico (giustamente alcuni critici hanno ricordato Rebecca, la prima moglie di Alfred Hitchcock, dove il cuore del protagonista restava occupato dal ricordo della prima moglie). In perfetta antitesi con le incertezze di lui si trova Alma, incrollabile nella sua volontà di conquistarlo e forse, proprio per questo, finisce per diventare il personaggio meno interessante.

Dopo il giusto apprezzamento delle ambientazioni e dei protagonisti, non resta che commentare la trama. Paradossalmente, è proprio questo l’aspetto meno interessante del film. Non si può parlare di una storia d’amore ma dell’incontro di due debolezze, dove entrambi restano ancorati ai loro limiti caratteriali, senza che nessuno dei due accetti, come effetto del loro incontro, di venire trasformato. Secondo lo schema del confronto dei poteri, com’era stato già avvenuto per i precedenti film di Paul Thomas Anderson, conta solo il risultato del conflitto: c’è chi vince e c’è chi perde.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SCONNESSI

Inviato da Franco Olearo il Lun, 02/26/2018 - 21:17
Titolo Originale: Sconnessi
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Christian Marazziti
Sceneggiatura: Christian Marazziti, Michela Andreozzi, Massimiliano Vado;
Produzione: CAMALEO, IN COLLABORAZIONE CON FALCON PRODUCTIONS LTD., VISION DISTRIBUTION
Durata: 90
Interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Ricky Memphis, Carolina Crescentini, Stefano Fresi

Ettore Ranieri (Fabrizio Bentivoglio), affermato scrittore in cerca d’ispirazione, decide di trascorrere insieme alla sua famiglia alcuni giorni di relax in uno chalet isolato tra le montagne del Trentino, sperando che sia anche l’occasione per ricucire i rapporti tra i due figli e la nuova moglie (una mai così coatta Carolina Crescentini). In realtà, lo strano raduno famigliare (completato fra gli altri, dai fratelli della donna e da una domestica russa d’altri tempi) sembra destinato a risolversi in un fiasco a causa della dipendenza dei partecipanti da telefonini e tablet, che rende praticamente impossibile qualsiasi canale comunicativo reale. Almeno fino a quando, per imprecisati problemi tecnici, tutti i dispositivi cominciano a risultare misteriosamente sconnessi…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una tirata d’orecchi all’abuso dei telefonini e un recupero delle relazioni umane in presa diretta
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo
Giudizio Tecnico 
 
Alla storia manca un vero e proprio tirante drammaturgico, si naviga a vista, e a tratti il film sembra reggersi sulle situazioni, che comunque convincono e divertono grazie ai dialoghi, infarciti di battute molto spesso efficaci
Testo Breve:

Famiglia con due figli e altri amici passa giorni di relax in uno scalet isolato di montagna. Tutto va bene fin quando un guasto rende i cellulari sconnessi. Il film diverte ma non approfondisce il tema chesi era proposto 

Sull’impianto della classica commedia corale in ambito famigliare, il film affronta un tema attualissimo e tanto caro al pubblico (soprattutto quello più giovane) anche se non esattamente una novità per le sale cinematografiche: il mondo ai tempi della connessione.

L’espediente iniziale, lanciato già dal trailer, è intrigante e promette bene, così come il cast di tutto rispetto. Infatti, attraverso questa rappresentanza umana, variegata da un punto di vista sociale, culturale e anagrafico, il tema viene declinato in ogni sua sfaccettatura. Il regista in particolare sembra essersi divertito a mettere in scena una sorta di immaginario esperimento sociale: come reagirebbero queste tipologie di persone alla totale assenza di connessione? Si va dal dramma più profondo di chi su Internet fonda ogni aspetto della propria vita, al senso di liberazione di chi per social, chat e giochi on line prova totale indifferenza, se non addirittura repulsione.

Gli spunti lanciati quindi sono tanti ma purtroppo le premesse non vengono mantenute a pieno e il film, che comunque è confezionato discretamente (è quasi un esordio quello di Marazziti che aveva firmato solo un altro lungo) è un po’ deludente sul piano dell’approfondimento. La sensazione, infatti, è che non vengano mai esplorate fino in fondo, a livello umano, le conseguenze del disastro tecnologico raccontato.

Alla storia manca inoltre un vero e proprio tirante drammaturgico, si naviga a vista, e a tratti il film sembra reggersi sulle situazioni, che comunque convincono e divertono grazie ai dialoghi, infarciti di battute molto spesso efficaci (il talento comico di Michela Andreozzi, sia come attrice che come autrice, non è da scoprire oggi) e sul cast davvero azzeccato.  Su tutti, i fratelli Catenacci (Ricky Memphis e Stefano Fresi) e la strana coppia composta da Ettore, intellettuale radical chic, contrario a priori ad ogni tipo di strumento di connessione, e la moglie Margherita, borgatara semi-analfabeta, incinta di nove mesi e totalmente dipendente dal telefonino.

