L'EQUILIBRIO

Titolo Originale: L'equilibrio
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Vincenzo Marra
Sceneggiatura: Vincenzo Marra
Produzione: CINEMAUNDICI, LAMA FILM, RAI CINEMA, ELA FILM
Durata: 90
Interpreti: Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Giuseppe D'Ambrosio, Autilia Ranieri

Don Giuseppe ha rinforzato la propria vocazione sacerdotale come missionario in Africa. Tornato in Italia, divenuto parroco di una comunità romana, deve affrontare una situazione personale delicata (si sta formando un’intesa troppo affettuosa fra lui e una delle catechiste) e chiede al vescovo di tornare nella sua terra, nel napoletano. Viene accontentato e per qualche tempo accompagna nelle sue funzioni Don Antonio, il parroco uscente, scoprendo che è molto seguito e apprezzato dalla comunità locale. Negli incontri con i suoi nuovi parrocchiani, Don Giuseppe scopre ben presto l’influenza, a fronte di uno Stato assente, della malavita locale impegnata nello spaccio della droga e quando viene a conoscenza di una situazione di soprusi nei confronti di una ragazza, cerca di affrontare di petto la situazione anche se tutti, chi con le buone, chi con le minacce, lo invitano a lasciar perdere…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film si affianca con serietà a un sacerdote che cerca di difendere una ragazza oggetto di soprusi. Viene sviluppata troppo sbrigativamente la mancanza di sostegno che il sacerdote riceve dai suoi superiori
Pubblico 
Maggiorenni
Viene trattato un tema scabroso. Un nudo integrale maschile statico, una espressione blasfema
Giudizio Tecnico 
 
Il regista e sceneggiatore Vincenza Marra punta all’essenziale del racconto con uno stile asciutto. Tutti bravi i protagonisti. Qualche passaggio sbrigativo nella sceneggiatura.

“Perché non cambi vita?” chiede don Giuseppe a Saverio, un galoppino della malavita locale. “Per fare che cosa? Per guadagnare 50-60 euro alla settimana? Qua è terra bruciata. Non si guadagna niente”. E’ questa la dura realtà degli abitanti del quartiere: solo la malavita fornisce lavoro per tutti e impone le sue leggi. Le figure di Don Antonio, il parroco precedente e di Don Giuseppe, sono le due facce di un dubbio etico delicatissimo che capita a ognuno di affrontare, non certo solo alla parrocchie in territori difficili. Si tratta di situazioni dove un po’ di ingiustizia fa comodo agli interessi del singolo, e quando un po’ tutti ottengono in questo modo il loro tornaconto, si ristabilisce, paradossalmente, una giustizia senza Giustizia. In un certo senso, Ficarra e Picone con il loro L’ora legale avevano affrontato lo stesso tema, sul fronte della legalità civile. In quel caso un sindaco integerrimo che aveva iniziato a perseguitare i comportamenti illeciti, finiva per diventare impopolare perché i cittadini preferivano il trattamento precedente, dove tutti ottenevano favori illeciti e quindi tutti potevano dichiararsi contenti. Anche il recente film slovacco The Teacher racconta la storia vera di una professoressa che chiedeva molti favori e prestazioni gratuite ai genitori dei suoi alunni e in cambio forniva in anticipo le domande che avrebbe fatto ai loro figli nelle interrogazioni del giorno successivo. La denuncia del singolo padre che si era rifiutato di accettare l’accordo silente, aveva finito per scatenare le reazioni di tutti gli altri genitori.

Lo stesso tema, in questo film, assume i connotati specifici di una realtà parrocchiale. Di fronte a una struttura del male ben consolidata, che permette comunque di far vivere la comunità locale, è giusto e lecito, per un parroco, accettarla come un dato di fatto (comunque non di propria competenza diretta, visto che dovrebbe essere lo Stato a intervenire) e concentrarsi sulla  liturgia e sulla catechesi impartita ai giovani nella speranza di un mondo migliore oppure denunciare con coraggio i comportamenti malavitosi, nel presupposto che con il male non si scende ai patti e che il buon esempio è la forma più efficace di educazione dei giovani, al di sopra di qualsiasi insegnamento fatto in aula?

Se don Antonio è il paladino della prima soluzione, don Giuseppe cerca di affrontare i problemi nel secondo modo. “Perché non ti limiti a fare il prete? C’è molto malcontento su di te” - confida un simpatico chierichetto a don Giuseppe. “Ma cosa vuol dire fare per te il prete?” ribatte il sacerdote; per lui esserlo vuol dire stare accanto alla gente, ascoltare, comprendere e cercare di risolvere i problemi di chi si rivolge a lui. Anche il suo vescovo finisce per essere scontento di lui perché segue la prima opzione: da quando don Giuseppe si è messo di traverso alla malavita locale, i fedeli sono diminuiti e i ragazzi che frequentavano il catechismo sono spariti.

Il film sviluppa e approfondisce questo dilemma, evidenziando chi si pone da una prospettiva e chi dall’altra ma a ben guardare, l’equilibro fra le due opposte visioni si infrange ben presto perché ciò di cui don Giuseppe viene a conoscenza, l’abuso di una minorenne, va al di là di qualsiasi prudenziale compromesso e ha sicuramente ragione quando decide di opporsi con decisione.

Don Giuseppe compie in seguito un’audace azione positiva ma ciò provoca, per reazione, da parte del boss locale, il compimento di un crimine molto grave. Ci si trova di fronte, in questo caso, a un altro  caso etico particolarmente complesso, quello che viene solitamente chiamato “azione a doppio effetto”. A fronte di un bene compiuto, si finisce per causare del male grave. Don Giuseppe non è evidentemte responsabile del male compiuto dagli altri ma al contempo avrebbe dovuto prevedere una certa forma di reazione da parte del bosso locale. Si tratta di un dibattito molto interessante che lasciamo al lettore di completare, perché finiremmo per svelare il finale del film. 

Lo stile del regista e sceneggiatore Vincenzo Marra è insolito: il suo modo di raccontare è asciutto, i dialoghi sono ridotti all’essenziale, vengono sviluppati solo i fatti necessari all’economia della storia, senza note di colore, senza digressioni ambientali. Il vantaggio di questo approccio è la presa diretta con la storia che viene raccontata; lo svantaggio è quello di uno stile rigido che ingabbia i personaggi in un comportamento uniforme, senza caratterizzazioni. C’è qualche eccesso di semplificazione nella sceneggiatura (come mai don Giuseppe, nel ritornare nella sua terra di origine, si mostra così meravigliato del contesto sociale?). Bisogna però riconoscere a questo L’equilibrio un importante merito: don Giuseppe appare come un vero sacerdote che si interroga continuamente sulla correttezza della sua missione; in un altro film, come Alla luce del sole, che si è spirato alla storia vera di Giuseppe Puglisi, restano nascoste le motivazioni più intime e spirituali del sacerdote

Autore: Franco Olearo


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