IL TEOREMA DI MARGHERITA
IL TEOREMA DI MARGHERITA
Una storia impegnativa, di grande impatto, che stimola la riflessione. Può una disciplina, oggetto dei propri studi, trasformarsi in una ossessione, in una specie di “droga” che ti isola dal mondo, che ti rende una narcisa delle tue capacità, delle tue competenze, della tua bravura? È quello che succede alla protagonista di questa pellicola, dai toni forti, che coinvolge lo spettatore tenendolo costantemente in attesa di un risultato che sembra non arrivare mai.
Già nella prima scena risulta chiarissima la figura di Margherita che qui mantiene il nome francese, dalla versione originale del film (Le Théorème de Marguerite): la classica secchiona, occhialini, nessuna cura del proprio aspetto fisico, disinteressata alla vita sociale, relazionale. Il suo mondo è la matematica, la sua sola passione, che vive in modo maniacale e che la spinge ad annullarsi come donna, come persona fatta di sentimenti, di cuore, di rapporti interpersonali. Non c’è posto per tutto questo nella sua vita.
Sorprendente la svolta che una abile sceneggiatura viene a dare al racconto, nel momento in cui la delusione di aver commesso un errore e non aver superato una prova, provoca un cambiamento radicale nella giovane dottoranda alla prestigiosa Ècole di Parigi. Marguerite non accetta la sconfitta, rivela dunque tutta la sua vulnerabilità e decide di mollare tutto. Ma la sua delusione sta anche nel mancato sostegno e vicinanza del relatore della sua tesi, il professor Werner (Jean-Pierre Darrousin), una persona fredda, rigida nel quale la giovane allieva, probabilmente, aveva cercato la figura paterna che le era mancata fin da piccola. La storia va avanti con colpi di scena. Da ragazza timida, ripiegata su se stessa, Marguerite si butta nella vita mondana grazie all’incontro con Noa (Sonia Bonny), una bellissima ballerina che conduce una vita libertina e con la quale condividerà un appartamento dopo aver dato le dimissioni dalla sua Università.
L’abbordaggio di un giovane ragazzo in un locale notturno con il quale consuma rapporti sessuali senza alcun coinvolgimento emotivo, l’uso di alcol con conseguente annebbiamento mentale, la frequentazione di bische clandestine dove, grazie alla sua abilità in matematica, riesce a vincere tanti soldi, sono tutti elementi ben rappresentati che tendono a mettere in evidenza il cambiamento della protagonista, che appare come una persona che deve dimostrare necessariamente qualcosa a se stessa, che non vuole essere meno degli altri.
Rilevante il confronto che viene fuori, lungo il racconto, tra Marguerite e Lucas (Julien Frison), giovane dottorando su cui il professor Werner riversa tutta la propria attenzione, curando la sua tesi e dandogli la massima fiducia, cosa che ferisce particolarmente la ragazza. Lucas è un ragazzo brillante, eccelle nei suoi studi, ma sa mettere dei confini, dei limiti, non permettendo che i suoi studi e i suoi successi intralcino la sua vita privata.
Ha una vita sociale, suona il trombone in una banda di studenti universitari, sa divertirsi. Marguerite è tutto l’opposto. Il suo percorso di “guarigione” è faticoso e lungo, magistralmente rappresentato attraverso l’evoluzione della storia che porta Marguerite a trovare un equilibrio grazie all’amore che lentamente nasce nel suo cuore. Questo cambiamento risulta evidente in una nuova espressione che ad un certo punto assume il volto della ragazza, una certa luminosità comincia a irradiare il suo sguardo. È parecchio sottolineato e suscita attenzione e curiosità, nel corso del racconto, questo aspetto della espressività corporea in Marguerite, molto ben interpretata da Ella Rumpf.
Il resto del cast è di buon livello e i vari interpreti risultano tutti molto convincenti.
| Paese | FRANCIA, Svizzera |
|---|---|
| Tipologia | |
| Titolo Originale | Le théorème de Marguerite |
| Tematiche-dettaglio |










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