D’altra parte, l’abbondanza di personaggi, situazioni comiche e spunti tematici, fa sì che gli spazi siano molto ridotti (soprattutto per un film che dura appena novanta minuti) e la conseguenza è che si arriva meccanicamente (e in modo non sufficientemente giustificato) all’enunciazione del tema, in un finale un po’ telefonato e vagamente moralista. Il punto è che questi strumenti tecnologici, che potrebbero essere decisamente una risorsa, spesso ci portano ad isolarci innalzando barriere invisibili intorno a noi, tanto che solo quando queste vengono a mancare tutti i nodi vengono al pettine e comincia la vita vera. Solo così, sembra dirci il film, è possibile veder sbocciare giovanissimi amori, superare vecchi rancori e, addirittura, assistere personalmente al miracolo di una nuova vita che nasce…

Autore: Gabriele Cheli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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A CASA TUTTI BENE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 02/19/2018 - 21:00
Titolo Originale: A casa tutti bene
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Gabriele Muccino
Sceneggiatura: Gabriele Muccino, Paolo Costella
Produzione: LOTUS PRODUCTION, UNA SOCIETÀ DI LEONE FILM GROUP CON RAI CINEMA
Durata: 105
Interpreti: Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore

Pietro e Alba festeggiano cinquant'anni di matrimonio nell’isola dove hanno deciso di vivere dopo aver lasciato ai figli la gestione del loro ristorante. Per il lieto evento hanno invitato tutti i parenti più stretti. I tre figli: Carlo con la seconda moglie Ginevra, Sara e suo marito Diego e Paolo che è arrivato da solo, piantato in asso dalla moglie a causa di un suo tradimento. Gli affari di cuore non vanno affatto bene per nessuno dei tre: Alba ha avuto la felice idea di invitare anche Elettra, la prima moglie di Carlo, creando continue occasioni di atrito con Ginevra; Sara cerca di mostrarsi allegra e affettuosa verso il marito, perché intuisce che la sta tradendo; Paolo cerca di rompere la sua solitudine riallacciando una relazione con la cugina Isabella, il suo primo amore dell’adolescenza. Alle nozze d’oro è stato invitato anche Riccardo, il parente più povero, assieme alla moglie Luana che è in attesa di un figlio; per lui, pieno di debiti, sarà l’occasione migliore per chiedere ai tre fratelli un lavoro nel ristorante...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Muccino in questo, come nei film precedenti, ribadisce che l’uomo e la donna non sono adatti a una relazione stabile, perché desiderosi solo di riprodurre all'infinito il momento unico e irripetibile dell’innamoramento iniziale
Pubblico 
Maggiorenni
Una rapida sequenza di rapporto sessuale. Riferimenti a rapporti prematrimoniali fra adolescenti
Giudizio Tecnico 
 
Muccino è bravo nel condurre un film corale e nel far recitar bene i molti attori coinvolti ma la sceneggiatura tradisce una certa artificiosità meccanica degli eventi
Testo Breve:

Una coppia invita tutti i parenti alle loro nozze d’oro nell’isola dove abitano ma una tempesta costringe tutti a restare un altro giorno con conseguenze disastrose. Muccino ribadisce la sua poca fiducia nella tenuta dei legami di coppia

Quando uscì L’ultimo bacio,  Muccino fu applaudito per esser riuscito a rappresentare il fenomeno dell’adolescenza prolungata, quella sindrome di Peter Pan di cui sono affetti, ancora a trent’anni, tanti uomini a cui piace vedere il futuro come un libro aperto, ancora tutto da sfogliare. In seguito, con Baciami ancora, aveva fotografato la generazione dei quarantenni  e ancora una volta si è potuto guardare all’opera di Muccino come un interessante studio sociologico: il futuro di questi personaggi era ormai diventato presente e il loro cuore era sovraccarico di amori lasciati ma mai dimenticati e di amori nuovi mai completamente accettati.

Ora, con questo A casa tutti bene, carico di personaggi di tutte le età, dagli adolescenti agli ottantenni, sembra quasi di trovarsi di fronte a una Summa di tutto quanto è stato raccontato nei film precedenti ed è inutile parlare di nuovo di approfondite riflessioni sugli uomini e le donne di oggi; ciò che emerge è solo Muccino, regista e sceneggiatote, impegnato in un’opera corale dove egli continua a ribadire la sua filosofia di vita con uno stile narrativo mai variato.

In A casa tutti bene, Paolo e la cugina Isabella si sono allontanati dal gruppo per parlare più intimamente. Entrambi hanno alle spalle dei matrimoni infelici ma preferiscono ricordare quella lontana estate, proprio in quella stessa isola, nella quale si sono dati il primo bacio. “I primi 20 minuti sono quelli dove tu racconti chi sei, su di te, sul tuo passato, tanto pensi di non aver nulla da perdere - riflette Paolo - ma poi i 20 minuti diventano 20 ore, 20 giorni, 20 settimane, 20 mesi, 20 anni; alla fine ti rendi conto di non aver più parlato come allora e ti trovi a sognare segretamente  di voler trovare altri 20 minuti per parlare di te con una sconosciuta...”

Muccino sintetizza definitivamente, in questo colloquio, la costante antropologica che ha sempre fatto da sfondo ai suoi protagonisti: uomini e donne che vivono di quelle emozioni che si possono cogliere solo in un momento magico della propria vita ma poi il momento passa e non resta che cercarlo affannosamente in nuovi incontri. Nei film precedenti in dialoghi non sono molto diversi. In L’ultimo bacio Carlo, prossimo padre, che convive con Giulia, si avvicina interessato alla diciottenne Francesca incontrata a una festa. “Crisi?” gli domanda lei. “Si, crisi –risponde Carlo – non c’è più la passione di una volta”. Anche in quel caso non ci sono un uomo e una donna che progettano il loro futuro e felicemente attendono un figlio ma si vive in funzione di quanto misura il termometro della passione.

Deve essere questo il motivo per cui, alla fine della proiezione di quest’ultimo lavoro, si resta ancora una volta ammirati dalla capacità di Muccino nel costruire un film corale, nel far recitare bene tutti gli attori ma poi il film evapora rapidamente dalla nostra memoria. I protagonisti sono in fondo tutti avatar dietro i quali si cela un’unica personalità, quella del regista e finiscono per apparire poco realistici. Quando, nella seconda parte, esplodono in modo incontrollato i conflitti fra i vari parenti-serpenti, si ha la non gradevole sensazione di assistere agli effetti di una bomba ad orologeria preparata a tavolino dal Muccino sceneggiatore.

I casi di coppie fallite,  di tradimenti  consumati sono veramente troppi in questo film (e quindi sociologicamente poco attendibili, se si considera che i grandi nonni, costruttori di un solida fortuna tramite la gestione di un ristorante, appaiono persone che hanno sempre saputo badare all’essenziale). Per un momento sembra che i due adolescenti costituiscano la speranza per un futuro diverso. “Voglio essere giusto – dice il ragazzo –e non voglio fare la fine di mio padre che se ne è andato via quando avevo un anno”. Ma poi questa illusione sparisce presto: anche la coppia di adolescenti si adegua ai comportamenti degli adulti che la circondano, cercando solo di “cogliere l’attimo”.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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LA FORMA DELL'ACQUA

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/17/2018 - 16:57
Titolo Originale: The shape of water
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Guillermo del Toro
Sceneggiatura: Guillermo del Toro, Vanessa Taylor
Produzione: Double Dare You
Durata: 119
Interpreti: Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg

Negli Stati Uniti del 1962, in piena Guerra Fredda, Elisa è una ragazza muta che si occupa di fare le pulizie in un centro di ricerca dove gli americani studiano nuove tecnologie per soppiantare i sovietici. La ragazza ha solo due amici, il vicino di casa Giles, pittore in rovina, e la grintosa collega Zelda. Un giorno lo spietato colonnello Strickland porta al centro di ricerca una misteriosa creatura anfibia che presenta fattezze umanoidi. L’essere diventa oggetto di studio da parte dell’affascinato dottor Hoftstetler e vittima delle violenze di Strickland.  Elisa, impietosita, intreccia con la creatura un rapporto di amicizia che si fa via via più travolgente.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La forma dell’acqua è un film eminentemente politico , una riflessione sulla natura del Potere e su come esso interagisca con la dignità della persona. Propone inoltre una visione univoca della famiglia come realtà conformista e costrittiva, finendo per indicare la solitudine come unica forma di resistenza al sistema dominante
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo, una scena di sesso e altre a lieve contenuto sessuale, diversi episodi di violenza.
Giudizio Tecnico 
 
La coerenza stilistica di ogni dettaglio che, compensando qualche incoerenza narrativa, avvolge lo spettatore in una dimensione cui è facile abbandonarsi.
Testo Breve:

Leone d’Oro a Venezia, e con ben 13 candidature agli Oscar, il film di Guillelmo del Toro è una riflessione contro il potere uniformante anche se manifesta alcune lacune nella sceneggiatura

Con il pluripremiato La Forma dell’acqua (Leone d’Oro a Venezia, Golden Globe per miglior regia e miglior colonna sonora e ben 13 candidature agli Oscar) del Toro rivisita i temi che gli stanno a cuore (in primis la riflessione sul Potere e la dignità) in una forma meno audace e più esteticamente coesa di alcuni film precedenti (Il labirinto del fauno, Mimic).

Il mondo languidamente nostalgico in cui si muove Elisa è provvisto della cifra poetica che i critici cercano nel grande cinema: colpisce la coerenza stilistica di ogni dettaglio che, compensando qualche incoerenza narrativa,  avvolge lo spettatore in una dimensione cui è facile abbandonarsi.

Il film, spacciato spesso dal merchandising per una favola sull’amore, è in realtà, nella miglior tradizione di del Toro, una riflessione sulla natura del Potere e su come esso interagisca con la dignità della persona. L’amore tra Elisa e la creatura non nasce da un incontro con l’alterità ma è, invece, il rispecchiamento tra due esseri reietti, magnificati nella loro diversità attraverso il mezzo cinematografico, dalla recitazione alla luce, dall’inquadratura all’uso del colore.

Elisa, cui la ferita d’infanzia permette di accedere a un mondo totalmente altro, condivide con la creatura acquatica non solo la solitudine ma anche la “divinità” (l’essere viene definito dagli indigeni sudamericani “divino”) di chi mantiene la propria dignità pura, incorruttibile dal conformismo violento del sistema. Non a caso del Toro sceglie i primi anni ’60, primordi della pubblicità e della celebrazione del self-made man, un’epoca di manifesti con famiglie perfette che nascondono dietro a un sorriso abbagliante il prezzo pagato al conformismo e i morti in Vietnam. La forma dell’acqua è quindi un film eminentemente politico, che, muovendosi a cavallo tra il fantasy e la spy story,  gioca ironicamente con i generi per dare vita a personaggi sin troppo emblematici, a discapito della loro complessità.

   Se si può muovere una critica al mondo brillantemente visionario di del Toro è che i personaggi si muovono su binari statici e predeterminati, senza mai essere veramente messi alla prova nelle loro convinzioni. Così il self-made man Strickland potrà forse ricredersi sulla natura della creatura ma non su quella del fallimento, rimanendo imprigionato nella sua logica prestazionale; allo stesso modo, il colto pittore omosessuale avrà bisogno di essere ripetutamente espulso dal sistema per decidere di rischiare tutto. Personaggi che procedono su un binario dritto, finendo non troppo lontano da dove sono partiti. Fa eccezione il patriota e scienziato Hoftstetler che, comprendendo troppo tardi la vera natura della dignità, è pronto, responsabilmente, a farne le spese.

Per rintracciare la possibilità di un altrimenti, bisogna lasciare il mondo che conosciamo e andare là dove la ragione politica della spy story cede il passo al fantasy, con le sue infinite possibilità. Peccato che questa frattura del film, combattuto tra ironica disillusione e anelito a un altrove, finisca per compromettere la portata rivoluzionaria del messaggio.

Autore: Eleonora Recalcati
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THIS IS US (Stagione 1)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 02/07/2018 - 12:28
Titolo Originale: This is Us
Paese: USA
Anno: 2016
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Produzione: Rhode Island Ave. Productions, Zaftig Films, 20th Century Fox Television
Durata: 42 minuti per episodio Sono state completate la prima e la seconda stagione
Interpreti: Milo Ventimiglia, Mandy Moore, Sterling K. Brown, Chrissy Metz, Justin Hartley

Nel 1980, Jack e Rebecca sono in attesa di tre gemelli. Al momento del parto, solo due sopravvivono. I due coniugi, confortati dal dott Nathan (dottor K), accettano la sua proposta di adottare un bambino di colore nato lo stesso giorno e abbandonato davanti alla caserma dei vigili del fuoco. Trentasei anni dopo, i tre fratelli festeggiano il loro compleanno. Kate, che è sovrappeso, si impegna a frequentare un gruppo di sostegno e in quell’occasione incontra Toby, che manifesta interesse per lei; Kevin è divenuto famoso come star di una sit com televisiva ma stufo ormai del suo personaggio, pensa di trasferirsi a New York per provare a fare teatro. Randal, il ragazzo di colore adottato, dirigente d’azienda e ormai benestante, è rimasto sempre con il desiderio di scoprire chi siano i suoi genitori biologici. Dopo lunghe ricerche, suona alla porta di William, il suo vero padre….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial valorizza tutti gli affetti familiari (fra coniugi, fra genitori e figli, fra fratelli) evidenziandoli come le fonti a cui attingere per una vita felice
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il serial sa costruire momenti di sincera commozione e di intimo si colloquio anche se tende a stereotipare i protagonisti in funzione delle loro peculiarità caratteriali
Testo Breve:

Tre fratelli nati lo stesso giorno crescono (uno è adottato) ma la coesione della famiglia, l’aiuto sempre pronto dei genitori o dei fratelli, rende la vita costellata di bei momenti, nonostante i tanti ostacoli che incontrano

Rebecca sorride, nel guardare le due lavatrici che si trovano nel seminterrato di casa. Si ricorda di quando i tre bambini erano piccoli e quelle lavatrici lavoravano a pieno ritmo. Si ricorda anche di quante volte il marito Jack era dovuto intervenire per cercare di ripararle, in mezzo alla schiuma che usciva senza controllo dai loro oblò.

E’ questa una delle tante note di attenzione alle consuetudini familiari di cui è costellato questo Family Drama.  La serie si può considerare atemporale, nel senso che non sviluppa la storia dei tre fratelli e dei loro genitori in modo lineare, partendo dall’inizio, negli anni ’80 per arrivare ai nostri giorni ma passa con disinvoltura dal presente al passato proprio perché ciò che conta è il singolo momento affettivo che si viene a creare: sia esso il momento in cui i coniugi, dopo aver litigato, si riconciliano o il saggio suggerimento che un fratello dà all’altro oppure perché i Big Three si ritrovano finalmente tutti assieme per Natale o al Thanksgiving. I salti temporali seguono in realtà una logica, quella dell’omogeneità tematica perché ad ogni puntata, in modo implicito, si segue un tema specifico che serve anche a sottolineare quanto intrecciate siano le vite dei componenti di una famiglia: una decisione presa nel passato finisce per ripercuotersi anche nel presente e il ricordo, buono o cattivo di ciò che è accaduto, finisce per condizionare la situazione presente.

In alcune puntate fa capolino anche la religione: il piccolo Kevin, che ha appreso dalla madre che il Natale non è fatto solo di regali ma che è un “affare che riguarda Gesù” si reca in un negozio di articoli religiosi e fra tante statuine della Madonna e dei santi, chiede alla commessa: “qual è quella che ti aiuta a pregare meglio?”. Bello anche l’episodio del pompiere che ha raccolto il piccolo Randal abbandonato davanti alla porta della caserma, un uomo buono, che va a confessarsi per parlare del suo momento di crisi coniugale e chiede al sacerdote il “miracolo” della loro riconciliazione.  Si tratta, a dire il vero, di un incapsulamento tematico che non ha un serio impatto nella struttura narrativa; ciò che ha più rilevanza è la “religione dell’umano”, cioè di quella saggezza sul buon comportamento che si esprime frequentemente con frasi che non nascondono la loro solennità e che quasi a ogni puntata, vengono pronunciate dai protagonisti. Il dottor K si rivolge all’affranto Jack, dopo la morte del terzo gemello, per ricordargli che bisogna trasformare un limone aspro in una limonata e gli suggerisce di adottare il neonato di colore appena portato in ospedale. Lo stesso dottor K, nell’incontrare Randal di dieci anni, gli fa notare che: “se da grande troverai il modo di mostrare a qualcuno la stessa bontà che i tuoi hanno avuto con te, questo sarà il più bel regalo che tu mi potrai fare”

Non mancano comunque alcuni cedimenti alle mode correnti: fra i protagonisti c'è anche un bisessuale, situazione che viene sfruttata per lanciare frecciate contro l'omofobia; altri due di loro si concedono una serata a base di marijuana, non senza aver chiarito, forse per tranquillizzare il pubblico, che i medici hanno dichiarato che il consumo di erba non produce alcun rischio di assuefazione.

Complessivamente la serie riesce a proporci con intensità molti momenti di verità familiare anche se a volte non riesce a evitare né la facile commozione né la somministrazione di pillole di filosofia di vita

Lascia un po’ sconcertati l’impiego diffuso di categorie psicologiche per la caratterizzazione dei vari personaggi: Kate sembra definita solo dal suo complesso d sentirsi sovrappeso; Kevin è un uomo perennemente insicuro e ossessionato dall’ansia di avere successo come attore, William è stato un tossicodipendente, Jack ricorre spesso all’alcol e Randal si sente in obbligo di adottare a tutti i costi un bambino per ricambiare il generoso gesto che i genitori adottivi hanno compiuto nei suoi confronti. Perfino il suo cercare di essere sempre di aiuto a tutti non è visto dalla moglie come una virtù ma viene percepita come “un’ossessione per la perfezione”.

Non si tratta mai di personaggi propositivi che hanno individuato l’obiettivo della loro vita e lo perseguono con tenacia ma sono solo reattivi rispetto alle proprie pulsioni caratteriali e ai condizionamenti ricevuti nell’infanzia.

Il serial è andato in onda su Fox Life da novembre 2016 ed ora è disponibile sulla piattaforma Prime Video

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SONO TORNATO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 02/05/2018 - 16:44
Titolo Originale: Sono tornato
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Luca Miniero
Sceneggiatura: Luca Miniero e Gianluca Guaglianone
Produzione: INDIANA PRODUCTION, VISION DISTRIBUTION
Durata: 100
Interpreti: con Massimo Popolizio, Frank Matano, Stafania Rocca, Gioele Dix

In un pomeriggio come tanti, un oggetto non identificato precipita dal cielo nel bel mezzo di piazza Vittorio, a Roma. Incredibile ma vero, si tratta di Benito Mussolini in persona, il volto tumefatto, la divisa dei bei tempi. Il dittatore, vagando senza meta in un Paese distante anni luce dal suo, così tecnologico e multiculturale, si imbatte nell’aspirante reporter e regista Andrea Canaletti, che scambiandolo per un attore comico (come tutti del resto), cerca di cavalcarne la verve e l’energia per girare un documentario sull’Italia di oggi. Di tutt’altro tipo sono invece le ambizioni del duce, che mira a guadagnare consensi per tornare al potere. E in effetti, a poco a poco, la popolarità dell’uomo cresce sempre di più, fino alle prime comparsate tv. Il folle piano del dittatore sembra così prendere forma…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una satira che correttamente punta il dito sui rapporti sempre fragili fra politica e media e la tentazione del popolo italiano (come di altri) di cedere agli estremismi
Pubblico 
Adolescenti
Una scena sensuale, violenza su un animale
Giudizio Tecnico 
 
La sensazione è che, seppur il film sia tutto sommato piacevole e offra anche diversi spunti di riflessione, regia e sceneggiatura abbiano avuto il braccino corto, forse presi dalla paura di affondare il colpo e scendere veramente in profondità nelle diverse tematiche solamente accarezzate.
Testo Breve:

Dopo il successo del film tedesco Lui è tornato, ecco che ritorna nell’Italia di oggi anche Benito Mussolini, che scala rapidamente le vette del successo televisivo e si appresta a scalare il potere politico. Una satira divertente che avrebbe dovuto osare di più

Dopo Benvenuti al Sud (liberamente ispirato alla commedia francese Giù al nord), un altro remake in salsa europea per il regista Luca Miniero, con questa rivisitazione nostrana di Lui è tornato, film tedesco campione d’incassi (a sua volta tratto dall’omonimo best seller) che immagina l’improbabile ritorno di Adolf Hitler nella Germania dei nostri giorni.

Come nella pellicola tedesca, anche Sono tornato è un’occasione per raccontare il nostro Paese, con le sue bellezze e le sue contraddizioni, attraverso lo sguardo innamorato di un personaggio così controverso e ingombrante per la storia italiana. La cosa più divertente è rendersi conto che dalla bocca del Duce, sempre così alienato e fuori contesto, escono anche delle verità lucide e spesso condivisibili sulla nostra situazione culturale, politica ed economica. Il film non si risparmia nemmeno qualche frecciata sui rapporti tra televisione e potere, come si può capire dall’amara ma suggestiva sequenza finale in cui il dittatore e Katia Bellini (Stefania Rocca), direttrice di Mondo Tv, la rete per cui lavora l’impacciato Andrea, salgono a braccetto sul carro trionfale che attraversa le vie della Roma antica.

Proprio quella di presentare Mussolini come mentore positivo per il popolo italiano, dal pulpito dei salotti televisivi che lo accolgono a braccia aperte per la sua carica involontariamente comica, è la chiave più divertente e curiosa del film, almeno fino a quando non comincia a prendere corpo seriamente il suo piano di tornare al potere. Solo a quel punto qualcuno lo riconosce come “quello vero”, riportando alla mente dello spettatore tutto il male compiuto dal regime, a cominciare dalle leggi raziali e dai rastrellamenti nel ghetto ebraico. E allora il film cambia tono, non c’è più spazio per la commedia e la posta in gioco si alza drammaticamente.

Prima, il film è sicuramente più divertente e leggero, ma nel giudizio globale paga una sorta di ventre molle nella parte centrale, in cui il “camerata” Canaletti e il duce, per realizzare il loro documentario, si mettono a girare in lungo e in largo il Paese per tastare il polso al popolo italiano con improbabili interviste. Questa fase, anche se offre alcune situazioni decisamente simpatiche, ha una struttura un po’ troppo episodica e inevitabilmente rallenta la storia, che poi si riaccende verso il terzo atto, con la discesa in campo dell’aspirante capo di stato. La sensazione è che, seppur il film sia tutto sommato piacevole e offra anche diversi spunti di riflessione, regia e sceneggiatura abbiano avuto il braccino corto, forse presi dalla paura di affondare il colpo e scendere veramente in profondità nelle diverse tematiche solamente accarezzate.

Autore: Gabriele Cheli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MADE IN ITALY

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/29/2018 - 15:29
Titolo Originale: Made in Italy
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Luciano Ligabue
Sceneggiatura: Luciano Ligabue
Produzione: FANDANGO, ZOO APERTO, RISERVAROSSA, EVENTIDIGITALI FILMS
Durata: 98
Interpreti: Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Ettore Nicoletti, Fausto Maria Sciarappa

Riko ha cinquant’anni e una vita che non gli piace più. È stanco di insaccare mortadelle tutti i giorni e il rapporto con sua moglie è ai minimi storici, tra litigi, incomprensioni e tradimenti. Solo nell’amicizia sembra trovare consolazione, in particolare quella con Carnevale, ma anche lì presto lo attendono delusione e sofferenza. Finalmente, una serie di drammatici accadimenti lo costringe a rimettere in discussione l’inerzia della sua esistenza, su cui da tempo si è adagiato. Toccare il fondo però è solo l’occasione per la rinascita…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Questo film è un invito a prendere in mano la propria vita, ad aprire gli occhi, per tornare ad apprezzare quanto di bello c’è nelle nostre esistenze e nel nostro Paese
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di sesso
Giudizio Tecnico 
 
L’avvio del film è lento e a tratti anche un po’ noioso perché sono tantissimi i temi accarezzati e la storia risulta diluita per una sorta di “ingordigia” tematica. Solo nella seconda parte il film ha un’accelerata significativa soprattutto sul piano dei sentimenti e delle emozioni
Testo Breve:

In questo terzo film di Luciano Ligabue con una colonna sonora tutta sua, un italiano qualunque che si era lasciato risucchiare dalla fatica e dalla monotonia della sua quotidianità, torna ad apprezzare quanto di bello c’è nelle nostre esistenze e nel nostro Paese

Dopo circa sedici anni di silenzio cinematografico (Radiofreccia e Da zero a dieci sono ormai autentici cult per un’intera generazione di fan) arriva in sala la terza pellicola di Luciano Ligabue, la prima con la colonna sonora interamente composta dall’autore. Il film è infatti ispirato all’omonimo concept album (uscito nel 2016) del rocker di Correggio, che anche in questo frangente dimostra di essere perfettamente a suo agio dietro alla macchina da presa ma soprattutto di avere sempre tante cose da dire. Forse, in questo caso, anche troppe.

In Made in Italy, infatti, una normale storia d’amore tra due persone normali non è altro che un pretesto - lo si capisce già dal titolo - per tratteggiare un affresco amaro e un po’ polemico della nostra bellissima Italia, che fa leva su tanti bei sentimenti ma è d’altra parte infarcito, in ordine sparso, di luoghi comuni e persino di qualche velata (ma neanche più di tanto) reprimenda moralista al popolo italiano e alla sua classe dirigente. Soprattutto nella prima metà del film, in cui viene presentata la realtà di provincia in cui arrancano i due protagonisti, con le loro relazioni, i loro segreti e le loro sofferenze, sono tantissimi i temi accarezzati, inevitabilmente in modo un po’ superficiale: si parla infatti, in ordine sparso, di articolo 18 e del mondo del lavoro, di spread e di integrazione culturale, di ludopatie e di omosessualità. Tante, troppe cose quindi, con la conseguenza che l’avvio del film è lento e a tratti anche un po’ noioso perché la storia risulta diluita per questa sorta di “ingordigia” tematica.

Nella seconda parte però, dal momento in cui la scoperta del tradimento della moglie (Kasia Smutniak) fa esplodere la bolla esistenziale in cui vivono i protagonisti, il film ha un’accelerata significativa soprattutto sul piano dei sentimenti e delle emozioni. È in questa fase che emergono i veri personaggi, fin qui trincerati dietro a sofferenze e paure, e grazie alla bravura degli attori (soprattutto dell’impeccabile Accorsi) capita anche di commuoversi. Emerge infatti prepotente in questa fase, il punto di vista di un uomo a metà del proprio cammino esistenziale, che lasciandosi risucchiare dalla fatica e dalla monotonia della sua quotidianità, ha cominciato a dare tutto per scontato. Un uomo che non ha mai fatto scelte ma è sempre andato avanti sui binari che la vita ha scelto per lui.

E allora questo film è un invito a prendere in mano la propria vita, ad aprire gli occhi, per tornare ad apprezzare quanto di bello c’è nelle nostre esistenze e nel nostro Paese. Uno sprone ad uscire dal proprio cantuccio, perché a volte allontanarsi è l’unico modo per mettere a fuoco quello che prima avevamo troppo vicino per poterlo capire ed apprezzare. L’unica via, forse, per non accontentarsi e sentirsi veramente a casa.

Autore: Gabriele Cheli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CHIAMAMI COL TUO NOME

Inviato da Franco Olearo il Dom, 01/28/2018 - 13:08
Titolo Originale: Chiamami col tuo nome
Paese: FRANCIA, ITALIA, USA, BRASILE
Anno: 2017
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: James Ivory
Produzione: FRENESY, LA CINEFACTURE, IN COLLABORAZIONE CON WATER'S END PRODUCTIONS
Durata: 132
Interpreti: Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg, Amira Casar

1983. Nella campagna cremasca, il diciassettenne Elio Perlman trascorre l’estate nell’antica villa di famiglia. Il padre, un americano, è un professore specializzato nell’arte greco-romana e sua moglie, di origine francese, è una traduttrice. Elio ha assorbito dai genitori l’amore per i libri (passa molto tempo a leggere) e per la musica (si diletta a comporre). Arriva, come loro ospite per l’estate, Oliver, un ricercatore americano che deve aiutare il padre nella stesura di una ricerca. Elio sviluppa subito una grande ammirazione per Oliver, sicuro si se’, colto e anche bello….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Si tratta di un film ingannevole, perché disegna come ideale un incontro pederastico fra un adolescente e un giovane adulto, mentre traspare dal loro comportamento, solo un atteggiamento cinico, alla ricerca del proprio piacere
Pubblico 
Sconsigliato
Una nudità femminile. Riferimenti a pratiche sessuali di impronta volgare anche se non ci sono nudità
Giudizio Tecnico 
 
Il regista riesce molto bene a ritrarre la vita di una famiglia intellettuale e benestante, l’atmosfera indolente della campagna cremonese in estate, mentre il bravo Timothée Chalamet ci presenta un adolescente irrequieto in preda alle sue pulsioni sessuali
Testo Breve:

Nell’estate del 1983 si consuma un rapporto pederastico fra un adolescente e un giovane adulto. Una buona regia e una buona recitazione avvallano ideologie edoniste ispirate alla cultura classica

Il regista Elio Guadagnino, attraverso un’accurata ricostruzione degli ambienti, delle atmosfere e la psicologia dei personaggi, ha voluto trasmetterci una precisa idea di amore e di bontà ma in questa operazione le parole che vengono dette finiscono per andare in contraddizione con i fatti, svelando quanto intellettuale e quasi disumana sia la sua proposta. Ma procediamo con ordine.

Guadagnino ci introduce fin dall’inizio all’interno di una famiglia di alto livello culturale ed Elio, molto bravo a suonare il pianoforte, si diletta a comporre musica. La vita scorre fra le comodità (la villa è curata da vari inservienti, che si occupano di tutto, dal preparare il pranzo a curare il giardino) e un certo ozio (c’è poco da fare nei dintorni, se non rinfrescarsi al fiume e frequentare i pochi locali di cui dispone la città). Un’ambientazione che favorisce, grazie soprattutto alle competenze del padre, la riflessione sul bello. Fin dai titoli introduttivi c’è un chiaro riferimento alla civiltà greca classica. In una sequenza, il professore e Oliver guardano le diapositive di alcune sculture greco-romane raffiguranti corpi maschili e non si trattengono dal manifestare la propria ammirazione per la sinuosità e l’armonia delle forme. E' proprio in questo contesto che si inserisce il rapporto fra Elio e Oliver.

Il ragazzo, già maturo da un punto di vista intellettuale, è carente di relazioni umane (preferisce spesso restare solo a leggere) e percepisce la forza ormai dirompente delle proprie pulsioni sessuali. In questa prospettiva vede in Oliver l’uomo compiuto che unisce intelligenza e bellezza. Dopo una prima reticenza di Oliver (presto superata) si stabilisce fra i due un rapporto pederastico dove il ragazzo cerca di soddisfare, con una relazione anche fisica, l’aspettativa che si è costruito su Oliver mentre questi ha modo di compiacersi della sua superiorità nei confronti di quella fragilità, sia fisica che psicologica, che coglie nel ragazzo adolescente.  

E’ il regista stesso, nel lungo colloquio finale fra il ragazzo e il padre (che ha intuito la relazione che si è costituita fra i due) che ci toglie ogni dubbio in merito all’ideale greco a cui il racconto è ispirato: “Sei troppo sveglio per non capire quanto sia raro e speciale quello che c’è stato fra te e Oliver" – dice il padre al figlio - “io ti invidio”. Il padre continua  sottolineando la sua visione esistenziale ed edonista della vita: non bisogna mai sprecare queste magnifiche occasioni, bisogna cogliere questi momenti magici perché si invecchia presto e il corpo appassisce. Il loro incontro – continua sempre il padre - ha avuto soprattutto un valore spirituale (ci sembra quasi di leggere il Simposio di Platone) perché Oliver è buono e anche Teo è buono.

Quindi niente da eccepire in questa meravigliosa armonia di corpi e di spiriti? In questo film la differenza la fanno le donne. “Pensavo di essere la tua fidanzata” dice l’adolescente Marzia, quasi timorosa e sottovoce, a Teo, con il quale ha già avuto degli incontri intimi ma il ragazzo, che ormai ha un’intesa con Oliver; sorride, alza le spalle e non ha niente da dirle. Anche Oliver, nel suo soggiorno in Italia, è stato con una ragazza, ma poi era scomparso e quando prende la corriera per tornare a casa, si limita a farle un saluto, quasi canzonatorio, dal finestrino. Entrambi non hanno avuto alcuno scrupolo a prendersi gioco delle buone intenzioni di queste ragazze, pensando solo a loro stessi. Destano molta tenerezza queste due donne che  non sono delle intellettuali come Leo e Oliver, ma semplicemente degli esseri umani che si sono innamorate e che vorrebbero instaurare una relazione più profonda. E’ evidente che nel definire, da parte del padre, “buoni” i due protagonisti, c’è una grande falsità ideologica, che mira a presumere il potere perfettivo di un amore pederastico.

Dal comportamento dei due traspare solo una grande dose di cinismo nei confronti degli altri, troppo impegnati a seguire i loro fantasmi intellettuali e a soddisfare le proprie pulsioni. Il culmine è raggiunto proprio dal ragazzo: in un pomeriggio ha una rapporto con l’incauta Marzia, passa poi la notte con Oliver e il giorno successivo lo vediamo impegnato a masturbarsi. Non ci sono molte ideologie o miti greci da invocare.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'UOMO DEL TRENO - THE COMMUTER

Inviato da Franco Olearo il Mer, 01/24/2018 - 12:04
Titolo Originale: The commuter
Paese: GRAN BRETAGNA, USA
Anno: 2018
Regia: Jaume Collet-Serra
Sceneggiatura: Byron Willinger, Philip de Blasi, Ryan Engle
Produzione: THE PICTURE COMPANY, IN ASSOCIAZIONE CON OMBRA FILMS, IN COPRODUZIONE CON TF1 FILMS PRODUCTION
Durata: 104
Interpreti: Liam Neeson, Vera Farmiga, Patrick Wilson, Sam Neill

Michael MacCauley è un bravo marito e un buon padre, prende ogni mattina da dieci anni il treno per andare a lavorare a New York in una società di assicurazioni. Una sera, nel tornare a casa, sale sul treno di cattivo umore: è stato da poco licenziato perché ormai, a 60 anni, costa troppo all’azienda. Viene avvicinato da una donna che lo invita a fare un gioco apparentemente innocuo: trovare un passeggero che non è un pendolare e che ha con se una borsa. Se avrà successo riceverà 100.000 dollari. Messo alle strette dalle sue recenti disavventure lavorative, Michael accetta un anticipo della somma e inizia a cercare il misterioso passeggero. Quando intuisce che dietro quella insolita richiesta c’è qualcosa di losco e decide di lasciar perdere, una voce lo informa al suo cellulare che ormai è troppo tardi: o prosegue con la ricerca o i suoi familiari rischieranno la vita….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un tranquillo padre di famiglia sfodera tutte le risorse a sua disposizione per salvare la famiglia
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche situazione di tensione potrebbe spaventare i più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Un thriller ben congegnato che si avvale soprattutto della presenza di Liam Neeson
Testo Breve:

Un tranquillo impiegato che da dieci anni prende sempre lo stesso treno, si trova coinvolto in un intrigo più grande di lui. Un thriller senza respiro che guarda a Hitckcock ma che non rinuncia ai cazzotti ben piazzati che sa dare Liam Neeson

Nell’incipit del film, molto ben costruito, vediamo il protagonista che discute con apprensione ma serenamente, con la moglie sul futuro dei loro figli: le loro sostanze sono modeste ma è giusto fare tutto il possibile per mandare la figlia all’università. Poi Michael si immerge nella folla che si accalca alla stazione cercando di salire in tempo sul treno che lo porterà alla Grand Central di New York. La sequenza iniziale introduce molto bene quest’ uomo dal vestito grigio che compie la sua routine giornaliera con la consapevolezza di essere uno fra i tanti, appena venato di un velo di malinconia per l’autunno della vita che è ormai iniziato. Una premessa indispensabile per mettere in piedi una delle componenti più classiche del thriller, come ci ha insegnato Alfred Hitchcock: un uomo tranquillo coinvolto in un complotto più grande di lui (L’uomo che sapeva troppo, La finestra sul cortile).

Altro componente molto sfruttato nei thriller è il treno (L'altro uomo - Delitto per delitto, Intrigo internazionale, per citare sempre Hitchcock, ma ovviamente anche Assassinio sull’Orient Express) che offre il grande vantaggio di compattare il racconto all’interno di una rigorosa unità di luogo, fornire il mistero  di tanti volti sconosciuti dove tutti possono venir sospettati e infine, nel caso in cui sia necessario dare un po’ di adrenalina al racconto, il treno può sempre deragliare fragorosamente.

Altro ingrediente chiave è la presenza di Liam Neeson. Il volto suggerisce calma ed equilibrio ma grazie al fisico prestante, può subito trasformarsi in un micidiale lottatore anche perché da ormai troppi film si trova impegnato a raggiungere lo stesso, drammatico obiettivo: salvare la vita dei propri familiari (basti ricordare Taken realizzato con lo stesso regista Jaume Collet-Serra).

Con questi tre importanti ingredienti, non resta che farsi trascinare dalla trama che scorre veloce come il treno e che ruota sempre intorno alla stessa ossessione: riuscire a trovare in tempo il passeggero sconosciuto, pena la condanna a morte della moglie. Se il regista fa bene il suo mestiere riuscendo a non allentare mai l’attenzione dello spettatore, la ricerca di continui risvolti in grado di stupire rischia di andare a discapito la coerenza narrativa, così diligentemente costruita.

Michael è sì l’uomo tranquillo coinvolto in un affare più grande di lui ma è anche un poliziotto, così il regista non rinuncia a deviare verso l’action movie, costruendo momenti di violenta colluttazione. Inoltre il film sembra inizialmente concentrarsi sulla componente di mistero che è insita nella storia, grazie ai metodi ingegnosi con cui Liam cerca di scoprire chi è il nemico da combattere ma poi la tentazione per la spettacolarità è troppo forte e inevitabilmente il treno finisce per deragliare fragorosamente.

Un film quindi con pregi e difetti ma comunque avvincente nel suo genere, con un risvolto insolito, quello sociale, tutto concentrato nella prima parte, quella pre-thriller: quegli uomini che si accalcano per prendere il treno sono componenti della middle-class schiacciata dalla crisi del 2008 (feroce la satira verso un passeggero diretto a Wall Street, molto impegnato, fra cellulare e PC, a gestire transazioni finanziarie) e che si affanna per arrivare alla fine del mese.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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